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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
11 aprile 2014

Ecologia e tecnologia

Ecologia e tecnologia sono simpatetici? Interrogativi e risposte di Andrea Bizzocchi

 


In linea generale, quando si parla di tecnologia, l’opinione condivisa è che essa non sia di per sé positiva o negativa, ma “dipende dall’uso che se ne fa”. Non è assolutamente vero. 
Ora, è evidente che della tecnologia se ne possa fare un uso più o meno idiota, più o meno distruttivo e via dicendo. 
Un’ambulanza non è una bomba ovviamente. Se non altro ci sono delle buone intenzioni (anche se pure le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni). La questione non è però questa. Quando si muovono critiche alla tecnologia è tutto un levate di scudi per difenderla, e questa difesa passa per l’evidenziazione dei suoi lati “positivi”; lati “positivi” che ci sono ovviamente. 
Dal momento infatti che non esistono nulla al mondo totalmente positivo o totalmente negativo, così anche la tecnologia ha i suoi aspetti positivi. Il punto però non è questo. Se si vuole fare una critica seria e radicale (nel senso letterale del termine di andare alla radice) della tecnologia, la questione non sarà evidenziarne gli aspetti positivi o negativi, ma analizzarla per capirla, indagarla per comprendere da cosa muove, coglierne le sue dinamiche, sviscerarne gli aspetti più reconditi e magari apparentemente innocenti, e infine cogliere il perché delle sue inevitabili conseguenze. 
Dopodiché si potrà procedere a una valutazione il più oggettiva possibile dei suoi pro e dei suoi contro e “decidere” se la tecnologia è positiva o negativa; intendo dire la tecnologia in sé e non le sue infinite applicazioni prese singolarmente (“l’ambulanza è bene, la bomba è male”).
La questione di fondo a questo punto non sarà più affermare che l’auto a gasolio è negativa ma quella elettrica positiva (che comunque è negativa quanto quella a gasolio). La questione di fondo diventerà un’altra: il prezzo che paghiamo alla tecnologia (così come all’economia e a tutto il resto) è un prezzo accettabile oppure no? Il gioco vale la candela oppure no? Secondo me assolutamente no.
Il primo, vero problema della tecnologia è che essa crea un mondo dal quale noi dipendiamo sempre più passivamente, e più andiamo avanti più ne dipendiamo. La tecnologia, così come l’economia, così come la medicina, ecc. prima “crea” il problema, poi ci vende i suoi rimedi. Per intenderci, questo mondo ha creato una dipendenza pressoché assoluta dall’automobile. Il problema non è però produrre automobili che inquinano di meno (a parte il fatto che non esiste assolutamente nulla che inquina “di meno”, perché l’entropia generata dall’utilizzo di energiasi manifesta sempre e comunque generando nel sistema-Terra quello che la fisica chiama “disordine”) ma “inventarsi” o “ritornare” a stili di vita che ci permettano di condurre esistenze più sane, senza essere imbottigliati e stressati in traffico, senza dover guidare per lavoro 8 ore al giorno ecc.  
Le caratteristiche della tecnologia sono diametralmente opposte a quelle dell’essere umano. Una tra le tante è ad esempio la velocità. Ogni innovazione tecnologica ci promette di regalarci tempo (l’unica, vera ricchezza. E difatti nel mondo moderno nessuno ha tempo da scialare, a certificare che siamo dei poveracci) ma nella realtà si risolve nel suo esatto contrario. Siamo noi umani a doverci adattare alla velocità a cui la tecnologia ci costringe, e non il contrario. 
Sintetizza con efficacia il filosofo Umberto Galimberti: “Un mondo tecnologico crea un mondo con determinate caratteristiche, mondo che non possiamo evitare di abitare e che inevitabilmente ci cambia”. Il fatto che la tecnologia  ci abbia ridotto otto ore al giorno (per lavoro) più altre ore (per “svago”) con il culo attaccato ad una sedia e dietro ad uno schermo (poi ci si sorprende che siamo sempre più grassi, con problemi agli occhi, alla schiena, di concentrazione, di riposo ecc.), dovrebbe rendere la questione abbastanza chiaramente.
Ma la cosa non vale solo da un punto di vista fisico quanto soprattutto mentale. Non ce ne rendiamo conto ma oramai pensiamo e agiamo tutti come delle macchine. Ci baciamo, tocchiamo, accarezziamo, guardiamo, ascoltiamo sempre meno. E’ gravissimo ma non lo capiamo. La tecnologia è di per sé è un’astrazione e più prende il sopravvento nel mondo che viviamo, più ci costringe a diventare come lei (astratti) e più ci espelle da noi stessi. Per questo, tra le altre cose, stiamo male. Bisognerà pur domandarsi perché da noi abbondano suicidi, stress, depressione, mentre queste cose tra i popoli della Natura (che non hanno alcuna tecnologia) non esistono? O no? O vogliamo far finta che va tutto bene?
C’è dell’altro. La tecnologia (macchine, computer, you name it) ci fa disimparare a fare le cose con le nostre mani e con la nostra testa rendendoci con ciò progressivamente sempre più dipendenti da essa. La tecnologia ci espropria delle nostre qualità e capacità. Noi oggi dipendiamo totalmente da quell’universo tecnologico di cui siamo così entusiasti. Se qualcuno stacca la spina di “qualcosa”, di “qualunque cosa”, siamo tutti morti. 
Quindi, esattamente come l’economia ci ha reso totalmente dipendenti da essa e in tempi di “crisi” ci ritroviamo alla sua mercé (o meglio alla mercé di chi la controlla), la stessa cosa succede con la tecnologia. Per questo siamo sempre più deboli, sempre più insicuri, sempre più impauriti; perché intimamente sappiamo perfettamente che le nostre vite non dipendono più da noi stessi, dalle nostre capacità, dai rapporti che abbiamo creato con gli altri, bensì da un universo economico e tecnologico di cui in realtà non sappiamo assolutamente nulla e soprattutto sul quale non abbiamo alcun controllo. E’ davvero un ottimo motivo per avere paura, altroché la “crisi”.
Andiamo avanti. Di questi tempi non si fa altro che parlare di crescita per uscire dalla “crisi”. Come sostengo oramai da tempo, la tecnologia è responsabile, quantomeno in parte, della perdita di lavoro occupazionale, ragion per cui gridare alla crescita economica per far riprendere il ciclo lavorativo è completamente insensato. Il progresso tecnologico in generale e la rivoluzione digitale in particolare, tolgono posti di lavoro, e questo dovrebbe essere assolutamente ovvio anche se nessuno o quasi  sembra rendersene conto. 
Eppure lo avevano capito benissimo già i luddisti che rompevano le macchine ai tempi della Rivoluzione Industriale. Un libro uscito recentemente negli stati Uniti, “The second machine age” (La seconda età delle macchine, autori Erik Bryniolfsson e Andrew McAfee), sostiene esattamente questa tesi. I due portano ad esempio il caso della Kodak, azienda fondata nel 1880 e in grado di dare lavoro, nel suo momento di massimo splendore, a 150.000 persone (più tutti i lavoratori dell’indotto esterno). Per contro, dicono i due accademici, Instagram (un’invenzione idiota come tutto quello che gli sta vicino e che certifica che questa umanità non merita nemmeno di essere salvata), nata nel 2010 e lanciata da solo 4 persone, è stata venduta a Facebook appena due anni dopo per 1 miliardo di dollari. E Facebook (non Instagram), pur avendo un valore infinitamente superiore a quello di Kodak, impiega solo 5000 persone.
Ma non c’è bisogno dei due accademici per arrivare a capire ciò che è assolutamente intuitivo e cioè che la tecnologia toglie posti di lavoro e non li crea (o più precisamente, ne toglie molti di più di quanti ne crea). Quindi la tecnologia, rappresenta uno, certamente non il solo, dei problemi della “crisi”. L’economia del resto, e la cosa è anche ovvia, usa la tecnologia per l’eliminazione dei posti di lavoro (che è una delle strade più sicure per generare utili), il che dimostra ancora una volta che l’economia non è al nostro servizio ma noi al suo. 
Esempi banalissimi, già vecchi di vent’anni, sono l’automazione delle casse al supermercato o ai caselli autostradali. E domani succederà al commercialista, al notaio, all’avvocato, al farmacista, all’impiegato di banca (tanto per citare occupazioni ancora al riparo dello tsunamitecnologico-economico). Che ne è stato della promessa che la tecnologia avrebbe liberato l’essere umano dal lavoro e dalla fatica e al tempo stesso gli avrebbe dato ricchezza?

Come conseguenza di quanto sopra la tecnologia concorre inevitabilmente a generare diseguaglianza sociale, accentrando “ricchezza” nelle mani di pochi e lasciando contestualmente i molti in braghe di tela. Pochi programmatori possono creare aziende in grado di fatturare cifre astronomiche, cifre che però vengono drenate da altri settori molto più vitali e necessari per l’esistenza umana. 
Stanno scomparendo a spron battuto mestieri “reali” (che in quanto tali avevano anche un senso esistenziale, e non mi pare poco) e li abbiamo sostituiti con delle macchine prima e con i computer poi (la “rivoluzione digitale”). Certo, è molto possibile e direi anzi probabile, che una manovalanza di basso livello come quella che ci fa comodo sfruttare oggi in Cina (o nel sud-est asiatico o dove), sarà necessaria anche da noi, il che significa che a breve ci sostituiremo ai cinesi o a chi per loro, direttamente qua a casa nostra.   

Nonostante quanto sopra c’è l’illusione generalizzata secondo cui, addirittura e nientepopodimeno che, la tecnologia ci “salverà”. Una tecnologia “sostenibile”, s’intende. Scrive l’amico Enrico Manicardi: “Sostenibile per chi? Non certo per le migliaia di persone del terzo mondo che vengono costrette a lavorare 16/18 ore al giorno nelle miniere di silicio, coltan, bauxite, terre rare, ecc. La questione è molto semplice: per far funzionare un pannello solare, ad esempio, ci vuole (tra l’altro) il silicio, e per fare incetta di questo metalloide occorre estrarlo a forza dalla Terra; migliaia di uomini, donne, bambini ricattati dai meccanismi impietosi dell’economia vengono ancora oggi schiavizzati a questo scopo e la Terra viene martoriata da questi scavi e da queste estrazioni. Allora, mi chiedo: che tipo di mondo vogliamo con le nostre rivendicazioni ecologiste? Vogliamo un mondo in cui poche centinaia di migliaia di Occidentali possano far mostra del loro finto ambientalismo da réclame basato sulla presenza di innovazioni costruite sulla pelle di migliaia di poveri lavoratori e bambini schiavizzati? Se è questo il “nuovo” mondo che vogliamo, io non ci sto! Questo mondo “verde” è assolutamente identico a quello grigio in cui già vivo”. Il tutto per non parlare della devastazione di territori per estrarre le materie prima necessarie a qualunque produzione, alla conseguente perdita di biodiversità, ai trasporti, alle lavorazioni, agli scarti di lavorazione, ai consumi di energia e acqua, al fatto che qualunque “prodotto” a fine ciclo diventa un rifiuto che inquina terra, aria, mari, fiumi, laghi. Abbiamo letteralmente distrutto il mondo, lo abbiamo reso invivibile, eppure lo vogliamo salvare con quegli stessi strumenti, con quello stesso schema di pensiero (perché prima di tutto la tecnologia è uno schema di pensiero) con cui lo abbiamo distrutto. Ditemi voi se di questo schema di pensiero non siamo vittime?

Ma il vero dramma non è tutto ciò. Davvero non lo è. Il dramma non è la tecnologia in sé. Il dramma è che pensiamo sia essa a poterci “salvare”, il dramma è l’entusiasmo con cui la abbracciamo, il dramma è che gli diciamo “grazie”. Noi non viviamo grazie alla tecnologia ma nonostante questa (e nonostante tutto il resto, tra cui in primis l’economia, che è un’altra astrazione, esattamente come la tecnologia). Capirlo, e quindi smettere di ringraziarla, è il primo indispensabile passo per imboccare la direzione giusta. E questo dipende da noi, non dalla tecnologia. Bisogna convincersene.

Andrea Bizzocchi  
www.andreabizzocchi.it                                                                


 
PS: Spegnere il computer dopo aver letto questo articolo e andare a fare una passeggiata, da soli o mano nella mano con la persona a cui vogliamo bene, con un amico con il quale possiamo parlare guardandolo negli occhi e non attraverso lo schermo di un qualunque tecnogingillo idiota, rappresenta già un cambio di direzione. Da qualche parte bisognerà pur iniziare.

 


22 marzo 2013

Francesco, un papa ecologico?

Francesco, un papa ecologico? Forse egli rappresenta un passo avanti nella chiesa cattolica

 

Dipinto di Franco Farina


 
Ante Scriptum
Aveva cominciato ad occuparsene il passionista Thomas Berry, con alterne fortune, ma ora l'ecologia profonda ed il bioregionalismo potrebbero entrare più profondamente nella coscienza "religiosa" della chiesa cattolica. Il fatto nuovo è la scelta di Jorge Bergoglio di assumere il nome di Francesco, un santo che conobbe in profondità  l'amore per la natura. 

Leggete l'analisi in tal senso del prof. Giorgio Nebbia e dopo questo articolo prendete visione del Manifesto per l'Era Ecozoica di Thomas Berry  (Paolo D'Arpini)

 


 
Chi si occupa di ecologia ha motivo di rallegrarsi perché il nuovo Papa ha assunto il nome di Francesco, il santo che il Papa Giovanni Paolo II nel 1979 ha proclamato “patrono dell’ecologia”, perché ha onorato la natura come un dono meraviglioso dato da Dio al genere umano”. L’idea di considerare San Francesco come anticipatore dell’attenzione ambientale che sarebbe venuta sette secoli dopo, risale ad uno storico americano del Medioevo, Lynn White (1907-1987). In un articolo del 1967 sulle radici culturali dell’ecologia White ricordò che nella tradizione giudaico.cristiana “l’uomo”, secondo il primo racconto della Genesi, viene invitato a “dominare su tutti gli esseri viventi” e che il cammino delle società occidentali si è svolto in un continuo dominio del mondo della natura; dalla caccia, allo sfruttamento delle acque e delle piante e delle foreste, per motivi puramente economici, spesso giustificato basandosi proprio sull’invito divino della Genesi.

White concludeva che san Francesco è stato il primo cristiano a porre gli esseri umani sullo stesso piano delle altre creature:.il lupo e gli uccelli, ma anche delle cose inanimate come l’acqua o i corpi celesti, non esseri da soggiogare, ma sorelle e fratelli, e proponeva che fosse proclamato “patrono dell’ecologia”, cosa che sarebbe stata fatta appunto nel 1979. Anche nella liturgia cattolica per secoli la creazione è stata letta attraverso il primo capitolo del libro della Genesi. Ma nella Bibbia esiste un secondo racconto della creazione, che si considera redatto un paio di secoli prima dell’altro, secondo cui Dio pone l’uomo nel giardino dell’Eden, ricco di ogni pianta e animale, chiedendogli di coltivarlo e custodirlo (Genesi 2, 15).

In tempi recenti, soprattutto con il papa Benedetto XVI, la Genesi viene finalmente citata leggendo questo secondo racconto e ricordando l’invito a “custodire e coltivare la Terra”; del resto già nel 1971 il Papa Paolo VI aveva chiamato l’aria e l’acqua ”creature anch’esse”. E’ a mio parere un buon segno che, in uno dei suoi prima interventi, spiegando ai giornalisti perché ha scelto come nome quello di san Francesco, il nuovo Papa lo abbia citato come “l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato”, aggiungendo “in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no ?”. E’ vero, il nostro rapporto con l’ambiente effettivamente non è tanto buono e proprio nei due inviti, alla pace e alla rispettosa custodia, all’amore, anche, del creato, sta la vera soluzione per migliorare le nostre relazioni con lui, per attenuare i guasti ambientali.

Quanto alla povertà non si tratta di spogliarsi di tutto e di mendicare per le strade; sono già fin troppi le donne e gli uomini, i vecchi e i bambini, oltre mille milioni nel mondo, che sono “poveri” in senso letterale; si tratta di ripensare i bisogni e i mezzi per soddisfarli in una prospettiva di giustizia e di pace, per ripetere il nome del Consiglio vaticano e delle molte iniziative, cristiane, ma non solo, ispirate alla frase di Isaia: “la pace è figlia della giustizia”. Gli esseri umani hanno dei bisogni che sono veri diritti: cibo e acqua per soddisfare la fame, abitazioni dignitose, istruzione e difesa della salute, e tutti questi possono essere soddisfatti con cose materiali ottenute trasformando le risorse naturali mediante un dignitoso lavoro umano.

Poi esistono bisogni e desideri artificiali da soddisfare con merci sempre più costose ed inutili, proposte con le raffinate arti della pubblicità, inventate da imprese il cui fine è produrre soldi che consentono a un ristretto numero di persone di possedere beni sempre più costosi, sempre più inutili; nello stesso tempo milioni di persone si affannano e si svenano, talvolta corrompono e rubano per ottenere denaro per conquistare anche loro una parte dei nuovi "esseri ostili". Si allarga così il divario fra ricchi e poveri all’interno degli stati, fra gli stati del mondo; da qui i continui conflitti per la conquista violenta di materie prime. Non si tratta di considerazioni etiche; la corsa al possesso di cose inutili, spesso dannose, comporta anche un impoverimento e una contaminazione delle risorse naturali. Un semplice bilancio, che l’ecologia consente di fare, fra le risorse agricole, forestali, minerarie, energetiche, di acqua, disponibili e quelle che continuamente vengono sottratte per soddisfare le richieste di merci e servizi dei paesi più ricchi, mostra che solo con un contenimento degli sprechi dei ricchi è possibile lasciare ai veri poveri della Terra una parte dei beni della natura, sollevarli dalla loro indigenza, realizzare una giustizia indispensabile per salvaguardare il pianeta e diffondere la pace.

Un’ultima osservazione: che il Papa Francesco si sia diplomato in chimica ha destato in tutto il mondo fra i chimici, credenti e non credenti, una notevole eccitazione; i chimici (sono un chimico anch’io) nei loro blogs hanno inserito commenti favorevoli, o almeno curiosi, convinti come sono che una educazione alla comprensione delle leggi della chimica e della loro armonia aiuti comunque. Anche questo un segno dei tempi.  

Giorgio Nebbia  - nebbia@quipo.it


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Ecco di seguito il Manifesto di Thomas Berry per l’Era Ecozoica

1. L’Universo è una comunione di soggetti e non una collezione di oggetti.
2. La Terra esiste e può continuare a esistere solo in un funzionamento integrale. Essa non può sopravvivere frammentata, proprio come qualunque altro organismo. Tuttavia la Terra non possiede un’uniformità globale. Essa è un complesso differenziato di cui va sostenuta l’integrità e l’interrelazione delle varie espressioni bioregionali.
3. La Terra è un bene che ci è stato offerto in godimento soggetto a scadenza. å destinata a danni irreversibili nei suoi maggiori sistemi di funzionamento.
4. Gli esseri umani rappresentano un elemento derivato rispetto alla Terra, che è primaria. Ogni istituzione umana, professione, programma e attività, devono porla al centro dei propri interessi. Nella teoria economica, per esempio, la prima legge deve essere quella della tutela dell’economia terrestre. Un Prodotto Nazionale Lordo in crescita a cui si affianca un Prodotto Terrestre Lordo in deficit rivela l’assurdità della nostra attuale situazione. Per la categoria medica deve essere chiaro che non si può avere gente sana su un pianeta malato.
5. L’intero sistema di funzionamento della Terra si è alterato nella transizione dall’Era Cenozoica a quella Ecozoica. I principali sviluppi del Cenozoico avvennero interamente al di fuori di ogni intervento umano. Nell’Ecozoico noi umani avremo invece un’influenza determinante in quasi tutti i processi evolutivi: anche se non sappiamo come produrre un filo d’erba, questo non potrà crescere se non è accettato, protetto e sostenuto da noi. Il potere costruttivo della nostra creatività nei sistemi naturali della vita è minimo, il nostro potere di negazione, immenso.
6. Per essere valido il “progresso” deve coinvolgere globalmente la Terra e tutti i suoi aspetti. Definire “progresso” lo sfruttamento umano del pianeta è una distorsione inaccettabile.
7. L’Ecozoico potrà diventare una realtà solo mediante il riconoscimento della dimensione femminile della Terra, mediante la la liberazione delle donne dall’oppressione e dalle costrizioni da loro sopportate in passato e mediante l’assunzione di una responsabilità comune, sia maschile che femminile, per stabilire una comunità terrestre integrata.
8. Nel periodo Ecozoico emerge un nuovo ruolo sia per la scienza che per la tecnologia. La scienza dovrebbe provvedere a una comprensione integrale del funzionamento della Terra e delle modalità in cui le attività umane e terrestri possono vicendevolmente potenziarsi. Le scienze biologiche dovrebbero sviluppare un “sentimento per tutto ciò che vive”, un rispetto più profondo della soggettività presente nei vari esseri viventi della Terra. Le tecnologie umane devono armonizzarsi con quelle del mondo naturale.
9. Nuovi principi etici devono emergere attraverso il riconoscimento del male assoluto del biocidio e del genocidio, come pure di tutti gli altri mali che riguardano più specificamente gli umani.
10. È necessaria una nuova sensibilità religiosa, una sensibilità che riconosca la dimensione sacra della Terra e accetti il mondo naturale come manifestazione primaria del mistero ultimo dell’esistenza.
11. È necessario un nuovo linguaggio ecozoico. Il nostro idioma cenozoico è radicalmente inadeguato. Si dovrebbe procedere alla compilazione di un nuovo dizionario che comprenda nuove definizioni dell’esistente e l’introduzione di neologismi per i nuovi modi di essere e per i comportamenti che stanno emergendo.
12. Psichicamente tutti gli archetipi dell’inconscio collettivo acquistano una nuova validità, come pure nuove vie di funzionamento; specialmente nella nostra comprensione simbolica del viaggio iniziatico, del mito della morte-rinascita, della Grande Madre e dell’albero della vita.
13. Si prevedono nuovi sviluppi nel rituale, in tutte le arti e nella letteratura. Specialmente il teatro può trovare straordinarie opportunità nelle tematiche grandiose che vengono elaborate in questi tempi. I conflitti, finora limitati alla semplice dimensione umana, acquisteranno risvolti impensati nella stupenda transizione tra la fine del Cenozoico e l’emergente Ecozoico: dimensioni epiche che superano ogni aspettativa.
14. La mitigazione dell’attuale rovinosa situazione (attraverso il riciclaggio di materiali, il contenimento dei consumi e la cura degli ecosistemi) sarà vana se il nostro intento è quello di limitarci a rendere accettabile il presente sistema. Queste attività indispensabili daranno i loro frutti solo se lo scopo è quello di costruire un nuovo ordine.


5 dicembre 2012

Prevenire i disastri

Alluvioni, terremoti, eruzioni vulcaniche, etc. - Prevenzione e creazione di un fondo nazionale di pronto intervento

Foto di Gustavo Piccinini


Sarebbe il caso di stabilire un fondo nazionale capace di sostenere situazioni economicamente pesanti in caso di calamità naturali.

Vediamo nel dettaglio quanto incidono le calamità meteoclimatiche nelle nostre tasche.

Dal dopo guerra ad oggi le casse dello Stato e le tasche degli italiani hanno dovuto far fronte ai danni provocati da terremoti, alluvioni, incendi di boschi, frane e quant'altro per circa 250 miliardi di euro, con una media di circa 5 miliardi l'anno.

Va però specificato che fino al 1990 la media annuale di spese per disastri ambientali e climatici non superava i 3 miliardi di euro l'anno, poi dal 1991 ad oggi c'è stato un crescendo pauroso di disastri meteoclimatici e di terremoti che hanno portato la spesa annua a 7/8 miliardi di euro l'anno.

Se a tutto questo ci aggiungiamo le vittime e i feriti e, quindi, le spese sanitarie, le spese di riabilitazione e quelle delle casse integrazioni per le aziende danneggiate e poi i rimborsi all'agricoltura per raccolti distrutti ed i danni alla viabilità su rotaie e su gomme, la cifra annuale supera abbondantemente i 15 miliardi di euro l'anno. Una finanziaria!

Restando in tema di vittime del "clima impazzito" gli esperti stimano 400 mila persone morte ogni anno, moltissime delle quali in Africa e in altre zone povere del pianeta. Tale moria è attribuibile alla mancanza di cibo per prolungate siccità, all'acqua poca ed inquinata e alle malattie da denutrizione.

Di questo passo secondo esperti della FAO se il clima della Terra dovesse "impazzire ulteriormente" potremmo arrivare a 100 milioni di morti l'anno.

Tutto questo oggi ha determinato un abbassamento del PIL mondiale dell'1,6% , l'equivalente di 1.200 miliardi di dollari. Di questo passo ci dicono gli esperti potremmo arrivare nel 2030 ad accusare, sempre a livello mondiale, un abbassamento del PIL di oltre il 5%.

Un disastro incolmabile per le già precarie condizioni finanziarie di nazioni come l'Italia. Restando da noi si è calcolato che il trend di aumento della temperatura e, quindi, un nuovo clima Mediterraneo, porterà siccità estive prolungate con devastanti incendi di foreste, "bombe" d'acqua autunnali con conseguenti allagamenti, smottamenti e frane, aumento dei parassiti che potrebbero distruggere interi raccolti, ricoveri e morti per cause climatiche, ecc, ecc.

Senza poi contare i costi per sostenere tutta quella povera gente che fugge da un'Africa sempre più rovente e invivibile. Il tutto per oltre 25 miliardi di costi euro annuali. Una cifra che fa paura e che il Signor Monti e chi verrà dopo di lui saprà come farne fronte?

Ricorderanno tutti il famoso "Stern Review" del 2006 , ossia il documento scientifico prodotto dopo 2 anni di studi dallo scienziato Nicholas Stern e presentato al mondo dall'allora leader inglese Blair.

Se ne discusse per mesi e mesi ed anche gli scettici alla fine compresero che gli effetti dei cambiamenti climatici avrebbero pesantemente condizionato le economie delle nazioni.

Questo studio prevedeva anche una serie di azioni da intraprendere per affrontare le conseguenze di un clima impazzito.

Son passati 7 anni è molti politici se ne sono dimenticati, eppure Blair allora nel presentare il documento Stern aveva detto: «Sappiamo cosa sta accadendo e ne conosciamo le conseguenze per il pianeta.

Siamo consapevoli adesso che un'azione urgente impedirà la catastrofe e che gli investimenti in tal senso ci torneranno utili nel tempo.

Non riusciremo a giustificare il nostro fallimento alle generazioni future».

Con un investimento programmato che possa incidere dello 0,5% sul nostro PIL potremmo avviarci verso la strada dell'adattabilità dei fenomeni climatici estremi, intervenendo nelle zone più a rischio esondazioni, frane, incendi boschivi con opere di contenimento e di rafforzamento delle già esistenti infrastrutture.

Stessa cosa per prevenire crolli da scosse telluriche: basterebbe sbloccare i fondi del tanto contestato Patto di Stabilità dei comuni per consentire a questi di mettere in sicurezza almeno gli edifici pubblici ricadenti in aree a rischio sismico.

Si darebbe così anche respiro all'edilizia ormai in agonia e si produrrebbero decine di migliaia di posti di lavoro.

Ma fare questo potrebbe essere più difficile per i nostri governanti che praticano invece strade più facili, quelle di tassare, tassare e tassare soprattutto i poveri "sudditi" italiani.

Un vecchio e saggio detto recita: "meglio prevenire che poi curare".

Ed è questa la questione che al momento solo il Ministro Corrado Clini ha posto all'attenzione dei suoi colleghi di Governo, ma che alla fine si è rivelata una voce nel deserto.

Quindi continuiamo a vivere alla giornata sperando che non accadano altri disastri....


Ma non è con gli scongiuri e le preghiere ai Santi che si gestisce una nazione!



Ennio La Malfa - Accademia Kronos


30 novembre 2012

Ecologia mentale e telepatia

Pulsioni telepatiche nei vari modi percettivi e comprensione dei meccanismi del pensiero



Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi nella botte alcova


Parlando un giorno con Caterina Regazzi, mia compagna di vita, delle capacità telepatiche, menzionate dalla neurochirurga Milena Auretta Rosso, mi sono ritrovato a spiegare come i 5 elementi contribuiscono a comunicare attraverso le loro energie.

Ognuno dei 5 elementi tradizionalmente riconosciuti (sia in Cina che in India) rappresenta uno dei 5 sensi e noi sappiamo che i cinque sensi sono diversi canali e modi comunicativi fra la mente interna e quella esterna. Ma esistono anche cinque elementi più "spirituali" o psichici che superano la comunicazione fisica dello stato di veglia, questi 5 elementi definiti in sanscrito Tanmatra - 5 potenzialità sensoriali o elementi sottili - precedono i cinque Indrya, o sensi, ad essi subordinati.

Vediamo così che è possibile che le emozioni, i pensieri astratti, le sensazioni inconsce, possono essere trasmesse e percepite negli strati profondi della mente in forma di pulsazioni psichiche o telepatiche. Ma sulla base degli elementi di nascita che noi manifestiamo in forma congenita (sono diversi per ognuno) possiamo diversamente percepire e trasmettere queste pulsazioni psichiche o telepatiche.

A volte confondiamo tali pulsazioni con i messaggi psicosomatici e comportamentali e riteniamo perciò che la telepatia vera e propria non esista, trattandosi di una semplice capacità interpretativa della mente che osserva i movimenti, le parvenze, i piccoli particolari ed i vezzi facciali e degli occhi delle persone che noi stiamo ascoltando o osservando...

No, la trasmissione telepatica è possibile anche ad occhi chiusi o in silenzio, lontano dal "trasmettitore" o "ricevente" ed anche a posteriori od in anticipo rispetto agli eventi correlati... in tal caso si chiama preveggenza o divinazione.
Ma questa qualità della mente non può essere volutamente utilizzata, come una tecnica di ascolto, al contrario funziona proprio in assenza di modificazioni mentali e supposizioni. Per questo si dice nello yoga che solo con la mente "vuota" è possibile collegarsi con il tutto che ci circonda, l'Aura mentale della specie umana (inconscio collettivo) e la Mente universale.

Durante i vari incontri per parlare della spontanea capacità "percettiva e divinatoria" (mi riferisco alle "letture" sull'I Ching e sistema elementale indiano) ho affermato che i diversi aspetti psichici da noi incarnati e le energie degli elementi che ci contraddistinguono formano una specie di “griglia” attraverso la quale noi riusciamo a percepire il mondo esterno e le situazioni sulla base della sintonia (od opposizione) incontrata.

Ove questa “griglia”, il nostro modo percettivo, non aderisce con le situazioni e le emozionalità diverse che ci giungono dagli altri automaticamente sentiamo una forma di repulsione. La nostra empatia ed antipatia ed il genere dei rapporti che possono essere instaurati con le persone con le quali veniamo in contatto dipende solo dalla configurazione del filtro interiore delle predisposizioni innate. Ma, allo stesso tempo, la comprensione che ogni aspetto della psiche o dei colori delle energie (elementi) dipende dal movimento nel caleidoscopio della mente di un "qualcosa" di indifferenziato che è alla radice della mente stessa, è importantissimo per riconoscere la comune matrice. I diversi aspetti nascono in seguito alla separazione primordiale, Yin e Yang, e dai movimenti consequenziali delle propensioni e dal raggruppamento in cantoni di accettazione e repulsione (sulla base dello specifico aspetto da noi incarnato in cui ci riconosciamo).

Le opposizioni sono però aspetti complementari della stessa energia archetipale, per cui le incomprensioni e comprensioni sono solo un “modus operandi” della mente ed un modo di riconoscere le affinità o le differenze, il fine della coscienza evoluta è comunque quello di riportare tutto all’unità.

Su questo stesso argomento, riporto le riflessioni della cara amica Antonella Pedicelli, docente di filosofia e referente della Rete Bioregionale Italiana per l'educazione ecologica, la quale afferma: "Sperimentare la vita in un corpo materiale, rappresenta, per un essere umano, una continua possibilità di “apprendimento” e di evoluzione. La scelta delle esperienze, ovviamente, non è casuale: ci muoviamo ed agiamo spinti da “forze e pulsioni” che, nella loro complessa varietà di nomi e appellativi, non fanno altro che determinare il “movimento” nella nostra quotidianità. Il movimento rappresenta, sul piano dell’esistenza pura, l’incipit di ogni creazione, il “bisogno” fondamentale del principio ideatore stesso.

Colui che è, in quanto tale, manifesta il suo essere nel movimento e nel conseguente continuo “fluire”, che, a sua volta, genera cambiamenti non immediatamente percepibili dal nostro umano sentire. Nei rapporti di vaio genere che tendiamo a “creare” in questo spazio-tempo scelto per l’esistenza nella quale trova dimora lo spirito che ci anima, spesso siamo soliti usare termini nei quali appare evidente il sentimento del “contrasto”, o per meglio dire, della “in-comprensione”. Io penso in un modo, lui o lei la pensano in tutt’altra maniera.

Questo è un fenomeno semplice, molto semplice e complesso insieme. Viaggiamo su “frequenze vibrazionali” che non sempre si trovano in sintonia, una specie di “carrello” che, per alcuni è dotato di freni, per altri no! La direzione del carrello è la stessa, ma non la velocità e neanche l’energia impressa nelle ruote.

La nostra singola percezione ci permette di intuire questo “meccanismo”, ma i “termini razionali” impressi nella nostra mente, creano la situazione del disagio, del pericolo e quindi assumono posizione di “difesa”, a volte con l’attacco,diretto verso chi la “pensa diversamente da noi”! In verità, invece, è solo una condizione come tante, uno “status” che sta “percorrendo la sua strada” al di fuori di ogni giudizio e di ogni “etichetta”. Riconoscere la “diversità” è un passaggio importante nella crescita personale, sul piano dell’apertura universale e della fiducia verso noi stessi; accogliere la nostra “percezione” è un atto d’umiltà che rende speciale la visione della Vita"


Paolo D'Arpini 

Email: circolo.vegetariano@libero.it


27 maggio 2012

Ecologia profonda applicata

Antropologia, ecologia e biodiversità - Allevamento, ripopolamento e caccia

 
Ritorno all'habitat originario?



Non so qual’è il confine fra l’uomo e gli animali, quali sono i loro reciproci diritti e doveri, qual’è il punto d’incontro della sopravvivenza reciproca, senza causare sconvolgimenti ecologici, non so nulla di questo, mi limito io stesso a sopravvivere, a volte combatto a volte recedo, non mi pongo modelli, sono anch’io un animale che ha bisogno della natura, sono una espressione della natura”.  (Saul Arpino)
 

Gli interventi dell'uomo nel tentativo di "aggiustare" le presenze del mondo animale sono diventati talmente pesanti da mettere a rischio la stessa esistenza umana. Infatti il controllo sulle altre specie coinvolge anche l'uomo, che non è separato dal mondo animale.


Le regole della vita sono molto semplici, ogni specie sia vegetale che animale ha una interrelazione mutualistica con il suo habitat e con tutte le specie che lo condividono. Le piante hanno bisogno degli animali per la loro riproduzione e propagazione, gli erbivori sono controllati dai carnivori  e così  si mantiene un equilibrio fra ambiente e suoi abitanti.

Ma dove l'uomo è intervento immediatamente questo equilibrio è andato perso. Lo abbiamo visto con la desertificazione del nord africa e del medio oriente causata da un esagerato incremento dell'allevamento domestico e di transumanza. Questo più l'abitudine venatoria nei confronti di specie ritenute nocive o -al contrario- utili all'economia umana hanno trasformato talmente  l'habitat da renderlo irriconoscibile... Tuttò ciò in passato avveniva in modo quasi impercettibile, poichè gli avvenimenti sopra descritti si protraevano per lunghi periodi di tempo, secoli, se non millenni, ed era alquanto diffilcile per l'uomo riconoscerne gli effetti (legati al suo comportamento).

Ben diversa è la situazione attuale. Oggi l'intervento umano ha una conseguenza pressochhè immediata e non si può far a meno di considerare le cause -come gli effetti strettamente interconnessi-  delle mutazioni ambientali in corso.  Dove l'uomo interviene immediatamente la natura e la vita recedono..

Persino ove l'uomo cerca di rimediare ai mali del suo operato anchè lì combina guai peggiori. Lo abbiamo visto ad esempio con la politica dei ripopolamenti artificiali di specie faunistiche scomparse in una data bioregione  e recuperate in altri luoghi del pianeta per esservi reimmesse. Questa politica  di recupero ambientale è invero deleteria. I danni causati all'habitat dall'introduzione di specie non autoctone sono enormi. Tantè che di tanto in tanto, con la scusa del sovrappopolamento, ci si inventa partite di caccia per il contenimento di dette specie.

A dire il vero la mia impressione è che questa politica ambientale è solo funzionale ad interessi altri.. che non sono quelli della natura.  La natura, se lasciata a se stessa, trova sempre il modo di armonizzarsi, creando una altalena di presenze fra specie predate e specie predatorie.. ma dove interviene l'uomo appare il caos...  Ma é impossibile che la natura sia lasciata a se stessa, dovrebbe scomparire l'uomo. L'uomo é aumentato numericamente a dismisura e non ha predatori, né le grosse epidemie che secoli fa decimavano la popolazione umana, e cibare tutte queste persone, carnivori o vegetariani che siano, porta comunque ad un'alterzione dell'habitat naturale.

Inoltre gli animali sono sempre più visti come oggetti di abbellimento -se inseriti nei parchi- o d'uso alimentare o industriale -se allevati intensivamente.         

Il rapporto fra uomo ed animali è andato nel corso di questo ultimo secolo deteriorando sino al punto che  essi, un tempo simboli di vita,  totem, archetipi e divinità, sono relegati nelle riserve o negli zoo ed utilizzati come cavie o produttori di carne da macello, come fossero “oggetti” e non esseri viventi dotati di intelligenza, sensibilità e coscienza di sé.  Anche se etologi famosi, come ad esempio K. Lorenz e tanti altri, hanno raccontato le similitudini comportamentali e le affinità elettive che uniscono l’uomo agli animali, il metodo utilitaristico, che per altro si applica anche nella società umana verso i più deboli ed i reietti, ha preso il sopravvento.  

Pare… ma non è detto che al momento opportuno si risvegli nella coscienza umana la consapevolezza della comune appartenenza alla vita.

Ma oggi vorrei solo toccare alcuni aspetti dell’incongruenza nel rapporto umano con gli animali. Da una parte vi sono quelli cosiddetti “da compagnia” -e cioè i cani e gatti- che godono di una relativa protezione ed anzi contribuiscono assieme all’uomo allo sfruttamento delle altre specie  -in chiave alimentare,  sotto forma di allevamenti intensivi da carne- e poi vi sono gli “ultimi selvatici”  quelli che apparentemente vivono in libertà ma è solo una finzione costruita per favorire l’uso della caccia. 

Spesso leggiamo (nelle  notizie  di cronaca)  di delibere di vari enti di abbattere un certo numero di animali selvatici (ma immessi dall'uomo) dichiarati “in  eccesso” in una certa area. Cervi, caprioli, cinghiali.. etc.  Questo fatto  causa ogni volta un polverone mediatico e politico, estrinsecato nel gioco delle parti. Ovvero l'antagonismo fra  associazioni venatorie da una parte e  le associazioni animaliste  dall’altra,  con le istituzioni nel mezzo che cercano di soddisfare entrambe, ben sapendo che è tutta una finzione e che la selvaticità e la difesa della vita o il diritto alla caccia sono solo funzionali alle entrate economiche previste (turismo o carne, o tutti e due).  

La verità è che i "selvatici" sono stati “immessi” sul territorio non per il  loro  bene ma a scopo speculativo, essi  non  sono    dissimili dalle capre, pecore, maiali, etc.  allevati dall’uomo.  Ma come  fare un discorso ragionevole con tanti scalmanati a parlare? Il fatto è che bisogna stare molto attenti al numero di ungulati o facoceri  che  pascolano in un territorio, questo non solo nel caso di greggi difese dall’uomo, ma anche per gli pseudo selvatici  che vi vengono immessi, queste bestie ai giorni nostri  non sono  soggette alla falcidiatura naturale causata dai predatori. Qui in Italia il lupo, la lince e l'orso sono praticamente estinti e nei boschi i caprioli od i cervi  non hanno  nemici naturali che limitino la loro prolificazione, per cui si "deve" ricorrere a battute di caccia.

Come il deterioramento nel rapporto uomo/animali porta al deterioramento nel rapporto fra umani e l'habitat.


Insomma bisogna capire le “ragioni” di queste immissioni…. che certo non avvengono per amore delle bestie anzi… vi è la certezza che siano  operazioni di ripopolamento legate ad interessi manipolatori  od -al meglio- a false speranze di recupero naturalistico.  Basti vedere  quanto è  avvenuto -ad esempio- con i grossi cinghiali dell’est europeo che,  come sappiamo, sono stati liberati sul territorio del centro Italia proprio per la loro prolificità e stazza, con il risultato che hanno soppiantato i cinghialetti italici  ed ora imperversano a centinaia di migliaia  e con le loro disastrose incursioni   procurano anche un danno all’erario (per via dei rimborsi dovuti ai contadini). La storia dei caprioli e dei cervidi  è la stessa, un ripopolamento  voluto dagli assessorati alla caccia di varie province d'Italia. 

E così  avviene ogni anno con lepri e  fagiani e simili, che massimamente vengono importati da allevamenti della Slovenia e viciniori a prezzi stratosferici. Questi animali “liberati”  servono solo alla categoria dei cacciatori  -tra l’altro- anch’essi ben salassati da imposte e tasse varie.  In verità la caccia è tutto un bussines basato sulla morte  ed è anche causa -per inciso- di  inverse speculazioni da parte di associazioni che fanno da contro-canto  ponendosi contro la caccia e ricevendo anch’esse prebende e fondi pubblici dallo stato.

Potete allora vedere  che questo gioco delle parti danneggia tutti i cittadini  e la natura stessa che è continuamente manipolata pro e contro questo e quello. Insomma un pretesto affaristico in una società che non considera  l’animale diversamente da un plusvalore qualsiasi.

Io personalmente sono vegetariano ma sono pure ecologista e quindi non sono affatto favorevole all’immissione di nuove specie in natura,   ed è per questo che ritengo che la caccia andrebbe completamente vietata in Italia  per il semplice fatto  che  è un esercizio “vizioso”  inutile e dannoso in assoluto. 

Giacché  la caccia non è   un’attività libera e naturale ma una specie di gioco di ripopolamento ed uccisione, un divertimento  sadico e crudele. 

Ma anche l'allevamento di armenti e animali da cortile va ripensato. Consentendolo solo allo stato brado o semi-brado e limitando il numero dei capi in considerazione di quanti ne possono vivere al pascolo in un dato fondo,  riequilibrando così la ciclicità della presenza animale con l'uso agricolo del territorio.


Paolo D’Arpini

bioregionalismo.treia@gmail.com

.................


Di questo e simili temi se ne parlerà durante l'Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo 2012, previsto ad Aprilia dal 22 al 24 giugno 2012 - Programma: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/post/2718386.html


4 aprile 2012

Signoraggio bancario, economia ed ecologia

Ancora verità nascoste sul signoraggio bancario, sull'economia e sull'ecologia...

 
Finanza mondiale


Caro Paolo D'Arpini, ti rispondo in ritardo e non per polemica ma per cercare di fornire qualche elemento in più alla tua notevole missiva (ma anche, se possibile, alle osservazioni degli altri).

In riferimento a:

http://paolodarpini.blogspot.com/2011/11/appello-silvio-berlusconi-prima-di.html


http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/09/come-si-forma-il-debito-pubblico-risposta-non-ce-o-forse-chi-lo-sa-racchiusa-nel-vento-sara/


http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/08/sovranita-monetaria-ceduta-alle-banche-e-truffa-del-debito-pubblico-svelate-con-parole-semplici/


Il prefisso "eco", da ο?κος (oikos), vuol dire "casa", “beni di famiglia” mentre il suffisso ν?μος (nomos), si può interpretare come "norma" o "legge"; similmente λ?γος, logos, "discorso" o “studio”) per cui “economia” si può interpretare come "regole della casa" ma anche, più estensivamente, "gestione del patrimonio", "amministrazione"- è la scienza che analizza la produzione, lo scambio, la distribuzione ed il consumo di beni e servizi.

Similmente “ecologia” è la “disciplina che studia l'ecosfera, ossia la porzione della Terra in cui è presente la vita in aggregati sistemici” detti "ecosistemi", le cui caratteristiche sono determinate dall'interazione degli organismi tra loro e con l’ambiente circostante o ancora porzioni dell'ecosfera stessa [da wikipedìa]


Uno dei primi a teorizzare il signoraggio fu un delinquente di nome Mayer Amschel Rothschild, fondatore della maledetta e satanica Dinastia dei Banchieri Rothschild: "Datemi il controllo dell'offerta di moneta di una nazione e non mi interesserà chi è che scrive le sue leggi." Questo significa che TUTTI i politici sono pupazzi in mano ai banchieri; addirittura alcuni presidenti o uomini influenti americani sono stati uccisi o, per lo meno, hanno subito attentati, per aver tentato di levare alla FED il potere di stampare dollari: Thomas Jefferson, Andrew Jackson, Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy, persino John Fitzgerald Kennedy Jr. detto John John fu fatto precipitare perché dalla colonne della sua rivista “George” aveva giurato di far punire VERI i colpevoli degli omicidi del padre e dello zio.

Citazione: Tale “carta moneta” viene prestata (da qui moneta debito) allo Stato e viene ripagata in forma di Debito Pubblico.

No, le banche private ci “donano” le banconote chiedendo in cambio BOT o altri titoli di stato, quindi i banksters (vere e proprie bande criminali che battono moneta) si appropriano del CAPITALE e degli INTERESSI. Questo significa non solo che esse si comportano come FALSARI, infatti per la Costituzione, violata in questo caso, la moneta può essere emessa solo dalla Zecca, ma anche che, se pure restituissimo TUTTE le banconote create ILLEGALMENTE dal NULLA, NON potremmo MAI ripagare il DEBITO che continua, ovviamente, a crescere SENZA FINE, trasformandoci in SCHIAVI ETERNI!!!

Il PIL non può aumentare sempre perché, quando cresce il Prodotto Interno Lordo, cresce anche il consumo di risorse: una crescita INFINITA del PIL comporterebbe la DISTRUZIONE TOTALE delle risorse della Terra!! (ricordo un passo toccante in tal senso di Emanuele Severino nel suo libro “Il declino del capitalismo” scritto negli anni ’80, in piena “Milano da bere”) Ovviamente anche la fine dell’umanità… si veda Serge Latouche o Maurizio Pallante per le strategie di de-crescita felice.

Infine un’ultima considerazione. Quando parlo di buttare giù il governo delle banche qualcuno mi chiede: “e chi lo fa?” Io rispondo: “il Re!” ovviamente molto equivocano ed io spiego loro che non mi riferisco certo a quelle carogne dei carignaneschi Savoia ma a TUTTA la genìa italica perché è verso che nessuno di noi è chissà chi ma tutti insieme siamo il POPOLO SOVRANO. Molti lo hanno dimenticato… quindi non sanno il potere che abbiamo e che ci è stato solo momentaneamente tolto. Prendiamo buon esempio dagli islandesi, che lo hanno ripreso…

Cordiali saluti a tutti
Alex Focus
accademia-della-liberta@googlegroups.com


19 dicembre 2010

Bioregionalismo e l'econazionalismo insubre di Domà Nunch

 

 

"La strada dell'ecologia è una sola" (Saul Arpino)



Noi vogliamo far sì che sempre più persone aprano gli occhi sull'urgenza di salvaguardare la cultura e l’identità degli uomini, la natura e l’ambiente dalla cementificazione della terra e degli animi. In una parola, mettere il nostro ecosistema, ovvero il luogo del nostro essere cui non non dobbiamo più essere estranei, in posizione prioritaria. Ecco cos’è Domà Nunch: un progetto visionario, rivoluzionario, quasi sicuramente impossibile: restituire a noi stessi la coscienza di esistere, la consapevolezza di potere e dovere decidere del proprio destino.

Domà Nunch non è un partito, perchè rifiuta le regole della politica parlamentare e del consenso frutto del compromesso. Non propone un'ideologia, ma idee che intendono rappresentare più fedelmente possibile i valori e gli interessi della Comunità in cui viviamo. Domà Nunch promuove quindi una prospettiva econazionalista, la quale non fa distinzione fra tutela dell’ambiente naturale e la cultura che in esso vive, ricordandone sempre l’interdipendenza. Gli econazionalisti rappresentano oggi la vitalità e la capacità innovativa di un popolo ingabbiato dalla ruggine delle istituzioni e dei loro servi: quelli che si arricchiscono facendo a pezzi le nostre campagne, o che trasformano i nostri figli e i nostri anziani in miseri e ignoranti consumatori. Dalla Terra nasce un popolo che è la sua Nazione. Tutto ciò che è generato dalla Terra è parte del suo Popolo, si tratti di uomini, animali o piante. Noi tutti siamo fratelli, la Nazione degli uomini come quella dei diversi animali e delle diverse piante, perché tutti partoriti dallo stesso utero, allattati dallo stesso latte. Tale è, dunque, il pensiero alla base dell’econazionalismo.

Ogni abitante d'Insubria ha il dovere di continuare a dare una speranza al proprio Popolo e alla propria Terra. Ciò è possibile facendo crescere la voce e le istanze di Domà Nunch. Ci rivolgiamo a persone di ogni categoria: anche a coloro che non si ritrovano più nelle posizioni contraddittorie dei partiti, soprattutto per ciò che concerne i temi di difesa comunitaria e culturale, o delle grandi organizzazioni sedicenti ambientaliste. Domà Nunch rifiuta i compromessi e i giri di parole: denuncia l'impossibilità di uno "sviluppo sostenibile", termine coniato per distrarci dai gravissimi problemi di fondo del nostro territorio, per i quali il limite è già stato abbondantemente superato: la sovrappopolazione, l'opprimente pressione fiscale che ci obbliga a consumare sempre più le nostre risorse, il consumo del territorio agricolo e naturale, la ridicolizzazione del nostro passato e delle tradizioni, nonché l'inutilità di una scuola che non permette ai nostri ragazzi di amare la nostra storia e il nostro ambiente. Questi sono solo alcuni dei fattori che stanno determinando l’annichilimento e l'anestetizzazione della nostra gente, ormai abituata solo al brutto, al traffico, al lavoro.

Domà Nunch
Moviment econazional de l'Insubria - info@domanunch.org


14 aprile 2010

Spilamberto e dintorni: Solstizio d’Estate - Incontro conviviale su ecologia spicciola e spiritualità naturale 19 e 20 giugno 2010

 

"La verità deve essere un paradosso perché deve essere entrambe le polarità, il polo negativo e quello positivo, ed al tempo stesso deve restare trascendente. Deve essere la vita e la morte e qualcosa in più, Con quell'in più indico la trascendenza di entrambi: è entrambi i poli, e nessuno dei due. Questo è il p...aradosso supremo."

(Osho Rajneesh)

 

“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo.    Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti  ed  inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.”

(Ramana Maharshi)

 

Premessa

Chiunque voglia partecipare con spirito sincretico all'incontro può intervenire... Questo significa che nessuna visione o ideologia deve avere una prevalenza nel discorso, siccome si parla a cerchio ed ognuno parlerà (durante ogni sessione di condivisione) per una decina di minuti, ogni esperienza spirituale od ecologica sarà benvenuta. 

 

Sabato 19 giugno 2010 - Ospitaletto di Marano (Modena, nei pressi di Spilamberto). Al mattino alle h. 10.30 circa,  nella casa di Marco e Valeria che metteranno a disposizione la propria casa e il giardino per un pranzo vegetariano con il cibo da ognuno portato, che verrà fraternamente condiviso. Per chi viene da fuori saranno forniti riferimenti per dormire in un vicino agriturismo (da Nicola il pastore).  Quando saremo tutti arrivati  da Marco e Valeria partiremo  per una passeggiata nel bosco dove ci sarà una prima condivisione di esperienze. Segue il pranzo collettivo  e corvè collettiva. Il pomeriggio altra passeggiata e secondo giro di condivisione. La sera chi vuole e se c'è cibo a sufficienza ci si ferma per uno spuntino, la giornata termina con una meditazione  e canti. Chi lo desidera lascia un contributo volontario per l'organizzazione e l'ospitalità. 

 

Domenica  20 giugno 2010 – La mattina appuntamento  da Nicola il pastore, "Il Luoghetto"  che è a Torre Maina di Maranello (Modena, nei pressi di Spilamberto),  visita ai campi circostanti e giro finale di condivisione, in cui si traggono le conclusioni dell'incontro. Chi lo desidera si ferma a pranzo  da Nicola, a prezzo scontato,  ed il pomeriggio   si può prevedere una gitarella a Spilamberto paese.

Se la sera di domenica c'è ancora qualche amico che gironzola con noi possiamo farci uno spuntino assieme, comprando qualcosa tipo pizza al taglio o simili,  e poi concludiamo con  una sessione di canti e meditazione nella “cave” di Caterina e saluti finali.

 

Il titolo dell'incontro, che propongo,  è "Incontro conviviale in Emilia, su ecologia spicciola e spiritualità naturale"

 

Se qualcuno  fra i partecipanti vuole iniziare a scrivere  degli appunti del discorso che intende proporre durante i giri di condivisione possiamo raccogliere tutti gli scritti e poi pubblicarli come traccia degli argomenti che verranno trattati. Attendo inoltre proposte integrative su come rendere più vario l’incontro, ad esempio un consiglio è stato quello di organizzare in contemporanea l’esibizione di canti e balli campestri, chi ha strumenti musicali li porti con sé, ed  una piccola fiera delle proprie produzioni: arte, lavori a maglia ed all’uncinetto, artigianato, libri, poesie, frutti dell’orto e simili. Ognuno può portare la sua merce  da esporre  su un tavolaccio comune per scambiarla liberamente con gli altri.

 

Aspetto vostre nuove, Paolo D’Arpini

circolo.vegetariano@libero.it  - Tel. 0761/587200

 

www.circolovegetarianocalcata.it


16 febbraio 2010

Biennale d’Arte Creativa di Viterbo – Prima Edizione: dal 29 maggio al 6 giugno 2010

 

Cari amici, stiamo organizzando, in collaborazione  tra APAI (Associazione per la promozione delle arti in Italia)  e Circolo Vegetariano VV.TT., la Biennale d'Arte Creativa di Viterbo, che si svolge dalla fine di maggio ai primi di giugno 2010.

 

L’esibizione delle opere artistiche comprende tutte le arti creative: pittura, scultura, teatro, poesia, fumetto, grafica, moda, artigianato di vario genere,  etc. e sono invitati a parteciparvi i giovani artisti emergenti ed innovativi oltre ai maestri dei vari settori.

Abbiamo pensato di inaugurare l'esposizione con un evento introduttivo sul significato dell'arte come libera espressione dell'animo, il 29 maggio 2010, con una tavola rotonda su Espressione artistica  e Spiritualità Laica.

 

La prima edizione di questa   Biennale di Arte Creativa  si svolge nella Sala Gatti di Viterbo, con il patrocinio del Comune e della Provincia. Contemporaneamente all'esposizione generale verranno installate  le opere partecipanti ad un Concorso Artistico, indetto da APAI, che saranno esposte nell'Androne della Biblioteca degli Ardenti di Viterbo per tutto il periodo della Biennale: dal 29 maggio al 6 giugno 2010.

 

La premiazione delle opere migliori, scelte da una apposita Giuria, avverrà in chiusura della Biennale. Gli artisti (delle varie arti) di Viterbo e della Provincia che intendono partecipare possono richiede il bando di concorso a info.apai@virgilio.it  - 

 

...............

 

Carta degli intenti e presentazione della Biennale d'arte Creativa

 

La primavera è la stagione in cui tutto rifiorisce ed è quindi il periodo adatto per esprimere la propria capacità creativa. Spesso quel che è rappresentato nella natura trova anche una sua corrispondenza nella coscienza dell’uomo, infatti l’atto creativo, sia esso di Dio o di Madre Natura, è stato spesso paragonato a quello di un artista che produce la sua opera.

Ciò avviene poiché nel Logos del mondo manifesto si riconosce un disegno od uno scopo ed è esattamente quel che avviene con la produzione artistica. Ma potrebbe essere notata una differenza essenziale, infatti nel caso del lavoro artistico, come ad esempio la pittura, vi sono molte cause distinte. La materiale: le tele, il colore, etc; la formale: la configurazione, etc.; l’efficiente: l’artista, il pennello, etc.; e la finale: l’onorare qualcuno, guadagnarsi da vivere, etc. Ma nel caso della manifestazione del mondo non vi sono cause distinte, essendo l’originale una sola, sia essa definita Energia naturale o Dio.

“Egli dipinse il quadro dell’esistente in se stesso  e su se stesso, con il pennello della sua volontà, e fu subito lieto” Afferma una antica scrittura indiana riferendosi al Creatore. Ma anche in altri testi filosofici e scientifici spesso la pittura è usata come esempio per significare la progressiva capacità realizzatrice della vita. Seguendo il concetto dei tre stadi successivi della manifestazione cosmica, osserviamo che all’inizio vi è la “latenza” o “energia causale” poi subentra il “sottile” o “forma pensiero” ed infine il “grossolano” o “materia”. Questi stadi vengono comparati con 1) lo schiarimento delle tele ed il rafforzarle con l’amido; 2) lo schizzo dei contorni delle figure sulla tela; 3) riempitura delle immagini con il colore.

La “coscienza” o volontà creatrice è la causa coefficiente dell’opera, che è come la tela sbiancata;  la “capacità” operativa è la causa sottile, rappresentata dalle sembianze appena  schizzate ma presenti nella fantasia dell’autore, come è presente il feto nell’utero materno; ed infine la forma finale che è come la nascita o apparizione manifesta e si può paragonare alla pittura finita.

Dobbiamo però ricordare, come affermato in apertura del discorso, che queste funzioni creatrici, nel caso della “creazione dell’universo” appartengono tutte alla medesima Forza o capacità espressiva. L’artista, il materiale, l’opera, il  critico, il cliente.. etc. sono originati tutti dalla stessa Energia primordiale (o Dio).

“L’immagine di nome e forma, l’osservatore, lo schermo sul quale egli vede, e la luce per la quale egli vede… tutti questi sono Egli stesso” Affermava Ramana Maharshi.

Comunque volendo riconoscere la presenza di quell’Uno in noi tutti, e volendo assumere l’opera dell’artista come esemplificazione della capacità creativa di quell’Uno, l’ass. per la Promozione delle Arti in Italia ed il Circolo Vegetariano VV.TT. stanno organizzando  questa  manifestazione simbolica denominata “Biennale d’Arte Creativa”  per celebrare la creatività e la primavera.

Paolo D’Arpini

 

Per partecipare attivamente alla manifestazione, che prevede sia mostre artistiche che esibizioni di varia natura nonché discorsi culturali,  spirituali ed ecologici,  si può contattare:

Laura Lucibello – info.apai@virgilio.it – Cell. 333.5994451

Paolo D’Arpini  – circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0761/587200

www.circolovegetarianocalcata.it



 

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