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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
23 dicembre 2014

Semantica e significato del bioregionalismo e dell'ecologia profonda


Cercando di dare una spiegazione consona dei concetti relativi ai neologismi -quali: bioregionalismo, ecologia profonda, spiritualità laica- dobbiamo ricorrere alla semantica ed alla glottologia, poiché non esiste neologismo che non trovi origine in altre parole simili. Forse non sarebbe nemmeno necessario trovare nuovi termini se la parola originaria, eventualmente abbinata ad un aggettivo, può dare il senso di quanto si vuole descrivere.

Ad esempio usando il neologismo "bioregionalismo" si evoca un'immagine persino più riduttiva del reale significato che viene sottinteso con questa parola. Poichè nell'individuazione di un ambito "bioregionale" non si tiene conto esclusivamente del vivente bensì dell'insieme inorganico, morfologico, geografico, geologico del territorio prescelto, ivi compresi -ovviamente- gli elementi botanici e zoologici che vi prosperano. Insomma si esamina l'omogeneità dell'area esaminata e definita "bioregione" e lì si traccia una leggera linea di demarcazione (non divisione) per individuarne i "confini". Va da sè che questi confini sono semplicemente teorici, poichè l'organismo bioregionale della Terra è in verità un tutt'uno indivisibile. Potremmo per analogia definire le bioregioni gli organi dell'organismo Terra.

Andando avanti. Nel significato originale della parola "ecologia", rispetto alla sua consimile "ambientalismo" è già delineata una differenza d'intedimento, pur che l'esatta traduzione di "ecologia" è "studio dell'ambiente". Mentre in "ambientalismo" si presume il criterio della semplice conservazione. Allorché si aggiunge al termine "ecologia" l'aggettivo "profonda" ecco che si tende ad ampliarne il significato originario integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all'interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell'ambiente.

Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione "laica". In questo caso si cerca di dare una connotazione "libera" alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l'intelligenza coscienza che pervade la vita, è il suo profumo, e non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa "naturale" spiritualità presente in tutte le cose.

Trovo questo discorso sul valore del linguaggio e del riconoscimento e legittimazione del suo percorso nella storia, estremamente cogente ed utile alla causa ecologista -ribadisco “ecologista” poiché non mi sembra un termine diminutivo a meno che non vogliamo fare delle parole un termine di paragone per le nostre idee personali- la glottologia, e soprattutto la capacità di evocare concetti attraverso le parole e di chiarirne il significato, non ha nulla a che vedere -secondo me- con le discussioni sul filo di lana caprina, se tali temi entrano o meno nel filone ecologico "del profondo". Infatti non si può risalire ad un "fondatore" (inteso come inventore del neologismo utilizzato) della pratica bioregionale, dell'ecologia profonda o della spiritualità laica. In quanto detti termini descrivono qualcosa che è sempre esistito.

La glottologia e la semantica hanno ben diritto di entrare nel discorso ecologista, soprattutto per chiarire le azioni connesse all’ecologia, ecologia profonda, e dir si voglia.. Pur tuttavia questi concetti evocati non sono nuovi all’uomo… ed i neologismi spesso vengono usati, per fare un favore alla politica del copy right, ed è solo una concessione alla “politica”, appunto…

Ma l'Ecologia profonda è un fatto, una realtà, e non può essere descritta in termini filosofici se non astraendoci dal contesto dell’ecologia stessa. Vivendo nei fatti e non amando le diatribe dialettiche ma amando dire “pane al pane e vino al vino” debbo confermarvi che l’ecologia profonda è la pratica sincera ed onesta del vivere in sinergia con tutti i viventi e con l'ambiente naturale.

In questa dimensione "naturale" non c'è spazio per le ideologie precostituite e quindi preciso per l’ennesima volta che: la Rete Bioregionale Italiana è per il vivere armonico, amorevole gentile e solidale sulla Terra, e non semplicemente un "etichetta".


Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana


7 dicembre 2014

L'Alba del Tramonto di Linda Guerra

...Già da qualche giorno avevo letto sul Giornaletto di Saul di una iniziativa a Modena: LibriAmo 33° rassegna di editoria modenese in Piazza Grande da sabato 6 a lunedì 8 Dicembre 2014, ed appreso che sabato 6 al pomeriggio si sarebbe tenuta la presentazione del libro di Linda Guerra: "L'alba del Tramonto". La presentazione diceva anche che "il libro rappresenta un contributo alla lotta per i diritti degli animali, in forma letteraria, in cui l'autrice ha voluto dare voce ai protagonisti delle varie storie raccontate in prima persona, denunciando realtà drammatiche e talvolta sconosciute al grande pubblico". Io e Paolo conosciamo Linda da qualche anno, l'avevamo incontrata la prima volta a Sassuolo ad una conferenza contro la vivisezione tenuta 3 anni fa da Riccardo Oliva di Memento Naturae, poi lei aveva partecipato all'Incontro Collettivo Ecologista (della Rete Bioregionale) del 2013 a Vignola, alla Bifolca di Maria Miani. Considero Linda una donna molto coraggiosa e battagliera anche se a volte non condivido il suo estremismo e la sua opinione sugli allevamenti cosiddetti industriali, che per definizione di molti animalisti sfrutterebbero brutalmente gli animali somministrando loro qualsiasi tipo di sostanza anche vietata e dannosa alla salute umana e animale (ma io per l'esperienza lavorativa che ho affermo che non è così). Ieri abbiamo subito deciso che volevamo esserci anche noi a Modena e rivedere così l'amica Linda. Tra l'altro un giro a Modena ogni tanto fa piacere. Nella sua presentazione del libro l'ho trovata più equilibrata e come ho già detto sopra coraggiosa. Parlando davanti ad un gruppo di persone probabilmente già sensibili, di multinazionali, di inutilità della sperimentazione animale, di danni per l'ambiente e per la salute, facendo esempi e riportando studi scientifici, mi ha fatto capire quanto si stia documentando e quanto stia approfondendo l'argomento e pertanto da alle sue opinioni un valore più condivisibile e universale di quello basato "solo" (si fa per dire) su questioni etiche. Le auguriamo ogni bene e buon proseguimento per le sue attività...

Caterina Regazzi - Referente per il rapporto con gli animali della Rete Bioregionale Italiana


28 novembre 2014

Bioregionalismo e storia recente della Rete Bioregionale Italiana

Bioregionalismo in Italia - Cronistoria recente della Rete Bioregionale Italiana



Questa che segue è una corrispondenza esplicativa sul bioregionalismo e sulla condizione attuale della Rete Bioregionale Italiana.

Mi scrive un amico dicendomi: "...ero abbonato a suo tempo a Lato Selvatico, una rivista interessante con dei contenuti discreti. Spero che Moretti se ne sia andato non per motivi di idee, perché già non immagino sia stato un folto gruppo, se poi perde i pezzi… Avevo già “assistito” alla presa di distanze con Eduardo Zarelli
Sai dirmi se esiste ancora una ripartizione geografica delle Bioregioni riconosciute da questa Rete all’interno della penisola italiana?"

Paolo, puoi dirmi qualcosa in proposito in modo che possa rispondere al mio amico?
Grazie, ciao Claudio

…..

Mia risposta:

Caro Claudio, si vede che il tuo amico ci conosce da tempo.. Infatti ricordo ancora la diatriba fra Moretti, Panzarasa e Zarelli…. Moretti rappresentava l’ala americanista della Rete mentre Zarelli era più legato al clima europeo (dirigeva la rivista Frontiere, la ricordi?). All’inizio quando si fondò la Rete nel 1996, ad Acquapendente, fu essenzialmente su proposta di Edoardo Zarelli che si fece l’incontro fondativo.. ma.. insomma è una storia talmente lunga che te la posso raccontare solo a mezzo alcuni documenti raccolti:





Ce ne sarebbe ancora parecchio di materiale da visionare… il fatto è che neanche conviene farlo. Basti sapere che dal 2010 Giuseppe Moretti non fa più parte della Rete Bioregionale Italiana, avendo fondato un suo movimento… E comunque la Rete è in piena salute, tanto che dopo la rifondazione di San Severino Marche (avvenuta il 30 e 31 ottobre 2010), gli aderenti ed i partecipanti sono aumentati…

Da allora ogni anno ci siamo riuniti in occasione del Solstizio Estivo, e gli incontri si chiamano "collettivi ecologisti", con la partecipazione di varie anime bioregionaliste ed ecologiste. Il prossimo incontro è previsto il 20 e 21 giugno 2015 a Montecorone di Zocca

I temi sono quelli che rientrano nel Manifesto Fondativo (carta degli intenti del 1996) più le necessarie aggiunte visto l’ampliamento degli interessi per l’ecologia profonda e la spiritualità naturale.

Ciao, Paolo D'Arpini



P.S. Ah, dimenticavo, la ripartizione in ambiti geografici esiste nel libro edito dalla Rete con Aam Terra Nuova: “La Terra Racconta”



Esiste anche un testo antologico su bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica da me redatto, si chiama Riciclaggio della Memoria (edizioni Tracce di Pescara)



18 settembre 2014

Montecorone. Prima riunione organizzativa per il Collettivo Ecologista 2015

Collettivo Ecologista 2015 - Prima riunione organizzativa: 8 novembre 2014 a Montecorone

 

 
Montecorone di Zocca (Mo)

 

 
Al fine di conoscerci meglio ed iniziare a lavorare assieme per l'organizzazione del prossimo Incontro Collettivo Ecologista 2015, abbiamo pensato di  riunirci Sabato 8 novembre 2014, a casa di Pietro (Montecorone - Zocca), verso le ore 17, per fare un giro di pareri e proposte. 

I temi che ci stanno a cuore sono quelli della agricoltura contadina, dell'economia solidale, dell'ospitalità e della collaborazione, dell'abitare in comunità,  della spiritualità naturale, etc. 

La Rete Bioregionale Italiana si ritrova già da qualche anno in corrispondenza del Solstizio Estivo e nel 2015 l'incontro si  svolgerà a Montecorone a casa di Pietro.

Per avere informazioni su cosa è la Rete Bioregionale si può vedere, il Manifesto della Rete Bioregionale Italiana pubblicato qui: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856.

Ed anche gli articoli pubblicati sul Blog di AAM Terra Nuova, Riconoscersi in ciò che è: http://www.aamterranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e

Durante l'incontro ci sono momenti di festa e momenti di condivisione di esperienze, momenti di celebrazione e momenti di lavoro. Tutto è compreso nello spirito bioregionale.

L’incontro Collettivo Ecologista si tiene in corrispondenza del solstizio estivo, facendolo combaciare con il fine settimana, quindi è della durata di due giorni. Alcune persone verranno da lontano per raccontare le loro esperienze e fare proposte utili allo sviluppo della pratica bioregionale, e si fermeranno anche a dormire ; il cibo viene condiviso, ognuno porta cioè qualcosa dal suo luogo di origine, la cucina ed il riordino si fanno a turno, in forma volontaria, e così pure il servizio di pulizia della casa che ci ospita. Infine i partecipanti lasciano un’offerta volontaria per le spese generali per la conduzione dell’incontro stesso (a cappello).

Durante l’incontro collettivo ecologista solitamente vengono discussi i modi per continuare a mantenere vivo l’esempio fornito attraverso la pratica del bioregionalismo e si sviluppa l’esigenza di un approfondimento sui temi specifici dell’ecologia: quello sociale, quello alimentare, quello agricolo, quello dell'ospitalità rurale, quello tecnologico, etc. senza trascurare i risvolti spirituali connessi alla pratica ecologica soprattutto quelli relativi alla “spiritualità della natura”.

L’Incontro può anche essere una occasione per mostrare i propri manufatti, conserve e oggetti artigianali autoprodotti, opere d’arte, libri, etc. o per cantare, danzare, mostrare proprie capacità artistiche, meditare insieme, etc. e solitamente il sabato sera si accende un fuoco al quale sostare dinanzi in raccoglimento.

Si potrà prevedere una passeggiata nei boschi, la domenica mattina presto, per raccogliere erbe commestibili, funghi, bacche od altro. Ognuno dei partecipanti mette a disposizione degli altri le sue conoscenze e capacità. Insomma lo scopo dell’incontro è quello di sentirsi tutti “a casa”, qualsiasi sia il luogo che ci ospita in quel momento, e questo cercando di viverlo durante i due giorni del convivio, riconoscendo il luogo che ci accoglie come il nostro, dal punto di vista naturale, ambientale, umano, sociale.

Quindi intanto invitiamo tutti gli amici e chi vuole partecipare a questo incontro, sabato pomeriggio, 8 novembre 2014, alle ore 16   per un primo approccio.

Vi aspettiamo,
Caterina, Pietro e Paolo 

Informazioni logistiche per chi non conoscesse la casa di Pietro: Tel. 3402148222 
Oppure scrivere a: bioregionalismo.treia@gmail.com


3 giugno 2014

Bioregionalismo come metodo di riassetto amministrativo regionale - Proposta al Governo

Proposta di riforma bioregionale per il riassetto amministrativo e territoriale delle Regioni, delle aree metropolitane, dei piccoli comuni e degli ambienti naturali

 


Negli ultimi anni è andata maturando una coscienza ecologica e sociale, una considerazione delle diverse necessità delle varie realtà urbane e suburbane, che richiede una revisione generale degli attuali modelli e confini regionali. 

Tanto per cominciare esiste la realtà dei grandi agglomerati metropolitani, come ad esempio Roma, Milano, Napoli, etc. ed esiste poi la realtà delle piccole città, dei villaggi e del territorio agricolo e boschivo. Va da sé che l’amministrazione  di entità che manifestano differenze così sostanziali non può essere gestita in modo “centralistico”, che altrimenti gli interessi dei grossi agglomerati porterebbe alla fagocitazione e rovina dei centri meno popolosi ed al loro snaturamento. Anche l'istituzione delle cosiddette "Aree vaste", per una collaborazione intercomunale nei servizi, etc., non aiuterebbe il mantenimento dell'identità locale se non corroborata dall'esigenza primaria della conservazione dell'habitat e delle risorse naturali.

In Europa già da tempo si sta attuando una politica “decentrativa” separando l’amministrazione delle grandi città da quella del territorio extraurbano. Ad esempio vedasi Parigi oppure Monaco di Baviera, entrambe definite “Città Regione” indipendenti dal resto del territorio.

In italia se osserviamo la situazione amministrativa del Lazio, vediamo che l’ente Roma Capitale  è solo un'operazione d'inglobamento delle realtà rurali limitrofe con
 accorpamento del territorio provinciale. Secondo il criterio bioregionale da noi proposto, invece,  Roma ed una ristretta area metropolitana dovrebbe assurgere allo status di Città Regione.  



Ed a quel punto non vi sarebbe nulla di strano nello scorporare l’amministrazione regionale in due enti: Roma Capitale e Lazio storico. Se ciò avvenisse, come avrebbe dovuto già avvenire, questo riaggiustamento  sarebbe un buon sistema di rivalutazione  per il territorio e per le piccole comunità. 

L'attuale perimetrazione del Lazio, ricordiamolo, è il risultato di un ragionamento politico accentrativo (attuato subito dopo l'unità d'Italia e successivamente durante il fascismo) il cui risultato fu lo smembramento delle realtà amministrative preesistenti. Ovvero la Tuscia storica  fu smembrata fra la Toscana ed il Lazio, e qui ancora  separata in Tuscia viterbese e Tuscia romana. Altrettanto accadde con i centri della Sabina, con Rieti tolta all'Umbria e con diversi altri centri inseriti nella provincia romana  e così pure avvenne nella Ciociaria, suddivisa fra Roma e Frosinone, e nella provincia di Latina creata ex novo in seguito alla bonifica pontina ed integrata da territori dell'ex Regno di Napoli.

A ben guardare, l'identità bioregionale di Roma Capitale ed area metropolitana, in senso stretto, dovrebbe corrispondere ai limiti dell’espansione urbana e adiacenze. Poiché è ovvio che le realtà civiche periferiche della attuale provincia di Roma andrebbero  restituite ai loro ambiti originari, anche per un riequilibrio nel numero degli abitanti. Altrimenti, se tale operazione di riequilibrio non fosse attuata, la città metropolitana di Roma, compresa negli attuali confini della sua provincia, raggrupperebbe oltre i quattro quinti dei residenti totali nel Lazio.

Le considerazioni qui esposte sul riassetto territoriale andrebbero parimenti tenute in conto per tutte le altre regioni, soprattutto quelle che hanno al loro interno grandi città metropolitane.

Mi appello perciò al  presidente del Consiglio, Matteo Renzi, affinché, in vista delle  riforme da lui auspicate, tenga in esame questo metodo di sistemazione bioregionale della penisola, altamente necessario per un buona amministrazione locale e per il mantenimento di  una identità locale condivisa.

Paolo D’Arpini  - Referente Rete Bioregionale Italiana
Via Mazzini, 27 - Treia (Mc) - Tel. 0733/216293



Questa proposta viene inviata ai parlamentari della Repubblica Italiana e verrà anche discussa durante il prossimo Incontro Collettivo Ecologista della Rete Bioregionale Italiana che si tiene a Montesilvano (Pe) il 21 e 22 giugno 2014.

 


29 maggio 2014

Quaderni di Vita Bioregionale 2014 e schema programma del Collettivo Ecologista 2014 di Montesilvano



 


Montesilvano - Olis, il luogo dell'Incontro Collettivo Ecologista 2014

Bene.  Cari amici ho appena sentito Daniela Spurio e le ho chiesto di  impaginare i Quaderni di Vita Bioregionale 2014.  Lo farà.  
Devono essere pronti per l'Incontro Collettivo Ecologista che si tiene il 21 e 22 giugno a Montesilvano, perciò il tempo stringe....
In copertina ci sarà un suo disegno con il titolo e nell'ultima di copertina andrà il programma completo.   

 
Gli articoli per i Quaderni mi ha chiesto Daniela di mandarglieli separatamente uno per uno con l'eventuale immagine da inserire per ognuno così non si sbaglia.  Le pagine della rivista (Quaderni) sono 10 (venti facciate da cui vanno tolte la copertina e l'ultima, quindi per i testi restano solo 18 facciate), perciò servono  testi brevi.....  Vi chiedo estratti sintetici (mezza pagina) dell'intervento. Anche considerando che dovrò mettere un paio di articoli esplicativi sul bioregionalismo ed ecologia profonda. 

Aspetto quindi il materiale a stretto giro di posta (da inviare non oltre  il 7 giugno 2014)  e poi manderò tutto a Daniela....

 
Un abbraccio, Paolo D'Arpini

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Ah, qui di seguito la bozza del programma dei due giorni, prossimamente faremo una scaletta dettagliata con i nomi dei partecipanti  che avranno confermato la loro presenza all'incontro, in caso non abbiate ancora confermato fatelo immediatamente.....

Per iscriversi  ed avere notizie sulla permanenza e sul come raggiungere il luogo  contattare: michelemeomartino@tiscali.it
Tel. 393.2362091 - 085/4683554

Per avere informazioni sui temi generali trattati e per inviare gli articoli rispondere a me: bioregionalismo.treia@gmail.com
 
Cari saluti ed a presto, Paolo D'Arpini
Tel. 0733/216293

 
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Incontro Collettivo Ecologista 2014 - Montesilvano (Pescara) 

CIBO E SOSTENIBILITA’

Analisi, riflessioni, proposte tra

 

natura, cultura, società ed economia

 

Sabato 21 Giugno 2014

Dalle ore 11.00 in poi

Accoglienza e sistemazione

 

Ore 16.00

Raccolta dei fiori

 

17.00 – 18.50

Testimonianze ed Esperienze dai territori  

Esempi di buone prassi e comportamenti virtuosi

 

18.50 – 19.10

Pausa

 

19.10 – 20.50

Tavola rotonda

 

21.00 – 22.00

Cena

 

22.00 – 23.00

Musica e Falò

 

 

Domenica 22 Giugno 2014

 

Ore 9.30

Seduta di Yoga

 

Ore 10.15 - 13.00 (Pausa 11.30 – 11.50)

Testimonianze ed Esperienze dai territori:

Esempi di buone prassi e comportamenti virtuosi

 

Prima di Pranzo

Battesimo Laico con l’acqua benedetta

A cura Adriana Gandolfi

 

Ore 13.00 – 14.00

Pranzo

 

14.30 – 16.00

Spazio Benessere olistico

 

16.00 – 17.30

Prospettive e progetti comuni

 

Ore 18.00

Saluti finali


 

 

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Introduzioni all'incontro:
Informazioni pratiche: la partecipazione è gratuita, si può campeggiare con tenda propria, oppure adattarsi nella struttura con sacco a pelo.  Per chi lo desidera c'è un bed and breakfast vicino a 25/30 euro a notte. Portare proprie suppellettili e biancheria, durante i due giorni si potrà compartecipare ai lavori di sostentamento e organizzazione. Per i pasti è richiesto un rimborso spese di 6 euro a persona, sono graditi apporti di cibi bioregionali autoprodotti. Si potranno esporre libri in sintonia e propri materiali e creazioni artigianali ed agricole. 


19 maggio 2014

Agricoltura Contadina per salvare la Terra e l'uomo

Agricoltura Contadina per salvare l'umanità ed il pianeta - Se ne parla all'Incontro Collettivo Ecologista 2014 di Montesilvano

 

 

 

 
Per contrastare il rischio di una ulteriore “industrializzazione” ed inquinamento nella produzione agricola e per facilitare il “ritorno alla terra” dal 20 gennaio 2009 è partita ufficialmente una  campagna per l'Agricoltura Contadina, con raccolta di firme organizzata da Civiltà Contadina, Consorzio della Quarantina, CIR, Antica Terra Gentile, Rete Bioregionale Italiana, etc. per rendere possibile la rinascita della figura del contadino e della contadina. 

La decisione di promuovere questa campagna è stata presa a metà estate 2008 (durante un incontro della Rete Bioregionale Italiana) ed  ad oggi  diverse altre sono le associazioni aderenti.. fra cui anche la rivista ecologista AAM Terra Nuova: 

 
Si tratta ora di cominciare ad ottenere dei risultati concreti con la proposta di legge  presentata in Parlamento che rappresenta il primo passo di questa campagna popolare. Il passo successivo, se la proposta di  legge venisse discussa ed approvata alle Camere, sarà quello di divulgarne al massimo le modalità e gli effetti, in modo che un sempre maggior numero di persone ritenga utile e conveniente ritornare al “lavoro dei campi” ed alla produzione e scambio di cibo in piccola scala e sul territorio della propria bioregione.

 
Resta comunque aperto il discorso sulla reale convenienza, nell'attuazione dell’agricoltura contadina,  della esclusione di ogni sostanza chimica ed OGM e della  permanenza sui fondi di grosse strutture dedicate all’allevamento di animali da macello.

 
La mia esperienza passata di custodia di animali erbivori mi ha insegnato che una piccola presenza di animali può essere utile alle coltivazioni, sia per la produzione di stabbio che per una moderata produzione di latte… Resta il problema dell’eccedenza saltuaria dei capi, soprattutto se maschi… ma la vita è cara a tutti gli altri esseri viventi senza che la loro esistenza debba corrispondere ad una “esigenza” umana, intendendo con ciò che anche gli animali hanno pari dignità e pur comprendendo il “discorso tecnico” sulla sostenibilità di allevamenti biologici, e sulla utilità dei prodotti di origine animale, non me la sento di sottoscrivere un discorso sull’allevamento prettamente funzionale e giustificato dalla compatibilità ecologica. 

Vorrei che questo tipo di ragionamenti si sciogliessero al sole di una consapevolezza più ampia, in una convivenza di uomo natura animale in cui non debba necessariamente esserci una scala gerarchica ed un uso. Anche se un allevamento è eco-compatibile, la parola stessa “allevamento” -sottintendendo l’utilizzazione degli animali allevati significa “sfruttamento”. Comunque il discorso è aperto e non serve chiudere gli occhi di fronte alla realtà dei fatti… In questo momento la maggior parte degli uomini si ciba ancora di carne e di derivati animali… per cui bisogna andare per gradi…

 
Ed a questo proposito mi piace riportare il commento del professor Giuseppe Altieri, agroecologo battagliero: “Sono perfettamente d’accordo sul ritorno all’agricoltura condadina, dobbiamo lasciar vivere gli animali sui pascoli liberi, ma la realtà deve essere cambiata un pò per volta a partire dai lagers zootecnici intensivi… che devono essere chiusi… informando i consumatori della utilità di diminuire drasticamente il consumo di carne… quando tutti saranno vegetariani gli animali saranno finalmente liberi di pascolare senza essere ammazzati, intanto facciamo massima propaganda sulla tossicità della carne e sulla distruzione del pianeta operata dagli “allevamenti intensivi”…. e soprattutto fermiamo gli ogm… altrimenti i geni animali ce li metteranno dentro i vegetali… e nessuno si potrà più salvare…”

 
Bene, vorrei comunque giungere ad una conclusione, in questa che è solo un’introduzione al discorso che ci attende all'Incontro Collettivo Ecologista di Montesilvano del 21 e 22 giugno 2014. 

Secondo me è comprensibile che in un piccolo appezzamento agricolo vi siano anche animali a condividere il territorio sia per questioni di pulizia del fondo sia per la produzione di letame, etc., questi animali dovrebbero poter vivere dei soli erbaggi e rimasugli di cucina, in modo che la loro presenza sia realmente in sintonia con il contadino e con il luogo. Perciò nell’appezzamento coltivato naturalmente non dovrebbero essere ammessi allevamenti intensivi o semi-intensivi di animali nutriti a mangime, la qual cosa fuoriusciurebbe da una sistema ecologico di piccola agricoltura.

 
Alcune galline (od altri volatili) fanno le uova e va bene… può anche capitare che ogni tanto qualche galletto in più possa essere “sacrificato”, se vi sono degli armenti come pecore e capre occorre limitare il loro numero alle reali possibilità di loro sopravvivenza nutrendosi con i prodotti spontanei del campo, quindi non credo che vi sarebbero molti agnelli da macellare, forse al massimo uno o due all’anno giusto per Pasqua come si dice… Se si attuasse questa metodologia semplice e corretta dal punto di vista ecologico ed alimentare, il contadino di fatto ritornerebbe ad una dieta tradizionale mediterranea in cui la carne compare molto raramente sul piatto e questo lo accetto….. (anche se continuo a dichiarare che se ne può fare tranquillamente a meno e ve lo confermo essendo stato vegetariano ed in perfetta salute dal 1973).

 
Non aggiungo altro e chiudo qui il discorso, per quanto mi riguarda, inserendo questo pensiero di Rajendra Pachauri, presidente del Comitato intergovernativo sul cambiamento del clima (Ipcc), che in un’intervista al settimanale britannico The Observer ha dichiarato che “dovremmo tutti osservare almeno un giorno vegetariano» alla settimana, se vogliamo contribuire con il nostro comportamento a diminuire le emissioni di gas «di serra» nell’atmosfera”.

 
Grazie per aver pazientemente letto sin qui.

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana




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Di questo e simili temi se ne parla all'incontro Collettivo Ecologista previsto C/O Olis di Montesilvano, il 21 e 22 giugno 2014:

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2014/05/15/montesilvano_21_e_22_giugno_20.html


 
http://www.aamterranuova.it/Movimenti/Collettivo-Ecologista-nel-2014-a-Montesilvano

 


15 maggio 2014

Montesilvano, 21 e 22 giugno 2014 - Presentazione dell'Incontro Collettivo Ecologista




Indicazioni di percorso

L'Incontro Collettivo Ecologista del 2014 viene ospitato da Olis, Via Toscanini, 14 - Montesilvano (Pescara),
il 21 e 22 giugno 2014. Solstizio estivo

Si potrà campeggiare con tenda propria gratuitamente ed anche dormire gratuitamente (o con piccolo rimborso spese volontario) nella struttura che ci ospita. Per chi volesse ospitalità meno spartana nei pressi esiste un agriturismo a costi molto contenuti (venti o trenta euro per notte). I pasti sono preparati a cura dell'organizzazione dietro piccolo rimborso spese (5 o 6 euro a pasto), comunque sarà gradito, in cambio od in aggiunta, l'apporto di vegetali autoprodotti, frutta, vini ed affini. La dieta è vegetariana/vegana. Ci saranno due giornate piene di condivisione (in modo da creare l'atmosfera comunitaria) compresa una cerimonia sacrale attorno al fuoco, battesimo laico con l'acqua di San Giovanni, musica, poesie, momenti di relax, yoga mattutino, presentazione libri, libero scambio olistico, etc. Sono previste anche due tavole rotonde di approfondimento su agricoltura biologica e sul'approvvigionamento e distribuzione di beni necessari e due sessioni generali di sharing su proprie esperienze e proposte bioregionali. Sono invitati all'Incontro non solo i bioregionalisti ma anche gli ecovillaggisti, ecologisti profondi di varia scuola, spiritualisti laici, economisti solidali alternativi, vegetariani e vegani, bioagricoltori, etc.

Per avere un'idea dei temi trattati metto qui di seguito una serie di proposte e progetti già abbozzati:

Introduzione

La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita.

Questa è la visione dell'ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Ne consegue che sia la politica che l’economia umana devono tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: E ciò ecologicamente compatibile? I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, la produzione di alimenti, il rapporto con gli animali, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica.

Deve essere avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita globale del pianeta.

La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di destra-sinistra (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat). La consapevolezza di essere parte integrante del tutto l’unica strada per uscire dal vortice di una ripetitiva e rovinosa barbarie.

Chiarimenti su pensiero e pratica bioregionale

Quando nel bioregionalismo si parla di ... "noi" si intende ove non ci sono altri, nel senso che non si percepisce la differenza fra noi e gli altri. Quindi si può definire un "noi" assoluto. Di fatto è già così dal punto di vista "biologico" occorre realizzarlo nel pensiero. Questo non implica l'omologazione bensì si riconosce che il "noi" si manifesta nelle differenze di nome e forma. Nella ricchezza biologica della vita. Il modo di governo anarchico proposto è quello "bioregionale". Ma se non si è familiari con l'idea "bioregionale" c'è il rischio di fare confusione. Le spiegazioni diventano forme astratte di discussione. Dovremmo essere concreti ed in ogni caso acquiescere e cercare di "conoscere" prima e "praticare" dopo, il bioregionalismo e l'ecologia profonda. Che in verità non sono altro che la consapevolezza di vivere in un sistema di relazioni ed inter-connessioni inestricabili. L'idea bioregionale ha un valore solo se messa in pratica. Ma non può essere imposta o divulgata come una ideologia, religione o simili. Può essere fatta propria e vissuta nel quotidiano nella comprensione che noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati. L'astrazione filosofica serve a creare immagini, forme pensiero, che spesso sono disgiunte dalla realtà. Nell'ecologia profonda si riconosce invece di far parte integrante di questa realtà e ci si adatta in conseguenza, vivendo in armonia con essa. E' una presa di coscienza .... ed una attuazione conseguenziale. Se sentiamo di vibrare in sintonia con tutto l'esistente automaticamente abbiamo raggiunto il centro dell'esistenza ed a quel punto scompaiono i dubbi sul fare e non fare.. Tutto avviene come una risposta spontanea alle situazioni.

Commento aggiunto e precisazione

La Rete Bioregionale Italiana, fondata nel 1996, non è una associazione ma una rete "sbrindellata" di persone e gruppi che condividono l'idea del bioregionalismo e dell'ecologia profonda vivendola il più possibile come pratica quotidiana. (Vedi manifesto: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856).
Dalla fondazione della Rete i membri e simpatizzanti si riuniscono in un luogo d'Italia messo a disposizione di volta in volta da chi vuole ospitare l'incontro.
Questi incontri sono molto informali e servono soprattutto a condividere le proprie esperienze di vita ed a fare proposte che possano interessare alcuni dei compartecipi. Ad esempio anche sul tema alimentare e sulla salute se ne è parlato in diverse occasioni e diverse sono state le posizioni e le tendenze manifestate: vegana, vegetariana, crudista, igienista, con piccoli apporti carnei, etc. In fondo nel corso degli incontri non si prende mai una decisione univoca e si propone senza imporre. Tra l'altro negli ultimi tre anni questi incontri, che prima erano specificatamente indicati come della Rete Bioregionale, si chiamano più semplicemente "Collettivi Ecologisti", allargati cioè ad altri ambiti di ricerca, come ad es. gli ecovillaggi, gli agricoltori bio, le comunità spirituali, etc., il che dovrebbe suggerire che tali incontri hanno la valenza di semplici "sharing" di esperienze. Durante questi "sharing" ognuno dei partecipanti esprime il suo parere, che può trovare o meno consensi, ma non si tende mai a stabilire un "parere condiviso" per acclamazione o maggioranza. Insomma questi Incontri Collettivi Ecologisti hanno molto della matrice anarchica, che è propria dell'idea bioregionale.

Paolo D'Arpini -
Referente Rete Bioregionale Italiana

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Per informazioni logistiche, permanenza e programmi, contattare Michele Meomartino di Olis - Email: michelemeomartino@tiscali.it -
Cell. 393.2362091


18 febbraio 2014

Progetti per l'Incontro Collettivo Ecologista 2014

“Ciò che conta non è fare molto, ma mettere molto amore in ciò che si fa”. (Madre Teresa di Calcutta)

 
Montesilvano - Incontro ad Olis (a sinistra Michele Meomartino)

L'idea di dove organizzare l'Incontro Collettivo Ecologista del 2014  ci è venuta, a Caterina ed a me, sin dalla prima vista fatta a Michele Meomartino, a Montesilvano,  lo scorso anno. E lì per lì gli proponemmo di festeggiare il Solstizio Estivo 2014, assieme ad OLIS e  Vivere con Cura, invitando anche tutte le associazioni che si riconoscono nei principi dell’ecologia profonda e della spiritualità della natura. 

L’evento, che integra l'incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana,  ha il nome di “incontro collettivo ecologista”, da tenersi durante  i giorni magici della vigilia di San Giovanni, dal 21 al 22 giugno, forse anche il 23,  e si terrà per l'appunto a  Montesilvano in provincia di Pescara, la patria di Gabriele D'Annunzio. 

Montesilvano si trova in riva al mare e quindi l'incontro sarà caratterizzato dall’elemento Acqua, particolarmente femminile e rappresentante della produzione vitale per antonomasia. Infatti l'argomento principale verterà sulle fonti di approvvigionamento del cibo e sulla alimentazione bioregionale.

Acqua e Terra assieme compiono il miracolo e fanno nascere il Legno. Il Legno è l'elemento dello zodiaco cinese che contraddistingue l'anno in corso. Ed il legno rappresenta anche emozioni, amore, corporeità, linfa, nascita, morte, sessualità. Da qui il concetto di Grande Madre, che dando la “vita” simboleggia il rito della natura che rinasce senza posa e senza fine.

Ed in sintonia con la tradizione anche quest’anno, festeggeremo il massimo fulgore della luce, il solstizio estivo. In questi giorni tutto combacia perfettamente, ed  è possibile celebrare adeguatamente la coniugazione dei cinque elementi: etere, aria, fuoco, acqua e terra.  L'incontro potrebbe iniziare anche dal venerdì 20 giugno, nel primo pomeriggio, quando il sole è caldo e l’aria dolce, per ritrovarci sulla riva del mare, e lì compiere il tradizionale lavacro sacrale, sinonimo di purificazione mentale e corporale. Poi a partire dalla mattina del 21 giugno iniziano le sessioni di "sharing",  nell'aia di OLIS.  Verso sera, dopo la condivisione di cibo e bevanda, in un   luogo preposto si svolge un rito propiziatorio davanti al fuoco, con salto della fiamma ed espressione di desideri (le donne sono pregate di vestire gonne larghe). E più tardi ancora ci sarà l’osservazione delle stelle ed una meditazione silenziosa, assieme a esercizi di respirazione. Questo è il senso della cerimonia che riproponiamo a Montesilvano, per ricordare la supremazia della natura su ogni artifizio dell’uomo.

Sull’etimologia di Giugno gli studiosi sono concordi che questo è il mese dedicato a Giunone, la dea dell’abbondanza e delle messi, sposa legittima di Giove, per questa ragione venivano raccomandate le nozze durante il mese di giugno. Questo è anche il mese delle ciliegie, un frutto rosso e turgido e dolce, come il liquido fertilizzante di Giunone (il sangue mestruale)….

Durante le due giornate dedicate all’incontro si terranno vari scambi di esperienze e proposte di carattere sociologico, bioregionale ed ecospirituale. Gli incontri saranno arricchiti da canti e poesie e musiche arcaiche. Il cibo vegetariano verrà convivialmente cucinato e condiviso ed ognuno parteciperà alla conduzione dell’incontro, collaborando alla sua buona riuscita.

Fra gli ospiti  di quest'anno segnaliamo la presenza di Annamaria Properzi  ed Antonio Onorati.  Antonio Onorati è il presidente di Crocevia Internazionale, un'organizzazione che si occupa principalmente di sovranità alimentare, di accesso al cibo, di biodiversità, ecc... una delle persone più informate sui problemi legati alla terra e all'agricoltura. E' uno strenuo difensore dei piccoli contadini, anche perché, nonostante i suoi numerosi impegni, in giro per l'Italia e per il mondo, quando torna a casa,  in campagna, tra Roma e Rieti, coltiva la sua campagna..

Ovviamente saranno presenti anche i referenti storici della Rete Bioregionale nonché ecologisti di altre associazioni,  aderenti alla Rete degli Ecovillaggi,  del CIR, di comunità spirituali, di comunità agricole, etc. 

Insomma è un incontro “caleidoscopico” in cui coniugare i vari elementi che compongono l’esistenza materiale con quelli del pensiero. Natura, erotismo, arte, ecologia, filosofia, canto, danza, cibo… 

Un Incontro Collettivo Ecologista.

Paolo D'Arpini - bioregionalismo.treia@gmail.com

Rete Bioregionale Italiana 

Per informazioni logistiche e sulla ospitalità:
michelemeomartino@tiscali.it - Tel. 085.4683554


Altre info sull'incontro: 


10 febbraio 2014

L'inquinamento acustico abbassa l'intelligenza

L'inquinamento acustico e musicale... mette a rischio l'intelligenza umana

 

"Nel silenzio tutto si manifesta" (Saul Arpino) - Foto di Gustavo Piccinini 

 
Solitamente l’immagine che si ha del rumore è legata alle attività lavorative, si pensa ad un martellar di lamiere, colpi d’ascia, motori che sibilano, traffico, ululati di sirene…. Solo a pensarci ci si sente infastiditi sia nell’olfatto che nell’udito! Ma è soprattutto il “rumore da divertimento” che è irritante e dannoso anche se viene considerato fonte di delizia e di esaltazione. Mi riferisco ovviamente ai decibel delle tiritere strombazzate dalle auto in corsa, fuoriuscenti dalle porte di localacci ambigui, dalle finestre delle case con televisioni accesi giorno e notte, dagli stereo dei venditori ambulanti, dalle cadenze hard rock di discoteche e club privati, etc.etc.


Quali sono le conseguenze sulla mente e sul corpo umano di queste cadenze emesse senza sosta? L’elettroencefalogramma evidenzia rallentamento dei ritmi, alterazioni dell’attività elettrica delle cellule nervose, riduzione dei riflessi e della memoria, eccitabilità e mancanza di risposte adeguate alle situazioni contingenti, anche alcune forme di cefalea possono essere collegate a traumi acustici. Il sottoporsi a rumori eccessivi porta a disturbi urinari e mestruali, fertilità e libido ne risentono anch’esse.


Le persone che vivono o lavorano in ambienti rumorosi sono le più soggette a fenomeni quali l’ipertensione o l’improvvisa elevazione della pressione sanguigna, a rischio sono soprattutto le persone soggette a problemi cardiocircolatori. Alcuni test di laboratorio hanno infatti dimostrato che se sottoposti ad un rumore di 90 decibel per 10 minuti i malati presentano evidenti alterazioni nell’elettrocardiogrammma.


Insomma il rumore in eccesso è puro veleno per l’uomo!


Il rumore di fondo al quale siamo esposti non dovrebbe superare i 60 decibel ma è un limiti ampiamente superato sia in Italia che all’estero. Tutto questo baccano oltre che portare ai disturbi sopra indicati ha anche altre disagevoli conseguenze: disabitua l’orecchio all’ascolto. Infatti l’inquinamento acustico ci porta ad ignorare (nel livello cosciente) quei suoni che il nostro udito non può sopportare, che è una sorta di sordità o distrazione psicologica. Oggi per combattere l’inferno del “baccano” si contrappone la semplice diminuzione (insonorizzazione) delle emissioni ma questo è un approccio meramente negativo.

Dobbiamo invece far sì che gli studi sull’acustica ambientale abbiano un valore positivo. Quali sono i suoni che intendiamo privilegiare, conservare, moltiplicare? Per capire questo discorso dobbiamo imparare a scegliere il rumore al quale sottoporci. Possiamo cominciare discriminando fra l’ascolto volontario della nostra melodia preferita ed il martellamento della musica indiretta. Questa presa di coscienza non ci potrà certo impedire l’ascolto della musica indiretta, spesso ammannitaci nelle forme più subdole come quando si va al supermercato o si ascoltano musiche strane su internet o televisioni (e dir si voglia), ma ci consentirà comunque di abituarci al distacco ed al discernimento in modo da non cadere vittime degli incantatori pubblicitari.


Infatti la sottomissione passiva (ignorante) alla musica indiretta è fonte di stravolgimento culturale e mutazione dei costumi (esattamente ciò che vuole la pubblicità..). Se restiamo vittime di questo influsso la musica, che è l’arte più vicina alla spirito (essendo nata proprio in funzione del nutrimento spirituale) ed orgoglio della nostra tradizione millenaria, smette di essere una cosa nata per “illuminare” la mente umana, allietando il nostro vivere, ma diventa fonte di confusione ed alienazione dalla vita (cosa tanto gradita a satana).


Oggi nella società in cui tutto è consumo ed appropriazione materialistica anche la musica è una merce di cui “godere” senza ritegno sino alla nausea ed alla negazione dell’armonia. “Gli uomini, cosiddetti civilizzati, sono diventati feroci uditori ma in realtà non sanno più ascoltare! Usano il suono come una droga stordente dimenticando così di godere del significato e del valore di quanto viene ascoltato” (Walter Maioli, etnomusicologo).


Come affermavo sopra anche le culture aborigene sono minacciate dalla massificazione musicale in corso, la musica dolce e profonda dell’oriente, delle Americhe o d’Australia rischia di restare contaminata irrimediabilmente dall’ondata volgare di suoni elettronici e decadenti della musicaccia occidentale di taglio consumista. “E’ pur vero che le diverse civiltà possono crescere attraverso ibridazioni e contatti, ciò è sempre avvenuto in passato, ma dovrebbero poter continuare ad evolversi senza subire una colonizzazione assoluta e perciò inaccettabile” (Roman A. Vlad, musicista). Nell’ascolto non si tratta perciò di mettere in contrapposizione la musica elaborata, ricca di significati simbolici, con quella popolare e primitiva… piuttosto, ai vari livelli, di sottolineare la profonda e radicale differenza delle finalità fra un prodotto di consumo ed opere in cui la ricerca estetica continua ad essere portata avanti.


E qui torniamo al problema dell’inquinamento acustico… (e non solo nelle città, poiché ormai esso impera ovunque) per scoprire che mentre un pubblico sempre più vasto si sottopone, più o meno volontariamente, ai prodotti musicali di consumo, s’impone per “l’ascoltatore” di qualità un eccessivo sforzo discriminatorio e di pazienza per non restare coinvolto e sconvolto dal rumore della diffusione di massa.


Occorre evitare che la capacità melodica, che fece sognare l’uomo per millenni e che è ormai una componente emozionale della sua vita spirituale, cada vittima dei “petrolieri” musicali. La melodia, che ha il silenzio come base, non deve infatti soccombere ad un’era perversa e sordida frastornata da ogni rumore. Il rischio inverso, dicevo sopra, è l’assuefazione inconscia al frastuono e la perdita totale della capacità di ascolto.


E vorrei ora ricordare ai convalescenti desiderosi di cure melodiose un qualcosa che possiamo fare per recuperare l’amore per i suoni naturali. Quando ci rechiamo in campagna, sulla riva di un fiume, in qualsiasi ambito naturale, abituiamo l’orecchio al vuoto, spegniamo ogni brusio tecnologico, non parliamo, lasciamo che la natura trasmetta i suoi messaggi: il ronzio di un’ape sui fiori, il guizzo d’ala di un passero, un refolo di vento tra le foglie, il fruscio dei nostri passi sul sentiero… In tal modo sentiremo nascere dentro di noi una nuova armonia, che parte dal cuore…


Paolo D’Arpini
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana 



 

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