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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
2 febbraio 2015

Biospiritualità

Biospiritualità - Allargare la visuale per riconoscersi in ciò che è...


Un sovvertimento di valori è necessario per la comprensione di ciò che realmente è utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra.
Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate?
Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono nel vaso sul terrazzo… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l’occhio dell’ecologia profonda, anche nell’ambito istituzionale ed amministrativo.
Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti.
Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto “umano” e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno della nostra Rete Bioregionale. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, “l’ecologia profonda” e la “spiritualità laica” in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Paolo D’Arpini



23 dicembre 2014

Semantica e significato del bioregionalismo e dell'ecologia profonda


Cercando di dare una spiegazione consona dei concetti relativi ai neologismi -quali: bioregionalismo, ecologia profonda, spiritualità laica- dobbiamo ricorrere alla semantica ed alla glottologia, poiché non esiste neologismo che non trovi origine in altre parole simili. Forse non sarebbe nemmeno necessario trovare nuovi termini se la parola originaria, eventualmente abbinata ad un aggettivo, può dare il senso di quanto si vuole descrivere.

Ad esempio usando il neologismo "bioregionalismo" si evoca un'immagine persino più riduttiva del reale significato che viene sottinteso con questa parola. Poichè nell'individuazione di un ambito "bioregionale" non si tiene conto esclusivamente del vivente bensì dell'insieme inorganico, morfologico, geografico, geologico del territorio prescelto, ivi compresi -ovviamente- gli elementi botanici e zoologici che vi prosperano. Insomma si esamina l'omogeneità dell'area esaminata e definita "bioregione" e lì si traccia una leggera linea di demarcazione (non divisione) per individuarne i "confini". Va da sè che questi confini sono semplicemente teorici, poichè l'organismo bioregionale della Terra è in verità un tutt'uno indivisibile. Potremmo per analogia definire le bioregioni gli organi dell'organismo Terra.

Andando avanti. Nel significato originale della parola "ecologia", rispetto alla sua consimile "ambientalismo" è già delineata una differenza d'intedimento, pur che l'esatta traduzione di "ecologia" è "studio dell'ambiente". Mentre in "ambientalismo" si presume il criterio della semplice conservazione. Allorché si aggiunge al termine "ecologia" l'aggettivo "profonda" ecco che si tende ad ampliarne il significato originario integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all'interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell'ambiente.

Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione "laica". In questo caso si cerca di dare una connotazione "libera" alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l'intelligenza coscienza che pervade la vita, è il suo profumo, e non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa "naturale" spiritualità presente in tutte le cose.

Trovo questo discorso sul valore del linguaggio e del riconoscimento e legittimazione del suo percorso nella storia, estremamente cogente ed utile alla causa ecologista -ribadisco “ecologista” poiché non mi sembra un termine diminutivo a meno che non vogliamo fare delle parole un termine di paragone per le nostre idee personali- la glottologia, e soprattutto la capacità di evocare concetti attraverso le parole e di chiarirne il significato, non ha nulla a che vedere -secondo me- con le discussioni sul filo di lana caprina, se tali temi entrano o meno nel filone ecologico "del profondo". Infatti non si può risalire ad un "fondatore" (inteso come inventore del neologismo utilizzato) della pratica bioregionale, dell'ecologia profonda o della spiritualità laica. In quanto detti termini descrivono qualcosa che è sempre esistito.

La glottologia e la semantica hanno ben diritto di entrare nel discorso ecologista, soprattutto per chiarire le azioni connesse all’ecologia, ecologia profonda, e dir si voglia.. Pur tuttavia questi concetti evocati non sono nuovi all’uomo… ed i neologismi spesso vengono usati, per fare un favore alla politica del copy right, ed è solo una concessione alla “politica”, appunto…

Ma l'Ecologia profonda è un fatto, una realtà, e non può essere descritta in termini filosofici se non astraendoci dal contesto dell’ecologia stessa. Vivendo nei fatti e non amando le diatribe dialettiche ma amando dire “pane al pane e vino al vino” debbo confermarvi che l’ecologia profonda è la pratica sincera ed onesta del vivere in sinergia con tutti i viventi e con l'ambiente naturale.

In questa dimensione "naturale" non c'è spazio per le ideologie precostituite e quindi preciso per l’ennesima volta che: la Rete Bioregionale Italiana è per il vivere armonico, amorevole gentile e solidale sulla Terra, e non semplicemente un "etichetta".


Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana


5 settembre 2014

Riciclaggio della Memoria a Treia - 31 ottobre 2014

Treia, 31 ottobre 2014 - Presentazione di Riciclaggio della Memoria nella Sala Consiliare

 

 

 
Come avevo comunicato in precedenza in vari articoli mi son fermato a Treia per organizzare la prossima manifestazione che vi si terrà a fine ottobre, ovvero la presentazione ufficiale de “Il Riciclaggio della Memoria"  che si terrà nella sala consiliare del Comune di Treia il 31 ottobre 2014. Prossimamente verrà pubblicato il programma completo della manifestazione” intanto potete leggere di seguito  l'invito indirizzato  a bioregionalisti, ecologisti profondi e spiritualisti laici per chiedere la loro partecipazione, ovviamente se vi riconoscete nelle categorie menzionate siete anche voi invitati... 


 

Cari amici e colleghi,  
il libro Riciclaggio della Memoria - Appunti, tracce e storie di ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica,   doveva essere presentato ufficialmente lo scorso anno nel comune di Treia, ove risiedo. Purtroppo in seguito ad alcuni problemi amministrativi  e conseguente commissariamento del comune, la cosa non potette andare in porto. Ora la situazione istituzionale si è  ristabilita, con l'insediamento di una nuova Giunta e, in accordo con il sindaco Franco Capponi e con gli assessori preposti ai temi trattati, abbiamo deciso di presentare il libro nella Sala Consiliare di Treia il 31 ottobre 2014, alle h. 17. 

La giornata prevede vari momenti multiculturali ed attività bioregionali, fra cui una escursione erboristica mattutina, visita al centro di Treia ed alle sue emergenze storiche, Tavola Rotonda, esibizione artistica e musicale,  proiezioni d'immagini contadine, degustazioni di eccellenze vegetariane locali, etc. 

E per finire,  in serata, si terrà una cerimonia celebrativa per la Vigilia di Ognissanti, nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT.

Alla presentazione del libro Riciclaggio della Memoria, a cui partecipano vari esperti delle materie in capitolo, sono particolarmente invitati i collaboratori e compartecipi del progetto bioregionale  per condividere con i presenti la loro testimonianza. La Tavola Rotonda verrà coordinata da Michele Meomartino, autore della prefazione e curatore per l'editore Tracce della Collana nella quale il libro è stato pubblicato. 

Ovviamente i partecipanti che vengono da lontano saranno graditi nostri ospiti, nella casa di Caterina, a Treia.   


 
Paolo D'Arpini - Referente P.R.  Rete Bioregionale Italiana  e Presidente Circolo vegetariano VV.TT.
Tel. 0733/216293


 


29 novembre 2013

Spiritualità laica e risveglio spirituale

Il risveglio è una fioritura, che avviene da sé, al momento opportuno...

 

 


Il Risveglio  non può essere indotto negli altri con le parole, avviene spontaneamente alla presenza di un'anima realizzata, per simpatia innata,  ed  in essa si riconosce se stessi, l’Essere come veramente è, completo, puro, reale, perfetto, senza paure e senza desideri.

 
Ma non si possono reprimere paure e desideri con un atto di volontà, la scomparsa di paure e desideri  avviene naturalmente, quando scoprendo e amando il nostro vero Sé, non abbiamo più paura di nulla e non abbiamo più desideri.

 
Così possiamo seguire le due vie, i due sistemi indicati dai santi: "ama il prossimo tuo"  e  "conosci te stesso".

 
Ovvio che gli altri fanno parte di noi, capendo noi stessi e conoscendoci, conosciamo e capiamo gli altri, e conoscendo gli altri capiamo meglio noi stessi, nei momenti bui e in quelli luminosi, e possiamo rifletterci e far “riflettere” gli altri in noi.

 
Prestando attenzione al Sé, che  è in  tutti,  possiamo tranquillamente dimenticare il nostro ego, che ci porta sempre e comunque a contrapporci, a differenziarci, a metterci in opposizione con ciò che noi, ciecamente, vediamo diverso, ma che fa parte dello stesso uno. A volte  l’ego viene smascherato  ed allora esce dal cuore una sonora risata: "ti ho scoperto!".  Anche se lui spesso è ancora lì a prendersi, immotivatamente e dannosamente, di nuovo, il suo spazio.

 
Si dice che quando arriviamo a conoscerci e accettarci completamente, le nostre azioni sono consone alle circostanze ma non hanno finalità particolari, non abbiamo bisogno di combattere alcuno, possiamo amare indefinitamente e senza condizioni il resto del mondo.

L’evoluzione procederebbe così e può procedere così non tanto o non solo per tentativi ed errori, ma tramite quello pseudopodo evolutivo, che tira l’intero corpo cellulare in avanti……..

La complementarietà porta all’equilibrio, alla visione chiara dei due aspetti, allo spirito e alla materia, al buio e alla luce, al moto e all’inerzia, nella comprensione che siamo tutti uniti, e “dolore e piacere sono le creste e gli avvallamenti nell’oceano della beatitudine. In profondità c’è la pienezza assoluta”  (Nisargadatta Maharaj)

Caterina Regazzi 


 


17 ottobre 2013

Percorsi di libertà nella spiritualità laica

Percorsi di libertà - Dalla religione/ateismo alla spiritualità libera e laica

 

La rosa del nostro infinito 

La vita  nasce dall’inorganico ma se non fosse già presente nella materia in forma germinale come potrebbe sorgere e trasformarsi in intelligenza e coscienza? Da ciò se ne deduce che la coscienza e l’intelligenza sono come una “fragranza” della materia e quindi non vi è reale separazione. La differenza è solo nella fase….  
La vita è un’espressione manifestativa della materia.  Partendo da questa considerazione generale osserviamo che la spinta evolutiva di questa intelligenza/vita si evolve attraverso stati diversi di consapevolezza. Nelle forme pensiero esistono gradi  descrittivi della maturità assunta da questa intelligenza. Tralasciamo per il momento gli aspetti più vicini all’animalità, all’istinto, e prendiamo in considerazione solo gli aspetti “filosofici” del pensiero umano.  Osserviamo che sia in occidente che in oriente vengono descritti gli aspetti separativi e unificativi del processo mentale (solve et coagula).
In Grecia come in India si è parlato di pensiero duale e pensiero non-duale. 
Nel pensiero duale (dvaita) viene inserita ogni forma cristallizzata separativa, come il teismo e l’ateismo. Queste due categorie infatti sono viste come sfaccettature della stessa   conformazione separativa. 
Il teista è colui che crede in un dio separato da sé, lo immagina in veste di essere superiore e dotato di immensi poteri e vede se stesso come creatura alla sua mercé . Il teista crede che la sua propria esistenza è consequenziale e secondaria al dio. L’ateo parimenti, crede di non credere, ovvero nega ogni sostanza all’ipotetico dio basando il suo credo sul relativismo materialista. Il teista e l’ateo sono arroganti affermativi della propria  “verità” (presunta od immaginata). Ovviamente entrambe queste fedi si basano sulla piccolezza e separatezza dell’io ed abbisognano di uno sforzo continuo e costante per affermare o negare, un tentativo frustrante che comunque non prende  in considerazione  l’agente primo, l’io, se non in forma passiva e marginale. Questo modo di pensare  duale è   lo stesso sia per il religioso che per l’ateo materialista che crede in causa-effetto o nella fortuità del caso.  E’ un giro in tondo puramente speculativo, basato comunque sul credere, sul ritenersi piccoli elementi separati di un qualcosa che magari pian piano la scienza (o la religione) corroborerà. Ma sappiamo che l’orizzonte è sempre più avanti… mai raggiungibile, insomma siamo persi nel nulla…. Nel vuoto.
La fase matura dell’auto-conoscenza si definisce non-duale (advaita), in questo caso si inizia a tener conto del soggetto, della coscienza attraverso la quale ogni percezione e sentimento sono possibili, si riconosce nella consapevolezza la matrice della propria esistenza. In questa categoria si pongono l’agnostico  e lo gnostico.
Alla base della ricerca dell’agnostico si pone l’esperienza diretta ed il superamento della concettualizzazione descrittiva. L’esperienza empirica viene portata alle sue estreme conseguenze con il riconoscimento della costante presenza dell’io nel processo implicato.  Viene superato così il modello del credere in verità precostituite  accettando la realtà intrinseca dello sperimentatore che esperimenta.
L’agnostico  sa che non può esserci altra certezza che quella dell’esperimentatore ma allo stesso tempo non vi è ancora realizzazione definitiva. La coscienza individuale  non si è fusa nella coscienza universale benché permanga l’intuizione dell’unità primigenia del tutto.  Stando così le cose egli non può  affermare,  egli  dice di non sapere, la sua è una saggezza in fieri, in maturazione.  L’agnostico non può più identificarsi con un nome forma specifico ed allo stesso tempo manca della pienezza  e quindi resta in silenzio, non afferma e non nega.  Ma il suo costante e continuo discernimento giunge infine ad una inaspettata e spontanea fioritura, e qui l’intelligenza individuale si scioglie, si ottiene la  conoscenza di sé, la gnosi (jnana). 
Lo gnostico (jnani) non ha assolutamente bisogno di affermare alcunché, la sua realizzazione è totale e definitiva, la sua presenza non è limitata ad un nome forma, egli conosce se stesso come il tutto inscindibile dal quale ognuno di noi proviene e risiede. Lo gnostico né sente il bisogno né ha mezzi per esprimere la sua esperienza, giacché il linguaggio umano è  molto distante dall’esperienza diretta del sé. Infatti prima c’è la consapevolezza del sé, poi la coscienza dell’io individuale che assume una  forma nello specchio della mente, quindi la riflessione del pensiero ed infine la descrizione del linguaggio parlato o scritto.  Il saggio  non vede differenza alcuna, sa che  la  base è la stessa per ognuno (materia-spirito in continua trasformazione), egli “conosce” che la coscienza e l’esistenza sono inscindibili nell’assoluta unità  (uno senza  due)  e resta in silenzio.   Ma la sua esperienza  -che  è la comune natura di tutti-  può essere  riconosciuta e percepita  per spontanea simpatia  dallo spirito maturo.

In questo processo a quattro fasi, fra dualismo e non-dualismo, si manifesta tutto il gioco della vita e della coscienza.

Paolo D’Arpini


13 ottobre 2013

Macerata - Incontro bioregionale

Macerata, 19 ottobre 2013 - Incontro Bioregionale e mostra fotografica sulla natura

 
 

A partire dagli  anni '60 del secolo scorso,  per uno spontaneo riverbero, in varie parti del mondo piccoli gruppi o singole persone iniziarono a esperimentare nuove forme di "sopravvivenza", e siccome  la nostra è una società in cui i modelli sono socialmente convalidati solo sulla base della provenienza abbiamo assistito all'importazione di sistemi di vita, onde, mode, che provenendo dagli Stati Uniti hanno poi invaso il resto del mondo.

Così è avvenuto per gli hippies, la beat generation ed anche per i "bioregionalisti". In realtà gli hippies non avevano fatto altro che imitare fantasiosamente il modello pacifista gandhiano, i beatnik non erano altro che esistenzialisti rivisitati ed i bioregionalisti  sono i ri-scopritori dell'antica visione panteista,  oggi definita ecologia profonda,  ovvero la coscienza onnicomprensiva e indivisibile della vita..... 

 
La parola "bioregionalismo" -in quanto modello di pensiero- viene attualmente riferito  ad alcuni ecologisti americani che ne sancirono il termine.  Ma nel bioregionalismo "americano" sovente si tiene conto della geografia territoriale e si considerano poco altri aspetti più sottili che noi in Europa abbiamo sempre conosciuto come "genius loci", oppure si tiene conto dei modi di vita consolidati senza capire se essi siano o meno in sintonia con il vivente...

Per chiarire il sentire e l'azione bioregionale, in termini idonei alla nostra civiltà, ci incontriamo a Macerata il 19 ottobre 2013, alle h. 18, presso il Centro Natura in Via della Pace 87, per parlarne convivialmente tutti in cerchio, raccontandoci esperienze di vita e esperimenti di riavvicinamento allo spirito naturale. Per agevolare il discorso alle pareti saranno esposte alcune foto naturalistiche e di animali opera di Daniela Spurio.  Nella stessa occasione verrà presentato il libro Riciclaggio della Memoria,  di Paolo  D'Arpini, sul tema del bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. (Ed. Tracce) 










Info - Tel. 0733/216293


30 settembre 2013

Spiritualità Laica - Nascita di un neologismo

"Spiritualità Laica"... Come e quando è stato coniato questo neologismo

 


 


Calcata - Paolo D'Arpini in raccoglimento nella Stanzetta del Pastore 


Da un bel po’ di tempo sto cercando di raccogliere documenti e testimonianze sulla nascita (e sull’uso del termine)  del concetto di “Spiritualità Laica”.

Purtroppo sono un confusionario e non riesco mai a tenere un esatta cronologia degli eventi vissuti.. soprattutto quelli che -nel momento- non sembrano rivestire particolare importanza. Infatti di spiritualità, in forma laica, me ne occupo dall’estate del 1973 (questa data la ricordo bene in quanto fu particolarmente importante, fu l’anno in cui fui iniziato dal mio maestro Swami Muktananda). Da allora la mia pratica ha avuto molti momenti cruciali e varie svolte.

Ma avvenne circa dalla metà degli anni ‘90 che cominciai a tentare un percorso condiviso, in termini laici, con altri cercatori spirituali conosciuti nel corso degli anni a Roma ed in Italia.


Calcata. Circolo Vegetariano VV.TT. - Incontro astrologico con Gioa Oddi

Ricordo ad esempio un paio di riunioni tenute al Circolo vegetariano VV.TT.  che a qual tempo aveva sede a Calcata, in cui venne fondato un gruppo denominato "Spirito senza Frontiere",  un nome consigliato da Antonio Priolo che allora faceva parte di un gruppo di Osho. A quei primi incontri rammento anche la presenza di Alberto Mengoni, in rappresentanza dell'Unione Buddhista Italiana


         Alberto Mengoni 

In seguito durante un’altra riunione, sempre tenuta al Circolo, fu usata per la prima volta la parola "Spiritualità Laica", questa parola fu coniata da Antonello Palieri, un caro amico, giornalista dell'ADNkronos, che si intressava di etica e spiritualità.  Io stavo parlando di riscoprire la spiritualità naturale  dell'uomo, indipendente da ogni contesto religioso e lui suggerì: "Allora si tratta di una spiritualità laica...". E tutti fummo d'accordo sull'utilizzo di questo neologismo che rendeva bene l'idea.... 


 Antonello Palieri - Inventore del termine Spiritualità Laica

Poco dopo fondammo a Roma, presso Bibliotè,  un comitato dedicato appunto alla Spiritualità Laica, ed in quella veste organizzammo diversi eventi fra cui vari festeggiamenti sincretici e laici, in forma di passeggiate ecologiste e di conferenze ed incontri, spesso in corrispondenza del 4 ottobre, ricorrenza del Santo Francesco,  e del 2 ottobre, per il compleanno di Gandhi. 

Vedere i riferimenti: https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=spiritualit%C3%A0%20laica%20paolo%20d'arpini#q=spiritualit%C3%A0+laica+paolo+d'arpini&rls=gm&start=0

Dal 2010, ovvero da quando abito a Treia, essendo ritirato dal lavoro ed  avendo più tempo libero da dedicare alla "memoria"  ho cercato di raggruppare i numerosi articoli ed interventi sinora scritti sul tema. Molti dei quali li ho inseriti nel libro "Riciclaggio della Memoria" - Edizione Tracce: 
http://www.tracce.org/D'Arpini.htm


     Treia - Paolo lavora  al vecchio computer

Oggi durante una ulteriore ricerca ho scovato un comunicato stampa emesso nel dicembre 2006, in cui annunciavo la
intenzione di fondare un apposito convento per lo studio e la pratica della Spiritualità Laica. L’idea, anche in questo caso, era un misto d’ispirazione fra il pensiero di Antonello Palieri, che pensava ad un vero e proprio “monastero per lo studio di etica e morale laica”, e la mia visione naturalistica che aveva già trovato una attuazione con la fondazione a Calcata del Tempio della Spiritualità della Natura (sorto nella ex discarica di Calcata sin dal 1984), talvolta anche 
 definito “Parco di tutte le Religioni”.


    Calcata.  Grotta di meditazione - Tempio della Spiritualità della Natura


Antonello avrebbe preferito veder sorgere il Convento sul Monte Soratte, in una qualche struttura storica, mentre io prediligevo l’idea della sua ubicazione in uno spazio naturalistico. 

Ma… le idee vanno e vengono e poche trovano una attuazione concreta… l’unica cosa certa è che (almeno) l’idea ed il filone della Spiritualità Laica ha attecchito nella società moderna.. basti vedere quante pagine sono reperibili con questa voce sui motori di ricerca in  (c’è anche un nostro gruppo su facebook: 
https://www.facebook.com/groups/195270400546639/).

Comunque, ecco qui un documento certo e datato che fa riferimento ai nostri progetti, pubblicato dall’ADNkronos il 2 dicembre 2006:

“Calcata, 2 dic. 2006 (Adnkronos) – “Abbiamo gettato le fondamenta del convento della spiritualità laica” afferma Paolo D’Arpini, presidente del Circolo Vegetariano di Calcata, il borgo ‘sospeso’ tra Roma e Viterbo, che negli anni Sessanta faceva parte dei “1400 centri fatiscenti da demolire”, oggi visitato da 350mila persone l’anno. D’Arpini ha promosso una riunione dei “sostenitori e quadri generali
della spiritualità laica”, presso il centro culturale “Il Granarone”, fondato da Marijcke van der Maden, in ricordo dell’antico granaio etrusco. Calcata è stata di nuovo famosa, negli ultimi decenni del Novecento, soprattutto dalle proposte e dalle provocazioni del Circolo Vegetariano di Paolo D’Arpini."


         Calcata.  Nicchia e capanna  agli Orti di Cristo


“Il convento della spiritualità laica – da un’idea di Antonello
Palieri – è stato progettato negli anni settanta, ma ha avuto finora pochi sostenitori, rileva Paolo D’Arpini, soprattutto per la resistenza di opposti fronti: quello laicista e quello più
conservatore fra i cattolici. L’idea è risolta ed è quella di creare una sede per analizzare e discutere tutte le espressioni spirituali che arrivano a noi, in particolare, dallo studio della poesia, della letteratura, dalla musica e dalle arti visive di tutto il mondo”

Bene, concludo questo articolo rivolgendo un appello a tutti i
compartecipi dell’avventura spirituale laica, che assieme a noi hanno provveduto a “ufficializzare” un percorso, affinché spremano le meningi e cerchino di riepilogare i fatti nella loro mente, descrivendone il percorso nella memoria…

Cari saluti, Paolo D’Arpini



   Marche - Al fiume di San Ruffino



……………………….



Pensiero spirituale laico:

In the consciousness hierarchy there are three stages:

1) Jivatman (individual soul). Is the one who identifies himself with
the body-mind. One who thinks i am a body, a personality, an
individual apart from the world. He excludes and isolates himself from
the world as a separate personality because of identification with the
body and the mind.

2) Next only the beingness,or the consciousness,which is the world.
“I AM” means my whole world.Just being and the world. Together with
the beingness the world is also felt – that is Atman (The Self).

3) The Ultimate principle that knows this beingness cannot be termed
at all. It cannot be approached or conditioned by any words. That is
the Ultimate state.

The Hierarchy I explain in common words, like: I have a grandson (that
is jivatma). I have a son and I am the grandfather. Grandfather is the
source of the son and grandson.

The three stages cannot be termed as Knowledge. The term knowledge
comes at beingness level.
I have passed on to you the essence of my teachings.

(Sri Nisargadatta Maharaj)


7 luglio 2013

Cologna Veneta ... ritorneremo!

Cologna Veneta - Reliquie preziose di memoria a Corte Moranda ....

 
Cologna Veneta - Al cancello di Corte Moranda

....siamo tornati da Cologna Veneta.  
Appena giunti a Spilamberto abbiamo ricevuto il messaggio della nostra ospite Marisa Saggiotto che dice: “Carissimi Caterina e Paolo, vi penso arrivati e tutto OK. Vi ringrazio per la bella giornata programmata e vissuta insieme! GRAZIE per aver rafforzato in noi che la nostra presenza umana va inserita nel contesto della natura! Un abbraccio, a presto..." 

Al che ho risposto: “Son qui che ripenso ai bei momenti vissuti in vostra compagnia. Ti ringrazio molto per l'opportunità che mi hai dato di poter vivere assieme questa bella esperienza  di reciproca accoglienza. In particolare sono stato felice di aver potuto accompagnare gli amici veronesi ad incontrare le erbe del tuo campo, mi ha fatto tornare indietro negli anni, a quando ancora inconsapevole passeggiavo sulle colline di Verona calpestando le erbe senza riconoscerle... Lì da te  ho preso coscienza di un mio percorso di vita. Oggi le erbe sono mie amiche e grazie a te ho anche rivissuto le mie prime esperienze di "esperto di erbe selvatiche" che trasmette le sue conoscenze... una funzione che avevo tralasciato da tempo….”  

Ed ecco il bel  racconto di viaggio di Caterina: “...di ritorno da Cologna Veneta, dove siamo stati ospiti di un angelo: Marisa Saggioto, nella sua Corte Moranda. Già da parecchio tempo avevamo messo in programma questo incontro cogliendo l’occasione della festa annuale per L’Anima Gemella (6 luglio) e l’uscita del libro di Paolo “Riciclaggio della Memoria”,  per parlare con chi ci sarebbe stato di bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica, tre aspetti dello stesso modo di vivere che ci stanno a cuore.

Questo è un periodo di caldo afoso, di lavoro a fatica, per me, e quindi l’idea di una piccola gita dove avrei incontrato, in una zona geografica per me quasi sconosciuta, persone poco conosciute, ma di sicura umanità e, forse, altre, completamente sconosciute, mi faceva molto piacere.

Sabato 6 luglio 2013 alcuni soci e socie del Circolo Wigwan di Corte Moranda ci hanno accolti con una presenza attenta e affettuosa, ognuno con la sua propria sensibilità e attitudine. Persone diverse fra loro e diverse in gran parte da me; ecco, in questa frase c’è il mio “problema”: il senso di separazione e distacco che provo tra me ed il resto del mondo che è la materia del lavoro che devo, con dolcezza ed amore per me stessa, portare avanti.

Durante i miei turni di parola, ho detto e raccontato alcune cosette tra cui che dovremmo cercare tutti di riscoprire la nostra vera natura sfrondando gli orpelli che “indossiamo”, per farci belli, ed i condizionamenti che adottiamo per sentirci accettati e sicuri.   Questo discorso io l’ho rivolto agli altri per rivolgerlo a me stessa…..

Sono ormai anni ed anni  che “penso a queste cose”; l’esperienza vissuta in mezzo a persone semplici ma profonde e SINCERE mi ha fatto sentire che almeno questo traguardo è a portata di mano.

Ringrazio Marisa e tutti i presenti per l’attenzione nell’ascolto, per la condivisione del loro sentire e delle loro esperienze, come ad esempio la piantagione di un boschetto in un terreno incolto o l’educazione dei bambini all’amore verso la natura o le realizzazioni di appartenere all’unica vita portandone con sé memoria, come pure la pazienza di voler 
conservare oggetti della tradizione contadina come reliquie preziose….    

Ringrazio il cielo della bella giornata di sole, del riposino pomeridiano sull’erba all’ombra di un noce sotto ad un vecchio carro di legno svegliati all’improvviso da un trattore che raccoglieva la paglia,  dei profumi di menta, salvia, finocchiella e lavanda e delle penne variopinte di pavone trovate nel campo e di aver potuto vivere questa bella esperienza…


Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini


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Postilla malinconica: 

Il 7 luglio, la mattina,  prima di riprendere la strada verso Spilamberto, siamo passati a trovare l’amico contadino  Bruno che abita nei pressi di Cologna Veneta. Egli ci ha mostrato la sua azienda ed anche i vecchi stabili di una ex filanda,  mezzo diroccati,  utilizzati oggi come magazzini o semplicemente lasciati lì. Ebbene gli ho chiesto quanto gli costa mantenerli e lui: “Pago seimila euro all’anno solo di IMU”…. Poi ci ha detto che per 6 cm. in più di ceppato lungo un canale, ha dovuto affrontare una causa penale e spendere ventimila euro per gli spostamenti ma parte degli alberi non hanno resistito al trapianto e sono morti…. (P.D'A.)


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Commento di un veronese doc, Antonio Pantano: “Cologna Veneta! Il MANDORLATO!  "Garzotto Rocco" lo poneva in scatole di lamiera, che allietarono la mia infanzia, dono del fratello più dovizioso di mio padre (lui era povero, ed aveva perso tutto combattendo, volontario, in guerra!) nell'immediato dopoguerra. Ed oggi continuano a produrlo! Anche in frammenti, ognuno dei quali chiuso in propria custodia di cellofane trasparente. Ma ... forse era più buono 65 anni fa', per le uova e le mandorle (che oggi son ... di produzione industriale).  Comunque, anche se durissimo appena posto in bocca, si scioglie con facilità! E' certamente il migliore tra i torroni del mondo, anche gustabile in estate! Evviva Cologna Veneta, e ... VERONA e la sua provincia, tra le più belle, laboriose e varie."


2 luglio 2013

Nuova identità bioregionale

Al termine dell’Incontro Collettivo Ecologista, tenuto a Vignola il 22 e 23 giugno 2013,  mi sono interrogato sull’opportunità di ampliare il concetto di “identità bioregionale”, questo anche  a causa degli input avanzati da più parti, per  un “nuovo paradigma”, da attuare  nel nostro percorso bioregionale.

Ricerca  e scoperta di una nuova identità bioregionale... riconoscendosi in ciò che è

Il mio pensiero in merito all’istituzione di un“nuovo paradigma” esecutivo è essenzialmente spontaneista, ovvero ritengo che non possano essere stabiliti criteri di avanzamento bensì sia necessario aderire il più possibile alla situazione presente e fornire risposte adeguate in sintonia con l’ecologia profonda senza decisioni aprioristiche. Insomma si tratta dell’antico “agire-non agire” di memoria taoista, in cui non si privilegia la contrapposizione bensì si sceglie la via dell’acqua che scorre, che supera gli ostacoli ove è più facile.

Insomma sto meditando sul come  riconoscersi nel contesto vitale ottenendo un risultato positivo, senza strappi, cominciando dal sentire ove si pone    l’"identità bioregionale". In un certo senso  considero la inconsistenza e futilità dell'adesione al vecchio concetto di "appartenenza" ad una comunità con una storia ed una cultura specifiche radicate in un determinato habitat. La comunità cambia, la cultura ed i costumi pure, la storia è semplice adesione a forme pensiero accettate dalla comunità, l'habitat è soggetto a mutazioni... Insomma la nuova "identità bioregionale" dovrebbe basarsi essenzialmente sulla capacità di adattamento  ad una situazione ambientale e sociale  nella considerazione della sua mutabilità, con una spinta in senso evolutivo.. In tal modo "l'identità" è in continua crescita soprattutto nella consapevolezza-sentimento  della comune appartenenza al contesto vitale. Dall'inorganico all'organico la vita si manifesta inscindibilmente come coscienza-energia... quindi l'identità non può fermarsi alla singola forma o  limitata aggregazione.

Il discorso è  da formulare con parole semplici - terra terra - in modo che possa essere accettato senza traumi dai "bioregionalisti tradizionali che si riconoscono nel luogo".. Come ripeto meglio evitare"traumi". La crescita deve avvenire in modo spontaneo eventualmente tramite piccoli suggerimenti ed esempi pratici.... di "laicità ambientale".

Di questo ne parlavo con la mia compagna Caterina, la sera successiva all’Incontro collettivo ecologista, cenando sul terrazzo, il conflitto è una fase necessaria  per il superamento dell'enpasse. Il conflitto interiore ed esteriore, pur che non sfoci in violenza, è un  metodo per chiarirsi nelle proprie pulsioni genuine e quindi evitare vicoli ciechi o andate e ritorni per ricominciare da capo il percorso. beninteso anche un'andata e ritorno può essere utile, il vecchio sistema tentativi ed errori, ma se succede che la spontaneità prende il sopravvento, forse diventa inutile. Ricordo tantissimi anni fa, allorché dovevo ricevere un messaggio interiore sulla mia predisposizione ottimale nella vita. Mi trovavo a meditare nottetempo sdraiato in shavasana su una veranda di un tempio. Ero giunto lì al buio e poco avevo visto di ciò che mi circondava, in effetti mi coricai  senza una chiara percezione del luogo.

Dopo  alcune ore  di attenzione ininterrotta senza pensieri mi avvidi che la salivazione mi aveva riempito la bocca di liquido. Non sapevo se risolvere il problema sputando od ingoiando. Rimasi lì  in una sorta di “conflitto” interiore pur non preoccupandomene. Improvvisamente senza averlo specificatamente deciso mi trovai a deglutire il malloppo.. subito dopo (come se una tensione fosse stata allentata..) mi rigirai su un fianco. Dopo poco, saranno state le 3.30 del mattino, un prete uscì dalla porta centrale del tempio, non mi girai nemmeno a guardarlo ma mi avvidi che con una grossa mazza percosse un grande gong che si trovava al mio fianco, se prima  fossi rimasto fermo dov'ero mi sarei trovato esattamente sulla traiettoria del pendolo. Il suono enorme mi scosse e mi indirizzò verso una ulteriore consapevolezza, appena il prete se ne fu andato mi alzai e vidi che alle mie spalle c'erano due statue che affiancavano il gong, una di Shiva ed una di Shakti. Io mi trovavo dalla parte di Shakti.

Da lì compresi che la mia via era quella della ricettività e del femminile.

Infatti così avvenne... e lo appurai in seguito attraverso gli eventi vissuti. Non servono traumi  è sufficiente che il conflitto indichi la strada dolcemente. Il trauma ci riporta indietro a tentare nuovamente l'esperimento mentre il fluire ci fa superare l'ostacolo senza pentimenti. Spero che questa mia esperienza possa giovare il lettore nella comprensione del mio processo di crescita e dei miei intendimenti....

Faccio cenno ad un “lettore” così dicendo mi rivolgo ad un "altro"? Sì dal punto di vista fisiologico e no dal punto di vista della  coscienza, poiché la coscienza è la base stessa che entrambi - anzi "tutti indistintamente" - ci anima.
Ha iniziato a piovere, tira un forte vento, la stanza è buia, fa persino un po' freddo, la situazione sembra anomala considerando che siamo all'inizio dell'estate e ricordando che pochi giorni fa si scoppiava dal caldo, in quel campo di Vignola. Sicuramente la realtà ambientale e temporale percepita è soggettiva, eppure nella memoria -salvo il voler porre la condizione vissuta in una sequenza  rispondente ad un ordine stagionale- è facilmente riconoscibile.  Chi legge  percepisce dentro di sé una situazione affine da lui vissuta. Immaginandola, magari, leggermente diversa, poiché la diversità è implicita  nel considerare "l'altro".
Questo fa parte del meccanismo della trasmissione del pensiero.

Ma la verità non può essere trasmessa poiché la verità non può essere descritta, la verità non è una storia che puoi raccontare. E questa similitudine evocata non è certo la verità anche se  emozioni affini  connesse all'evento descritto possono sorgere egualmente.
Siamo abituati  ad immaginare attraverso interconnessioni interpretative (lo chiamiamo "dialogo"), lo facciamo anche nella nostra intimità, con noi stessi sovrani, ad esempio nel sogno in cui i rapporti immaginati fanno da contrasto ai vari personaggi che sono il sognatore stesso.  
Questo dal punto di vista psicologico.. e va bene accettarlo..  ma come una "differenza" che si manifesta nello stesso corpo, nello stesso organismo,con il trascorrere del tempo. Sarebbe bello però  se tali dialoghi fossero conduttivi all'amore, come fra il piccolo principe e la volpe.  E' questo il sentimento che integra la consapevolezza.

L'organismo è un insieme in cui ogni singola particella che lo compone ama se stessa  sia nell'interezza che nella prossimità delle singole componenti.
Ritorno al discorso dell'"identità bioregionale"... qui non si tratta di identità ambientale, non si riconosce il limite separativo nemmeno come differenza funzionale. E' vero che la funzione esiste nei vari organi, nelle diverse cellule, ma la coscienza è una. Pur che le cellule allo stesso tempo possono mantenere la loro funzione in quanto se stesse. Che bisogno c'è di considerare i pro ed i contro di una funzione se il semplice funzionamento è la riprova di una efficienza?
Il sadhu che rinuncia al mondo, che vive di elemosina per intenderci, non rinuncia veramente.. e come potrebbe mai.. Infatti continua a vivere nel mondo alla stessa stregua di un commerciante, di un  prete, di un assassino, di un politico, di un ladro, etc. ognuno contribuisce al mondo collettivo e copre un tassello. Vivere di elemosina o galleggiare nell'oro non cambia i fatti sostanziali della vita.

Una persona vive di per se stessa, con le sue necessità ed i suoi piccoli desideri e le sue paure, come ogni altro essere vivente. Poi si accoppia e il senso della sua identità si amplia alla famiglia, poi si riconosce nel suo clan, nel suo villaggio, nella patria, nella cultura condivisa, nella religione, magari "scopre" di far parte del pianeta Terra senza possibilità di separazione da tutto ciò che vi risiede.  E perché non ampliare la propria identità all'intero universo di cui la Terra è una particella?
Dov'è la separazione? Non esiste... A quel punto va bene continuare a svolgere la propria funzione qualsiasi essa sia come dettata dalle predisposizioni e dal destino. Allora se si vive in montagna ci si riconosce nella montagna, se si vive al mare ci si riconosce con il mare, se si vive in città si è cittadini... 

Identità bioregionale a questo punto significa semplicemente essere quel che si è riconoscendosi in ciò che è.. (da qui il titolo del nostro blog su Terra Nuova).

(P.S. Questo discorso è nato in me grazie alla sollecitazione ricevuta da Lorenzo Merlo)

di Paolo D’Arpini

Fonte: http://www.aamterranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Ricerca-e-scoperta-di-una-nuova-identita-bioregionale-riconoscendosi-in-cio-che-e


24 giugno 2013

Vignola - Memoria condivisa di Caterina Regazzi sull’Incontro Collettivo Ecologista 2013 e nota sul prossimo incontro del 2014

 Vignola - Memoria condivisa di Caterina Regazzi sull’Incontro Collettivo Ecologista 2013 e nota sul prossimo incontro del 2014

 

Vignola - Alcuni partecipanti all'Incontro Collettivo Ecologista 2013
Compagni di viaggio - Il servizio fotografico è di Vittorio e Fabiola
Eccomi qui dopo le due giornate dell’ Incontro Collettivo Ecologista 2013. E’ andata e dire che è andata molto bene (per me) è dire tutto e niente.
Comincio dal dopo la fine a raccontare qualche impressione, qualche momento bello..
Ieri mattina, dopo l’incontro, al risveglio, ho avuto una percezione da “riciclaggio della memoria” e ho rivisto i collettivi femministi a cui partecipavo negli anni ‘70 in cui si faceva “autocoscienza” e ci ho ritrovato la stessa emozione e lo stesso sentire provato nei giri di condivisione che si sono svolti durante l’incontro di questi giorni…. Collettivo Femminista…. Incontro Collettivo Ecologista… bella assonanza no?
E’ stato un po’ come ritornare bambini, in certi momenti, ritrovare la semplicità, la spontaneità, la purezza smarriti ma non perduti completamente, e questo Incontro ha portato per me, un nutrimento ricco e necessario a queste “doti” che dimentichiamo di possedere, che nella società attuale a volte possono essere fonte di disagio e che quindi, fin da bambini, ci insegnano a mascherare e a reprimere.
Capisco la mia difficoltà ad esprimermi in pubblico: non amando quello che sento dentro di me, ma forse dovrei dire più che “non amando”, non essendo sicura dell’accettazione degli altri verso di me (o di me stessa verso di me?), ho fatica ad esprimermi e quindi devo essere sicura di quel che dico e solitamente leggo i miei interventi per paura di dire sciocchezze o di dimenticare cose e concetti che viceversa credo possano essere ben accetti e condivisi.
Ma lasciamo stare la mia autoanalisi, per il momento. Devo fare anche un po’ di resoconto….
L’incontro per me è iniziato sabato 22 giugno 2013 all’ora di pranzo: Fabiola e Michele hanno pranzato e dialogato con noi (c’era anche mia figlia Viola) a casa, poi la giornata è proseguita con la Tavola Rotonda alla sala Cantelli: il Comune di Vignola è stato un buon attore di questo momento con la presenza e la partecipazione dell’Assessore all’Ambiente, dott. Scurani e la collaborazione nella preparazione della sala da parte di Jessica. Gli interventi erano variegati e senza un apparente filo conduttore, ognuno ha avuto modo di esprimere quello che più gli stava a cuore e che poteva essere di buon stimolo a svariate riflessioni per tutti.
Non c’era una vera separazione fra i relatori e, devo dirlo, lo scarso, ma attento pubblico. Ognuno era relatore e pubblico allo stesso tempo, ognuno con la sua sensibilità e le proprie conoscenze. Uno per tutti, credo il più “amato” degli intervenuti all’Incontro, Teodoro Margarita, si è presentato come un appassionato e strenuo difensore di Madre Terra e del mezzo che la Natura ha per riprodursi: i suoi semi e ci ha mostrato, con le sue parole, la sua pelle, le sue lacrime, i suoi gesti, la necessità di un impegno e la gioia di manifestare questo Amore.
Successivamente ci siamo trasferiti al campo di Maria che ringrazio per la sua ospitalità, dove siamo andati in un gruppetto a raccogliere erbe e fiori per fare l’acqua di San Giovanni insieme alle nostre due esperte di erbe: Isabella, recente, splendida scoperta col suo tamburo sciamanico con cui ha accompagnato un dolce canto sugli elementi, e l’affezionata Nelly, la nostra fata dei fiori.
Al ritorno dalla passeggiata e dopo la predisposizione della ciotola con l’acqua e le erbe, una cena frugale preparata dalle brave cambusiere di agribio (Cristina, Luisa e Monica) e poi l’accensione del fuoco da parte di Silvano, che ha provveduto per tutto il tempo a ravvivarlo con altra legna, e una danza collettiva intorno al fuoco e il salto del fuoco stesso, per chi lo voleva, benedicente. Siamo stati guidati da Monica Ferrari, anche lei molto preziosa in queste due giornate, e che ringrazio dal profondo del cuore. Ci hanno accompagnato i tamburi di un suo amico e di Isabella, che scandivano un ritmo tribale perfettamente in sintonia tra loro e con la situazione. Ho colto la presenza-assenza di alcune persone, che sono rimaste fuori dal cerchio, o che non si sono neanche avvicinate e magari se ne sono andate, ma tant’è, una delle cose belle che sono venute fuori in questi due giorni è la necessità ed il proponimento di accettazione delle diverse visioni e dei diversi modi espressivi, accogliendo quindi anche eventuali conflitti, che sono sale per la spinta evolutiva.
Come ha detto Lorenzo Merlo nella tavola rotonda, si fa tanto parlare di consapevolezza, ma se questa consapevolezza non è accompagnata dal sentimento, la spinta propulsiva può anche non manifestarsi.
Del secondo giorno, il 23 giugno, ricordo le lacrime che mi sono uscite ascoltando parlare Teodoro a nome di due esemplari di Populus nigra, che lui aveva estirpato dall’asfalto per evitare loro la morte per sfalcio (da parte di operatori del comune) e dei contadini indiani che si suicidano per evitare che a causa dei dissesti finanziari il governo espropri le loro terre, tutto ciò a causa dei disastri economici portati dalle multinazionali come la Monsanto che rendono i semi transgenici non più riproducibili e quindi queste persone quando perdono un raccolto per motivi climatici perdono la capacità di ricominciare autonomamente a coltivare.
Voglio ricordare anche l’esperienza di ecopsicologia che Monica Ferrari ci ha fatto fare e che mi ha svelato un mondo incredibilmente sconosciuto, quello del tatto. Siamo abituati a vedere le cose (e quanto è importante la vista!) e toccarle ad occhi chiusi ci fa sentire un po’ spersi, ma viverlo con la fiducia che abbiamo nel nostro accompagnatore (nel mio caso, Nelly), mi ha fatto pensare alla fiducia in quello che la vita ci riserva e ci riserverà, accogliendo con mente e cuore aperti tutte le esperienze. Non c’è bisogno di andare chissà dove, la vita è ovunque e ovunque c’è una scoperta da fare!
Grazie Paolo, grazie Maria e grazie a tutti!
Caterina Regazzi
Rete Bioregionale Italiana
…………………….

Nota  Aggiunta: 
“E la commediola sull’umiltà, che ha fatto da gran finale la sera del 23 giugno, con Caterina, Luisa e Maria attrici monacali, non la vogliamo ricordare?http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/05/vignola-23-giugno-2013-due-storie.html” 

Ed ancora due cose da aggiungere: 
1) E’ uscito il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale del solstizio estivo 2013, chi volesse ricevere l’edizione in cartaceo può farne richiesta a: Caterina Regazzi, Via Bruno Manni, 9 – Spilamberto (Mo) costo 5 euro compresa la spedizione postale; chi volesse invece il formato PDF gratuito può chiederlo scrivendo a: circolo vegetariano@gmail.com. 

2) Al termine delle condivisioni, in chiusura dell’Incontro Collettivo Ecologista 2013, domenica 23 giugno, è stata avanzata la proposta da parte di Michele Meomartino di ospitare il prossimo incontro del 2014 in Abruzzo, presso l’associazione Olis di Montesilvano. La proposta è stata accettata all’unanimità dai presenti. Pertanto il prossimo anno saremo vicini al mare….. e si parlerà quindi anche di ecologia marina.
Paolo D'Arpini - Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana

Sotto l'albero di Gelso a Vignola

 
Fiume Panaro, luogo del battesimo

 
Felici e contenti dopo il battesimo

 
Due partecipanti romani,  sul sentiero natura

 
 
Tony  all'esperimento di ecopsicologia

 
 Tre monache buddiste nel campo della Bifolca

 
 
Tre monache cristiane nel campo della Bifolca

 
Foto
Momento musicale e canto di mantra


Arrivo al Teatro Cantelli di Vignola


 
Foto: Incontro Collettivo Ecologista del solstizio estivo.
 
Momento di dialogo al Teatro Cantelli di Vignol



Buvette all'aperto poco prima del pranzo

 

Scorcio della campagna attorno


Il frutteto della Bifolca


 
Partecipazione artigianale contadina



Partecipazione gallinacea




Partecipazione equina



Il forno in terra cruda



La casa di Maria Miani, che ha ospitato l'incontro



Momento sciamanico la sera al fiume Panaro



 

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