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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
2 febbraio 2015

Biospiritualità

Biospiritualità - Allargare la visuale per riconoscersi in ciò che è...


Un sovvertimento di valori è necessario per la comprensione di ciò che realmente è utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra.
Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate?
Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono nel vaso sul terrazzo… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l’occhio dell’ecologia profonda, anche nell’ambito istituzionale ed amministrativo.
Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti.
Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto “umano” e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno della nostra Rete Bioregionale. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, “l’ecologia profonda” e la “spiritualità laica” in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Paolo D’Arpini



21 gennaio 2015

Agricoltura biologica bioregionale

Salviamo l'Agricoltura con il biologico bioregionale




Abbiamo tutti i dati disponibili sui responsabili del fallimento delle
politiche agroambientali europee in Italia, miliardi di € stanziati
dal 1992 (e in forma obbligata e prioritaria dal 2000), per sostenere
le coltivazioni biologiche e la sostituzione dei pesticidi chimici in
agricoltura, ovvero la loro reale riduzione, obiettivo principali dei
regolamenti europei in materia.

Gli Agricoltori Biologici hanno diritto al pagamento dei mancati
ricavi (considerato un calo del 30% di rese), maggiori costi, più un
20% per i costi di transazione (burocrazie), più un 30% per azioni
d'area collettive che possano comportare un beneficio territoriale (ad
esempio nell'area del Lago Trasimeno, di interesse naturalistico
europeo strategico, che poteva godere anche di sussidi aggiuntivi
ulteriori, mai utilizzati). I riferimenti medi a superficie europei
sono di 600 €/ha per le colture erbacee e 900 €/ha per quelle arboree,
salvo possibilità di aumentare adeguatamente tali pagamenti per
colture particolarmente sensibili e costose (Orto-frutticole, Tabacco,
Ornamentali, Ulivi secolari, Vigneti di pregio, ecc.).

Soldi che, purtroppo, hanno invece sostenuto prima una falsa riduzione
dei Pesticidi (Reg. 2078/92) e poi una falsa Agricoltura Integrata (da
2000 al 2013), senza obbligo di utilizzo dei prodotti biologici
"sostitutivi dei pesticidi" chimici, come previsto dalla Decisione CE
del 30-12-1996 in materia di Produzione Integrata.

E, dopo 20 anni di disastro chimico e truffe agroambientali, dal 1
gennaio 2014 l'Agricoltura Integrata è diventata obbligatoria su tutto
il territorio nazionale con l'entrata in vigore del D. lgsl. 150/2012
che recepisce la Direttiva UE sull'uso sostenibile dei Pesticidi e non
potrà pertanto più godere dei pagamenti agroambientali, previsti per
impegni facoltativi a benefico ambientale e sanitario. Nonostante ciò
alcune regioni (Umbria, Toscana, ecc.) hanno aperto bandi
agroambientali nel 2014 per continuare a pagare l'agricoltura
"cosiddetta integrata".

Mentre i disciplinari di Agricoltura integrata, ancora oggi come da 20
anni, prevedono trattamenti chimici molto superiori al normale uso in
agricoltura convenzionale. Una truffa comunitaria, denunciata dagli
agricoltori Umbri alla Corte dei Conti dell'Umbria, nel 2001
(Procuratore Minerva) e alla Corte dei Conti UE nel 2007, al MIPAAF e
alla Commissione UE, con uno studio inviato dal sottoscritto che segue
la relazione durissima della stessa corte dei Conti UE sulla spesa
agroambientale (Rel. n. 3/2005).

Con segnalazioni ed esposti al Comando NAC, gia dal lontano 2001-2002,
alle Trasmissioni Report e ad Ambiente Italia negli stessi anni
2001-2002 e in svariate denunce pubbliche e convegni... fino ai giorni
nostri, laddove le colline in primavera, invece che verdi diventano
arancio, per l'uso assurdo dei disseccanti totali, che prima non si
utilizzavano in agricoltura. Mentre ora sono addirittura inseriti nei
disciplinari di Agricoltura Integrata con cui si prende il pagamento
europeo agroambientale (i soldi delle nostre tasse), con conseguenze
disastrose per la distruzione dell'humus dei terreni e le conseguenti
alluvioni per mancanza di trattenimento dell'acqua... fino al delirio
legislativo di autorizzarli per disseccare il Grano e gli altri
cereali prima della raccolta, in modo da avvelenare la base della
dieta Italica, provocando esplosioni di allergie, celiachia, tumori
dell'apparato digerente, leucemi e linfomi, ecc... causati dai residui
dei disseccanti stessi.

L'Italia, in tal modo, ha costantemente aumentato le vendite di
pesticidi chimici di sintesi negli ultimi 20 anni, acquistati spesso a
scontrino, da agricoltori che hanno percepito e continuano a percepire
pagamenti agroambientali, coperti e incentivati dai Sindacati
Agricoli, mentre l'agricoltura biologica ha visto ridurre i terreni
certificati (a fine conversione) di oltre il 20% negli ultimi 10 anni.
E l'incremento continuo dei residui chimici nelle acque superficiali e
profonde è il principale indicatore del risultato fallimentare e
negativo della politica agroambientale delle regioni e del ministero,
che rischiano una procedura d'infrazione comunitaria. Oltre alla
riduzione drammatica degli insetti impollinatori (Api), ...e degli
spermatozooi degli esseri umani, come ci ricorda il Dr. Luigi Montano.

Mentre i Sindacati Agricoli continuano a vivere in un conflitto di
interessi, essendo partecipi dei Consorzi agrari che vendono pesticidi
chimici, mentre decidono le politiche regionali agroambientali nei
cosiddetti Tavoli Verdi insieme alle regioni...

Invece di riconvertire i consorzi all'Agroecologia e vendere mezzi
tecnici biologici, supportati dai pagamenti agroambientali comunitari,
attuando una convergenza di interesse per il bene collettivo, che era
l'obiettivo della politica agroambientale europea, ndr.

Manca ancora la necessaria assistenza tecnica specialistica nella
difesa delle coltivazioni, nonostante sia finanziata dalla Comunità
europea con 1.500 € a consulenza aziendale dal 2007, mentre i tecnici
divulgatori agricoli han finito per diventare burocrati dei sindacati
stessi per le pratiche dei contributi europei, in concorrenza
(sleale?) nei confronti dei tecnici privati iscritti agli albi
professionali, non adeguatamente difesi dagli albi professionali.
Agroecologi che dovevano essere invece da guida per le politiche
agroambientali europee, prioritarie ed obbligatorie, assistendo in
maniera indipendetne gli agricoltori nella riconversione alle tecniche
biologiche.

Mentre i venditori di pesticidi (o i loro cosiddetti "tecnici
dipendenti") abusano della loro professione, consigliando direttamente
gli agricoltori sull'uso dei Pesticidi chimici di sintesi, senza la
necessaria prescrizione da parte di tecnici abilitati e indipendenti
dalla vendita dei pesticidi chimici, come previsto dalla circolare
MIPAAF sull'atto fitoiatrico.

E gli albi professionali, dopo un ventennio in cui sono stati a
guardare, sono ricorsi finalmente al TAR del Lazio... mentre per
comprare un semplice antibiotico bisogna andare dal veterinario.

Insomma mi pare ce ne sia abbastanza per un'indagine parlamentare e
una commissione d'inchiesta che metta un pò d'ordine in materia. Oltre
che per una denuncia alle Procure della Repubblica. Intanto, sono in
corso ricorsi ai TAR (degli agricoltori biologici in Toscana) e
appelli al Consiglio di Stato sulla materia agroambientale. Che
speriamo si concludano positivamente con il rimborso delle somme
percepite da chi ha praticato una falsa agricoltura integrata e per il
trasferimento dei fondi stessi verso chi si impegna nella
riconversione biologica, con commisurazione adeguata dei Pagamenti
Agroambientali corrrispondenti (oggi molto ridotti rispetto a quanto
previsto dalle norme UE).

Mentre i nostri figli hanno raggiunto il record mondiale dei tumori
dell'infanzia (OMS), con allergie su oltre 2 milioni di bambini e
l'aspettativa di vita sana Italiana è crollata di almeno 8 anni dal
2003 ad oggi (Eurostat). Con la spesa sanitaria che incide oggi per
oltre l'80% dei bilanci regionali (almeno 100 miliardi all'anno per
malattie degenerative, con conseguenze, purtroppo, spesso mortali)

I Pesticidi sono definiti dalla Dir. in materia di Uso sostenibile
come Pericolosi per la salute e rappresentano le principali concause
aggravanti della maggior parte delle patologie degenerative gravi,
come dimostrano auterevoli entità di ricerca (IARC Lione, Ist.
Oncologico Ramazzini - Bologna, ecc.).

E' troppo tardi ormai per essere pessimisti o catastrofisti... è solo
tempo di Agire.

Mentre si stanno decidendo in questi mesi i nuovi PSR Regionali, le
ricchissime finanziarie agricole che hanno a disposizione degli
agricoltori i fondi adeguati per riconvertire tutta l'Agricoltura
italiana al Biologico, e prevedono anche il pagamento di ulteriori
azioni a beneficio agroclimatico-ambientale (incremento dell'humus e
della biodiversità, riduzione della CO2, Siepi e alberature,
forestazioni e aree naturali, ecc.), dell'Assistenza Tecnica (1.500 €
per consulenza), per la formazione dei tecnici (200.000 € all'anno),
per la certificazione biologica (3.000 € ad azienda), per i giovani
agricoltori (70.000 € per ogni nuova partita iva), per Innovazioni e
Diffusione delle tecniche agroecologiche, per la promozione dei
prodotti agroalimentari biologici e la vendita diretta, per le
fattorie biologiche didattiche e sociali, per i progetti agroecologici
intercomunali dei GAL, per le Assicurazioni agevolate in agricoltura,
con rimborso del 65% dei costi delle polizze in caso di Assicurazioni
Mutualistiche tra gli agricoltori per la Difesa Biologica dalle
avversità (malattie e insetti dannosi, grandine ecc.) delle
coltivazioni, per gli investimenti agricoli e per l'informazione degli
agricoltori... oggi disinformati quasi su tutto in materia
agroecologica. E per i consulenti delle Regioni e del Ministero, che
dovrebbero essere esperti in materia agroambientale, obbligatoria,
prioritaria e trasversale su tutte le azioni previste dalla PAC per
l'Italia, che gode di oltre 50 miliardi di € (dal 2015 al 2020) e dai
Regolamenti Europei che finanziano i PSR (20 miliardi di € per
l'Italia).

Non perdiamo anche quest'ennesima occasione... sono esattamente 25
anni che ripetiamo le stesse cose.

Salviamo l'Agricoltura Italiana e soprattutto salviamo gli agricoltori
dal suicidio chimico, da altri premeditato...

Giuseppe Altieri


20 gennaio 2015

Montecorone - Preparativi per il Collettivo Ecologista del 20 e 21 giugno 2015


Care, cari, siamo qui ad informarvi che dobbiamo posticipare il secondo appuntamento organizzativo per il Collettivo Ecologista 2015 da tenersi a Montecorone a casa di Pietro. Precedentemente avevamo fissato la data del 1 febbraio per rivederci ma nel frattempo sono subentrati degli impicci di lavoro per quella data ed inoltre alla fine di gennaio partiamo per le Marche. Tra l'altro, non avendo ancora ricevuto conferme collaborative, ricordiamo a tutti quali sono le figure utili alla riuscita della manifestazione del Solstizio estivo : una persona che si occupi della raccolta dei fiori di San Giovanni e della preparazione dell'acqua benedetta per il sabato 20 giugno, una persona che conduca le danze sciamaniche attorno al fuoco la stessa sera unitamente ad alcuni musicanti, una persona disposta a dare una mano per la preparazione culinaria ed un'altra per il coordinamento interno logistico nelle due giornate. 

Ovviamente ogni partecipante è comunque chiamato a condividere tutti i lavori di gruppo e dare un aiuto alla conduzione generale, ad esempio portando qualche cibo cotto e crudo vegetariano o bevande, e aiutando nelle varie necessità di disbrigo, etc. Lo scopo dell'Incontro Collettivo Ecologista è quello di fare un esperimento di vita comunitaria, con persone che si incontrano anche per la prima volta, in modo da creare un senso di comunità e solidarietà reciproca. 

Durante i due giorni verranno scambiati in varie sessioni di sharing le proprie esperienze personali sulla vita ecologica, con esempi di agricoltura, artigianato, arte, etc. per cui ci sarà anche da mettere in pratica le proprie capacità trasmettendole e condividendole con tutti gli altri. Per cui al fine di decidere le parti e mettersi tutti in gioco in modo concreto abbiamo pensato di incontrarci organizzativamente nella prima metà di maggio -ad esempio la domenica 10 maggio 2015- nel primo pomeriggio, per poter stabilire i compiti e visionare gli spazi utili (per i cerchi di condivisione e per il fuoco rituale).

 Auguriamo a tutti buona continuazione di percorso. 

Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi 

 Scrivere a: circolovegetariano@gmail.com


9 gennaio 2015

Ecologia nel qui ed ora

Bioregionalismo ed ecologia profonda nel qui ed ora



La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita.

Questa è la visione dell'ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Ne consegue che sia la politica che l’economia umana devono tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: E ciò ecologicamente compatibile? I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, la produzione di alimenti, il rapporto con gli animali, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica.

Deve essere avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita globale del pianeta.

La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di destra-sinistra (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).

Infatti abbandonando il concetto ormai obsoleto di destra-sinistra possiamo tranquillamente entrare nel mondo dell’appartenenza e condivisione. La consapevolezza di essere parte integrante del tutto l’unica strada per uscire dal vortice di una ripetitiva e rovinosa barbarie.

Paolo D'Arpini


31 dicembre 2014

Bioregionalismo nelle comunità umane

Il bioregionalismo applicato nelle comunità umane



Essendo vissuto per moltissimi anni in un contesto urbano (sono nato e vissuto a Roma ed ho anche abitato a Verona), ed avendo anche tentato un esperimento di ri-abitazione di un piccolo borgo abbandonato, Calcata, con conseguente tentativo di ricostituire o -perlomeno- avviare un processo di comunità ideale (non so con quale successo…), posso affermare che massimamente il mio procedere “bioregionale” si è svolto in un ambito sociale “cittadino”. Ma attenzione, essere un cittadino non significa abitare in città bensì vuol dire riconoscersi in un “organismo" comunitario umano.

Dal 2010 mi sono trasferito in una cittadina delle Marche, Treia, e questo è un successivo passo avanti verso la mia ricerca di una sistemazione sociologica ideale…. Infatti Roma è abitata da 6 milioni di persone, è insomma una metropoli, Verona conta quasi mezzo milione di abitanti, Calcata meno di mille… Mentre Treia arriva quasi a diecimila. Insomma sto cercando una giusta via di mezzo, adatta al mantenimento di un sano rapporto con l’ambiente e gli animali senza dover rinunciare ai vantaggi della “civitas”, essendo noi umani esseri altamente socializzanti….

La parola “Bioregionalismo” come pure il termine “Ecologia profonda” sono neologismi coniati verso la fine degli anni ‘70 del secolo scorso, rispettivamente da Peter Berg ed Arne Naess, uno scrittore ed un ecologista, ma rappresentano un modo di vivere molto più antico, che anzi fa parte della storia della vita sul pianeta ed ha contraddistinto tutte le civiltà umane (sino all’avvento dell’industrializzazione selvaggia e del consumismo). Diciamo che il “bioregionalismo” (che equivale all’ecologia profonda) contraddistingue un modo di pensare che muove dall’esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra. Questo rapporto si conquista partendo dalla volontà di capire -riabitandolo- il luogo in cui viviamo.

Una bioregione infatti non è un recinto di cui si stabiliscono definitivamente i confini ma una sorta di campo magnetico (aura – genius loci) distinguibile dai campi vicini solo per l’intensità delle caratteristiche che formano la sua identità, alla stessa stregua degli esseri umani, contemporaneamente diversi e simili l’uno all’altro.

In una ottica bioregionale – dovendo analizzare i requisiti antropologici di una città ideale – occorre prima vedere gli aspetti di cosa è una città. Noi usiamo il termine città che deriva da “civitas” ma dobbiamo considerare anche l’altra definizione “urbs”, questi due termini hanno pari valore nella fondazione ed urbanizzazione del luogo abitativo.

Dal punto di vista antropologico sappiamo che una piccola comunità di 1000 persone consente a tutti i suoi membri la conoscenza personale ed inter-relazione reciproca. Ogni cosa prodotta ha come fruitori i membri tutti ed altrettanto dicasi per quanto è scartato. Nelle comunità antiche, nelle tribù che furono la base della vita umana per migliaia di anni, la reciprocità o solidarietà era elemento di sopravvivenza e sviluppo. Quando lentamente si giungeva ad una summa di tribù dello stesso ceppo originario (diciamo cento entità di 1000 componenti) si diceva che era nato un popolo, una società, insomma una “civitas”. Dobbiamo quindi partire da un elemento precostituito e cioé che l’ambito di una “comunità ideale” non dovrebbe superare i centomila abitanti. Ciò vale anche per una metropoli che andrebbe suddivisa in quartieri di tale entità. Perché? Per un semplice motivo: se tutti i componenti di una comunità “originaria” hanno interrelazioni in allargamento (diaspora) sarà possibile connettersi indirettamente o direttamente con gli appartenenti ai vari gruppi che compartecipano allo stesso luogo. Tutti individui diversi dal gruppo originario ma tutti “elementi effettivi” della stessa collettività.

Ampliando così il ramo di interesse dalla parentela vicina o lontana alla compartecipazione, somiglianza e convivenza nello stesso luogo. A questo punto le varie entità (o gruppi di individui) son paritetiche l’un l’altra, intrecciate in un contesto di relazioni e formano la base della città ideale. Forse i membri della città apparterranno a ceti diversi ma assieme a noi vivono nella città, con essi manteniamo numerosi rapporti personali come fra membri di una tribù ideale. Questa si può definire società ed il processo descritto conduce a forte correlazione e socializzazione e vivifica l’intera comunità. Ma si può dire che centomila abitanti son un limite. Giacché questo è il livello d’interrelazione possibile e la città bioregionale -secondo me- deve comprendere criteri di suddivisione sociale che rispettino questi termini numerici.

Non ho nulla contro la vita umana negli agglomerati umani, ma occore portare elementi di riequilibio all’insieme degli elementi vitali, materiali od architettonici che siano.

Il primo passo verso la riarmonizzazione delle aree urbane è il riconoscimento che esse si trovano tutte in bioregioni, all’interno delle quali possono divenire protagoste ed ecosostenibili. La peculiarità dei suoli, bacini fluviali, piante e animali nativi, clima, variazione stagionale e altre caratteristiche che sono presenti in un luogo-vita bioregionale (ecosistema), costituiscono il contesto base per l’approvvigionamento delle risorse quali: cibo, energia e materiali vari. Affinché questo avvenga in modo sostenibile, le città devono identificarsi e porsi in reciproco equilibrio con i sistemi naturali.

Non solo devono reperire localmente le risorse per soddisfare i bisogni dei propri abitanti ma devono altresì adattare i propri bisogni alle condizioni locali. Questo significa mantenere le caratteristiche naturali che ancora rimangono intatte e/o ripristinarne quante più possibili. Per esempio risanando baie inquinate, laghi e fiumi affinché possano ridiventare habitat salubri per la vita acquatica, contribuendo in tal modo all’autosufficienza delle aree urbane. Le condizioni che contraddistinguono le aree geografiche dipendono dalle loro peculiari caratteristiche naturali: una ragione in più per adottare i principi base del bioregionalismo, appropriati e specifici per ogni luogo e -soprattutto- utilizzabili per orientare al meglio le politiche municipali.

Le linee guida di questo mutamento possono essere prese da alcuni principi base che governano gli ecosistemi:
1) Interdipendenza. Accrescere la consapevolezza dell’interscambio fra produzione e consumo, affinché l’approvvigionamento, il riuso, il riciclaggio e il ripristino possano diventare integrabili.
2) Diversità. Sostenere la diversità di opinione così da soddisfare i bisogni vitali oltreché una molteplicità di espressioni culturali, sociali e politiche. Resistere a soluzioni che privilegino i singoli interessi e la monocultura.
3) Autoregolamento. Incoraggiare le attività decentralizzate promosse da gruppi di quartiere-distretti. Rimpiazzare la burocrazia verticistica con assemblee di gruppi locali.
4) Sostenibilità economica. Scopo della politica è quello di operare con interessi lungimiranti, minimizzando rimedi fittizi ed incentivando un processo di riconversione ecologica a lungo termine.

Mi sembra che il materiale trattato per il momento possa bastare al fine di una riflessione sul tema.


Paolo D’Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana
circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293


A Roma


A Calcata


A Treia


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25 dicembre 2014

Matrismo e bioregionalismo antesignano

Bioregionalismo - Il sogno della Terra, un antico futuro… e la storia dell’universo

Quindici miliardi di anni fa iniziò una fantastica storia che noi viviamo ancora oggi e di cui, sempre oggi, siamo noi umani chiamati a scrivere, più o meno responsabilmente, le prossime pagine…

Quindici miliardi di anni fa iniziò la storia dell’universo che Thomas Berry, passionista, teologo, storico, o meglio come lui ama definirsi, bioregionalista, geologo e cosmologo, ci ha indicato come la nostra vera storia sacra.
In quel tempo lontano, attraverso un significativo processo di autoorganizzazione, nacquero le galassie, le stelle, la nostra Via Lattea e il sistema solare, la luna, la terra con le sue montagne, i mari e fiumi… Poi i primi organismi unicellulari, la vita! E infine le piante, gli animali e, quando il pianeta rifulgeva ormai di una infinita bellezza e tantissime varietà di esseri viventi, arrivarono anche gli umani, i primi a prendere coscienza di loro stessi e anche, in seguito, di tutto ciò che significava la loro esistenza sulla terra e il far parte dell’interà comunità terrestre. Poi qualcosa cambiò e circa 6000 anni fa gli umani decisero di uscire dalla comunità, distaccarsi dalla natura, passare dalla visione della Terra come madre a quella patriarcale di dominio sulla stessa terra.
Thomas Berry nelle sue opere, rifacendosi anche alla teoria di Gaia, la Terra come essere vivente, cerca di recuperare l’intera tradizione spirituale occidentale cristiana, sostituendo però al Cristo storico il Cristo-Universo e vedendo l’intera creazione cosmica come una manifestazione di un sacro mistero divino. Essere cristiani per lui ormai significa ricollegarsi al funzionamento armonico e integrale del sistema biotico planetario. Attualmente i cristiani se vogliono avere ormai una prospettiva in chiave ecologica (e i nostri tempi di disastri ambientali sembra non chiedano altro), devono accettare il tempo evolutivo come tempo sacro e la storia dell’universo come storia sacra…
Theilhard de Chardin, l’evoluzione e il punto omega:
Le idee innovative ed ecologiste di Thomas Berry vengono dal suo essere un discepolo di un altro grande personaggio della storia alternativa della Chiesa Cattolica, Pierre Theilhard de Chardin (1881-1955), gesuita, teologo e geologo che per primo nella prima metà del secolo scorso portò all’interno della chiesa, tra mille difficoltà e incomprensioni, l’idea evoluzionistica dell’universo. Teilhard de Chardin fu un moderno mistico e visionario però saldamente ancorato alla scienza (era un paleontologo) e quindi cercò per tutta la vita di coniugare ricerca scientifica, concetti filosofici e dottrina teologica provando a dare un senso cristiano a tutta la storia dell’universo, fino alla comparsa degli esseri umani e il loro rapporto con Dio.
Le tante intuizioni di Teilhard de Chardin sulla noosfera (dalla litosfera all’’atmosfera, idrosfera, biosfera e infine alla noosfera come involucro pensante della Terra), sul punto omega (dall’alfa all’omega, dall’inizio dell’universo al punto, omega, verso dove l’universo evolve e converge, l’unione con Dio presente in tutte le cose, l’ambiente divino), sull’amore (energia psichica cosmica motore della creazione ed evoluzione dell’universo), sul femminino (l’inizio del tutto al femminile, nuovo concetto di creazione, rovinata poi dal maschile ma salvata in seguito dalla venuta di Cristo), sul concetto di cristico (il cosmico, l’evolutivo e l’umano, il convergente), sulla stoffa cosmica (unione di spirito e materia), per finire alla definizione della legge di coscienza e complessità (l’insieme dei fenomeni di autorganizzazione della vita e di direzionalità dell’evoluzione), hanno dato una nuova prospettiva sacra alla presenza degli umani sulla terra e acora di più, come dice Thomas Berry, nel luogo dove vivono e dove possono praticare ogni giorno uno stile di vita in armonia con la natura (bioregionalismo).
Determinante nel pensiero di Thomas Berry è il riconoscimento che attualmente gli umani hanno rotto il patto con Dio, con l’universo e con la Terra ed è necessario apprenderne tutta la gravità per ricominciare l’importante compito di conservazione della creazione e di costruzione di una terra pronta per il punto omega – tanto caro a Teilhard de Chardin – una terra più giusta, fatta di uguaglianza e non di sofferenza e dolore (e in chiave ecologista e bioregionalista Thomas Berry lo direbbe non solo per la comunità degli umani ma anche per tutte le comunità di esseri viventi, piante e animali e non-viventi, montagne, fiumi, valli, mari, cielo…). Una bella immagine del punto omega ce la offre il fisico Brian Swimme, a sua volta allievo di Thomas Berry, facendoci pensare a come l’universo da un punto iniziale sia passato per miliardi di rocce inanimate fino a una madre che allatta con tanto amore il suo bambino…
Ecco quindi che il pensiero di Theilard de Chardin tanto evoluzionista quanto incentrato sulla sacralità dell’universo, si può definire proto-ecologista e anche ispiratore di importanti teologie successive come la teologia della liberazione e la teologia ecologista e bioregionalista di Thomas Berry che insieme hanno dato le basi per una nuova religione universale fondata sul mistero sacro dell’evoluzione dell’universo e sul ruolo e di riconciliazione fra gli umani e la terra per perseguire insieme alla terra stessa il progetto dell’universo.
Significativo è notare che il pensiero di Teilhard de Chardin, pur essendo stato oggetto di molte critiche scientifiche, filosofiche, teologiche, e recentemente anche ecologiche (c’è da dire che ai suoi tempi le problematiche ambientali del pianeta ancora non si erano manifestate con tanta gravità come ai giorni d’oggi e che il suo discorso quindi era centrato principalmente sugli esseri umani), mantiene tutt’ora intatta la profondità e importanza delle sue intuizioni e che, pur con le oppurtune modifiche e rettifiche, come è giusto che sia in un corretto processo di evoluzione di un pensiero, è tutt’ora da considerare come una delle più grandi visioni del passato capace ancora di portare efficacia nel presente.e speranza per il futuro.
La mistica della Terra, gli ecologisti e il “Manifesto” per l’Era Ecozoica
Thomas Berry afferma che c’è un pressante bisogno di una rinnovata mistica della terra e che debbono venire alla luce nuove figure di guide spirituali capaci di coniugare scienza ecologica e senso del sacro; queste figure attalmente non possono più essere né i preti, né i guru, né gli sciamani ma bensì gli ecologisti integrali, le uniche persone, donne e uomini, capaci di ascoltare la voce del pianeta, ciò che Gaia, la Madre Terra ha da dire agli umani e di riportare in linguaggio comprensibile le leggi della natura, della selvaticità, dei cicli ecologici, insomma le leggi che definiscono il cerchio sacro della vita. Il fine è di guidare gli umani e la terra, nella sua interezza di tutte le comunità di viventi e non-viventi, verso che quella che Berry ha chiamato Era Ecozoica, una nuova era di consapevolezza ecologica profonda in contrapposizione alla moderna e devastante Era Tecnologica che sta portando il Pianeta intero verso una catastrofe senza precedenti. Attenzione, dice Thomas Berry, in questo momento così drammatico per il pianeta è importante celebrare la Passione della Terra piuttosto che la Passione di Cristo…
Nel Manifesto dell’Era Ecozoica, scritto da Thomas Berry circa quindici anni fa, sintesi semplice e profonda del suo pensiero, vengono presentati 14 punti fondamentali in cui si parla dell’Universo come comunione di soggetti e non come di una collezione di oggetti, della centralità della terra e non più degli umani, del riconoscimento della dimensione femminile della terra stessa e della necessità di una nuova sensibilità religiosa insieme ad un nuovo linguaggio e archetipi ecozoici, eccetera. Da notare che nel documento non vengono usate mai né la parola Dio, né Cristo e questo mi sembra un importante passo verso un rinnovato senso del sacro in chiave ecologica universale.
Per Thomas Berry abbiamo davanti a noi, se vogliamo, un futuro ecologista che potrà salvare noi e il pianeta, un futuro pieno di speranza, e questo futuro potrà arrivare solo dopo quello che Berry definisce Il Grande Lavoro (”The Great Work”, titolo anche di un suo importante libro scritto nel 1992 insieme a Brian Swimme) ovvero creare un ambiente di vita dove gli umani vivano in una mutua e profonda relazione con la più ampia comunità dei sistemi che governano la vita.
Marija Gimbutas e la civiltà pacifica e egualitaria dell’Antica Europa
Fin qui ho cercato di riportare, in una sintesi molto estrema, il pensiero profondo di due grandi personaggi, Teilhard de Chardin e Thomas Berry che sicuramente hanno agito in modo coerente, tanto spirituale quanto scientifico, per un rinnovamento della tradizione cristiana. In questa tradizione sono centrali i concetti di redenzione e resurrezione legati alla figura di Gesù e sui quali proverò a fare una breve riflessione frutto più che altro dei miei studi riguardanti un’altra importante figura del secolo scoso, Marjia Gimbutas, archeomitologa (come lei amava definirsi) lituana, emigrata in America durante il nazismo. I suoi studi e ricerche, ormai universalmente accettate dal modo scientifico-archeologico, hanno permesso di sapere che nell’europa neolitica (10.000-4000 a.C) esisteva una vera e propria civilltà nativa legata alla terra, la Civiltà dell’Antica Europa e della Grande Madre, pacifica, egualitaria e rispettosa dei cicli della natura e dove si viveva persino in città di 20.000 abitanti. Questa civiltà e tutte le sue idee e pratiche di vita che protremmo definire proto-ecologiste, furono poi spazzate via dall’arrivo delle bande di guerrieri indoeuropei dall’inizio del 4.000 a.C. e che perdurarono durante qualche millennio portando, anzi imponendo, con estrema violenza e guerre senza fine, la nuova visione patriarcale di dominio sulla natura e disuguaglianza fra gli umani.
Eva, il serpente e il senso del sacro; una speranza per il futuro…
Forse è forse nell’antica civiltà neolitica matriarcale che va ricercato quel paradiso terrestre perduto (la mitica età dell’oro dei greci) cardine principale del pensiero biblico? E’ nell’arrivo dei guerrieri indoeuropei e di guerre e devastazioni mai vissute prima dai popoli neolitici, l’arrivo di un male da cui gli umani vanno redenti? E se dopo la redenzione serve una resurrezione per pensare ad un mondo nuovo che arriverà un giorno per la gloria dei cristiani, questi però lo aspetteranno senza preoccuparsi del qui e ora? Ma allora non potrebbe essere ancora un mondo patriarcale?
La questione interessante è che Teilhard de Chardin non poteva certamente conoscere la storia degli antichi europei neolitici che Marija Gimbutas cominciò a studiare e pubblicare all’incirca intorno al la metà degli anni ’50 (”Il fenomeno umano”, probabilmente il più significativo libro di Teilhard de Chardin fu pubblicato l’anno della sua morte avvenuta nel 1955), Inoltre il libro più importante della Gimbutas, pietra miliare delle sue ricerche: “Il linguaggio della Dea”, è datato 1989, mente il primo libro di Thomas Berry “The Dream of the Earth” (”Il Sogno della Terra”, ancora incredibilmente inedito in Italia) è del 1988. Nonostante tutto, sia a Theilard de Chardin ma specialmente a Thomas Berry, non è ignota la questione dell’arrivo dei guerrieri indoeuropei nell’europa neolitica ma dall’analisi delle loro pubblicazioni in comparazione con quelle di Marija Gimbutas si può capire che specialmente il primo non potesse essere a conoscenza pienamente dlla storia europea, specialmente di quella spirituale degli ultimi 12.000 anni… Quindi come potrebbe ancora evolvere il loro pensiero? O addirittura non ci fu un tempo (l’Antica Europa) in cui gli umani erano finalmente giunti al punto omega e la fine del paradiso terrestre e in definitiva tutta la genesi non potrebbero essere una rappresentazione mitica di un fatto realmente accaduto e cioè il passaggio da una civiltà pacifica matriarcale, dove alle donne era riconosciuta un importante dignità (rappresentate tutte da Eva e dal serpente, allora animale sacro alla Dea Madre) a quella tutt’ora esistente maschile patriarcale e violenta che ha voluto usurpare alle donne e alla natura il loro ruolo fondato principalmente sull’energia e saggezza ecologica?
Teilhard de Chardin, Thomas Berry e finalmente anche una donna, Marja Gimbutas, hanno dato molto per la crescita della nostra coscienza in chiave spirituale ed ecologica, un rinnovato senso del sacro che ci riconnette con l’universo, la terra e il luogo dove viviamo, e ci permette di vivere in modo ecologicamente sostenibile insieme ad una buona dose di speranza per il futuro e di entusiasmo per il nostro ruolo e la nostra esistenza sul pianeta. In definitiva è questo il sogno della terra.
Stefano Panzarasa
Al Circolo Vegetariano VV.TT. Di Treia

…………………
Manifesto dell’Era Ecozoica di Thomas Berry
1. L’Universo è una comunione di soggetti e non una collezione di oggetti.
2. La Terra esiste e può continuare a esistere solo in un funzionamento integrale. Essa non può sopravvivere frammentata, proprio come qualunque altro organismo. Tuttavia la Terra non possiede un’uniformità globale. Essa è un complesso differenziato di cui va sostenuta l’integrità e l’interrelazione delle varie espressioni bioregionali.
3. La Terra è un bene che ci è stato offerto in godimento soggetto a scadenza. å destinata a danni irreversibili nei suoi maggiori sistemi di funzionamento.
4. Gli esseri umani rappresentano un elemento derivato rispetto alla Terra, che è primaria. Ogni istituzione umana, professione, programma e attività, devono porla al centro dei propri interessi. Nella teoria economica, per esempio, la prima legge deve essere quella della tutela dell’economia terrestre. Un Prodotto Nazionale Lordo in crescita a cui si affianca un Prodotto Terrestre Lordo in deficit rivela l’assurdità della nostra attuale situazione. Per la categoria medica deve essere chiaro che non si può avere gente sana su un pianeta malato.
5. L’intero sistema di funzionamento della Terra si è alterato nella transizione dall’Era Cenozoica a quella Ecozoica. I principali sviluppi del Cenozoico avvennero interamente al di fuori di ogni intervento umano. Nell’Ecozoico noi umani avremo invece un’influenza determinante in quasi tutti i processi evolutivi: anche se non sappiamo come produrre un filo d’erba, questo non potrà crescere se non è accettato, protetto e sostenuto da noi. Il potere costruttivo della nostra creatività nei sistemi naturali della vita è minimo, il nostro potere di negazione, immenso.
6. Per essere valido il “progresso” deve coinvolgere globalmente la Terra e tutti i suoi aspetti. Definire “progresso” lo sfruttamento umano del pianeta è una distorsione inaccettabile.
7. L’Ecozoico potrà diventare una realtà solo mediante il riconoscimento della dimensione femminile della Terra, mediante la la liberazione delle donne dall’oppressione e dalle costrizioni da loro sopportate in passato e mediante l’assunzione di una responsabilità comune, sia maschile che femminile, per stabilire una comunità terrestre integrata.
8. Nel periodo Ecozoico emerge un nuovo ruolo sia per la scienza che per la tecnologia. La scienza dovrebbe provvedere a una comprensione integrale del funzionamento della Terra e delle modalità in cui le attività umane e terrestri possono vicendevolmente potenziarsi. Le scienze biologiche dovrebbero sviluppare un “sentimento per tutto ciò che vive”, un rispetto più profondo della soggettività presente nei vari esseri viventi della Terra. Le tecnologie umane devono armonizzarsi con quelle del mondo naturale.
9. Nuovi principi etici devono emergere attraverso il riconoscimento del male assoluto del biocidio e del genocidio, come pure di tutti gli altri mali che riguardano più specificamente gli umani.
10. È necessaria una nuova sensibilità religiosa, una sensibilità che riconosca la dimensione sacra della Terra e accetti il mondo naturale come manifestazione primaria del mistero ultimo dell’esistenza.
11. È necessario un nuovo linguaggio ecozoico. Il nostro idioma cenozoico è radicalmente inadeguato. Si dovrebbe procedere alla compilazione di un nuovo dizionario che comprenda nuove definizioni dell’esistente e l’introduzione di neologismi per i nuovi modi di essere e per i comportamenti che stanno emergendo.
12. Psichicamente tutti gli archetipi dell’inconscio collettivo acquistano una nuova validità, come pure nuove vie di funzionamento; specialmente nella nostra comprensione simbolica del viaggio iniziatico, del mito della morte-rinascita, della Grande Madre e dell’albero della vita.
13. Si prevedono nuovi sviluppi nel rituale, in tutte le arti e nella letteratura. Specialmente il teatro può trovare straordinarie opportunità nelle tematiche grandiose che vengono elaborate in questi tempi. I conflitti, finora limitati alla semplice dimensione umana, acquisteranno risvolti impensati nella stupenda transizione tra la fine del Cenozoico e l’emergente Ecozoico: dimensioni epiche che superano ogni aspettativa.
14. La mitigazione dell’attuale rovinosa situazione (attraverso il riciclaggio di materiali, il contenimento dei consumi e la cura degli ecosistemi) sarà vana se il nostro intento è quello di limitarci a rendere accettabile il presente sistema. Queste attività indispensabili daranno i loro frutti solo se lo scopo è quello di costruire un nuovo ordine.
Traduzione di Paolo D’Arpini e Stefano Panzarasa – Revisione del testo di Mariagrazia Pelaia


23 dicembre 2014

Semantica e significato del bioregionalismo e dell'ecologia profonda


Cercando di dare una spiegazione consona dei concetti relativi ai neologismi -quali: bioregionalismo, ecologia profonda, spiritualità laica- dobbiamo ricorrere alla semantica ed alla glottologia, poiché non esiste neologismo che non trovi origine in altre parole simili. Forse non sarebbe nemmeno necessario trovare nuovi termini se la parola originaria, eventualmente abbinata ad un aggettivo, può dare il senso di quanto si vuole descrivere.

Ad esempio usando il neologismo "bioregionalismo" si evoca un'immagine persino più riduttiva del reale significato che viene sottinteso con questa parola. Poichè nell'individuazione di un ambito "bioregionale" non si tiene conto esclusivamente del vivente bensì dell'insieme inorganico, morfologico, geografico, geologico del territorio prescelto, ivi compresi -ovviamente- gli elementi botanici e zoologici che vi prosperano. Insomma si esamina l'omogeneità dell'area esaminata e definita "bioregione" e lì si traccia una leggera linea di demarcazione (non divisione) per individuarne i "confini". Va da sè che questi confini sono semplicemente teorici, poichè l'organismo bioregionale della Terra è in verità un tutt'uno indivisibile. Potremmo per analogia definire le bioregioni gli organi dell'organismo Terra.

Andando avanti. Nel significato originale della parola "ecologia", rispetto alla sua consimile "ambientalismo" è già delineata una differenza d'intedimento, pur che l'esatta traduzione di "ecologia" è "studio dell'ambiente". Mentre in "ambientalismo" si presume il criterio della semplice conservazione. Allorché si aggiunge al termine "ecologia" l'aggettivo "profonda" ecco che si tende ad ampliarne il significato originario integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all'interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell'ambiente.

Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione "laica". In questo caso si cerca di dare una connotazione "libera" alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l'intelligenza coscienza che pervade la vita, è il suo profumo, e non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa "naturale" spiritualità presente in tutte le cose.

Trovo questo discorso sul valore del linguaggio e del riconoscimento e legittimazione del suo percorso nella storia, estremamente cogente ed utile alla causa ecologista -ribadisco “ecologista” poiché non mi sembra un termine diminutivo a meno che non vogliamo fare delle parole un termine di paragone per le nostre idee personali- la glottologia, e soprattutto la capacità di evocare concetti attraverso le parole e di chiarirne il significato, non ha nulla a che vedere -secondo me- con le discussioni sul filo di lana caprina, se tali temi entrano o meno nel filone ecologico "del profondo". Infatti non si può risalire ad un "fondatore" (inteso come inventore del neologismo utilizzato) della pratica bioregionale, dell'ecologia profonda o della spiritualità laica. In quanto detti termini descrivono qualcosa che è sempre esistito.

La glottologia e la semantica hanno ben diritto di entrare nel discorso ecologista, soprattutto per chiarire le azioni connesse all’ecologia, ecologia profonda, e dir si voglia.. Pur tuttavia questi concetti evocati non sono nuovi all’uomo… ed i neologismi spesso vengono usati, per fare un favore alla politica del copy right, ed è solo una concessione alla “politica”, appunto…

Ma l'Ecologia profonda è un fatto, una realtà, e non può essere descritta in termini filosofici se non astraendoci dal contesto dell’ecologia stessa. Vivendo nei fatti e non amando le diatribe dialettiche ma amando dire “pane al pane e vino al vino” debbo confermarvi che l’ecologia profonda è la pratica sincera ed onesta del vivere in sinergia con tutti i viventi e con l'ambiente naturale.

In questa dimensione "naturale" non c'è spazio per le ideologie precostituite e quindi preciso per l’ennesima volta che: la Rete Bioregionale Italiana è per il vivere armonico, amorevole gentile e solidale sulla Terra, e non semplicemente un "etichetta".


Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana


28 novembre 2014

Bioregionalismo e storia recente della Rete Bioregionale Italiana

Bioregionalismo in Italia - Cronistoria recente della Rete Bioregionale Italiana



Questa che segue è una corrispondenza esplicativa sul bioregionalismo e sulla condizione attuale della Rete Bioregionale Italiana.

Mi scrive un amico dicendomi: "...ero abbonato a suo tempo a Lato Selvatico, una rivista interessante con dei contenuti discreti. Spero che Moretti se ne sia andato non per motivi di idee, perché già non immagino sia stato un folto gruppo, se poi perde i pezzi… Avevo già “assistito” alla presa di distanze con Eduardo Zarelli
Sai dirmi se esiste ancora una ripartizione geografica delle Bioregioni riconosciute da questa Rete all’interno della penisola italiana?"

Paolo, puoi dirmi qualcosa in proposito in modo che possa rispondere al mio amico?
Grazie, ciao Claudio

…..

Mia risposta:

Caro Claudio, si vede che il tuo amico ci conosce da tempo.. Infatti ricordo ancora la diatriba fra Moretti, Panzarasa e Zarelli…. Moretti rappresentava l’ala americanista della Rete mentre Zarelli era più legato al clima europeo (dirigeva la rivista Frontiere, la ricordi?). All’inizio quando si fondò la Rete nel 1996, ad Acquapendente, fu essenzialmente su proposta di Edoardo Zarelli che si fece l’incontro fondativo.. ma.. insomma è una storia talmente lunga che te la posso raccontare solo a mezzo alcuni documenti raccolti:





Ce ne sarebbe ancora parecchio di materiale da visionare… il fatto è che neanche conviene farlo. Basti sapere che dal 2010 Giuseppe Moretti non fa più parte della Rete Bioregionale Italiana, avendo fondato un suo movimento… E comunque la Rete è in piena salute, tanto che dopo la rifondazione di San Severino Marche (avvenuta il 30 e 31 ottobre 2010), gli aderenti ed i partecipanti sono aumentati…

Da allora ogni anno ci siamo riuniti in occasione del Solstizio Estivo, e gli incontri si chiamano "collettivi ecologisti", con la partecipazione di varie anime bioregionaliste ed ecologiste. Il prossimo incontro è previsto il 20 e 21 giugno 2015 a Montecorone di Zocca

I temi sono quelli che rientrano nel Manifesto Fondativo (carta degli intenti del 1996) più le necessarie aggiunte visto l’ampliamento degli interessi per l’ecologia profonda e la spiritualità naturale.

Ciao, Paolo D'Arpini



P.S. Ah, dimenticavo, la ripartizione in ambiti geografici esiste nel libro edito dalla Rete con Aam Terra Nuova: “La Terra Racconta”



Esiste anche un testo antologico su bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica da me redatto, si chiama Riciclaggio della Memoria (edizioni Tracce di Pescara)



20 novembre 2014

Bioregionalismo e produzione energetica

Bioregionalismo e produzione energetica sostenibile


Dipinto di Franco Farina

L’autonomia dello Stivale non è mai piaciuta alle grandi potenze ed ai potentati finanziari ed economici, l’Italia poteva anche sviluppare una sua economia industriale purché restasse succube e ricattabile. Vedi ad esempio, una cosa che può sembrare banale, la proibizione della coltivazione della canapa, dai numerosi usi industriali ed alimentari (in seguito alle pressioni degli USA), e di cui l'Italia era uno dei massimi produttori mondiali.
Ma andiamo per ordine. Il nostro Paese sino alla fine degli agli anni ‘50 ed in parte ‘60 del secolo scorso ricavava la massima parte di energia elettrica attraverso centraline idroelettriche poste lungo i fiumi che scorrono nel mezzo di tutte le città italiane. Ricordo ad esempio che negli anni in cui abitavo a Verona andavo spesso a passeggiare in periferia e sulla diga che sbarrava l’Adige e da cui si ricavava l’energia per la città.
Sino ad un certo punto questa produzione energetica localizzata funzionò, l'obbligo di ampliarne la quantità venne solo con l’avvento del modello consumista, per far funzionare i sempre più numerosi elettrodomestici e produrre utensileria usa e getta (perlopiù di plastica, quali: suppellettili, mobili, giocattoli, stoviglie, etc). Da quel momento l’Italia si dovette piegare al sistema della produzione elettrica concentrata in grossi impianti che funzionano ad olio combustibile d'importazione o gas, ma anche quest'ultimo arriva da paesi che possono chiuderci i rubinetti (perché le condotte italiane sono “terminali” ovvero non “transitano” sul nostro territorio ma finiscono qui). In realtà sappiamo quali sono gli interessi delle case produttrici di combustibili fossili.
Ad un certo momento ci provammo persino con il nucleare, anche questo non per nostro interesse poiché non siamo produttori di uranio, ma fortunatamente il progetto nefasto fu abbandonato (in seguito a due referendum abrogativi).
Ma torniamo a parlare di come risolvere il problema energetico nella penisola. Abbiamo visto che il “carbone pulito” in verità non esiste ed a parte limitate produzioni locali anch’esso viene importato. Ed ovviamente sarebbero da scartare i famigerati “termovalorizzatori” ed i grossi impianti a biomasse.
Ma insomma di cosa è ricca l’Italia? Per antonomasia canora si dice “chisto è ‘o paese do sole..” e quindi sembrerebbe che l'unica soluzione fosse quella di ricorrere al solare, ma i pannelli solari anch’essi inquinano, soprattutto nella fase produttiva del silicio necessario al loro funzionamento nonché alle difficoltà di smaltimento a fine carriera, che oggi arriva a circa vent’anni. Oggi la UE ci spinge verso le rinnovabili ma l'attuazione di questi sistemi ha provocato più danni (soprattutto all'ambiente) che vantaggi.. e tra l'altro continuano i problemi di collegamento alla rete di distribuzione nazionale e di conservazione delle riserve. Inoltre l'istallazione dei pannelli non dovrebbe -come spesso accade- distruggere il territorio (mi riferisco ai neri campi di pannelli solari a terra) ma si dovrebbe limitare alla copertura dei tetti nelle zone industriali e nelle nuove costruzioni urbane. Piccoli pannelli termici per la produzione di acqua calda in case isolate e piccoli generatori eolici potrebbero anch'essi risultare d'aiuto.
Altra alternativa abbastanza ecologica sarebbe quella di realizzare impianti ad idrogeno. In effetti i motori ad idrogeno esistono da anni (basti pensare ai razzi che vanno a questo propellente) e tra l’altro la scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno sarebbe facilmente ottenuta con pannelli solari, ma l’idrogeno non piace ai potentati economici che campano sul petrolio. Un'altra soluzione intelligente potrebbe essere quella della riconversione dei rifiuti organici e dei liquami, sia per ricavarne il fosforo necessario all'agricoltura sia per farne biogas, in un ciclo concluso come si dice in gergo. Ad esempio in certi paesi dell’Asia nei villaggi si produce concime ed elettricità dalla cacca degli umani e degli animali. Insomma tutte queste opzioni potrebbero andar bene… l’importante -per ora- sarebbe diversificare al massimo e cercare di rendere la produzione energetica il più possibile “autonoma” e non soggetta a ricatti esterni. Ma per far questo serve una chiara volontà e coraggio politico e soprattutto un reale decentramento produttivo.
Teoricamente quelle forze politiche -che si definiscono di rinnovamento- attualmente al governo, dovrebbero essere interessate a tale decentramento ma questa scelta non piace alla grande industria ed alle multinazionali e (come abbiamo visto in altri casi)…. i conflitti di interessi sono troppo forti.Anche perché -in definitiva- tutti i sistemi alternativi qui menzionati non sarebbero sufficienti a soddisfare le esigenze della grande industria del futile, della produzione consumista e delle armi.
In verità per rendere l’Italia libera da ricatti energetici occorrerebbe che il modello attualmente in vigore venisse rivisto. La produzione industriale oggi è tutta tesa al superfluo ed al nocivo ed andrebbe riordinato completamente il sistema di produzione e riciclo rispettando la “sostenibilità ecologica ” e le reali necessità sociali.
In poche parole significa che dovrebbe subentrare un radicale cambiamento di indirizzo politico-economico e produttivo.. ma forse qui entriamo nell'ambito dell'Utopia...
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana


18 settembre 2014

Montecorone. Prima riunione organizzativa per il Collettivo Ecologista 2015

Collettivo Ecologista 2015 - Prima riunione organizzativa: 8 novembre 2014 a Montecorone

 

 
Montecorone di Zocca (Mo)

 

 
Al fine di conoscerci meglio ed iniziare a lavorare assieme per l'organizzazione del prossimo Incontro Collettivo Ecologista 2015, abbiamo pensato di  riunirci Sabato 8 novembre 2014, a casa di Pietro (Montecorone - Zocca), verso le ore 17, per fare un giro di pareri e proposte. 

I temi che ci stanno a cuore sono quelli della agricoltura contadina, dell'economia solidale, dell'ospitalità e della collaborazione, dell'abitare in comunità,  della spiritualità naturale, etc. 

La Rete Bioregionale Italiana si ritrova già da qualche anno in corrispondenza del Solstizio Estivo e nel 2015 l'incontro si  svolgerà a Montecorone a casa di Pietro.

Per avere informazioni su cosa è la Rete Bioregionale si può vedere, il Manifesto della Rete Bioregionale Italiana pubblicato qui: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856.

Ed anche gli articoli pubblicati sul Blog di AAM Terra Nuova, Riconoscersi in ciò che è: http://www.aamterranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e

Durante l'incontro ci sono momenti di festa e momenti di condivisione di esperienze, momenti di celebrazione e momenti di lavoro. Tutto è compreso nello spirito bioregionale.

L’incontro Collettivo Ecologista si tiene in corrispondenza del solstizio estivo, facendolo combaciare con il fine settimana, quindi è della durata di due giorni. Alcune persone verranno da lontano per raccontare le loro esperienze e fare proposte utili allo sviluppo della pratica bioregionale, e si fermeranno anche a dormire ; il cibo viene condiviso, ognuno porta cioè qualcosa dal suo luogo di origine, la cucina ed il riordino si fanno a turno, in forma volontaria, e così pure il servizio di pulizia della casa che ci ospita. Infine i partecipanti lasciano un’offerta volontaria per le spese generali per la conduzione dell’incontro stesso (a cappello).

Durante l’incontro collettivo ecologista solitamente vengono discussi i modi per continuare a mantenere vivo l’esempio fornito attraverso la pratica del bioregionalismo e si sviluppa l’esigenza di un approfondimento sui temi specifici dell’ecologia: quello sociale, quello alimentare, quello agricolo, quello dell'ospitalità rurale, quello tecnologico, etc. senza trascurare i risvolti spirituali connessi alla pratica ecologica soprattutto quelli relativi alla “spiritualità della natura”.

L’Incontro può anche essere una occasione per mostrare i propri manufatti, conserve e oggetti artigianali autoprodotti, opere d’arte, libri, etc. o per cantare, danzare, mostrare proprie capacità artistiche, meditare insieme, etc. e solitamente il sabato sera si accende un fuoco al quale sostare dinanzi in raccoglimento.

Si potrà prevedere una passeggiata nei boschi, la domenica mattina presto, per raccogliere erbe commestibili, funghi, bacche od altro. Ognuno dei partecipanti mette a disposizione degli altri le sue conoscenze e capacità. Insomma lo scopo dell’incontro è quello di sentirsi tutti “a casa”, qualsiasi sia il luogo che ci ospita in quel momento, e questo cercando di viverlo durante i due giorni del convivio, riconoscendo il luogo che ci accoglie come il nostro, dal punto di vista naturale, ambientale, umano, sociale.

Quindi intanto invitiamo tutti gli amici e chi vuole partecipare a questo incontro, sabato pomeriggio, 8 novembre 2014, alle ore 16   per un primo approccio.

Vi aspettiamo,
Caterina, Pietro e Paolo 

Informazioni logistiche per chi non conoscesse la casa di Pietro: Tel. 3402148222 
Oppure scrivere a: bioregionalismo.treia@gmail.com



 

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