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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
2 febbraio 2015

Biospiritualità

Biospiritualità - Allargare la visuale per riconoscersi in ciò che è...


Un sovvertimento di valori è necessario per la comprensione di ciò che realmente è utile e necessario per sviluppare la qualità della vita. Occorre andare oltre il “salto della quaglia” ed avventurarsi sulle cime impervie, imitando il volo dell’aquila che dall’alto osserva il territorio e lo fa proprio.
L’aquila dall’alto tutto scorge mentre la quaglia vola basso, anzi bassissimo, e vede solo la sua piccola porzione di terra.
Allo stesso tempo, da un punto di vista dell’ecologia profonda, possiamo dire che entrambe le visioni sono necessarie, non si può trascurare né l’una né l’altra. Ma se trascurassimo la visione dell’aquila sarebbe come se credessimo di conoscere il mondo stando dentro al pozzo, come fece quella piccola rana nella storia zen, la ricordate?
Tradotto in termini pratici questo significa che non si può essere maturi nella coscienza ecologica solo se ci si occupa del nostro campiello, della capretta nell’ovile, del pollo nell’aia, del ruscello che scorre dietro casa e delle piantine che crescono nel vaso sul terrazzo… o delle mille noie di mercato, del condominio, di precedenze strutturali, di beghe gerarchiche, etc.
Del lontano e del vicino va tenuto conto per un integrazione nel nostro abitare, per il riconoscimento della comune appartenenza alla vita.
Dobbiamo essere consapevoli dell’inscindibilità della vita, partendo dall’ambito sociale in cui viviamo e osservando le cose con l’occhio dell’ecologia profonda, anche nell’ambito istituzionale ed amministrativo.
Insomma abbiamo bisogno dell’intelligenza e della ragione, della cultura e delle sue variegate espressioni di pensiero ma anche di sensazioni, percezioni, intuizioni, sentimenti.
Altrimenti la nostra società sarà solo una sterile macchinetta funzionale e burocratica, la nostra battaglia sarà solo una continua ricerca di aggiustamenti esteriori con nuove leggi e leggine. Come possiamo far parte di un contesto “umano” e socialmente integro se non consideriamo anche –forse in questo momento storico direi “soprattutto”- le necessità del mantenimento delle dignità umane, della riscoperta dei valori morali e spirituali?
Ci vuole uno scossone intellettuale ed amorevole nella nostra attitudine, occorre avviare un bio-ragionamento all’interno della nostra Rete Bioregionale. Dobbiamo entrare nelle maglie profonde del pensiero umano e del contesto sociale in cui viviamo ed ottemperare al dovere di manifestare il “bioregionalismo”, “l’ecologia profonda” e la “spiritualità laica” in questa società, sia urbana che rurale, tecnologica e semplicistica, complessa e facile, insomma serve uno scatto di reni e di cervello.
Paolo D’Arpini



9 gennaio 2015

Ecologia nel qui ed ora

Bioregionalismo ed ecologia profonda nel qui ed ora



La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita.

Questa è la visione dell'ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Ne consegue che sia la politica che l’economia umana devono tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: E ciò ecologicamente compatibile? I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, la produzione di alimenti, il rapporto con gli animali, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica.

Deve essere avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita globale del pianeta.

La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di destra-sinistra (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).

Infatti abbandonando il concetto ormai obsoleto di destra-sinistra possiamo tranquillamente entrare nel mondo dell’appartenenza e condivisione. La consapevolezza di essere parte integrante del tutto l’unica strada per uscire dal vortice di una ripetitiva e rovinosa barbarie.

Paolo D'Arpini


23 dicembre 2014

Semantica e significato del bioregionalismo e dell'ecologia profonda


Cercando di dare una spiegazione consona dei concetti relativi ai neologismi -quali: bioregionalismo, ecologia profonda, spiritualità laica- dobbiamo ricorrere alla semantica ed alla glottologia, poiché non esiste neologismo che non trovi origine in altre parole simili. Forse non sarebbe nemmeno necessario trovare nuovi termini se la parola originaria, eventualmente abbinata ad un aggettivo, può dare il senso di quanto si vuole descrivere.

Ad esempio usando il neologismo "bioregionalismo" si evoca un'immagine persino più riduttiva del reale significato che viene sottinteso con questa parola. Poichè nell'individuazione di un ambito "bioregionale" non si tiene conto esclusivamente del vivente bensì dell'insieme inorganico, morfologico, geografico, geologico del territorio prescelto, ivi compresi -ovviamente- gli elementi botanici e zoologici che vi prosperano. Insomma si esamina l'omogeneità dell'area esaminata e definita "bioregione" e lì si traccia una leggera linea di demarcazione (non divisione) per individuarne i "confini". Va da sè che questi confini sono semplicemente teorici, poichè l'organismo bioregionale della Terra è in verità un tutt'uno indivisibile. Potremmo per analogia definire le bioregioni gli organi dell'organismo Terra.

Andando avanti. Nel significato originale della parola "ecologia", rispetto alla sua consimile "ambientalismo" è già delineata una differenza d'intedimento, pur che l'esatta traduzione di "ecologia" è "studio dell'ambiente". Mentre in "ambientalismo" si presume il criterio della semplice conservazione. Allorché si aggiunge al termine "ecologia" l'aggettivo "profonda" ecco che si tende ad ampliarne il significato originario integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all'interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell'ambiente.

Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione "laica". In questo caso si cerca di dare una connotazione "libera" alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l'intelligenza coscienza che pervade la vita, è il suo profumo, e non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa "naturale" spiritualità presente in tutte le cose.

Trovo questo discorso sul valore del linguaggio e del riconoscimento e legittimazione del suo percorso nella storia, estremamente cogente ed utile alla causa ecologista -ribadisco “ecologista” poiché non mi sembra un termine diminutivo a meno che non vogliamo fare delle parole un termine di paragone per le nostre idee personali- la glottologia, e soprattutto la capacità di evocare concetti attraverso le parole e di chiarirne il significato, non ha nulla a che vedere -secondo me- con le discussioni sul filo di lana caprina, se tali temi entrano o meno nel filone ecologico "del profondo". Infatti non si può risalire ad un "fondatore" (inteso come inventore del neologismo utilizzato) della pratica bioregionale, dell'ecologia profonda o della spiritualità laica. In quanto detti termini descrivono qualcosa che è sempre esistito.

La glottologia e la semantica hanno ben diritto di entrare nel discorso ecologista, soprattutto per chiarire le azioni connesse all’ecologia, ecologia profonda, e dir si voglia.. Pur tuttavia questi concetti evocati non sono nuovi all’uomo… ed i neologismi spesso vengono usati, per fare un favore alla politica del copy right, ed è solo una concessione alla “politica”, appunto…

Ma l'Ecologia profonda è un fatto, una realtà, e non può essere descritta in termini filosofici se non astraendoci dal contesto dell’ecologia stessa. Vivendo nei fatti e non amando le diatribe dialettiche ma amando dire “pane al pane e vino al vino” debbo confermarvi che l’ecologia profonda è la pratica sincera ed onesta del vivere in sinergia con tutti i viventi e con l'ambiente naturale.

In questa dimensione "naturale" non c'è spazio per le ideologie precostituite e quindi preciso per l’ennesima volta che: la Rete Bioregionale Italiana è per il vivere armonico, amorevole gentile e solidale sulla Terra, e non semplicemente un "etichetta".


Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana


28 novembre 2014

Bioregionalismo e storia recente della Rete Bioregionale Italiana

Bioregionalismo in Italia - Cronistoria recente della Rete Bioregionale Italiana



Questa che segue è una corrispondenza esplicativa sul bioregionalismo e sulla condizione attuale della Rete Bioregionale Italiana.

Mi scrive un amico dicendomi: "...ero abbonato a suo tempo a Lato Selvatico, una rivista interessante con dei contenuti discreti. Spero che Moretti se ne sia andato non per motivi di idee, perché già non immagino sia stato un folto gruppo, se poi perde i pezzi… Avevo già “assistito” alla presa di distanze con Eduardo Zarelli
Sai dirmi se esiste ancora una ripartizione geografica delle Bioregioni riconosciute da questa Rete all’interno della penisola italiana?"

Paolo, puoi dirmi qualcosa in proposito in modo che possa rispondere al mio amico?
Grazie, ciao Claudio

…..

Mia risposta:

Caro Claudio, si vede che il tuo amico ci conosce da tempo.. Infatti ricordo ancora la diatriba fra Moretti, Panzarasa e Zarelli…. Moretti rappresentava l’ala americanista della Rete mentre Zarelli era più legato al clima europeo (dirigeva la rivista Frontiere, la ricordi?). All’inizio quando si fondò la Rete nel 1996, ad Acquapendente, fu essenzialmente su proposta di Edoardo Zarelli che si fece l’incontro fondativo.. ma.. insomma è una storia talmente lunga che te la posso raccontare solo a mezzo alcuni documenti raccolti:





Ce ne sarebbe ancora parecchio di materiale da visionare… il fatto è che neanche conviene farlo. Basti sapere che dal 2010 Giuseppe Moretti non fa più parte della Rete Bioregionale Italiana, avendo fondato un suo movimento… E comunque la Rete è in piena salute, tanto che dopo la rifondazione di San Severino Marche (avvenuta il 30 e 31 ottobre 2010), gli aderenti ed i partecipanti sono aumentati…

Da allora ogni anno ci siamo riuniti in occasione del Solstizio Estivo, e gli incontri si chiamano "collettivi ecologisti", con la partecipazione di varie anime bioregionaliste ed ecologiste. Il prossimo incontro è previsto il 20 e 21 giugno 2015 a Montecorone di Zocca

I temi sono quelli che rientrano nel Manifesto Fondativo (carta degli intenti del 1996) più le necessarie aggiunte visto l’ampliamento degli interessi per l’ecologia profonda e la spiritualità naturale.

Ciao, Paolo D'Arpini



P.S. Ah, dimenticavo, la ripartizione in ambiti geografici esiste nel libro edito dalla Rete con Aam Terra Nuova: “La Terra Racconta”



Esiste anche un testo antologico su bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica da me redatto, si chiama Riciclaggio della Memoria (edizioni Tracce di Pescara)



18 settembre 2014

Montecorone. Prima riunione organizzativa per il Collettivo Ecologista 2015

Collettivo Ecologista 2015 - Prima riunione organizzativa: 8 novembre 2014 a Montecorone

 

 
Montecorone di Zocca (Mo)

 

 
Al fine di conoscerci meglio ed iniziare a lavorare assieme per l'organizzazione del prossimo Incontro Collettivo Ecologista 2015, abbiamo pensato di  riunirci Sabato 8 novembre 2014, a casa di Pietro (Montecorone - Zocca), verso le ore 17, per fare un giro di pareri e proposte. 

I temi che ci stanno a cuore sono quelli della agricoltura contadina, dell'economia solidale, dell'ospitalità e della collaborazione, dell'abitare in comunità,  della spiritualità naturale, etc. 

La Rete Bioregionale Italiana si ritrova già da qualche anno in corrispondenza del Solstizio Estivo e nel 2015 l'incontro si  svolgerà a Montecorone a casa di Pietro.

Per avere informazioni su cosa è la Rete Bioregionale si può vedere, il Manifesto della Rete Bioregionale Italiana pubblicato qui: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856.

Ed anche gli articoli pubblicati sul Blog di AAM Terra Nuova, Riconoscersi in ciò che è: http://www.aamterranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e

Durante l'incontro ci sono momenti di festa e momenti di condivisione di esperienze, momenti di celebrazione e momenti di lavoro. Tutto è compreso nello spirito bioregionale.

L’incontro Collettivo Ecologista si tiene in corrispondenza del solstizio estivo, facendolo combaciare con il fine settimana, quindi è della durata di due giorni. Alcune persone verranno da lontano per raccontare le loro esperienze e fare proposte utili allo sviluppo della pratica bioregionale, e si fermeranno anche a dormire ; il cibo viene condiviso, ognuno porta cioè qualcosa dal suo luogo di origine, la cucina ed il riordino si fanno a turno, in forma volontaria, e così pure il servizio di pulizia della casa che ci ospita. Infine i partecipanti lasciano un’offerta volontaria per le spese generali per la conduzione dell’incontro stesso (a cappello).

Durante l’incontro collettivo ecologista solitamente vengono discussi i modi per continuare a mantenere vivo l’esempio fornito attraverso la pratica del bioregionalismo e si sviluppa l’esigenza di un approfondimento sui temi specifici dell’ecologia: quello sociale, quello alimentare, quello agricolo, quello dell'ospitalità rurale, quello tecnologico, etc. senza trascurare i risvolti spirituali connessi alla pratica ecologica soprattutto quelli relativi alla “spiritualità della natura”.

L’Incontro può anche essere una occasione per mostrare i propri manufatti, conserve e oggetti artigianali autoprodotti, opere d’arte, libri, etc. o per cantare, danzare, mostrare proprie capacità artistiche, meditare insieme, etc. e solitamente il sabato sera si accende un fuoco al quale sostare dinanzi in raccoglimento.

Si potrà prevedere una passeggiata nei boschi, la domenica mattina presto, per raccogliere erbe commestibili, funghi, bacche od altro. Ognuno dei partecipanti mette a disposizione degli altri le sue conoscenze e capacità. Insomma lo scopo dell’incontro è quello di sentirsi tutti “a casa”, qualsiasi sia il luogo che ci ospita in quel momento, e questo cercando di viverlo durante i due giorni del convivio, riconoscendo il luogo che ci accoglie come il nostro, dal punto di vista naturale, ambientale, umano, sociale.

Quindi intanto invitiamo tutti gli amici e chi vuole partecipare a questo incontro, sabato pomeriggio, 8 novembre 2014, alle ore 16   per un primo approccio.

Vi aspettiamo,
Caterina, Pietro e Paolo 

Informazioni logistiche per chi non conoscesse la casa di Pietro: Tel. 3402148222 
Oppure scrivere a: bioregionalismo.treia@gmail.com


5 settembre 2014

Riciclaggio della Memoria a Treia - 31 ottobre 2014

Treia, 31 ottobre 2014 - Presentazione di Riciclaggio della Memoria nella Sala Consiliare

 

 

 
Come avevo comunicato in precedenza in vari articoli mi son fermato a Treia per organizzare la prossima manifestazione che vi si terrà a fine ottobre, ovvero la presentazione ufficiale de “Il Riciclaggio della Memoria"  che si terrà nella sala consiliare del Comune di Treia il 31 ottobre 2014. Prossimamente verrà pubblicato il programma completo della manifestazione” intanto potete leggere di seguito  l'invito indirizzato  a bioregionalisti, ecologisti profondi e spiritualisti laici per chiedere la loro partecipazione, ovviamente se vi riconoscete nelle categorie menzionate siete anche voi invitati... 


 

Cari amici e colleghi,  
il libro Riciclaggio della Memoria - Appunti, tracce e storie di ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica,   doveva essere presentato ufficialmente lo scorso anno nel comune di Treia, ove risiedo. Purtroppo in seguito ad alcuni problemi amministrativi  e conseguente commissariamento del comune, la cosa non potette andare in porto. Ora la situazione istituzionale si è  ristabilita, con l'insediamento di una nuova Giunta e, in accordo con il sindaco Franco Capponi e con gli assessori preposti ai temi trattati, abbiamo deciso di presentare il libro nella Sala Consiliare di Treia il 31 ottobre 2014, alle h. 17. 

La giornata prevede vari momenti multiculturali ed attività bioregionali, fra cui una escursione erboristica mattutina, visita al centro di Treia ed alle sue emergenze storiche, Tavola Rotonda, esibizione artistica e musicale,  proiezioni d'immagini contadine, degustazioni di eccellenze vegetariane locali, etc. 

E per finire,  in serata, si terrà una cerimonia celebrativa per la Vigilia di Ognissanti, nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT.

Alla presentazione del libro Riciclaggio della Memoria, a cui partecipano vari esperti delle materie in capitolo, sono particolarmente invitati i collaboratori e compartecipi del progetto bioregionale  per condividere con i presenti la loro testimonianza. La Tavola Rotonda verrà coordinata da Michele Meomartino, autore della prefazione e curatore per l'editore Tracce della Collana nella quale il libro è stato pubblicato. 

Ovviamente i partecipanti che vengono da lontano saranno graditi nostri ospiti, nella casa di Caterina, a Treia.   


 
Paolo D'Arpini - Referente P.R.  Rete Bioregionale Italiana  e Presidente Circolo vegetariano VV.TT.
Tel. 0733/216293


 


25 novembre 2013

Incontro Collettivo Ecologista 2014 - Proposte, domande e risposte

Incontro Collettivo Ecologista 2014 - Intenti e proposte bioregionali da portare sul tavolo di confronto

 

 
Montesilvano - Giardino di Olis


Oh, oh.... La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita.

Questa è la visione dell'ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Ne consegue che sia la politica che l’economia umana  devono tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: E ciò ecologicamente compatibile? I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, la produzione di alimenti, il rapporto con gli animali, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica.

Deve essere avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita globale del pianeta.

La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di destra-sinistra (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).   La consapevolezza di essere parte integrante del tutto l’unica strada per uscire dal vortice di una ripetitiva e rovinosa barbarie.

Questi e simili  temi verranno trattati durante l'Incontro Collettivo Ecologista 2014, che si tiene in occasione del Solstizio Estivo, il 21 e 22 giugno 2014 - Presso Associazione Olis, Via Toscanini, 14 - Montesilvano (Pescara),


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Richiesta di chiarimenti e risposte



Rosaria: " ..io sono d'accordo con i contenuti di quello che dovrebbe essere un imperativo ed invece è un aspirazione ... però vorrei che mi si chiarisse qualcosa nello specifico post:
1 - quando c'è scritto
"La chiave evolutiva da noi proposta sta ..." quel NOI da CHI è costituito? come ci si identifica nel Gruppo "NOI"?
2 - Una volta eliminata l'ETICHETTA destra-sinistra ci dovrà essere comunque un Amministrazione delle POLIS prima che quel NOI - (comunque esso si chiami, perché un nome identificativo dovrà pur avere) - possa Crescere in modo Totale nel MONDO fino a raggiungere la Totale Autocoscienza di Convivenza Sociale ed aspirare ad una Anarchia, ottima forna di auto governo che prevede però indispensabile la Coscienza Sociale...
FINO ad allora Chi siamo NOI e Chi sono gli altri? ... ci chiameremo con due etichette "NOI" e "NON-NOI" che sostituiranno destra-sinistra per capire chi siamo?


Risposta: ".... "noi" allorché non ci sono altri, nel senso che non si percepisce la differenza fra noi e gli altri. Quindi si può definire un "noi" assoluto. Di fatto è già così dal punto di vista "biologico" occorre realizzarlo nel pensiero. Questo non implica l'omologazione bensì si riconosce che il "noi" si manifesta nelle differenze di nome e forma. Nella ricchezza biologica della vita. Il modo di governo anarchico proposto è quello "bioregionale" - Vedi: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856 

Sei invitata a partecipare


Rosaria: "Prima di collegarmi al Blog che mi indichi vorrei capire meglio con parole semplici di cosa parliamo di effettivamente REALIZZABILE e non solo AUSPICABILE:
1 - si parla di Regionale ... quindi scompaiono Tutti gli Stati del Mondo?
2 - All'interno del Regionale solo se vi è la Totalità delle Condivisioni di Pensiero si potrà parlare di Governo Anarchico Regionale del BIOREGIONALISMO ... Se invece in quella regione ci sono 1 o più persone che - nonostante la bontà della Proposta Bioregionale - non è d'accordo significa che il Bioregionalismo diventa un Parito Politico (ovvero di Amministrazione delle Polis) che avrà all'Opposizione gli stolti Dissenzienti ... quindi per poter operare senza gli Stolti Dissenzienti che Boicottano la Realizzazione dovrebbe divenire NON Anarchia Locale bensì Dittatura Locale ... SI TRATTA di capire bene come certe parole possono divenire efficaci oppure scomparire come Grilli in Inverno ...
Premetto che tutto il discorso sulla Bioecologia delle scelte per la sopravivenza dell'Imanità mi trova d'accordo ...VOGLIO però capire le strategie di realizzazione ... alla mia età cio sono state fin troppe strumentalizzazioni di BUONE IDEE fallite per mancanza di strategia prospettica!"

Risposta: "Se non sei familiare con l'idea "bioregionale" c'è il rischio di fare confusione. Le spiegazioni diventano forme astratte di discussione. Dovresti in ogni caso acquiescere e cercare di "conoscere" prima e "praticare" dopo, il bioregionalismo e l'ecologia profonda. Che in verità non sono altro che la consapevolezza di vivere in un sistema di relazioni ed inter-connessioni inestricabili. L'idea bioregionale ha un valore solo se messa in pratica. Ma non può essere imposta o divulgata come una ideologia, religione o simili.. Può essere fatta propria e vissuta nel quotidiano nella comprensione che noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati. L'astrazione filosofica serve a creare immagini, forme pensiero, che spesso sono disgiunte dalla realtà. Nell'ecologia profonda si riconosce invece di far parte integrante di questa realtà e ci si adatta in conseguenza, vivendo in armonia con essa. E' una presa di coscienza .... ed una attuazione conseguenziale. Se senti di vibrare in sintonia con tutto l'esistente automaticamente hai raggiunto il centro dell'esistenza ed a quel punto scompaiono i dubbi sul fare e non fare.. Tutto avviene come una risposta spontanea alle situazioni."


Paolo D'Arpini 




Referente Rete Bioregionale Italiana
bioregionalismo.treia@gmail.com - Tel. 0733/216293


13 ottobre 2013

Macerata - Incontro bioregionale

Macerata, 19 ottobre 2013 - Incontro Bioregionale e mostra fotografica sulla natura

 
 

A partire dagli  anni '60 del secolo scorso,  per uno spontaneo riverbero, in varie parti del mondo piccoli gruppi o singole persone iniziarono a esperimentare nuove forme di "sopravvivenza", e siccome  la nostra è una società in cui i modelli sono socialmente convalidati solo sulla base della provenienza abbiamo assistito all'importazione di sistemi di vita, onde, mode, che provenendo dagli Stati Uniti hanno poi invaso il resto del mondo.

Così è avvenuto per gli hippies, la beat generation ed anche per i "bioregionalisti". In realtà gli hippies non avevano fatto altro che imitare fantasiosamente il modello pacifista gandhiano, i beatnik non erano altro che esistenzialisti rivisitati ed i bioregionalisti  sono i ri-scopritori dell'antica visione panteista,  oggi definita ecologia profonda,  ovvero la coscienza onnicomprensiva e indivisibile della vita..... 

 
La parola "bioregionalismo" -in quanto modello di pensiero- viene attualmente riferito  ad alcuni ecologisti americani che ne sancirono il termine.  Ma nel bioregionalismo "americano" sovente si tiene conto della geografia territoriale e si considerano poco altri aspetti più sottili che noi in Europa abbiamo sempre conosciuto come "genius loci", oppure si tiene conto dei modi di vita consolidati senza capire se essi siano o meno in sintonia con il vivente...

Per chiarire il sentire e l'azione bioregionale, in termini idonei alla nostra civiltà, ci incontriamo a Macerata il 19 ottobre 2013, alle h. 18, presso il Centro Natura in Via della Pace 87, per parlarne convivialmente tutti in cerchio, raccontandoci esperienze di vita e esperimenti di riavvicinamento allo spirito naturale. Per agevolare il discorso alle pareti saranno esposte alcune foto naturalistiche e di animali opera di Daniela Spurio.  Nella stessa occasione verrà presentato il libro Riciclaggio della Memoria,  di Paolo  D'Arpini, sul tema del bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. (Ed. Tracce) 










Info - Tel. 0733/216293


14 settembre 2013

Vegetarismo, ecologia profonda ed agricoltura contadina

"Evitare la carne come il peccato" - Le ragioni del vegetarismo e dell'agricoltura contadina,  per l'ecologia profonda

 

 
Ritorno alla Terra


Ognuno sa che nel sangue di un animale ucciso si depositano immediatamente alcune tossine, sia quelle legate al terrore della morte che quelle legate al processo di decomposizione che si avvia pressoché immediatamente dal momento dell’uccisione.

La carne degli animali appena macellati contiene adrenalina e altri neurotrasmettitori legati alla paura, altre sostanze tossiche, come la cadaverina, si formano conseguentemente e in condizioni di conservazione sfavorevole. Per questa ragione gli animali predatori preferiscono cibarsi immediatamente dell’animale ucciso soprattutto ingerendo gli organi interni e lasciano la carcassa con il sangue rappreso al consumo degli spazzini (canidi, avvoltoi, etc.). 

Per poter assimilare le sostanze del cadavere, comunque, anche questi spazzini debbono attendere la frollatura del cadavere. 

Infatti chi vive in campagna sa benissimo che le volpi uccidono gli animali da cortile ma non li consumano immediatamente, li sotterrano per mangiarseli a frollatura ultimata dopo diversi giorni dalla morte (cioè quando il cadavere é stato abbastanza “purificato” dall’azione dei germi e vermi della putrefazione). 

L’uomo che di natura è un frugivoro, come tutte le scimmie antropomorfe,  ha anch’egli problemi di assimilazione della carne.

Anticamente i cosiddetti cacciatori vagavano nelle savane alla ricerca di animali uccisi dai grandi predatori (leoni, tigri, etc.) ed osservando il volo degli uccelli individuavano il cadavere dell’erbivoro, nell’eventualità scacciavano le jene che vi pasteggiavano e “rubavano” la carcassa bella e frollata e quindi commestibile (magari abbrustolita al fuoco).

Il processo di “maturazione” è assolutamente necessario per nutrirsi delle carni tant’é che anche oggi nei macelli l’animale ucciso viene lasciato nella cella frigorifera per almeno una decina di giorni prima di passarlo al consumo umano. La carne degli animali macellati (o comunque uccisi) viene fatta frollare prima del consumo in quanto inizialmente  è dura, a causa del rigor mortis, che consiste in una serie di reazioni biochimiche che avvengono nel muscolo in assenza di ossigeno, che dopo poco dalla morte viene a mancare; la frollatura inoltre porta ad altre reazioni biochimiche con spezzettamento delle proteine, cosa che rende la carne più digeribile. 

Ma torniamo al sangue… Nei luoghi dove la temperatura è troppo calda, e nell’animale ucciso il processo di decomposizione e di rilascio di cadaverina nel sangue è veloce,  è consigliabile che l’animale venga  dissanguato, da qui l’usanza musulmana ed ebrea di sgozzare l’armento lasciando colare il sangue (l’antico tempio di Gerusalemme era in verità un enorme macello).

Alcuni lettori che vivono al sud, in campagna, ricorderanno che le massaie quando tagliavano la gola a qualche animaletto da cortile lo appendevano poi a testa in giù per lasciar colare tutto il sangue. Queste usanze avevano una ragione salutistica legata soprattutto al luogo in cui si vive ed al tempo in cui tali dettami igienici furono individuati. La stessa cosa dicasi, ad esempio, per la proibizione, rivolta a musulmani ed ebrei, di cibarsi di suini, che mangiano pure la merda e per loro natura sono portatori di malattie varie…

Pertanto le proibizioni e le ingiunzioni sui modi “sacri” di uccidere l’animale e cibarsene sono diventati una norma religiosa, che come sappiamo nell’antichità era l’unico modo per far sì che venissero rispettate regole igieniche (magari per paura dell’inferno o della punizione divina). Oggi queste norme in massima parte son divenute obsolete ma in qualsiasi luogo o latitudine restano in vigore a causa di bigottismo….

Notiamo che oggi  la reperibilità di cibo vegetale è estremamente facilitata per cui la necessità di nutrirsi di animali (come avveniva due o tremila anni fa per gli abitanti di zone aride o ghiacciate) è praticamente nulla. L’agricoltura moderna, anche senza ricorrere agli ogm o ai pesticidi, può sfamare i miliardi di abitanti del pianeta, se la produzione alimentare non venisse utilizzata massimamente per nutrire le bestie da macello (cosa antiecologica ed antieconomica), con forte ricaduta di inquinamento e aumento dell’effetto serra (consumo eccessivo di acqua, deiezioni animali, consumo dei suoli, desertificazione, etc.).

Sarebbe perciò opportuno, anche dal punto di vista dell'ecologia e della economia, di abbandonare  l'agricoltura  e l'allevamento industriale. 

A tal proposito ricordo che la Rete Bioregionale Italiana ha aderito alla campagna per una Agricoltura Contadina per la quale si sta sollecitando una specifica proposta di legge.


Paolo D'Arpini

Rete Bioregionale Italiana


13 agosto 2013

Interspecismo maturo ed ecologia profonda

Interspecismo maturo - Chiedersi "Chi siamo", partendo dall'animale che è in noi

 

Ritengo personalmente che per andare verso una consapevolezza della comune appartenenza e della pari dignità e complementarietà della vita, insomma delle reciproche relazioni fra specie, sia importante che vengano riconosciute le differenze per poter allo stesso tempo riconoscere l'eticità naturale senza forzare la natura.

L'astrazione del pensiero trasformato in "morale" non aiuta la manifestazione di una spontanea "compassione" che si manifesta in un interspecismo maturo.

Tutti gli esseri viventi attingono e si originano dalla comune matrice che differenziandosi ha assunto le innumerevoli forme, ognuna complementare e relata alle altre, ognuna con alcuni aspetti evolutivi utili al mantenimento della vita ed alla ulteriore propagazione e fioritura di nuove specie.

L'uomo non è l'ultima parola in natura e questo deve essere sempre presente nella considerazione di chi si pone il "problema" del bene collettivo.

La vita si nutre della vita, su questo non ci sono dubbi, d'altra parte vediamo che esiste un  certo equilibrio   anche nel modo in cui questo costante e collettivo alimentarsi avviene. I microorganismi svolgono funzioni essenziali come  base alimentare degli organismi più complessi e contribuiscono al riciclaggio della materia morta.

Le piante procurano ossigeno e forniscono cibo agli animali ed allo stesso tempo ricevono humus e sostanze organiche utili in cambio. Gli animali  aiutano la propagazione delle piante, e qui non mi riferisco semplicemente agli insetti che facilitano l'impollinazione, bensì a tutte le specie di erbivori che sfogliando le piante senza ucciderle fan sì che esse affondino vieppiù le radici nella terra.

Le piante producono frutti appetibili  ed i semi  vengono diffusi in altri spazi dagli animali. L'eccesso di erbivori viene calmierato con la presenza di predatori e fra erbivori e predatori c'è una armonia di co-presenza. Essi aumentano e decrescono sulla base delle necessità finali delle piante nell'ambiente.   

Tutti sanno che i leoni quando aggrediscono un branco di antilopi, ricevono dalle antilopi stesse un "tributo" in forma dell'animale più malandato del gruppo, una specie di "offerta/sacrificio" che tra l'altro ha la funzione di mantenere sano il branco. Insomma la natura pur nella sua apparente crudeltà è saggia e materna. Si occupa di tutti gli aspetti e nulla trascura per i suoi figli. Al contrario ove manca l'interscambio, come ad esempio nelle nostre periferie urbane in cui sono aumentati indiscriminatamente alcune specie avicole e terricole per la mancanza di idonei "calmieratori".

Anche l'uomo per migliaia di anni ha rispettato questa "etica naturale" contribuendo a mantenere la vita sul pianeta in equilibrio. Solitamente l'uomo, come tutti gli animali frugivori, non ha bisogno di alimentarsi direttamente delle carni di altri animali. Vedasi le scimmie antropomorfe nostre cugine che fanno un uso insignificante di carne, assumendo solo piccole quantità di insetti o piccoli animaletti della foresta a mo' di integrazione alimentare, quando necessario. Altrettanto fanno i cinghiali e gli orsi. Però, ad esempio, gli orsi che si sono spostati al polo nord ovviamente hanno modificato la loro dieta sino a renderla totalmente carnivora e così è avvenuto per l'uomo che nella sua lenta occupazione del pianeta  e spostandosi sempre più dall'habitat tropicale originario ha dovuto pian piano modificare in parte o totalmente le sue abitudini alimentari, per necessità di sopravvivenza.

La scoperta dell'agricoltura molto ha comunque contribuito per riportare l'uomo alla sua dieta originaria.  Fermo restando che a seconda della latitudine la dieta varia in base al reperimento di risorse alimentari, vediamo che oggigiorno le capacità produttive, senza voler ricorrere alla chimica od agli OGM,  garantirebbero all'uomo nutrimento sufficiente non solo  i 6 miliardi di individui che siamo ma per almeno 10 volte tanti.... E qui veniamo al punto dolente... L'uomo avendo perso un contatto diretto con la natura ha utilizzato le sue capacità  tecniche e la sua capacità di sottomettere (e sottomettersi) per assoggettare la sua stessa specie ed anche le altre ad un dominio utilizzativo e speculativo che non tiene conto della pari dignità di tutti gli esseri viventi.

L'uomo ha diviso la società umana in "schiavi" produttori di ricchezza (per l'uso di pochi "padroni") e le specie animali in  "oggetti di mercato" da sfruttare ignominiosamente come merce.  I grandi  finanzieri ed i produttori del denaro, staccati dal contesto umano, galleggiano razzisticamente  sul resto dell'umanità e fingono di fornire ai loro sottoposti un benessere privo di valore, in forma di cibo sanguinolento e crudele  e malsano proveniente dagli allevamenti intensivi e dai macelli.

Questo meccanismo è non solo la causa della distruzione del pianeta, per il consumo di tutte le risorse e per l'avvelenamento degli elementi naturali, ma è anche causa della perdita totale dell'anima originaria, della naturale e rispettosa correlazione fra esseri viventi e habitat....

Mi rendo conto di aver toccato un argomento che a questo punto con l'etica propugnata dai cosiddetti animalisti viaggia in una sorta di parallelismo antagonista....

E' vero che le abitudini alimentari vanno modificate in funzione di un ritornò alla naturalità.. ed è anche vero che non si può separare l'uomo dagli altri animali. Il muto aiuto è necessario per la reciproca sopravvivenza e per la comune crescita karmica. Gli spazi naturali vanno recuperati senza forzature e la specie umana non deve necessariamente saltare da "dominante" a "in estinzione". Riscoprire il significato della fatica, del reciproco aiuto, della simbiosi mutualistica senza prevaricazioni... insomma  vivere in una Pace Interspecista è la chiave della nostra e "loro" sopravvivenza. 

Bisogna stancarsi del "vizio" in cui siamo costretti a vivere ed iniziare a recuperare la capacità di procurarci il nostro cibo senza dover ricorrere al mercato e senza doversi vendere  ai "padroni del mondo". La rivolta è necessaria, lo sforzo è necessario....

Capisco di non poter esaurire l'argomento con un singolo scritto... intanto ho buttato lì alcune riflessioni.

Paolo D'Arpini, presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.


"Alla sorgente" di Franco Farina



 

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