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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
7 agosto 2012

Bioregionalismo e gilania

Mariagrazia Pelaia e Marija Gimbutas.. il messaggio gilanico rivisitato e la cura di vita bioregionale

 
Discorso  al Circolo VV.TT. - Mariagrazia Pelaia è al centro


Mariagrazia Pelaia è impegnata da anni nel "sentiero" bioregionale e nella riscoperta di valori matriarcali ed  in diverse occasioni abbiamo potuto confrontarci su questo  tema  e sulla visione ecologista profonda, pur non pubblicamente data la sua ritrosia a "comparire" in pubblico.

Vengo a conoscenza che in questo periodo Mariagrazia si sta occupando della truduzione italiana del trattato "gilanico" per eccellenza: la ricerca sul periodo matriarcale dell'antica Europa effettuata  dell'archeologa lituana/americana Marija Gimbutas. Quanto prima avremo perciò  la fortuna, grazie a Mariagrazia, di poter leggere questi "vangeli della Dea"  in italiano.

Joseph Campbell e Ashley Montagu ritennero paragonabile il contributo scientifico di Marija Gimbutas alla Stele di Rosetta e la decifrazione dei geroglifici egizi. Campbell scrisse la prefazione ad una edizione del The Language of the Goddess (1989), prima che la Gimbutas morisse, e spesso diceva di quanto profondamente si rammaricasse che le sue ricerche sulle culture del neolitico dell'Europa non fossero disponibili nel tempo in cui lui stava scrivendo The Masks of God. I suoi articoli sono archiviati insieme con quelli della Gimbutas alla "Joseph Campbell and Marija Gimbutas library", al Pacifica Graduate Institute (Wikipedia).

Contemporaneamente al grosso impegno letterario Mariagrazia Pelaia si occupa della creazione di nuove ricette vegane in sintonia con il veniente periodo ecozoico, auspicato da Thomas Berry. Insomma il suo impegno nel campo dell'ecologia e della cultura tocca vari argomenti utili a migliorare la qualità della vita nella società moderna. Anche attraverso la conoscenza degli archetipi primordiali e le forme della bellezza estetica al femminile.  

Ed è proprio seguendo la traccia di una  riscoperta della bellezza  che  Mariagrazia Pelaia, attraverso le testimonianze artistiche scoperte dalla Gimbutas, renderà evidente  l’influsso del paesaggio  e dell’arte naturalistica, un progetto utile anche a fissare dei nuovi, seri, criteri di vivibilità ambientale.

“Quell'estremo rispetto dei luoghi in cui l’intelligenza e la forza dell’uomo si sono esercitate e sviluppate a diretto contatto con la natura...” (Antonello Palieri).

Il traguardo morale della pratica dell'ecologia profonda  è quello di inserire nella quotidianità lo stimolo alla ricerca ed alla riflessione spirituale integrandolo con gli aspetti laici della nostra esistenza.


Un’altra considerazione che ritengo utile  portare in luce, nell'opera di Mariagrazia,   è quella del riallineamento con i canoni della natura. Infatti malgrado la dovizia di doni benefici offerti alla vita di ognuno la Terra sta riflettendo il grande cataclisma di una umanità che vuole ribellarsi alla vita. Il riallacciarsi all’aura della Terra, e l’aiuto spontaneo offerto alla trasformazione spirituale, è il dovere al quale noi umani siamo chiamati in questo momento cruciale della storia dell’uomo.

Da non trascurare, comunque, l’aspetto filosofico della riscoperta di valori gilanici e naturalistici, in chiave di attualità ecologica profonda e spirituale, poiché necessariamente, come evidenzia il filosofo Aurelio Rizzacasa: “…dopo varie forme concepite nella pluralità dei millenni del pensiero occidentale la filosofia deve tornare alle origini per farsi consapevole che la verità si svela e si occulta in una perenne ricerca che coinvolge l’uomo in un dialogo con se stesso e con gli altri. Quanto detto si produce in un’avventura nella quale l’umanità costruisce il suo futuro nel libero spazio della sua spiritualità interiore”.

Paolo D'Arpini



 


27 giugno 2011

Bioregionalismo ed ere evolutive

Riflessioni sul disfacimento morale e sociale nel rapporto maschile-femminile in vista dell’esaurimento del Kali Yuga

 

Fine del matriarcato ed inizio dell’età dei conflitti - Riflessioni sul disfacimento morale e sociale nel rapporto maschile-femminile in vista  dell’esaurimento del Kali Yuga

 
Dobbiamo partire da una notizia di cronaca recentissima in cui si indicano i paesi che si affacciano sull’oceano indiano (Pakistan, India, Somalia, ecc.) come i luoghi in cui maggiormente la donna soffre  di persecuzione e violenza. Ciò fa pensare e riflettere sull’inversione di tendenza nel rapporto maschile-femminile che proprio in questa area  vide  la nascita della parità dei generi e del rispetto verso il femmineo. Infatti, verosimilmente, sia sulle coste dell’Africa che nell’India pre-ariana, il matrismo originario sorse e prosperò.

 
Ma oggi osserviamo che il cambiamento nelle relazioni fra il maschile ed il femminile può essere considerato un termometro per misurare il decorso della malattia nella specie umana. Tale malattia prese origine con l’avvento dell’era oscura, definita in India Kali Yuga, che si fa risalire a circa 5000 anni fa. L’inizio di qust’era, che corrisponde al termine della guerra descritta nel Mahabarata, diede avvio ad un lento processo di degrado che portò la società egualitaria e sacrale, fino allora vigente in quasi tutto il mondo conosciuto, a deteriorarsi sotto l’influsso sempre più pressante del patriarcato e dell’avvalorazione del senso del possesso.

 
In Europa quello stesso periodo, definito  tardo neolitico, descritto con dovizia di particolari  dalla studiosa ed archeologa Marija  Gimbutas  si concluse con   l’affermarsi del potere maschile esercitato con la violenza e con la perdita della libertà femminile (tramite l’acquisto della donna a scopo riproduttivo, guerre di razzia, perpetuazione della patrilinearità, etc.). Contemporaneamente abbiamo notizia di simili eventi accaduti anche nell’antica civiltà cinese, ove  prese il sopravvento il modello prevaricatorio e controllativo del mondo femminile. Tale momento viene anche evocato nel Libro dei Mutamenti relativamente alla descrizione dell’esagramma “Il farsi Incontro” in cui si immagina il femminile che spontaneamente va incontro al maschile e di conseguenza ne riceve un giudizio negativo. Allo stesso tempo, nella lettura dei commenti, si evince che questo “farsi incontro” rappresentava il modo di funzionamento antecedente nella società. Tale mutazione nello stile dei rapporti intergenerici (uomo-donna) è stato considerato l’inizio dell’era dei conflitti  (traduzione corretta del significato di Kali Yuga) e chiude la precedente era dell’incertezza (Dvapara Yuga).

 
Ora dobbiamo esaminare come gli antichi saggi accuratamente descrissero le caratteristiche dell’era corrente evocando una serie di avvenimenti e tendenze che sono facilmente riconoscibili in questo momento storico.  Senza voler evocare calendari Maya o altre descrizioni apocalittiche più o meno credibili, riportiamo, in ogni caso, alcune affermazioni storiche certificate, vecchie  di migliaia di anni.

 
“Trovandosi immersi nell’ignoranza, sicuri di sé, ritenendosi saggi, gli sciocchi si aggirano urtandosi a vicenda, come ciechi guidati da un cieco” (Mundaka Upanishad)

 
“Ora difatti è proprio l’età del ferro, né mai gli uomini cesseranno di soffrire il giorno, per le fatiche e le miserie, e la notte di struggersi per le gravi angosce che gli dei gli daranno. Né allora il padre sarà simile ai figli, né i figli al padre, né l’ospite sarà caro all’ospite, l’amico all’amico, il fratell al fratello come nel tempo passato. Essi avranno in dispregio i genitori, appena cominceranno ad invecchiare, li insulteranno con parole villane; né essi, ai genitori invecchiati, daranno il necessario per vivere, usando il diritto del più forte; infine saccheggeranno a vicenda le città. E allora non vi sarà più gratitudine per l’uomo giusto, ma piuttosto si terrà in onore l’uomo artefice di mali, la giustizia sarà nelle sue mani; il pudore non esisterà più. Il malvagio recherà danno all’uomo dabbene, agli uomini miseri sarà compagna la gelosia, amante del male dall’odioso aspetto… e non ci sarà più scampo dal male” (Esiodo, Opere e giorni).

 
Nel Linga Purana, antico testo Shivaita,  vengono descritti gli uomini del Kali Yuga come tormentati dall’invidia, irritabili, settari, indifferenti alle conseguenze dei loro atti. Sono minacciati da malattie, da fame, da paura e da terribili calamità naturali. I loro desideri sono mal orientati, la loro scienza è usata per fini malefici. Sono disonesti.
 
In questo tempo sono in declino i nobili e gli agricoltori mentre la classe servile pretende di governare e di condividere con i letterati il sapere, i pasti, le sedie e i letti. I capi di stato sono per lo più di infima origine. Sono dittatori e tiranni.

 
“Si uccidono i feti e gli eroi. Gli operai vogliono avere ruoli intellettuali. I ladri diventano Re, le donne virtuose sono rare. La promiscuità si diffonde. La terra non produce quasi nulla in certi posti e molto in altri. I potenti si appropriano dei beni pubblici e cessano di proteggere il popolo. Sapienti di bassa lega sono onorati e partecipano a persone indegne i pericolosi segreti delle scienze. I maestri si degradano vendendo il sapere. Molti trovano rifugio nella vita errante.

 
“Verso la fine dello yuga gli animali diventano violenti (perché sfruttati n.d.r.).
Gli uomini dabbene si ritirano dalla vita pubblica. Anche i sacramenti e la religione sono in vendita. I mercanti disonesti. Sempre più numerose le persone che mendicano o cercano lavoro. Quasi tutti usano un linguaggio volgare e che non tiene fede alla parola data. Individui preminenti senza moralità predicano agli altri la virtù. Regna la censura… Nelle città si formano associazioni criminali. L’acqua potabile mancherà, così pure la frutta. Gli uomini perdereanno il senso dei valori. Avranno mali al ventre, ed  i capelli in disordine. Verso la fine dello yuga l’aspettativa di vita non andrà oltre l’adolescenza,. I ladri deruberanno i ladri. Molti diverranno letargici e intorpiditi, le malattie saranno contagiose. Topi, serpenti e insetti tormenteranno gli uomini. Uomini affamati e impauriti si troveranno nei pressi del fiume Kausichi.
 
Alla fine di questa era un po’ ovunque nel mondo si diffonderanno i praticanti di riti sviati. Persone non qualificate si spacceranno da esperti. Gli uomini si uccideranno l’un l’altro e uccideranno i bambini, le donne e gli animali. I saggi saranno condannati a morte”.

 
Tuttavia, ancora secondo il Linga Purana, alcuni uomini potranno raggiungere in breve tempo la perfezione. In un certo senso il Kali Yuga è un periodo privilegiato. I primissimi uomini delle ere antecedenti, ancora prossimi al divino, erano saggi in una società di saggi. Ma gli ultimi uomini, questi del Kali-yuga, avvicinandosi all’annientamento, si avvicinano anche al principio in cui tutto ritorna alla sua fine. In mezzo alla decadenza morale, alle ingiustizie, alle guerre, ai conflitti sociali e alla persecuzione del femmineo, che caratterizzano la fine di questo yuga, il contatto con il divino, per via discendente, diviene più immediato.

 
In una società dove tutto è già perfetto, gli atti vengono compiuti automaticamente nel bene, mentre in una società degradata occorre discriminazione e coraggio.
 
Troviamo descrizioni di una tale fine di un’epoca persino in testi apocalittici giudeo-cristiani, compreso quello di S. Giovanni,  che evidentemente si ispirano alle stesse fonti antiche sopra menzionate.

 
In uno Shiva Purana, nel Rudra Samhita, di molto precedente l’epoca cristiana, viene detto: “La fine del mondo attuale sarà provocata da un fuoco sottomarino, nato da un’esplosione simile a quella di un vulcano, che consumerà l’acqua che i fiumi hanno riversato nell’oceano. L’acqua traboccherà dall’oceano e inonderà la terra. Il mondo intero sarà sommerso”.

 
Abbiamo visto che, tra i fenomeni caratteristici del Kali Yuga troviamo la comparsa di false religioni antropocentriche che allontanano l’uomo dal suo ruolo sulla Terra e servono di pretesto alle sue predazioni, ai suoi genocidi, e lo portano infine al suicidio collettivo. Le religioni della città prendono il sopravvento sulla religione della Natura, questo è l’inizio della decadenza, che   corrisponde all’affermarsi  delle religioni monoteiste. Si trattava di creare delle fedi illusorie che pervertissero la vera religione della Natura. Ad esempio la creazione di queste nuove religioni (o ideologie) è avvenuta in India nella forma del giainismo e del buddismo, in Cina in forma di confucianesimo e in occidente come cristianesimo e nel medio oriente come islamismo.

 
Queste religioni, quali che siano stati il carattere e le intenzioni dei fondatori originari, sono diventate essenzialmente religioni “di stato”, a carattere moralistico. Hanno dato modo a un potere patriarcale centralizzato di imporre un elemento di unificazione e controllo su   popolazioni diverse. Ovunque, queste religioni, pur parlando di amore, uguaglianza, carità, giustizia, sono invero pretesto e strumento per conquiste culturali e materiali. Il massacro delle popolazioni avvenuto in varie parti del mondo in mome delle religione, è un dato storico innegabile.

 
La posizione della donna in tutte queste religioni è secondaria e perciò giustifica l’oppressione di genere. Se e quando il femmineo sacro e la spiritualità della Natura riusciranno a trovare un autonomo e sincero modo espressivo nella nostra società, l’era oscura, e dei conflitti,  potrà considerarsi conclusa.

 
Paolo D’Arpini

 
...................

 
Commento di Caterina Regazzi:

 
In un’epoca in cui tutti si sciacquano la bocca parlando di Amore, semplicità, ritorno alla Natura, le donne devono solo continuare ad essere e a fare quello che, silenziosamente, sono state ed hanno fatto in tutti questi secoli oscuri: essere dedite a dare la vita, a custodirla, a coltivarla e a farla crescere; dare amore, affetto e amicizia  incondizionati.

 
Basterebbe che gli uomini prendessero esempio da noi donne rivalutando pienamente il periodo del matriarcato: niente guerre e distruzione, solo cura di sé, degli altri esseri viventi, umani e non, in una parola, della Vita.
Le donne, però, non devono farsi imbrogliare dal mito del potere e dell’autonomia personale, smettendo di copiare il maschio nel suo stile competitivo, nella ricerca dell’affermazione di sé.  

 
………
                                                 
Bibliografia:

 
Mahabharata – Sri Veda Vyasa
I Ching – Libro dei Mutamenti (AA.VV.)
Shiva e Dioniso, di Alain Danielou
Il Linguaggio della Dea - Marija Gimbutas
Opere e giorni - Esiodo
Shiva Purana, Rudra Samhita, Linga Purana – Antichi testi Shivaiti
Mundaka Upanishad - Vedanta
 


12 settembre 2010

Rete Bioregionale Italiana

Intervento di Stefano Panzarasa in merito ai recenti avvenimenti della Rete Bioregionale Italiana.

Alla Rete Bioregionale,
        Dopo un mese passato (una fortuna...) senza Internet a Capracotta (IS) per un bel programma di animazione ecopacifista dedicato a Gianni Rodari e Thomas Berry e l'Era ecozoica (per i curiosi su www.orecchioverde.ilcannocchiale.it o su www.youtube.com/orecchioverde il videoclip "Un mese lungo un sogno") e quindi la possibilità di riflettere sui recenti avvenimenti e le recenti lettere, compresa quella di Mario Cecchi, ecco ciò che penso.
      A scanso di equivoci voglio innanzitutto scusarmi con tutti quelli che si sono sentiti offesi dalle mie parole e ci sono stati male. Non era mia intenzione far star male nessuno e quindi ciò mi dispiace a prescindere dalla situazione in sé.
Voglio anche scusarmi con tutti per aver sollevato le questioni che mi interessavano evidentemente nel luogo e nel tempo (anche ripetuto) sbagliato. Per tutti intendo anche le persone che mi hanno appoggiato e confortato ma che comunque sono rimaste (alcune) allibite (persino con degli incubi notturni) da come sono andate male le cose a livello di gruppo, una situazione evidentemente inaspettata e probabilmente scioccante per che ci osservava e ci stimava, anche da anni, dall'esterno.
        Vedete, io so che le nostre lettere girano anche al di fuori della cerchia dell'indirizzario e allora per tutti spiego che erano almeno 10 anni che avevo notato che nella Rete il dibattito sui temi di attualità, o almeno quelli che io ritengo tali, era molto fermo (nativi europei/Gimbutas, diritti degli animali/vegetarianesimo-veganesimo, stato ambientale della terra, qualità delle traduzioni - e li ripeto, mi scuso ancora, solo ad uso di qualcuno che potrebbe leggere per la prima volta la mia lettera e non per tediare gli altri.
       Ci incontravamo come un bel gruppo di amici e amiche in bei posti, come casa di Etain e Martin, abbiamo tradotto o pubblicato libri e i quaderni (ognuno ovviamente praticando a casa sua) ma non molto di più, il blog della Rete non funzionava (anche se ultimamente ha superato i 40.000 accessi) anzi da un po' di tempo la situazione stagnante incominciava anche a venire alla luce tramite le riflessioni di alcuni.
      Ora però concedetemi qualche minuto di attenzione sul fatto che io insieme ad alcune altre persone fondai la Rete nel lontano 1996 (ma con alcuni ci frequentavamo anche da prima) e quindi ciò mi ha dato la speranza di poter dire la mia magari anche con insistenza, lo ammetto, ma solo dopo aver avvertito, con stupore e anche irritazione, ma magari mi sono pure sbagliato, che su certe tematiche non c'era poi un grande dialogo aperto, quasi la Rete avesse un sentiero tracciato in modo ormai irreversibile e immutabile anche col passare di quasi due decenni, insieme al mutare di tante situazioni ecologiche, sociali, culturali...
      Detto ciò però permettetemi di ripartire dalla contestazione delle parole, pur in gran parte sagge, di Mario Cecchi che da una parte ci spiega come risolvere i conflitti nei gruppi ben affiatati e poi invece decreta che noi non lo siamo e che quindi è sicuro che la storia è finita... Mario! E la pratica? Se non ci hai nemmeno provato...
     Ecco, questo è il punto che mi preme, Giuseppe, Gino, Elena, Jacqueline, Paolo (voi sicuramente mi ricordo eravate al primo incontro a Monterufeno - ma c'erano tanti altri), Etain, Martin, Mario, Renato, Felice e anche Silvana, Fulvio, Mariagrazia, Francesca, Egidio, Oscar, Chiara, Massimo, e poi Teodoro, Antonella e quanti ne dimentico purtroppo... Bene, allora per tutti questi anni avevamo scherzato? Io sono diventato aggressivo e diciamo scherzosamente "disturbatore" solo ora? Direi che qualcosa non torna, ma non voglio discuterne qui, voglio solo affermare che siamo (stati?) un bel gruppo di persone e possibile che se ne debba decretare la fine, così, freddamente per lettera, senza che ci sia scampo o speranza? E la tanto acclamata "pratica di vita" allora dove la mettiamo?
      Mi dispiace ma ancora una volta allora non sono d'accordo. "Mai lasciarsi spaventare dalla parola fine ", diceva Gianni Rodari, e allora penso che almeno per giustizia, se proprio dobbiamo lasciarci che almeno sia detto in faccia, in un incontro in cerchio e che se sarà l'ultimo lasci almeno un bello e indelebile ricordo...
      Ma la speranza è l'ultima a morire, io ma probabilmente tutti, alla rete Bioregionale Italiana e a tutto quello che ha rappresentato in questi anni nella buona e nella cattiva sorte, ci sono molto affezionato e allora ancora per i curiosi un video (realizzato a Capracotta) che per la presenza di tanti bambini e bambine ho messo su youtube. Si svolge in una situazione selvaggia che mi ha ricordato tanto quella del pianeta Pandora (dal film Avatar). Ecco rappresentata la mia speranza...
      Per concludere penso sia importante sapere che che quando ho cominciato a parlare non avevo assolutamente messo in conto la possibile fine della Rete ma volevo unicamente portare avanti le mie idee, peraltro ben documentate, solo ad uso e beneficio di tutti e della Rete...
      Un saluto,
Stefano Panzarasa

 


10 ottobre 2008

I nativi europei a Roma...

I nativi europei a Roma...
Circa 7000 anni fa, in quella che Marija Gimbutas ha chiamato l'Antica Europa, nasce, si sviluppa e perdura per ben duemila anni in un modo "altro", pacifico, in armonia con la terra e i cicli della natura, una delle più importanti civiltà europee, la Civiltà di Cucuteni-Trypillya.

Nell'Europa dell'Est, In un territorio più vasto dell'Italia, attualmente diviso fra Romania, Ucraina e Moldavia, donne e uomini ecologicamente consapevoli hanno convissuto in perfetta unione per millenni senza lasciare tracce di violenze e guerre ma solo splendide ceramiche e altri manufatti, testimonianze di una civiltà agricola dedita alla ricerca della bellezza e al culto della Dea, la Grande Madre...
Una civiltà dimenticata dai libri di storia patriarcali che però fa sperare che le attuali idee pacifiste, bioregionaliste e dell'ecologia profonda, una volta praticate per migliaia di anni in modo del tutto naturale e che ora faticano a resistere nella società odierna, possano invece riprendere vita e riportare le donne e gli uomini di oggi verso un futuro di pace e di consapevolezza ecologica, il sogno della Terra (Thomas Berry).
La bellissima mostra con centinaia di splendide opere è a Roma, al Palazzo della Cancelleria (vicino Piazza Campo dei Fiori), fino al 31 ottobre.
Ingresso libero e orario continuato (tranne il lunedì).




La nostra visita alla mostra. Da sinistra: Luciana Marinangeli (Presidentessa dell'Associazione "L'Alberata" di Roma), l'archeologa rumena che ci ha fatto da guida, Mariagrazia Pelaia e io...



Oggi pomeriggio, venerdì 10 ottobre, verso le 16, sarò lì per un incontro fra una delle mie statuette dedicate alla Dea madre neolitica e gli originali...
Stefano Panzarasa


5 giugno 2008

15° Incontro della Rete Bioregionale Italiana


Rete Bioregionale Italiana
Resoconto fotografico del 15° Incontro che si è svolto a Torino di Sangro (CH) dal 29 maggio al 1 giugno. 
Ecologia profonda e bioregionalismo nella pratica quotidiana.
Persone di ogni età, bambine, bambini, donne e uomini, dai due mesi agli oltre sessanta anni, provenienti da tutta Italia, hanno partecipato, vicino al mare Adriatico, nella Bioregione della Valle del Fiume Sangro, al 15° incontro della Rete Bioregionale, in uno spirito di condivisione, impegno e gioia di stare insieme, parlare, discutere, lavorare la terra, cantare, ballare, preparare e mangiare ottimi cibi vegetariani.
Buona visione da Stefano Panzarasa
PS - con l'occasione voglio ricordare che alla fine di questa pagina, sulla destra, alla voce "commenti" e cliccandoci sopra, poi scivendo in una apposita sezione, c'è la possibilità per i lettori di lasciare un loro messaggio che può essere letto e commentato da tutti.

L'arrivo dal bosco...

Nella Bioregione della Valle del Fiume Sangro si va dalla maestosa montagna della Majella al Mare Adriatico.

La casa che ha accolto i partecipanti e accanto l'orto "sinergico".

La riunione della Rete.

L'ultimo a destra è Giuseppe Moretti, animatore e coordinatore della Rete.

Francesco, uno degli organizzatori dell'incontro.

Felice, contadino e poeta

Seduti in cerchio siamo tutti uguali e diversi...

Poesia, musica, canto e danza fanno ormai sempre parte dei nostri incontri...

A turno ognuno prepara qualcosa per gli altri, un modo anche per condividere le proprie competenze culinarie.

E poi tutti assaggiano...





Ecco la preparazione delle palline di argilla che conterranno semi, che abbiamo raccolto in precedenza, per l'orto sinergico ma che possono anche essere usate per rimboschimenti di terreni spogli.



Le palline, una volta pronte si mettono a seccare al sole, poi saranno gettate fra l'erba sfalciata e al momento giusto, dopo una pioggia, il seme comincerà a prendere vita, romperà la pallina e si radicherà al suolo.

Certe attività si fanno proprio con gioia...

Clara ha curato l'incontro sulla nascita. e sulla scuola famigliare. Ognuno se vuole può occuparsi personalmente dell'educazione scolastica dei propri figli.



La mattina Etain nell'orto "fa la cosa giusta", toglie da vicino alle piantine le erbe selvatiche lasciandole sul posto in modo che contribuiscano a fertilizzare la terra.

Nell'orto sinergico si trovano i "cumuli" autofertilizzati.



Una importante pratica culturale degli orti biologici e sinergici, la "consociazione" delle piante.

All'incontro, come è sempre consuetudine della Rete, ognuno porta quello che sa fare, oggetti, libri, prodotti alimentari, per vendite e baratti.

I tanti bambini e bambine presenti hanno giocato con noi e per loro abbia letto filastrocche ecologiste. Per l'ccasione io avevo portato un recente bel libro "L'albergo delle fiabe" di Elio Pecora.

La proiezione del video sul viaggio di Silvana e di altre donne in Turchia per il sostegno alle popolazioni del Kurdistan.

Ecco le mie canzoni eco-pacifiste (sono Stefano), tratte da testi di Gianni Rodari e Elio Pecora.

Alice, la mamma che ci ha ospitato...

Una bella sorpresa serale, i "Biscotti della Dea"...
Un mio omaggio alla Dea Madre neolitica della civiltà matriarcale dell'Antica Europa (dagli studi di Marija Gimbutas). Un modo dolce e gustoso per riscoprire le nostre origini di popoli pacifici e rispettosi della Terra.

Etain insegna a tutti le danze in cerchio della tradizione mediterranea e dell'Europa dell'Est, un antico ricordo neolitico che ci ricollega ai cicli ecologici della vita...





E alla fine dell'incontro un pò di riposo e poi...

...tutti al mare a fare il primo bagno della stagione!























 

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