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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
31 maggio 2011

Bioregionalismo e CIR

San Martino Sul Fiora (Grosseto)  19-20-21 Giugno 2011 -  Piccolo incontro del CIR a Frittole ...e a proseguire campo di lavoro permanente!

Questo incontro sarà dedicato al reincontro dei gruppi di lavoro (indirizzario,mutuo appoggio,temi e redazione) creatisi  al CIR a Pescomaggiore.

La volontà di proporre questo incontro nasce dalla necessità di dare spazio e continuità alle tematiche discusse durante l'ultimo appuntamento.
Il CIRuccio verrà ospitato a Frittole, interessante esperimento nato da un sogno e reso realtà grazie a un'idea geniale di condivisione e partecipazione, dove c'è ancora tanto da fare,da dare e ricevere.

I primi tre giorni saranno dedicati ai cerchi dei gruppi tematici.. mentre nei giorni a seguire aiuteremo la grande famiglia di frittole nei vari lavori di costruzione.

Per chi è interessato alla bioedilizia e alla bioarchittetura il campo di lavoro è un ottima opportunità per apprendere praticamente i principi e le tecniche di queste discipline, dato che saranno presenti tecnici qualificati a dirigire i lavori.

L'invito è quindi aperto a tutti coloro abbiano voglia di collaborare ai cerchi di discussione per far crescere il movimento  CIR, e a chiunque abbia voglia di contribuire stando insieme divertendosi e imparando.

ps: inoltre prendiamo l'occasione per festeggiare assieme la notte del solstizio estivo il 21giugno! Non dimenticate quindi strumenti, voce e tanta bella ener-gioia

VI ASPETTIAMO...  portate tenda, strumenti da lavoro e musicali, cibo, verdure...

Indicazioni per Frittole, arrivare a San Martino sul Fiora (Grosseto)   quando vi trovate di fronte alla chiesa prendere la stradina che sta tutta sinistra (qulla parallela alla facciata della chiesa), dopo 50m vi trovate un quadrivia su strada sterrata e prendere a destra, fate 600m alla fine della grande salita e troverete un cartello dove parcheggiare le auto. Se vi perdete chiedete di Poggio Monte. Di seguito alleghiamo le coordinate di Frittole da mettere su google maps!!! 42.670414, 11.575084

Per chi arriva con i mezzi pubblici.. mi dispiace ma non ci sono molte opportunità, la cosa più facile e arrivare a Manciano  da li fare l'autostop fino a San Martino!! Sarebbe possibile fare dei viaggi colletivi, quindi per chi sa di venire con i mezzi pubblici contattare Ilenia (3462273619) per concordare l'orario e venirvi a prendere!!.. oppure utilizzate la mail del cir per organizzare carsharing!!
Buon arrivo!!!!


C.I.R. info <cir.informa@gmail.com>


30 maggio 2011

Bioregionalismo ed economia bioregionale

 



Claudio Martinotti Doria: “Dopo il ballottaggio… lo sballo finale!”

 

Ante Scriptum
Beh, è stato vinto dal Centrosinistra il recente  ballottaggio amministrativo..
e ora aspettiamo di vedere se ci saranno risvolti a livello nazionale, intanto leggete questa previsione socio-economica del nostro Claudio Martinotti Doria, referente per l'economia "alternativa" della Rete Bioregionale Italiana...

Ah, e ricordatevi che il 12 giugno 2011 non è una domenica per andare al mare... ma a votare! 
(Paolo D'Arpini)

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Il tempo del cazzeggio e della mistificazione politica e mediatica sta esaurendosi, ci attende un autunno caldo, ustionante ...

Il tempo del cazzeggio e della mistificazione politica e mediatica sta esaurendosi, ha fatto il suo corso, potrà ancora proseguire in maniera stantia per i pochi dementi e cerebrolesi che dipendono dalla tv spazzatura e dai giornalacci di disinformazione ed intrattenimento morboso, ma coloro che stanno già provando da tempo sulla loro pelle o su quella di persone cui sono affezionati, le conseguenze nefaste di questo sistema parassitario e predatorio, non manifesteranno più tolleranza per il “panem et circenses”, per il cazzeggio mediatico e le menzogne ed il temporeggiamento politico.

I nodi verranno al pettine, soprattutto grazie alla rete, finalmente qualche responsabile sarà individuato, anche se prevarranno come sempre i capri espiatori, e qualcuno tra la vasta classe dei privilegiati (la c.d. casta) inizierà a provare paura, quella vera, quella che ti impedisce di continuare nella prosopopea televisiva.

Non riusciranno più a ostentare sicurezza e controllo, perché non controlleranno neppure le proprie emozioni. Potranno cazzeggiare al massimo ancora per questa estate e poi la situazione si farà esplosiva e loro sapranno solo balbettare sciocchezze, incompetenti, insipienti e quaquaraquà come sono, di fronte ad una realtà che non comprenderanno neppure lontanamente.

La folla degli incazzati, esasperati, disperati, affamati, privati addirittura della speranza, li travolgerà come uno tsunami reclamando qualche testa, come durante la rivoluzione francese.

Il denaro creato da nulla diverrà carta straccia, gli scaffali dei supermercati si svuoteranno, ci saranno code agli sportelli bancari e le banche commerciali falliranno a catena, e saranno tempi duri per tutti, soprattutto per i homo videns demens che continueranno ad abbeverarsi alla tv per trovare soluzioni, invocando l’aiuto dello stato, cioè del complice primario dell’elite dei banchieri internazionali che sono i pianificatori falliti di questo sistema in procinto di toccare il massimo degrado e collassare.

I politici elaboreranno nuove menzogne da propinare per cercare di temporeggiare e salvare la pelle, ma la rete conterrà la documentazione cui poter attingere per capire cosa è veramente accaduto, gli strumenti culturali per interpretare ed analizzare ci sono e non possono essere censurati.

Gli stupidi, pigri ed ignoranti, continueranno ad invocare l’aiuto dello stato, quelli che avranno capito al contrario conteranno sulla propria intelligenza e sulla condivisione solidale con i propri simili per elaborare soluzioni, valorizzando le risorse ed i talenti locali.

I tempi saranno maturi per veri cambiamenti sociali ed economici, per eliminare il sistema bancario parassitario fondato sulla moneta creata dal nulla e sulla riserva frazionaria, per tornare alla moneta onesta, come è sempre stato nella storia dell’uomo in ogni continente.

Forse si riabiliterà persino il baratto.

L’importante è cessare di farsi ingannare e depredare. Siamo agli sgoccioli, le illusioni sono ormai quasi esaurite, chi ancora se ne nutre è come un drogato che vuole continuare a percorrere un tunnel buio senza mai vederne l’uscita. Documentatevi in rete, studiate la teoria della Scuola Economica Austriaca, scoprite i veri responsabili di questo stato di cose, smettetela di accusare invano il libero mercato (mai esistito), la globalizzazione, il liberismo, il capitalismo, ecc., che sono solo frottole.

I responsabili sono i banchieri ed i politici al loro servizio, che hanno creato le banche centrali con monopolio di stampare denaro di carta privo di effettivo valore e convincervi che fosse l’unica e più giusta soluzione, inducendovi ad indebitarvi oltre misura e a consumare ossessivamente, depredandovi con l’inflazione (quella vera) che è una specie di tassa occulta con la quale loro spendono e si appropriano di tutto e voi lavorate come schiavi e vi impoverite.

Ragionare, riflettere, indagare, ecc., queste sono le attività da svolgersi, non oziare di fronte alla tv. Fate voi, il futuro dipende da voi, non dal Fato.

Claudio Martinotti Doria

http://www.cavalieredimonferrato.it/


30 maggio 2011

Bioregionalismo e cambiamenti climatici

 Crisi della biodiversità e grande caldo...
 


Cambiamenti climatici in corso

Italia fuori luogo: sull’orlo di una crisi tropicale già a Maggio.
Si è già capito da diversi anni che la biodiversità è in crisi. Non solo l’Italia ormai va verso la trasformazione di un paese tropicale con anomalie termiche che sono oramai presenti da più di 18 anni, ma nel 2009 ha superato 1,20 gradi in più rispetto alla media stagionale.

Un’escursione termica che mette a dura prova la biodiversità, favorendo il diffondersi di grandi infezioni. Si va leggermente in positivo per quello che riguarda gli incendi e l’inquinamento, per esempio quello industriale, ma i Comuni devono ancora combattere nella maggior parte dei casi col problema frane e dissesto del territorio.

L’annuario dei dati ambientali presentato nel 2010 segnala così la vulnerabilità climatica nel nostro paese: vale a dire che il caldo mette a rischio le riserve glaciali alpine, in sostanza la disponibilità dell’acqua. Nei mari sempre di più prolificano le specie di peschi di origine tropicale. Perdendo in questo modo l’habitat e la biodiversità si diffondono più infezioni, aumento di zanzare morte dei pipistrelli. Si trasmettono maggiormente malattie batteriche e vitali per l’essere umano, gli animali e le colture.

La situazione dell’aria sembra migliorare infatti dal 1990 al 2009 nell’aria è stato emesso meno zolfo, ossidi di azoto ed ammoniaca. Nelle grandi città restano elevate le polveri sottili, mentre per le città industriali sono in calo i cosiddetti gas serra, ma siamo ancora lontani dagli obiettivi fissati da Protocollo che ha fissato Kyoto.

Aumentano però i boschi e diminuiscono gli incendi. Ma rimane sempre precaria la situazione per i Comuni che sono sempre di più soggetti a rischio frane, vedi gli alluvioni a cui l’Italia è soggetta proprio a causa del passaggio al clima tropicale. In un anno si hanno così in media circa 24 giorni in più di caldo rispetto alla media climatologica, e si stima che nel 2009 circa il 40% in più di ettari andati in fumo a causa degli incendi, sono stati maggiormente in Sardegna.

Il nostro pianeta in sintesi sta diventando ogni giorno più vulnerabile a causa delle modiche che l’uomo ha apportato sul nostro suolo e territorio anche in maniera indiscriminata e senza controllo. Possiamo ancora salvare la nostra terra anche per le generazione future, basta fermarsi, riflettere ed avere forse la voglia e la volontà di condurre una vita un po’ meno consumistica e più salutare. Non surriscaldiamo maggiormente tutta la terra. E’ da questa che abbiamo il nutrimento per vivere.

Rita De Angelis


29 maggio 2011

Bioregionalismo terra terra

 

 Agricoltura e pastorizia ecologica



Per la difesa della salute e dell'economia sarebbe necessario puntare sull'agricoltura ecologica. Tale metodo di produzione potrebbe essere sostenuto anche dai Pagamenti Agroambientali Europei salvando la spesa nazionale… per le Malattie Degenerative. Ma i PSR Regionali ancora oggi sovvenzionano l’acquisto di Pesticidi, chiamandola Agricoltura Integrata (nella Chimica, ndr). Pesticidi di cui l’Italia è il primo consumatore UE, con oltre il 35% di tutto il fatturato comunitario! (Fonte Agernova)

Ciò avviene in spregio al fatto che da recenti studi scientifici è appurato che l'uso dei pesticidi influisce sull'intelligenza umana, oltre che sulla salute. Ad esempio se le mamme sono state esposte ai pesticidi usati sulle colture alimentari durante la gravidanza, i loro bambini avranno un quoziente intellettivo più basso rispetto ai figli di donne non esposte a queste sostanze. Lo rivela uno studio effettuato dall’Università di Berkey, in California, confermato da altri due studi condotti dal Mount Sinai Medical Center e dalla Columbia University. Gli scienziati hanno osservato gli stessi identici risultati: ad un aumento di 10 volte del tasso di organofosfati rilevato durante la gravidanza corrispondeva ad un calo di 5,5 punti nel quoziente intellettivo (Qi) di bambini intorno ai 7 anni. I ricercatori californiani hanno valutato l’esposizione ai pesticidi attraverso la misurazione dei metaboliti nelle urine e poi hanno fatto test per il Qi su 329 bambini. Con i pesticidi forse la mela non prende il verme... ma il bambino si baca il cervello. (Fonte AAM Terra Nuova)

Altro sistema di recupero economico per lo sviluppo dell'agricoltura ecologica sta nel risparmio sulle quote che l'Italia deve pagare come nazione industriale inquinatrice. Ogni giorno l’Italia accumula un debito per l’inquinamento dai gas serra prodotti nello svolgimento delle attività antropiche nazionali. Come sapete c’è una valutazione mondiale in termini anche economici, che varia in base alla produzione di “gas serra” e l’Italia a ritmo normale industriale, riferito a qualche anno fa, paga 3.800.000 euro circa il giorno. L’Italia ha una superficie coperta a boschi pari al 37% della totale ma questo polmone ci è riconosciuto intorno al 10%, pare per il cattivo stato dei boschi. Iniziative per l’efficientamento dei boschi o l’impiego di coltivazioni che bonificano l’aria, riducono nel tempo l’inquinamento, azzerano il debito e sono, di fatto, interventi già finanziati, non dovendo dirottare fondi Italiani verso la CE, oltre a fare un servizio per l’intera umanità. (Fonte Vetiver Lazio)

Inoltre lo sviluppo dell'agricoltura biologica porterebbe inevitabilmente all'incremento delle diete vegetariane che recenti studi scientifici dimostrane essere le più salutari. La tabella ufficiale LARN parla di assunzione giornaliera di nutrienti per la popolazione italiana; alla colonna relativa al quantitativo proteico nelle diverse fasi della vita di un individuo, considerate le diverse categorie di persone, il peso e l’età, effettuata una sommatoria del quantitativo proteico consigliato, la media risulta essere di otre 50 grammi di proteine al dì. Ora, se si considera che il bambino raddoppia in 6 mesi il peso corporeo e attua il massimo sviluppo del cervello con un quantitativo proteico di circa l’1% del latte materno, quantitativi proteici superiori espongono il bambino ad ipertrofia renale, acidificazione del pH, ipertensione, obesità, diabete ecc. E’ di questi giorni la pubblicazione di uno studio condotto dal Dr. Leonardo Pinelli su cento ragazzi che hanno seguito il regime dietetico vegetariano: i risultati confermano l’ottima salute dei bambini vegetariani: si ammalano meno dei bambini onnivori e hanno difese immunitarie migliori. (Fonte AVA)

Per lo sviluppo dell'agricoltura contadina, ed a favore di una dieta più equilibrata, la Rete Bioregionale Italiana, unitamente ad altre associazioni, ha presentato una proposta di legge che gioverebbe anche alla rivitalizzazione di zone rurali oggi abbandonate, come i terreni pedemontani, che molto si prestano ad un sistema misto agricolo-pastorale. Tale rivitalizzazione garantirebbe la sovranità alimentare del paese. Infatti è noto (fonte FAO) che in tutti i sistemi agricoli mondiali, con l’aumentare delle superfici medie delle aziende agricole diminuisce notevolmente la produttività per ettaro di terreno, dal momento che l’industrializzazione non rende possibili le consociazioni colturali e i corretti avvicendamenti. Molti sistemi policolturali di “Agricoltura Sinergica” consentono produzioni doppie e triple di quelle industriali, risultando nel contempo protettive dell’ambiente, della salute e della fertilità dei terreni. E produttive di posti di lavoro dignitosi in una agricoltura nel contempo moderna e tradizionale.

Questi e simili argomenti verranno discussi durante il prossimo incontro della Rete Bioregionale Italiana che si terrà in un casolare di collina a Ospitaletto di Marano (Modena) il 18 e 19 giugno 2011 - Info. 333.6023090 - bioregionalismo.treia@gmail.com -

Paolo D'Arpini

Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
e Portavoce European Consumers Tuscia

Sito Web:
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856


(Mucca solitaria a Mazzano - Foto di Gustavo Piccinini)


28 maggio 2011

Bioregionalismo applicato al corpo umano

 

Come mantenersi in buona salute senza ricorrere alle medicine....

Cesto di frutta e verdura esposto alla Tavola Rotonda del 7 maggio 2011 al Comune di Treia su:
"Cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, spiritualità ed arte della natura"


«Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi... perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.»
(Dalai Lama)

Frutta e verdura, antiossidanti e radicali liberi

Le reazioni ossidative innescate dai processi metabolici, indispensabili per la vita, lasciano dei residui, degli scarti, chiamati radicali liberi. Ogni giorno se ne producono moltissimi e anche se durano poco tempo riescono ad influire sulle funzioni organiche dell’organismo. Sono dei frammenti di molecole altamente reattive con uno o più elettroni spaiati.

A causa di tale squilibrio i radicali liberi causano nell’organismo reazioni a catena. Gli effetti possono essere: alterazione del DNA cellulare, invecchiamento precoce, abbassamento delle difese immunitarie, disposizione a malattie come L’Alzheimer e il Parkinson, patologie cardiovascolari, tumori, artrite reumatoide; possono favorire lo sviluppo del diabete, la sclerosi laterale atrofica, l’ansia, la depressione, il calo di energia, interferire nella capacità di concentrazione, nel sonno, a livello sessuale, perdita di capelli e imbiancamento precoce degli stessi, formazione di rughe e macchie sulla pelle.

Lo stress ossidativo, può essere misurato con un esame ematico che valuta il livello di antiossidanti, enzimi e acidi grassi polinsaturi, essenziali per la salute delle cellule. I fattori scatenanti possono essere: farmaci, droghe, fumo, alcol, inquinamento, raggi UV, campi elettromagnetici, microonde, malattie infettive, vaccini, depressione, ansia, stress cronico, dieta scorretta, disturbi alimentari ecc.

Gli enzimi antiossidanti della frutta e delle verdura (come il glutatione, la melatonina, la catalasi) sono in grado di arginare i danni prodotti dai radicali liberi. Al contrario un eccesso di grassi animali, compresi i pesci grassi, favoriscono il processo ossidativo. Ma non bisogna eccedere neppure con gli oli vegetali e con la frutta secca, perché gli oli per loro natura tendono ad alterarsi, ad irrancidire anche nel nostro organismo formando radicali liberi. E anche se la presenza di vitamina E è una valida protezione, meglio non superare gli eccessi. Le dosi ideali quotidiane possono essere: 4-5 noci al giorno, mandorle, pinoli e simili; 4-5 cucchiai di olio extravergine possibilmente a crudo (la frittura genera radicali liberi); 2 cucchiaini di semi di lino appena macinati.

Da non trascurare gli eccessi calorici: maggiore è la produzione di calorie più ossigeno si brucia, più si formano i radicali liberi. La cottura a fuoco alto o a tempo prolungato tende a distruggere gli antiossidanti benefici della frutta e della verdura.


27 maggio 2011

Bioregionalismo e decrescita




 “L’unico sviluppo che consente la vita della biosfera è un processo completamente non-materiale, qualcosa che significhi l’evolversi di cultura, arte, spiritualità….”

 

Ante scriptum

Ricordo Eduardo Zarelli come uno dei fautori nella costituzione della Rete Bioregionale Italiana. Nel 1996, eravamo più o meno in questo periodo di maggio, allorché si costituì la Rete (durante un incontro tenuto nel Parco Regionale di Monte Rufeno ad Acquapendente (Vt)) l’apporto d’idee alla compilazione della Carta degli Intenti da parte di Zarelli fu sostanziale. Egli era già un esponente di spicco del filone teorico filosofico dell’ecologia sociale che si occupava di indicare per la società umana un percorso di comunione con la natura restando allo stesso tempo in armonia con se stessa. Questa “immagine” è ancora presente nei suoi scritti.. e forse come non mai oggi sento che la sua attuazione sarebbe oltremodo necessaria per garantire la continuità della civiltà umana.. per non parlare della sua sopravvivenza “bruta” (anche in considerazione dell’alienazione sempre più forte con i cicli naturali e l’avvelenamento dell’habitat).

Qui dabbasso vi sottopongo la seconda parte di un saggio recentemente scritto da Edoardo Zarelli dal titolo: “Critica della ragione mercantile – 2” – La prima parte è pubblicata su:
http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/05/bioregionalismo-ante-litteram-da-alain.html  

Paolo D’Arpini

………

Testo:

L’idea di una crescita senza fine e di un progressivo arricchimento delle condizioni di tutti i popoli della Terra, è stata introdotta ufficialmente nel mondo dal discorso d’insediamento del presidente statunitense Truman, il 20 gennaio 1949. Fu lui, al comando della più imponente potenza economica mai apparsa sul nostro Pianeta, a parlare per la prima volta di sviluppo come gioco globale a “somma positiva” e in quel preciso istante tre miliardi di abitanti della Terra diventarono di colpo “sottosviluppati”.

Decenni dopo, la civiltà occidentale è ancora fondata su quell’assunzione, ma le condizioni oggettive in cui si trova il nostro Pianeta ne hanno già da tempo segnalato il fallimento. La fede nel progresso e nella tecnologia supporta il culto dello “sviluppo” e gli economisti sono i grandi sacerdoti di questa nuova religione positiva e razionale che accompagna l’espansione senza precedenti dell’Occidente. Il potere di autorigenerazione della natura è stato rimosso, distrutto a beneficio di quello del capitale e della tecnica. La natura è stata ridotta a un serbatoio di materia inerte, ad una pattumiera.

La globalizzazione sta completando l’opera di distruzione dell’oikos planetario; infatti, la concorrenza spinge i Paesi industrializzati a manipolare la natura in modo incontrollato e i Paesi in “via di sviluppo”, stretti nella morsa debitoria, a esaurire le risorse non rinnovabili.

Con lo smantellamento delle regolamentazioni delle sovranità politiche, non c’è più un limite all’abbassamento dei costi in un gioco al massacro tra i popoli e a detrimento della natura che li sostiene. Nell’agricoltura, l’uso intensivo di concimi chimici e di pesticidi, l’irrigazione sistematica, il ricorso agli organismi geneticamente modificati hanno per conseguenza l’impoverimento dei suoli, il prosciugamento e l’avvelenamento delle falde freatiche, la desertificazione, la diffusione di parassiti indesiderabili, il rischio di devastazioni microbiche. Tutti i Paesi sono coinvolti in questa spirale suicida, ma nel Terzo Mondo, essendo in gioco la sopravvivenza biologica immediata, la riproduzione degli ecosistemi è completamente sacrificata. In pratica, ciò che è comunemente inteso dalle economie occidentali come “sviluppo” è un’ingannevole allucinazione, un drammatico fallimento. Due motivi di questo fallimento sono facili da intendere e riassuntivi della contraddizione del termine: l’insostenibilità sociale e quella ambientale.

L’emergenza sociale è rappresentata dal cumulo di violenza compressa che sta montando nel mondo, spesso riconducibile alla reazione degli indigenti prodotti dall’occidentalizzazione del mondo, che, con un processo ineludibile, prima li cattura e poi li esclude; quella ambientale è determinata dalla limitatezza delle risorse della Terra oggi egemonizzate da un 20% scarso dell’umanità. Se, per una sorta di miracolo, si riuscisse ad annullare la prima emergenza, cioè il libero mercato planetario riuscisse a distribuire a tutti gli abitanti della Terra l’accesso ai consumi, immediatamente la seconda emergenza si farebbe terminale e apocalittica. Lo sviluppo economico continuo è un fenomeno impossibile sulla Terra, perché incompatibile con il suo funzionamento.

L’unico “sviluppo” che consente la vita della biosfera è un processo completamente non-materiale, qualcosa che significhi l’evolversi di cultura, arte, spiritualità.

Qual è quindi il destino del concetto stesso di “sviluppo”?
- Lo sviluppo economico prosegue ad oltranza: in tal caso si arriva ad un mondo totalmente degradato, con gli ecosistemi naturali scomparsi, migliaia di specie estinte o degenerate, le foreste distrutte, l’atmosfera irrespirabile, fino a manifestazioni macroscopiche di impossibilità di vita nell’illusione che la tecnica possa rimediare a ciò che si è irrimediabilmente perso;
- Lo sviluppo economico prosegue fino a un punto “di collasso”, dopo il quale si ha la rinascita di culture umane con valori diversi da quelli attuali;
- Lo sviluppo economico si arresta gradualmente per la progressiva sostituzione della mentalità sensistica che ne costituisce il fondamento: il materialismo.

L’ipotesi più pessimista sembra la prima, quella più probabile la seconda; resta la volontà culturale per contribuire al verificarsi della terza.
L’impossibilità di analizzare le contraddizioni dei nostri tempi sulla base delle logore categorie di destra e sinistra, obbliga trasversalmente a rilanciare un’ipotesi altra, in controtendenza, alle ricette sviluppiste che contraddistinguono entrambe gli schieramenti.

In tal senso, la decrescita è un appello sull’urgenza di un’inversione di tendenza rispetto al modello dominante dello sviluppo e della crescita illimitati. Un’inversione di tendenza che si rende necessaria per il semplice motivo che l’attuale modello di sviluppo è ecologicamente insostenibile, ingiusto ed incompatibile con gli equilibri omeostatici della natura. Esso porta con sé, sulla scia dell’occidentalizzazione, perdita di autonomia, alienazione, nichilismo pragmatista, aumento delle disuguaglianze sociali e dell’insicurezza personale e collettiva. La decrescita non è una ricetta ma un segnale di controtendenza, un segnavia per intraprendere un sentiero diverso. Un percorso che ci conduca verso un nuovo immaginario, un paradigma alternativo, un’originale prospettiva metapolitica. È l’orizzonte di un’altra economia: giusta e sostenibile, cioè comunitaria. È il sostrato materiale di un principio universale di giustizia internazionale: l’autodeterminazione dei popoli.

Lo sconvolgimento climatico avanza di pari passo con le guerre per le fonti energetiche, cui seguiranno quelle per l’acqua. La società della crescita non può essere sostenibile, perché si scontra con i limiti della biosfera. Se si assume come indice dell’impatto ambientale del nostro stile di vita l’”impronta” ecologica, misurata in termini di superficie terrestre, i risultati che emergono sono insostenibili, tanto dal punto di vista dell’equità dei diritti di prelievo sulla natura quanto da quello della capacità di rigenerazione della biosfera.

La società della crescita non è auspicabile per almeno tre motivi: perché dispensa un benessere materialistico illusorio; perché incrementa le disuguaglianze e le ingiustizie e perché non offre un tipo di vita filosoficamente o religiosamente giusta, conviviale e comunitaria.

È un’”antisocietà” malata della propria ricchezza, egoismo, utilitarismo. Il miglioramento del tenore di vita di cui crede di beneficiare la maggioranza degli abitanti dei paesi “sviluppati” è un’illusione come ci ricorda Serge Latouche.

Indubbiamente, molti possono spendere di più per acquistare beni e servizi mercantili, ma dimenticano di calcolare i costi che il consumismo fa ricadere sulla natura e la collettività. Il criterio stesso di “qualità della vita” è oramai ostaggio del nichilismo individualista che affoga nell’inautenticità della mercificazione universale, disponendo come essenziale per una fattiva controtendenza il reincantamento del mondo su principi certi inerenti alla sacralità del vivente e l’irriducibilità della condizione esistenziale dell’uomo come parte consapevole del cosmo.

Per concepire e realizzare una società di decrescita bisogna letteralmente uscire dall’economia ed il suo immaginario pragmatico e utilitarista. Ribaltare le gerarchie imposte dall’egemonia utilitaristica su tutti gli ambiti della vita, riponendo l’economia a sostenere la comunità più che distruggerla.

Un primo passo per una teoria della decrescita è segnato da una pratica “rilocalizzazione” dell’economia. Lo scambio deve riguardare la reciprocità dell’indispensabile, cioè dei prodotti specifici dei luoghi e delle culture, l’inverso della delocalizzazione anonima dei prodotti specializzati della tecnica.

In senso generale, se in ogni luogo c’è un centro del mondo possibile, è necessario che gli uomini tornino abitanti del loro territorio, riprendano cioè in mano la questione ecologica e spirituale della loro sopravvivenza, dal momento che è oramai minacciata nella sua stessa sostanza dai meccanismi razionalistici che si insinuano a livello cellulare fino al fondamento stesso del vivente.

In questo orizzonte l’esigenza identitaria va politicamente reinterpretata come energia costruttiva per la crescita della coscienza del luogo e per l’affermazione di modelli di sviluppo autocentranti, fondati sulle peculiarità socioculturali, sulla cura e la valorizzazione delle risorse locali (territoriali, cioè ambientali e quindi produttive e sostenibili) e su reti di scambio complementari e reciprocitarie piuttosto che gerarchiche fra entità locali.

Il principio di sussidiarietà deve partire dall’entità fondamentale della comunità naturale (la famiglia), delegando alle entità superiori solo ciò che non è assolvibile dal livello fondamentale, autonomo e libero e quindi coeso e comunitariamente partecipe dell’organismo complessivo.

L’uomo, parte di una comunità, da essa protetto e verso di lei, dunque, responsabile e consapevole. Si vede subito quali sono i valori prioritari da anteporre a quelli oggi dominanti: la sacralità della vivente sulla mercificazione; l’altruismo dovrebbe prevalere sull’egoismo; la reciprocità comunitaria sulla competizione; il piacere ludico e relazionale sull’ossessione del lavoro; l’importanza della vita sociale sul consumo; il gusto del bello, del bene e del vero sull’efficientismo pragmatico. Il problema è che i valori attualmente dominanti sono sistemici, poiché suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.

Certo, la scelta di un’etica personale diversa, come quella della sobrietà volontaria, può incidere sull’attuale tendenza e minare alla base l’immaginario del sistema. Ma senza una sua radicale contestazione, il cambiamento rischia di rimanere limitato al piano della coscienza individuale. Un nuovo paradigma ha la necessità di persuadere dell’indispensabilità del mutamento epocale sul piano generale, culturale e sociale.

Abbiamo un’unica certezza tragica in un’epoca di transizione; la scelta di rendersi spettatori passivi o attori coscienti dipende solo dalla forza di volontà degli uomini, indipendentemente dal destino delle cose ed i suoi esiti ultimi.

Eduardo Zarelli

Rete per l’Ecologia Profonda


26 maggio 2011

Bioregionalismo e 17° incontro della Rete Bioregionale Italiana - 2011

 

Presentazione del prossimo incontro della Rete Bioregionale Italiana: 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)


La scelta del momento d'incontro  è voluta, sia per motivi ambientali, visto che l'assemblea si svolgerà all'aperto ed è bene sperare nel bel tempo,  sia per motivi archetipali.. visto che questa stagione è considerata la più proficua dell'anno (corrisponde al momento del raccolto).

L'incontro si tiene il 18 e 19 giugno,   i romani antichi consideravano questi due giorni"comiziali" quindi perfettamente idonei ad incontrarsi per discutere di cose sociali, in particolare il 19 giugno si teneva la Festa di Minerva all'Aventino, nel tempio più antico a lei consacrato che venne costruito da artigiani di origine etrusca allorchè ne introdussero il culto in età regia.  Questa celebrazione dedicata a Minerva è sempre stata considerata nella cultura romana il fulcro della intelligenza umana dedita all'arte, alla cura, all'abilità manuale ed all'insegnamento. Era la festa degli artigiani ed artisti, dei medici e dei maestri, i quali riuniti nelle rispettive corporazioni, offrivano sacrifici alla Dea e banchettavano convivialmente... e noi faremo altrettanto!

Siamo anche nel periodo dell'anno sacro a Mercurio (Gemelli) e sappiamo che le sue caratteristiche sono la curiosità e la provocazione. C’è una storia indiana che può rappresentare questo modello, con una prova di saggezza.  Tanto tempo fa alcuni preti vollero mettere alla prova la realizzazione dell’Uno professata da Janaka, un re che viveva l’unitarietà di tutte le cose.  Essi  inviarono alla sua reggia un gruppo composto da un  bramino (casta sacerdotale), un intoccabile, una vacca, un elefante ed un cane. Quando il gruppo giunse davanti al re,  egli inviò il bramino nel posto dove sedevano gli altri sacerdoti,  l’intoccabile in mezzo agli altri intoccabili, la vacca fu mandata nella stalla, l’elefante nella rimessa degli elefanti ed il cane nel branco reale dei cani e diede istruzioni affinché di ognuno venisse presa cura nel modo dovuto. Allora i  preti lo interrogarono e gli chiesero come mai aveva separato quegli esseri: “perché li hai separati individualmente, non sono tutti la stessa cosa per te?”.  Janaka rispose “sì tutti sono Uno, ma l’auto soddisfazione cambia  secondo la natura dell’individuo. Ad ognuno di essi deve esser dato secondo la propria natura individuale e le proprie esigenze”.

Così vediamo che questo è il momento del passaggio, dell’attraversamento della frontiera, dall’inconscio collettivo al pragmatismo personale,  si percepisce il tempo sulla base della  condizione spazio temporale vissuta. Questo significa che in questo momento spontaneamente il nostro organismo si predispone ad affrontare e rispondere adeguatamente  alle condizioni che si manifestano intorno a noi. Certo, si potrebbe dire,  è sempre così in ogni periodo dell’anno, ma al solstizio estivo subentra una speciale “apertura”, il caldo e la maturazione dei frutti ci aiutano, recuperiamo il gap dell’autodifesa dal freddo e ritroviamo lo spontaneo aggiustamento alle condizioni a noi congeniali, l’uomo è  nato all’equatore…

Questo è il primo incontro della Rete Bioregionale in cui finalmente si potrà affrontare, a viso aperto, l'argomento dell'alimentazione umana in chiave bioregionale ed è particolarmente importante che vi partecipino tutti i simpatizzanti, esponenti e referenti della Rete.  Durante la due giorni di Ospitaletto verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale che -grazie all'opera di Rita De Angelis e di Caterina Regazzi- riprende dopo un anno di assenza la pubblicazione... Il tema trattato è: Bioregionalismo ed Ecologia Sociale. Inoltre verranno presentate  altre pubblicazioni sul tema della spiritualità naturale e dell'ecologia profonda.


Per avere tutte le delucidazioni su come raggiungere il luogo dell'incontro e sulle sistemazioni:
caterina.regazzi@alice.it ; Cell. 333.6023090
marco.lapelosa@alice.it ; Tel. 059/794369

Informazioni generali e tematiche:
Paolo D'Arpini:
circolo.vegetariano@libero.it - 0733/216293



Pensiero edificante: “Nulla di valore viene completato nell’arco di
una vita, perciò dobbiamo rivolgerci alla speranza. Nulla di vero,
buono e bello acquista un senso nell’immediato contesto storico,
perciò dobbiamo rivolgerci alla fiducia. Nulla da noi iniziato, per
quanto abili e capaci, può essere  completato in solitudine, perciò
dobbiamo rivolgerci all’amore ed alla collaborazione” (R.Niebhur)


25 maggio 2011

Bioregionalismo e Survival



Aiutiamo i popoli nativi a salvare il loro habitat


Colti in flagrante dal satellite  alcuni allevatori mentre davano segretamente il via alla distruzione di almeno 4.000 ettari di foresta, abitata da Indiani incontattati.

Grazie alle immagini scattate dallo spazio, oggi è impossibile far
passare inosservata la deforestazione ma, per favore, manda una
lettera al governo del Paraguay chiedendogli di intervenire prima che
le foreste siano andate distrutte, e non dopo.
Scrivi una lettera:

Gli Ayoreo-Totobiegosode stanno soffrendo immensamente per il furto
della loro terra. Sebbene la costituzione paraguaiana garantisca i
diritti alla terra degli Indiani, gli allevatori di bestiame si sono
accaparrati gran parte del territorio degli Ayoreo costringendoli a
uscire dalle loro foreste e rendendogli estremamente difficile
l’autosostentamento.

Molti continuano a vivere isolati nella foresta rimasta. A meno che
quest’area non sia protetta rapidamente e riconosciuta come loro,
verrà distrutta anch’essa.

Come aiutarli
Per favore, scrivi al presidente del Paraguay e al Presidente
dell’INDI, il dipartimento governativo agli affari indiani, e
sollecitali a riconoscere agli Ayoreo-Totobiegosode la proprietà e il
controllo delle loro ultime terre rimaste.

Puoi copiare questo testo e scriverne uno tuo personale.
(l’affrancatura come posta prioritaria fino a 20 gr è di 1,60 €):

(Notizie Survival)


24 maggio 2011

Bioregionalismo e proposta di legge per l'Agricoltura Contadina

Cari amici della Rete  pubblico questo scritto, inviatomi dalla Redazione CIR, in data odierna,  si tratta della  proposta di legge per l'agricoltura contadina elaborata anche con il contributo dalla Rete Bioregionale Italiana, per eventuali  osservazioni....



      
Norme a favore dell’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare e orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta.
 
PREMESSA
Considerando:
a.   le ragioni di dignità, uguaglianza e diritto al lavoro previsti dai primi articoli del dettato costituzionale (artt. 1-4), e, in tale luce, il ruolo primario del lavoro contadino;
b.    che è specifico compito dello Stato rimuovere tutti gli ostacoli che impediscano la realizzazione di quanto previsto e promesso in tale dettato;
c.    che l’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare, prevalentemente orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta, è un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà;
d.    che il vertice di Lussemburgo dei Capi di Stato e di Governo del 1997 aveva già riconosciuto che l’agricoltura europea è caratterizzata dalla piccola dimensione delle aziende, dal carattere familiare della conduzione e della forza lavoro, dalla diffusione della pluriattività aziendale ed extraaziendale;
e.   che 1,3 milioni di aziende ha una superficie aziendale inferiore ai 5 ettari e che, di conseguenza, l’agricoltura italiana è ancora ampiamente caratterizzata da aziende di piccole dimensioni che usano esclusivamente il lavoro familiare e che sono soggette a una costante
riduzione nel numero e in termini di SAU, malgrado appartenga loro dare il maggior contributo al valore complessivo della produzione agricola nazionale;
f.   che il lavoro contadino riveste un’importanza straordinaria e non sostituibile per sostenere e promuovere
-         la sovranità alimentare delle comunità locali e, più in generale, della nazione e la qualità e salubrità dei prodotti agricoli;
-         il mantenimento economico, culturale e residenziale delle comunità locali, prevalentemente nelle aree montane e in quelle considerate economicamente marginali;
-         la conservazione e la rigenerazione delle risorse ambientali, nonché della fertilità dei terreni, della diversità dei paesaggi, della salubrità delle acque interne, della biodiversità in ambito agricolo, dei saperi, delle tecniche e dei prodotti tipici di qualità;
-         la difesa del suolo, l’equilibrio idrogeologico, le azioni di contrasto contro l’erosione e le inondazioni;
g.   che, per tali ragioni, gli effetti del lavoro contadino non sono riconducibili a quelli dell’agricoltura imprenditoriale e, ancora di più, a quelli dell’agricoltura industriale, dove ogni aspetto di carattere etico, ecologico e conviviale è subordinato a ragioni di produttività – spesso
con elevati indici di consumo idrico - e profitto, indipendenti da effetti e ricadute su comunità, ambiente, salubrità delle produzioni e qualità del lavoro;
h.   che tali ragioni sono state affermate e ribadite nella corrente legislazione internazionale e comunitaria [Comitato Sicurezza Alimentare FAO – Roma, 2008, 2009] e nelle dichiarazioni, pronunciamenti e accordi in materia di sicurezza alimentare, diritti delle popolazioni indigene, salvaguardia ambientale, difesa del suolo e della biodiversità [Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogeniche per l’Alimentazione e l’Agricoltura, artt. 6, 9].
Riconoscendo l’importanza per la collettività di tali valori espressi attraverso il lavoro contadino,
e, insieme a ciò, quanto l'attività dei piccoli agricoltori, soprattutto di quelli residenti in montagna e nelle aree economicamente marginali, sia soggetta a condizioni più difficoltose di vita e di produzione ed alla concorrenza sleale di aziende agricole che ricevono tutto il supporto necessario dalle attuali politiche pubbliche; d’altra parte, che il lavoro contadino rischia di scomparire sotto il peso delle documentazioni imposte per lavorare e di regole tributarie, sanitarie e igieniche gravose e ingiustificate per le sue dimensioni produttive.

Sono stabilite le seguenti norme a favore dell’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare e orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta.


Capo I - APPLICAZIONE

 

Art. 1 - AMBITO
La presente legge si applica a chi, come occupazione prevalente, pratica la coltivazione del
fondo, l’allevamento o la raccolta di erbe e frutti spontanei, esclusivamente per l’autoconsumo familiare e per la vendita diretta e senza intermediazione ai consumatori e, in ambito locale, agli
esercenti di vendita al dettaglio e ristorazione, e che non abbiano dipendenti, salvo eventuali avventizi impiegati in attività di raccolta, purché il reddito complessivo lordo prodotto dalla vendita
diretta e dalle attività di ospitalità rurale non sia superiore a 30.000 euro indicizzati e al netto dei contributi previdenziali. I coltivatori che rientrano nella definizione del comma precedente:
a.       hanno un regime normativo separato rispetto a quanto previsto per i coltivatori diretti nel D.L. 228/2001 e successive modifiche e integrazioni, secondo quanto descritto nei successivi articoli;
b.       sono registrati, attraverso comunicazione al Sindaco, in uno specifico Albo presso il Comune di residenza e possono attestarsi con autocertificazione, vera fino a prova di falso
penalmente perseguibile, ove questo costituisca reato.

Art. 2 – DEFINIZIONI
Ai fini dell’applicazione della presente legge, s’intende per:
 “Prodotti alimentari”,le sostanze e le preparazioni, diverse dai medicinali, destinate all’alimentazione umana, realizzate con materie prime prodotte esclusivamente sul fondo o attraverso la raccolta spontanea fatta in ambito locale.
 “Vendita diretta”, quella esercitata nel fondo di produzione, nei locali in esso inclusi, presso la propria abitazione, sul mercato contadino o mediante consegna a domicilio del consumatore; è altresì considerata vendita diretta al pubblico la fornitura dei propri prodotti agricoli agli utilizzatori nonché ad alberghi, ristoranti, altri esercizi ricettivi, esercizi pubblici, mense ed esercizi analoghi;
 “Consumatore”, chi acquista merce per il proprio consumo personale e familiare;
 “Ambito locale”, quello della provincia del comune dove è situato il fondo e, per i comuni adiacenti al confine provinciale, la provincia contermine.

 

Capo II – AGEVOLAZIONI ED ESENZIONI
Art. 3 – PRODUZIONE, TRASFORMAZIONE, VENDITA
I coltivatori, come definiti dall’art. 1, possono:
a.   trasformare e confezionare i propri prodotti alimentari e agricoli nell’abitazione o in locali annessi, attraverso le attrezzature e gli utensili usati nella consueta gestione domestica, purché spazi, attrezzature e utensili siano mantenuti adeguati e puliti secondo buon senso e responsabilità e purché dotati dei normali requisiti di abitabilità.
Tali locali possono essere utilizzati per preparazioni diverse purché non contemporanee;
b.    vendere i propri prodotti agricoli, comprese le sementi, i materiali di riproduzioni e i riproduttori animali riprodotti in azienda, i propri prodotti alimentari e di artigianato manuale, nei limiti previsti dal precedente art. 1 e con i soli obblighi previsti dal successivo art. 4.
I coltivatori, come definiti dall’art. 1, per i propri prodotti alimentari, sono:
a.   esonerati dall’applicazione del sistema HACCP;
b.   esonerati dagli obblighi vigenti sull’etichettatura dei prodotti aziendali, purché siano chiaramente ed esplicitamente indicati il produttore, l’indirizzo del luogo di produzione, gli ingredienti, la data di confezione e di scadenza e sia indicata la dicitura “prodotto di agricoltura
contadina”.


Art. 4 – FISCALITA’
I coltivatori, come definiti dall’art. 1, sono:

 esonerati dal regime IVA, dalla tenuta dei registri contabili, dall’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio, da ogni imposta o tassa relativa all’attività agricola, alla propria abitazione rurale, al fondo, comprese quelle di registrazione e proprietà relative all’acquisto di terreni confinanti con i propri e confinanti tra loro fino ad un massimo di tre ettari;
 tenuti al solo rilascio di ricevute semplificate di vendita e alla loro conservazione per tre anni.

Art. 5 – NORME ATTINENTI ALL’ALLEVAMENTO
I coltivatori, come definiti dall’art. 1, possono:
a.   macellare direttamente, nel proprio fondo e con il metodo più incruento per loro possibile il
bestiame nato e allevato in azienda, limitatamente ad un numero di capi proporzionati ai membri della famiglia e ai propri ospiti e comunque non  superiore a un numero annuale di:
-        
suini: 10
-        
bovini: 5
-        
ovini e caprini
adulti: 50; nati entro i 45 giorni: 100
-        
avicoli e cunicoli: 250

 seppellire i resti degli animali abbattuti in azienda secondo le consuetudini locali, fatti salvi gravi motivi sanitari documentati da specifiche e puntuali disposizioni sanitarie o dalla non idoneità dei terreni, quando non sia organizzato un servizio pubblico di ritiro dei resti non oneroso per i coltivatori come precedentemente definiti.

Letame e resti di lavorazione del latte prodotto dal bestiame indicato nella precedente lettera a., non sono considerati rifiuti speciali. Non sono, altresì, da considerarsi rifiuti speciali e lane della tosa del gregge proporzionato al pascolo estensivo, secondo le vigenti disposizioni per il benessere animale.

 

Art. 6. – OSPITALITA’ RURALE

I coltivatori, come definiti dall’art. 1, possono svolgere le attività agrituristiche indicate nella L. 20/2/2006 n.96.

L’ospitalità rurale, può essere esercitata fino ad un massimo di dieci coperti e cinque posti letto, senza necessità di autorizzazioni e senza essere soggetta a regole fiscali e sanitarie relative alle norme che regolano le attività di agriturismo.   Potranno pernottare più di cinque perone soltanto
nei casi dove l’alloggio possa essere esercitato secondo il metodo del giaciglio sulla paglia, “Schlafen im Stroh”, già in uso nelle regioni alpine di Francia e Svizzera.

 

Art. 7 - URBANISTICA

I coltivatori, come definiti dall’art. 1, sono esonerati da vincoli progettuali e urbanistici per:
a.   la costruzione sul fondo di stalle, fienili, serre ed altri annessi destinati esclusivamente alla propria occupazione prevalente, purché con misure minime adeguate all’indirizzo produttivo dell’azienda, realizzati con un piano fuori terra, secondo tipologie bene inserite nel contesto ambientale, con strutture solo rimovibili e senza possibilità di cambio di destinazione d’uso;
b.   la ricostruzione di manufatti preesistenti in terra, in legno, o in pietra a secco.
Ogni eventuale cessione aziendale e del fondo, se non avviene a favore di altri coltivatori, come definiti dall’art. 1, comporta l’obbligo di rimozione, anche forzosa, degli annessi indicati nella precedente lettera a.

              

Art. 8 - LAVORO

Il lavoro prestato gratuitamente e in forma saltuaria o come scambio di opere a favore dei coltivatori, come definiti dall’art. 1, è assimilato al volontariato e, salvo l’uso di scale o di macchine e attrezzature elettriche o a motore, non è assoggettato a obblighi contributivi e previdenziali.


Art. 9 – PREVIDENZA E SERVIZI

I coltivatori, come definiti dall’art. 1, versano i minimi contributi assistenziali e previdenziali previsti per i coltivatori diretti. Hanno, inoltre, diritto a ricevere attraverso le Regioni e le altre istituzioni locali:
a.    servizi gratuiti a domicilio di assistenza veterinaria e agronomica;
b.   assistenza burocratica e tecnica per qualunque domanda , dichiarazione, denuncia o modulistica di altro genere a qualunque titolo richiesta dalle Amministrazioni Pubbliche o comunque dovute per legge.
 
Art.10 – COMPETENZA REGIONALE
Le Regioni, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono chiamate al recepimento della norma che non potrà contenere disposizioni più limitative o vincolanti rispetto a
quelle qui elencate. In vacanza del recepimento regionale la presente norma è valida ed efficace a tutti gli effetti.
 
Art.11 – NORMA ABROGATIVA
Ogni norma in contrasto con la presente legge si intende abrogata.


24 maggio 2011

Bioregionalismo e tecnologie energetiche innovative

 ..le alternative al nucleare ci sono... che ne sapete ad esempio della fusione fredda..?

 


"La verità è come l'orizzonte.. più ti ci avvicini e più essa si allontana!" (Saul Arpino)


E' STATA INVENTATA LA FUSIONE FREDDA ne sapete qualcosa ?

Andiamo per ordine :

PUNTO PRIMO - Silvio Berlusconi in conferenza stampa con l'altro NANO francese, ha comunicato che fare oggi il referendum nucleare, dopo quanto accaduto in giappone, sarebbe negativo perchè siamo emotivamente colpiti da quella tragedia. negli anni ottanta avevamo detto di NO al NUCLEARE con lucida comprensione di quanto rischioso
era, soprattutto perchè le centrali si concedono ai privati che quando ci sono disastri in merito non dicono nulla per non rimettirci in danaro. Infatti Silvio ha dimenticato di comunicare in conferenza stampa che uno di quei privati che vogliono costruire le centrali atomiche in ITALIA, proprio la FRANCIA e un gruppetto di industriali italiani tra cui la MARCEGAGLIA.

PUNTO SECONDO - Non è vero che esiste il nucleare 'pulito' come afferma qualche professore che dovrebbe scrivere di pinocchio e favole. Affermano oggi che non ci sono emissioni dal nucleare al contrario delle polveri sottili, con le quali si muore, prima negavano che queste erano nocive.

Comunque ci sono le emissioni radioattive, e le scorie nucleari e si dimenticano di dire dove le mettono, quando non le volevano mandare ad Hammamet con il benestare dell'allora CRAXI, come voleva denunciare ILARIA ALPI che hanno, anzi abbiamo ucciso noi STATO ITALIANO, visto che l'abbiamo dimenticata tutti rapidamente.

PUNTO TERZO - Evitano di affermare che la politica, quindi tutti i BERLUSCONES e non, sono in mano alle LOBBY DELL'ENERGIA e DEL PETROLIO. Vi dicono che l'energia pulita (da fonti rinnovabili) non coprirebbe il fabbisogno quotidiano del nostro paese, perchè ad esempio l'energia solare, secondo questi cervelloni, funziona solo di giorno. Stronzata colossale perchè l'energia viene accumulata e poi ridistribuita
quando serve, non funziona cioè solo quando splende il sole.

NEGANO L'EVIDENZA - Così come non vi dicono che il petrolio da tempo viene fatto con le alghe, e continuano a farvi pagare la benzina allo stesso prezzo, seppur producendolo con queste, costa la metà della metà. E cosa più strana e vergognosa è che non vi comunicano, quello che bisognerebbe utilizzare tutti i santi giorni, LA FUSIONE FREDDA E' STATA INVENTATA. Due ricercatori italiani all'università di Bologna l'hanno presentata, sperimentata, brevettata e funziona e non inquina, ma alle LOBBY da fastidio e quindi silenzio totale, anche e soprattutto dei giornalisti.

CAPIAMO che gli scienziati per questioni di rivalse e appartenenze non ne parlano, ma è stata brevettata quindi a breve sarà sul mercato, questi cervelloni qualcosa in merito dovrebbero comunicare, anche se gli stessi inventori dicono che non sanno del tutto per quale motivo avviene la fusione fredda, ma avviene.

SE IL MONDO SCIENTIFICO fosse onesto e intelligente, invece di non parlarne dovrebbe collaborare e dare delle risposte sui due punti mancanti per spiegare come questi
ricercatori riescono a produrre da 6w - 12 mila w - di energia pulita e senza scorie.

E al REFERENDUM adesso sai cosa votare... le energie pulite ci sono.


Luana De Rossi - giornale@namir.it



 

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