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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
31 luglio 2011

Bioregionalismo e identità ecologica

Fulvio Di Dio: "Bioregionalismo e identità ecologica.. per il ciclo della vita!"  -  Celebrazione per Samhain, 31 ottobre  2011

 

La natura opera secondo un sistema di nutrienti e metabolismi in cui non esistono rifiuti. Un ciliegio fa germogliare fiori e (forse) produce frutti. È per questo che gli alberi fioriscono. Ma i fiori che danno frutti sono tutt’altro che inutili. Cadono al suolo, si decompongono, nutrono vari organismi e microrganismi, e arricchiscono il terreno. Gli animali e gli uomini emettono biossido di carbonio che le piante assorbono e usano per crescere. L’azoto contenuto nei rifiuti viene trasformato in proteine da microrganismi, animali e piante. I cavalli mangiano l’erba e producono sterco che diventa nido e nutrimento per le larve delle mosche. I più importanti nutrienti della Terra – carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto – sono riciclati di continuo. Rifiuti uguale cibo.

Questo sistema biologico ciclico, “dalla culla alla culla”, ha tenuto in vita e nutrito per milioni di anni un Pianeta ricco e diversificato. Fino a poco tempo fa era l’unico sistema esistente e ogni essere vivente del Pianeta ne faceva parte. Poi è arrivata l’industrializzazione e ha alterato l’equilibrio naturale dei materiali sulla Terra.

Gli uomini hanno cominciato a estrarre materie prime dalla crosta terrestre, le hanno concentrate e alterate, e hanno sintetizzato materiali che non possono essere restituiti al terreno senza provocare danni.   Gli esseri umani sono l’unica specie terrestre che prende dal suolo grandi quantità di nutrienti necessarie ai processi biologici, e raramente le restituisce in forma utilizzabile. I nostri sistemi – eccetto alcune piccole realtà locali – non sono più studiati a questo scopo.   Industriali, progettisti, ambientalisti e in genere gli addetti ai lavori parlano spesso di un “ciclo vitale” del prodotto. Naturalmente solo pochissimi prodotti sono “vivi” in senso stretto, ma in molti casi siamo noi che, per così dire, proiettiamo su di loro la nostra vitalità, e la nostra mortalità. Sono quasi parte della famiglia. Vogliamo che vivano con noi, che ci appartengano. Nella società occidentale gli esseri umani vengono seppelliti nelle tombe e così i prodotti. Ci piace l’idea di essere potenti, unici; e ci piace compare cose nuove di zecca, fatte di materiali “vergini”.

Quando io (che sono una persona speciale e unica) avrò finito di usare un prodotto vergine, nessun altro lo userà. Le industrie progettano e pianificano in accordo con questa mentalità.   Nel caso dei materiali, ci sembra invece decisamente più sensato insistere su quei caratteri di somiglianza e ordinarietà che ci permettono di godere più di una volta anche di prodotti speciali e unici. Cosa sarebbe accaduto se la Rivoluzione industriale avesse avuto luogo in società che mettono al primo posto la comunità e non l’individuo, e in cui si crede non in un ciclo vitale “dalla culla alla tomba” ma nella reincarnazione?   I sistemi e le industrie umani diventeranno rispettosi della diversità solo quando riconosceranno che la sostenibilità, come tutte le politiche, è un fatto locale.

Quando si connetteranno ai flussi locali di materiali e di energia, ai costumi e ai gusti locali, dal livello molecolare fino a quello dell’intera bioregione.  Le realtà locali non sono tanto da intendere come isole di civiltà, astratte dal contesto naturale, ma proprio come forme di “sapere ecologico”, un sapere che deve la sua esistenza al legame che le comunità umane hanno, nel corso della loro storia, intrecciato con il territorio cui appartengono. Tutto ciò implica che si costruisca, intorno ai territori naturali, una vera e propria “identità ecologica“, in cui si esprima e si rafforzi la relazione biunivoca tra le bioregioni e i loro abitanti. Per questi motivi, il bioregionalismo implica innanzitutto un coinvolgimento attivo da parte dei membri delle comunità.

Ciò significa che esso non è solo un progetto meramente politico-gestionale, ma anche un progetto culturale. Insieme a un forte senso di appartenenza al territorio, nell’ “identità ecologica” confluiscono infatti il recupero di tradizioni legate ai luoghi, la riscoperta di lingue, arti, riti e conoscenze indigene, ecc.

Fulvio Di Dio

Referente della Rete Bioregionale Italiana per le aree urbane


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Di questi e simili argomenti, relativi alla "morte e rinascita" in natura, si parlerà durante il prossimo incontro informale  bioregionale sul Ciclo della Vita che si terrà nelle Marche, il 31 ottobre 2011
 


30 luglio 2011

La storia di due gatti emarginati e Gianni Rodari...

Solidarietà con Cirino e il giovane Rodni!
La storia dell'emarginazione di due gatti...

http://it.myspace.com/orecchioverde/music/songs/buon-anno-ai-gatti-rodari-panzarasa-71549420
Buon anno ai gatti, la mia canzone (testo di Gianni Rodari) ovviamente dedicata a Cirino e il giovane Rodni...
ANTERPRIMA - Questa canzone sta per essere pubblicata in un cd allegato al libro L'orecchio verde di Gianni Rodari che sara pubblicato ad ottobre da Stampa Alternativa (con la prefazione di Pino Boero) e che trattrà del grande poeta come un ecologista ante litteram, visionarie e sognatore... Aspettavo a darne notizia ma ormai il momento è giusto... E nel libro si parla anche dei due gatti Cirino e Rodni (proprio così, "Rod" da Rodari e "ni" da Gianni - è una bella storia raccontata nel libro stesso...)


Tra fine luglio e la metà di agosto io e Mariagrazia dovevamo recarci come tutti gli anni a Capracotta, nel Molise nell'ambito delle manifestazioni di animazione per tutti organizzate dall'Associazione Vivere  con Cura. Io dovevo fare le mie attività ecopacifiste con i bambini, le bambine (anche gli anziani del paese) dedicate al grande poeta Gianni Rodari (che amava molto i gatti...) e Mariagrazia un corso di cucina vegana ecopacifista.
(Di seguito i link per vedere i due videoclip sulle nostre attività dell'estate 2010 a Capracotta)
http://www.youtube.com/user/Orecchioverde?blend=7&ob=5#p/u/4/FDtPOdNde98 - omaggio a Gianni Rodari
http://www.youtube.com/user/Orecchioverde?blend=7&ob=5#p/u/5/n4U_VEPixYw - Cucina vegana ecopacifista
Purtroppo questo programma è stato annullato perché Antonio D'Andrea (Presidente dell'Associazione e padrone di casa) e Michele Meomartino (segretario) all'ultimo momento hanno vietato l'ingresso ai gatti nella casa dove normalmente si accolgono gli operatori, proponendoci soluzioni alternative inaccettabili (tende, baracche di legno, casa in affitto a un prezzo esorbitante...).
Principalmente per solidarietà con i nostri due gatti emarginati (come con tutti gli animali), noi ci siamo rifiutati di andare.
Personalmente ho allora scritto due lettere all'intera comunità di Capracotta che ormai come tutti gli anni ci aspettava (bambini e bambine, amici, amministratori, genitori, anziani...), e quella che segue è la lettera aperta per i bambini e le bambine del paese che con me tutti gli anni dal 2005, tra le tante attività realizzate insieme, avevano sempre formato un gioioso coro ecopacifista (il Coro dell'Orecchio Verde) dedicato a Gianni Rodari.


Gianni Rodari.

Cari bambini e bambine di Capracotta

Coro dell’Orecchio Verde

Questa estate purtroppo non potrò venire a cantare con voi le belle filastrocche di Gianni Rodari all’interno delle manifestazioni organizzate dall’Associazione Vivere con cura.

Antonio, il padrone della casa dove ero sempre ospite e Presidente dell’Associazione, insieme al suo nuovo amico Michele (il segretario dell’Associazione), mi hanno vietato di portare con me i due gatti (Cirino che già conoscete e il giovane Rodni) che durante tutto l’anno vivono felicemente con me e Mariagrazia a Moricone.

Come sapete (ricordate la canzone "Buon anno ai gatti"?) il grande poeta Gianni Rodari amava molto questi animali e sicuramente anche voi e quindi comprenderete che senza di loro io e Mariagrazia non possiamo venire.

E’ una importante questione di solidarietà, parola molto cara a Gianni Rodari, tra noi umani e gli animali, in questo caso per l’appunto i gatti!

Non vi dispiacete troppo però, con voi ci sarà come sempre la mia cara amica Mariangela, bravissima e simpatica, con lei potete continuare a cantare le mie (nostre) canzoni e far ancora vivere il Coro dell’Orecchio Verde di Capracotta, anche senza di me!

Sono sicuro che sarete bravissimi!

Comunque non disperate, c’è sempre un po’ di speranza nella vita e chissà che non riesca a venire comunque a trovarvi per farvi una sorpresa, magari in incognito e mascherato da gatto per non farmi riconoscere...

Buon divertimento!

Un caro saluto,

Stefano


Lo spazio-ludoteca all'aperto nella villa comunale di Capracotta la scorsa estate.


Il Coro dell'orecchio Verde del 2010 in una manifestazione itinerante nel Corso di Capracotta.

Grazie a tutti per l'attenzione,
Stefano Panzarasa


29 luglio 2011

Bioregionalismo e tutela del paesaggio

Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi - Carta degli intenti

 



Fatta l’Italia, fatti gli italiani, dopo 150° anni di speculazioni crescenti, ed impennatesi esponenzialmente oggi nella grave aberrante iper-speculazione della mala della Green Economy Industriale, ora abbiamo bisogno di rifare il paesaggio identitario, rurale, storico e naturale, d’Italia, e di farlo risorgere e restaurarlo a 360°!

Il gruppo, dall’eloquentissimo nome “Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi”, nato su facebook, ma già attivo anche nella realtà delle relazioni umane e sul territorio, ha ormai raggiunto e ampiamente superato la simbolica soglia “dei 1000” iscritti, nonostante si sia costituito solo da pochissimi giorni!

Vi è un malumore dilagante, enorme, in tutta la Nazione, da un capo all’altro della penisola e sulle sue isole, che sta trovando così sfogo e forme di coordinamento ed organizzazione, attraverso il canale iniziale del social network di internet facebook, per reagire contro la mala della Green Economy Industriale, che tiene quasi del tutto in mano l’informazione di molte tv nazionali, e ha creato una macchina di controllo mediatico fittissima, atta a non dare voce, e a gettare fango su chi sta cercando di fare emergere tutta la Verità relativa al sistema di fondamentalismo fanatico interessato falso-verde, neo-industrialista, mistificatorio, e iper-speculativo, cresciuto sul tema, strumentalizzato oltre ogni immaginazione, dei cambiamenti climatici causati dall’uomo.

Una macchina impressionante della menzogna che ha trasformato immoralmente le energie rinnovabili, che con forme virtuose di utilizzo dovevano negli intenti iniziali, salvare il nostro Pianeta, nel più grande e devastante per lo stesso Pianeta, business fraudolento di inizio millennio!

La gravità di quanto avvenuto, se da un lato distrugge l’ambiente ed il paesaggio in ogni dove ed in ogni direzione con impianti di dimensioni mastodontiche a fini puramente economici, dall’altro sta erodendo democrazia e libertà, oltre che calpestando diritti fondamentali dei cittadini.

Il gruppo pertanto indirettamente persegue anche l’obiettivo, altra faccia della stessa medaglia della protezione del paesaggio, di salvare anche la stessa “filosofia buona di fondo” delle energie rinnovabili, da queste aberrazioni mostruose industriali ed oligopolistiche che le stanno snaturando profondamente, e rubando di fatto ai cittadini medesimi!

La forza del vasto crescente gruppo sta anche nella sua costitutiva apartiticità ed al contempo apertura a tutti senza distinzioni alcune a tutti coloro che stanno percependo in tempo tutta la gravità della catastrofe falso-verde in corso!

Anche da diverse associazioni nazionali, ormai nella sostanza del tutto pseudo-ambientaliste, scivolate nella macchina speculativa della Green Economy, numerosi sono coloro che stanno prendendo le distante dai loro direttivi degenerati, e stanno sostenendo queste nuove realtà organizzative espressione della necessità di reagire e di salvare la vera “ecologia”, dall’ ecologia malata e strumentalizzata che oggi l’ Italia subisce come un flagello!

Il Gruppo è totalmente aperto a chiunque sia contrario e sensibile alla devastazione del paesaggio da impianti industriali fotovoltaici ed eolico sulle aree verdi.


In quasi tutto il territorio nazionale è in scandaloso corso una installazione selvaggia di impianti industriali fotovoltaici a terra in zone agricole e naturali e sui laghi, e di eolico, con torri di media e mega altezza (fin anche oltre 100 m ,e anche 150 m), tanto in mare quanto sulla terraferma, spesso anche senza alcuna informazione del cittadino. Viene calpestata il più delle volte ogni buona norma per la distanza degli impianti da abitazioni e presenze umane. Chi ne viene danneggiato, case sparse ed agriturismi, non è giusto che debba subire i danni materiali da deprezzamento dell’immobile oltre le spese per difendere i propri beni da tali scempi, e danni morali e psico-somatici da impatto ambientale (acustici, visivi, elettromagnetici) per 20 anni fino a dismissione dell’impianto. Inoltre essendo autorizzazioni “rinnovabili” è probabile che avendo già una predisposizione possano rimanere per sempre operanti in loco. Quindi dobbiamo batterci sia per noi stessi che per le bellezze naturali d’Italia, prima vanto e attrazione turistica, ora deturpate da questi mostri che dovrebbero produrre energie “pulite” alternative e non distruttive del territorio, che pertanto pulite non sono. Siamo favorevoli alle energie alternative, ma sui tetti e tettoie di tutti gli edifici recenti, per l’autoconsumo, sopra i capannoni industriali, nei parcheggi, autostrade ecc., purché si eviti di sottrarre i terreni all’agricoltura e ai paesaggi ricchi di verde della nostra nazione.

Siamo stati tutti in prima linea nella lotta contro la “Pazzia del Nucleare”, e lo abbiamo fatto perché credevamo e crediamo davvero nella possibilità di produrre energia pulita per rispettare ambiente e paesaggio insieme, attraverso il fotovoltaico ubicato sui tantissimi tetti inutilizzati degli edifici recenti, ed è per questo che affermiamo che sarebbe un crimine continuare ad appioppare il falso nome di “energie pulite” al mega e medio eolico e al fotovoltaico nei campi e sui laghi con cui si vuole oggi distruggere la nostra nazione, l’Italia, il giardino bello del Mediterraneo con la cornice del suo incantevole mare, la più bella nazione del mondo culla di cultura e vita, da millenni!


I principi fondanti delle richieste di questo gruppo: sono sintetizzati nel nome del gruppo stesso "Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi", e, alla luce dell'attuale tecnologia eolica falcidia uccelli e paesaggio, si aggiunga "e nel mare";

Pertanto:

-) Sì solo al fotovoltaico sui tetti di tutti gli edifici recenti – e sottolineiamo “recenti” per evitare di dare lo spiraglio ad altri disastri della Nazione da iper-sfavorire, dei suoi centri, palazzi e luoghi storici;

-) No al mega e medio eolico ovunque per il suo danno paesaggistico di portata chilometrica.

Il principio forte e nuovo, e più onnicomprensivo, che viene lanciato da questo comitato, è la “DECEMENTIFICAZIONE”, che noi chiediamo per la nostra Nazione, la sua bonifica dal cemento, di cui questa mala della Green Economy Industriale è figlia (vedi basamenti di cemento di torri eoliche e pannelli nei campi), e quindi la sua rinaturalizzazione, in cui crediamo, e che vogliamo e che sappiamo, in coscienza e scienza, essere davvero fattore strategico per la nostra vita e crescita culturale umana ed economica!

Di fronte alla noncuranza con cui taluni difendono il fotovoltaico industriale a terra, sebbene quasi tutti, sono persone più o meno direttamente collegate al nero business sottostante, ci chiediamo retoricamente “quanti hanno un’idea di come viene prodotto il cibo che tutti noi consumiamo”!?

Solarizziamo pertanto tutti tetti gli sconfinati tetti degli edifici recenti, e solo dopo averlo fatto valutiamo cosa serve ancora all' Italia davvero, e vediamo un po' intorno a noi, solo allora, cosa offrono i vari “pifferai magici” per poi decidere con saggezza; la stessa saggezza di chi dirà si oggi solo al fotovoltaico sui tetti per salvare campi, mare e cielo, vita, nerezza paesaggio!

Sui tetti delle brutture della modernità del cemento i pannelli fotovoltaici non possano peggiorare in alcun modo tali orrori, al più su questi edifici recenti i pannelli possono dare un tocco di estetica! Tutt'altro il discorso per edifici storici e centri storici dove ai normali pannelli occorre sostituire e pensare, se proprio anche lì dei privati vogliano ubicarvi impiantini solari, a soluzioni iper-integrate, innovative e di zero impatto estetico!

Alcune associazioni falso-ambientaliste stanno tentando di favorire soluzioni miste tra fotovoltaico ed agricoltura, con serre fotovoltaiche, panelli sospesi ecc. che comunque sottraggono la risorsa “Sole”, al mondo vegetale e pertanto di dubbia efficacia e di conclamata dannosità paesaggistica, pur di favorire ancora la fotovoltaicizzazione ed iperelettrificazione speculativa dei campi, sulla cui nocività per innumerevoli fattori (dall’ uso dei diserbanti, ai campi elettromagnetiche, ai componenti nocivi dei pannelli, come per il Tellururo di Cadmio, l’Arseniuro di Gallio, ecc.) oggi colpevolmente da parte delle autorità pubbliche preposte (Asl, ARPA, ecc.) ancora non si indaga adeguatamente, con il grave rischio di avere tra qualche anno un’emergenza del tipo di quella “amianto” causata da una eccessiva superficialità iniziale!

Le stesse associazioni, mere scatole svuotate degli originari valori statutari ecologisti, si dicono, strumentalmente, “favorevoli all’ubicazione dei pannelli fotovoltaici in zone agricole”, che essi definiscono “degradate”! “Degradate” !? Ma non si deve assolutamente introdurre in queste logiche il concetto stesso di zone degradate!!! Sarebbe iper-sbagliato! Nelle cave, ad esempio, si facciano laghi, si piantino piante, si coltivi! Nelle aree degradate agricole, inquinate, cementificate, le si de-cementifichi, le si bonifichi dagli inquinanti e le si ri-naturalizzi! Le si rimboschisca, se si ha davvero a cuore i clima del globo, e soprattutto il microclima e la biodiversità! Le si facciano tornare campi e pascoli fertili e produttivi!

Le aree degradare dall'uomo ad hoc esistono già e si chiamano "zone industriali" preesistenti, e tante con tanti lotti inutilizzati ancora, o dismessi, e son pure già urbanisticamente infrastrutturate ad hoc per la sicurezza, e programmate non certo per viverci!

I pannelli fotovoltaici vadano su tetti di tutti gli edifici recenti, migliaia di ettari inutilizzati e biologicamente morti, di nullo valore estetico! Solo dopo averli occupati ci metteremo a tavolino e decideremo cosa altro ci serve in termini energetici! E faremo eventualmente altre concessioni, come sistema Italia, ma intanto anche la tecnologia delle rinnovabili sarà avanzata, più efficiente e di minore impatto, rispetto a quella attuale di eolico e fotovoltaico, tecnologicamente disponibile sul mercato, e che siamo costretti ad affrontare!

Il concetto di area degradata pro-fotovoltaico è pericoloso, pericolosissimo, si presta a mille invenzioni diaboliche da parte delle male lobbies di speculatori politico-imprenditoriali, scoraggia ogni futuro intervento di restauro paesaggistico, di cura del paesaggio che deve partire proprio dalle aree degradate e che deve essere il contributo che da noi tutti più deve giungere alla cultura amministrativa italiana, dove deve divenire pratica prioritaria!

Ed inoltre in un circolo vizioso, tale concetto porta a degradare strumentalmente aree oggi non tali, al fine di favorirvi la speculazione, quasi fisiologicamente “mafiosa”, della Green Economy Industriale, fisiologicamente tale poiché fondata non sui doni della terra o del sole e del vento, ma sui nostri incentivi pubblici, e poiché depreda noi tutti non solo dei nostri denari, ma anche del nostro vitale habitat e del nostro paesaggio, il libro aperto al cielo della nostra storia ed identità, la scenografia della piacevolezza della nostra esistenza! Paesaggio che questa estesa mala distrugge incostituzionalmente ed immoralmente come nulla mai sin ad oggi nella storia umana, con rapidità ed estensità inaudite!

Si deduce oggi dalle ultime normative che: sono utilizzabili terreni da almeno 5 anni non coltivati per l’ubicazione dei pannelli nei campi per impianti industriali, cioè volti alla vendita dell’ energia”! Ma che significa?! Sono follie! Si vuole far passare per degradati terreni non coltivati da 5 anni almeno? Ma son proprio quelli i terreni più naturalmente fertili!! Ma si è smarrito ogni rapporto con la natura, con la scienza millenaria dell’agricoltura: sono i terreni a riposo, quelli più arricchiti di humus, quelli a più alto potenziale di fertilità! Si è dimenticato, nella pazzia speculativa dell’industrializzazione chimica dell’agricoltura che fa oggi massiccio uso di abbondanti, e anche nocivi, fertilizzanti chimici, concetti come il “riposo dei terreni”, le “rotazioni delle colture”, il “maggese”! I terreni "degradati" non esistono! E se esistono non devono esistere più!

Tutta la degenerazione del tessuto socio-politico ambientalista italiano si evince nella delittuosa scomparsa di qualsiasi politica di rimboschimento, e di riforestazione vera, estesa, partecipata e razionale dell’Italia, che dovrebbe essere la priorità di ogni impegno in favore del clima e del microclima e non solo, del suolo, della salubrità dell’ambiente, della biodiversità, del paesaggio e dell’economia silvo-agro-pastorale. Invece si concedono finanziamenti pubblici fortissimi per una speculazione, quella industrializzante del fotovoltaico a terra che desertifica artificialmente vetrificando migliaia di ettari ed ettari di territorio, depauperandone l’ humus vitale, cancellandone la biodiversità, ed estirpandone ogni cultura, anche persino della vite e dell’ olivo, delle blasfemie, in nome di politiche di facciata contro i cosiddetti “surriscaldamenti climatici” ed il conseguente rischio di naturale desertificazione cui ampie zone dell’ Italia e del Mediterraneo sono sottoposte, come dichiarato dall’ Organizzazione delle Nazioni Unite-ONU (si pensi solo ad esempio alla Puglia). Siamo al paradosso più totale ed umanamente intollerabile! Ed è questa una denuncia forte che il comitato lancia affinché il mondo politico-amministrativo italiano ripercorra con decisone la strada dei rimboschimenti, come stanno facendo numerosi paesi europei e del mondo, dall’ Inghilterra alla Cina, abbandonando la mala strada innaturale e esecrabile della industrializzazione all’energia delle campagne!

Urge una rievangelizzazione alla cultura dell’ elementarità della natura della nostra società e di tutta la nostra presente e futura classe dirigente! Quella odierna, di destra sinistra e centro, ha fallito non solo davanti al popolo italiano, davanti alla costituzione che calpesta! Ha fallito il suo ruolo storico davanti alla Natura, e questo è gravissimo! Anche questa è una missione culturale, tra le missioni politiche-ambientaliste fondanti! Un impegno per la vita e per la bellezza della nostra sacra nazione Italia!

le procedure adottate da comuni e provincie che in molti casi risulterebbero difformi ed irregolari.le procedure adottate da comuni e provincie che in molti casi risulterebbero difformi ed irregolariDa tutta Italia, come prima iniziativa del comitato, di fatto spontaneamente costituitosi intorno a questo gravissima deriva della nostra democrazia che la Green Economy Industriale odierna fortemente rappresenta, con il grave logorarsi conseguente ed il venir meno anche delle più elementari garanzie e del rispetto dei diritti dei cittadini e dei principi sanciti dalla Costituzione italiana, Si leva un appello forte al Governo e al Parlamento tutto perché intervengano facendo rispettare la nostra Costituzione ed i diritti dei cittadini frodati, ingannati e danneggiati da questa maxi-speculazione della Green Economy Industriale in atto, ed un appello ogni uomo politico italiano, di qualsiasi schieramento, perché si abroghino d’urgenza gli immorali ed esosissimi incentivi pagati da tutti i cittadini a queste implementazioni industriali per la vendita delle energie rinnovabili, che come tali, per il loro elevatissimo impatto ambientale, non sono più energie “pulite” !!!

Chiediamo il taglio in maniera retroattiva di tutti gli incentivi pubblici per tutti gli impianti eolici e fotovoltaici già realizzati, di qualsiasi potenza, industriali, cioè destinati alla produzione di energia prioritariamente per la vendita e non per l’autoconsumo, e l’azzeramento del meccanismo mistificatorio e falso-ecologista dei “certificati verdi”, ma una tassazione permanente per tutti questi impianti per il danno immane che arrecano al Paese e alla qualità della vita dei cittadini, ovunque in rivolta contro questi orrori industriali ubicati sulle campagne, in mare e persino sui laghi! Una “tassa sul brutto” che scoraggi definitivamente e che renda economicamente del tutto sconvenienti ulteriori simili sfregi e tentativi speculativi ai danni del paesaggio italiano!

In tutto il percorso autorizzativo degli impianti industriali da rinnovabili i cittadini, scientemente, nella maggior parte dei casi, non sono stati messi adeguatamente a conoscenza degli iter autorizzativi, né tantomeno dei progetti, della loro entità e dell’impatto sui luoghi e sulle economie locali. La mancanza di rispetto del diritto dei cittadini locali da parte delle amministrazioni, nel coinvolgimento e nell’informazione, previsti a norma di legge per queste tipologie d’industrie, è vergognosa, soprattutto alla luce dei fatti ormai noti di errori grossolani di progettazione, falsità e di anomale omissioni e dimenticanze,

Si tagli il finanziamento statale a questa frode assurda della Green Economy Industriale, che, strumentalizzando e calpestando al contempo

l’ “ecologia”, grava pesantemente sui cittadini e sulle casse dello Stato, con bilanci da intere finanziarie, senza alcun beneficio per l’ambiente, ma anzi con innumerevoli danni ad esso ed al paesaggio italiano tutelato dalla Costituzione italiana, art. 9, tra i principi fondamentali.

Un danno incalcolabile all’economia del Bel Paese fondata sul paesaggio attraverso il turismo! Una speculazione che inoltre disperde le ricchezze finanziarie statali, le volatilizza, poiché gran parte dei guadagni finiscono all’estero attraverso il coinvolgimento nelle proprietà di questi impianti di istituti bancari stranieri e ditte estere, con sistemi di scatole cinesi, che portano talvolta, o meglio spesso, a società off-shore con sede nei paradisi fiscali!

Anche ed ancor più all’indomani del referendum contro il nucleare, con il quale gli italiani hanno espresso la volontà di favorire forme di produzione dell’energia davvero ecocompatibili e pulite, il fotovoltaico industriale che vetrifica e desertifica i campi, sottraendo spazio alle colture, ai pascoli e alla vita selvatica, ed il mega e medio eolico che falcidia i volatili e sfigura catastroficamente il paesaggio quotidiano di ognuno di noi, devono essere fermati, e sostituiti da una politica volta a favorire le produzioni di energia rinnovabile in forme davvero pulite, eticamente parlando ed ecologisticamente, che sostituiscano le forme industriali sopra accennate fisiologicamente di grave impatto ambientale: occorre favorire pertanto l’autoproduzione di energia del sole con pannelli fotovoltaici ubicati sui tetti degli edifici recenti, superfici queste biologicamente morte, inutilizzate, estesissime per centinai e centinaia di ettari; le ubicazioni su di esse dei pannelli capta sole hanno pertanto un impatto nullo ambientale ed estetico, con azzeramento del consumo di vivo suolo, e massimo rispetto del paesaggio e degli edifici, luoghi e centri storici. Si pensi alle enormi superfici dei capannoni industriali, di scuole, altri istituti, ospedali, caserme, uffici pubblici, condomini, civili abitazioni di epoca recente, parcheggi coperti, stazioni ecc. ecc. Non solo, in tal modo si aiutano direttamente i privati che installando i pannelli sui tetti di loro proprietà ne conseguono immediati sgravi in bolletta, senza più alcuna speculazione ai loro danni e ai danni delle casse dello Stato intero! Prima si inizi, con la politica dei piccoli passi, a solarizzare i tetti degli edifici recenti, all’indomani del recente referendum, rimandando alla fine di tale operazione, la valutazione di ulteriori strategie energetiche, dopo aver ponderato i virtuosi risultati così ottenuti dal paese in termini energetici!

Inoltre un appello a tutti gli enti preposti ai controlli sulle autorizzazioni rilasciate, a tappeto, si laddove per situazioni omertose o altro non vi siano esposti, sia laddove ci siano già esposti alla Magistratura per irregolarità, falsità ed omissioni! Autorizzazioni che devono essere revocate in autotutela a difesa dei cittadini vittime di tali soprusi e vengano riconosciuti i danni morali e materiali subiti.

Si chiede al Governo una moratoria urgente per gli impianti industriali fotovoltaici a terra ed eolici, considerata la necessità di verificare le procedure adottate da Comuni e Province che in molti casi risulterebbero difformi e irregolari, e soprattutto al fine di impedire la catastrofica e generalizzata devastazione che la loro realizzazione comporterebbe per grandissime aree dell’intero paese, che verrebbero stuprate profondamente e snaturate senza neppure poter trovare precedenti storici oggi, per descriverne sensitivamente l’ immane portata!

L’appello ad un impegno politico-trasversale forte per salvare, con l’economia di questo nostro Paese, forse per la prima volta nella sua storia, anche il paesaggio e la natura, che questi impianti falso-ecologisti, e dalle falsissime e artatamente gonfiate ricadute occupazionali, di eolico e fotovoltaico industriali, distruggono ignominiosamente!

La crescente rete di persone incontratasi su facebook costituirà un Comitato Nazionale legalmente riconosciuto che sia anche portavoce e cassa di risonanza forte di tutti e possa presentare delle mozioni ai responsabili dell’ambiente! Un comitato che nasce già dalla confluenza di tantissime realtà associative, e comitati locali e nazionali e di tantissimi cittadini italiani e non amanti del paese più bello del mondo!

Vogliamo essere quanto più apartitici possibile, o pan-partitici, la lotta per la difesa del territorio è appena iniziata e chi condivide questo nostro approccio alla soluzione dei problemi di tipo ambientale è invitato ad iscriversi su facebook al link: “Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi” link: http://www.facebook.com/groups/192311587488270

C' è un ITALIA sotto attacco da SALVARE, da Bonificare, da Ricostruire, da Restaurare, da DECEMENTIFICARE, da Rinaturalizzare, e dobbiamo farlo senza "destra" e "sinistra", e allo stesso tempo con la "destra" e con la "sinistra", consapevoli che son entrambe le due parti inscindibili e complementari del corpo di ognuno di noi! Un eclettismo costruttivo verso un NEO-AMBIENTALISMO finalmente VERO !

Info: victoriaelena@alice.it


28 luglio 2011

Bioregionalismo ed ecovillaggi

28 luglio 2011, Blera (Vt): "Rete Italiana Ecovillaggi in conclave.."

 



Con il patrocinio del Comune di Blera, da giovedi 28 luglio a domenica 31 luglio 2011, in localita' il Vignale, presso Civitella Cesi, nel comune di Blera (Vt), la Cooperativa agricola "il Vignale" ospitera' il XV Incontro nazionale della Rete italiana dei villaggi ecologici.

Il tema di quest'anno e': "Ecovillaggi: la transizione fuori e dentro di noi".

Ogni giorno verranno affrontate tematiche diverse che riguardano la vita comunitaria non solo all'interno e all'esterno della comunita', ma anche come viene vissuta dentro e fuori di noi:

- primo incontro tematico: Azioni e semi di consapevolezza sul territorio: agire localmente e pensare globalmente;

- secondo incontro tematico: Ricerca interiore e relazioni: io e gli altri;

- terzo incontro tematico: Dal sogno alla realizzazione: i primi passi dell'ecovillaggio;

- quarto incontro tematico: Tradizione e transizione: natura, altra economia e societa' solidale.

Il programma e' ricco di workshop di approfondimento che si svilupperanno nelle varie fasi della giornata e l'iniziativa e' aperta a tutti, anche ai bambini di qualsiasi eta' che avranno un loro spazio dedicato.

Il programma dettagliato e' consultabile alla pagina web www.mappaecovillaggi.it/article9057.htm

La Cooperativa "il Vignale"

Per informazioni: 3471714294 (Daniele), 3483816391 (Fabiana), 3895864091 (Mauro), e-mail: ilvignale@gmail.com


27 luglio 2011

Antico bioregionalismo europeo

Soriano del Cimino: scoperta montagna sacra del neolitico…

Nell'immagine Stefano Panzarasa che riposa soddisfatto su un'amaca di stile neolitico....

 

Scrive Stefano Panzarasa: “…noi bioregionalisti europei, discendenti dei popoli nativi neolitici (per cultura e visione) dovremmo preferire modalità nostre per apprezzare e far apprezzare la “verità”. Perché farcela svelare da persone di altre culture e bioregioni del pianeta?”

Ed in questa ottica ecco una notizia, riportata da un altro bioregionalista (Fomafomic) che conferma i riti del neolitico. A Soriano del Cimino (Viterbo) è stata scoperta una montagna sacra. I reperti risalgono al 1000 avanti Cristo. Gli archeologi: ‘Luogo di culto dei pagani’.

Una montagna sacra nel cuore dell’Etruria, dove, nell’età del bronzo, si offrivano voti agli dei pagani (o più presumibilmente ad espressioni della Grande Dea) e si bruciavano oggetti sacri in loro onore. Hanno portato alla luce questo gli archeologi dell’università Sapienza di Roma e della soprintendenza ai Beni archeologici dell’Etruria meridionale sul monte Cimino, in provincia di Viterbo.

La scoperta, «una delle più importanti della protostoria del Lazio», con reperti risalenti al 1000 a.C, è stata illustrata oggi sul luogo del ritrovamento in località La faggeta, a Soriano nel Cimino. Sulla sommità del monte, a oltre mille metri di altezza, tra i faggi, negli ultimi tre anni l’equipe degli archeologi, coordinati dal professor Andrea Cardarelli, ha condotto gli scavi portando alla luce «una serie di stratificazioni di materiali derivanti da roghi cultuali».

Una «chiara evidenza votiva», secondo il docente della Sapienza, perchè, spiega, «le attività religiose del mille avanti Cristo passavano proprio attraverso il fuoco. Venivano bruciate offerte per gli dei: oggetti sacri, cibo o animali».


26 luglio 2011

Bioregionalismo ed ecologia profonda in pratica

Fabio Ciconte: “Esperimento comunitario di agricoltura urbana a Genova”

 

Se in questi giorni siete a Genova, vi suggerisco di farvi una passeggiata a Vesima, a pochi km da Voltri. Lì, a un passo dal mare, tra un ponte autostradale e una piccola chiesetta, vedrete spuntare tanti piccoli pezzi di terra dove, da qualche anno, si coltivano orti seguendo il metodo dell’agricoltura sinergica, che promuove meccanismi di auto-fertilità del terreno senza bisogno di arare oppure di concimare, né di separare le piante (pur facendo attenzione a collegarle in modo compatibile e collaborativo tra loro). Anzi, a Vesima c’è l’orto madre più antico d’Italia.

Avrete così modo di vedere i frutti che questi orti stanno dando: non solo prodotti buoni (ottimi!) come lattuga, cavolo, fragole, basilico, pomodori; ma molto di più, perché intorno a questi piccoli appezzamenti di terra si sta costruendo una socialità diversa, anzi, si sta ricostruendo una comunità: laddove c’erano terreni incolti e rovi, case abbandonate e semidistrutte, e un progetto di costruzione che avrebbe rischiato di spianare via l’intera valle, questi orti hanno dato la spinta ai contadini e all’associazione Terra! per ripensare la valle e renderla un luogo dove, attraverso l’autoproduzione, la vendita diretta e la coltivazione di semi usati dai propri nonni, la terra torna ad essere un luogo da abitare, custodire e conservare.

Gli orti costituiscono un punto di incontro per la comunità, un tentativo di riprogettare la vita partendo da scelte individuali e collettive: sono la migliore risposta allo sfruttamento delle terre (e del lavoro), creano un legame diretto tra chi produce e chi consuma, azzerano i kilometri spesi per trasportare il cibo da una parte all’altra del globo, annullano qualsiasi imballaggio o spreco di acqua. Ma non solo, gli orti sono delle opere d’arte a cielo aperto, in cui ogni verdura, ogni ortaggio, ogni pianta spontanea rappresenta un pezzo unico di un mosaico in continua evoluzione.

L’esperienza degli orti e dell’agricoltura urbana, seppur con qualche anno di ritardo, si sta diffondendo molto velocemente anche in Italia. Se esistesse una mappatura, vedremmo migliaia di puntini disegnati sulla cartina dell’Italia: gruppi auto-organizzati, orti didattici, orti sul balcone, aiuole coltivati a lattuga, orti sinergici. Tra tangenziali, cavalcavia, ponti, semafori, autostrade, ecco apparire qua e là un orto in tutta la sua bellezza.
E credo di poter dire che questa forma di organizzazione rappresenterà un nuovo modo di fare politica, di dare una risposta ai bisogni della collettività. Accanto alle grandi battaglie sociali, per la difesa dei diritti umani e dell’ambiente, contro la precarizzazione del lavoro e per la democrazia, nei prossimi anni dovremo imparare sempre di più a portare avanti percorsi di vita quotidiana, fatti anche di cibo sano e autoprodotto, di mobilità alternativa, di riduzione di consumi. Per farlo c’è bisogno dell’impegno e della tenacia di ognuno di noi, ma c’è anche bisogno del coraggio delle istituzioni per valorizzare questi progetti che, per crescere, hanno bisogno di impegno e cura, altrimenti rimarranno delle buone prassi con cui autoincensarsi, ma non faranno mai sistema.

Ecco, se nei prossimi giorni passate di lì, andate a visitare gli orti e vi accorgerete che lo slogan “Voi la crisi, noi la speranza” ideato per il decennale del G8, non è mai stato così azzeccato.

Fabio Ciconte (Presidente di Terra Onlus)
Rete per l’Ecologia Profonda


24 luglio 2011

Appello per la pace in Libia della Rete No War

Nonviolenza in cammino:  guerra in Libia, scriviamo ai membri non belligeranti Onu

 
Stop alla guerra Nato in Libia: scriviamo ai membri non belligeranti del Consiglio di Sicurezza Onu

Campagna promossa dalla "Rete No War" e da "U.S. Citizens for Peace Justice - Rome".

Alcuni paesi della Nato, in alleanza con alcune petromonarchie del Golfo, stanno conducendo da tre mesi in Libia una guerra illegale a sostegno di una delle due fazioni armate che si affrontano; una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette; una guerra che continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili fin dall'inizio.

Che fare? La pressione popolare nei confronti dei paesi Nato e' certo necessaria, ma non basta. Potrebbe essere utile, se attuata in massa, una campagna di e-mail dirette a paesi non belligeranti e membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, chiedendo loro di agire. Molti di quei paesi hanno gia' manifestato volonta' negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato. Gia' agli inizi di marzo, Fidel Castro chiede - invano - ai popoli e ai governi di appoggiare la proposta di mediazione del Venezuela, approvata dai paesi dell'Alleanza Alba.

Per questa ragione i gruppi "Rete No War" e "U.S. Citizens for Peace Justice - Rome" hanno consegnato un analogo appello ad alcune ambasciate a Roma.

Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una e-mail. Basta mandare il testo qui sotto (in inglese) nel corpo del messaggio agli indirizzi e-mail di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania.

Per ulteriori informazioni su questa iniziativa, scrivete a: boylan@interfree.it o mari.liberazioni@yahoo.it oppure visitate i siti: www.radiocittaperta.it, www.disarmiamoli.org, www.peaceandjustice.it

*

e-mail delle rappresentanze dei paesi: ChinaMissionUN@Gmail.com, rusun@un.int, India@un.int, portugal@un.int, contact@lebanonun.org, chinesemission@yahoo.com, delbrasonu@delbrasonu.org, siumara@delbrasonu.org, bihun@mfa.gov.ba, colombia@colombiaun.org, pmun.newyork@dirco.gov.za, perm.mission@nigerdeleg.org, aumission_ny@yahoo.com, presidentrsa@po.gov.za, info@new-york-un.diplo.de, dsatsia@gabon-un.org, LamamraR@africa-union.org, waneg@africa-union.org, JoinerDJ@africa-union.org, gabon@un.int, Nigeria@un.int, unsc-nowar@gmx.com

*

Nell'oggetto della e-mail scrivere:

Pleare stop Nato war in Libya. Appeal to non-belligerant members of the U. N. Security Council

*

Testo da inviare:

We appeal to non-belligerent members of the U. N. Security Council to put an end to the misuse of U. N. Security Council Resolution 1973 to influence the internal affairs of Libya through warfare, by revoking it, and to press for a peaceful resolution of the conflict in Libya, backing the African Union's central role in this context.

We thank those countries that have tried, and are still trying, to work towards peace.

Our appeal is based on the following:

- the military intervention in Libya undertaken by some Nato members has now gone far beyond the provisions of Security Council Resolution 1973, and is based on hyped-up accounts of defenseless citizens being massacred by their government, while the truth is that, in Libya, there is an on-going and intense internal armed conflict;

- we are aware of the economic and geo-strategic interests that lie behind the war in Libya and, in particular, behind Nato support of one of the two armed factions;

- Nato military intervention in Libya has killed (and is continuing to kill) countless civilians, as well harming and endangering the civilian population, including migrants and refugees, in various other ways;

- the belief that, at this stage, only non-belligerent countries - and particularly those with U.N. Security Council voting rights - can successfully bring a peaceful end to the conflict through negotiations and by implementing the opening paragraph of U.N. Security Council Resolution 1973, which calls for an immediate ceasefire.

Respectfully yours,

Name (or association)

Address (optional)


23 luglio 2011

Bioregionalismo, nonviolenza e risparmio economico

"Abbiamo solo bisogno di amore"
(John – Paul – George – Ringo)

La campagna “moralizzatrice” degli anti-casta ormai dilaga ovunque. Non
solo in rete e nei social network, ma anche sui quotidiani a grande
tiratura, ed ora perfino nei telegiornali di Rai e Mediaset. A questo
punto, come vuole la proverbiale locuzione latina, mi sono chiesto: cui
prodest? (”a chi giova?”).


Fino a quando a protestare contro indennità, vitalizi e privilegi dei
parlamentari erano i grillini o il popolo viola, tutto mi sembrava
regolare e per certi versi coerente. Ma quando hanno cominciato ad
accodarsi i quotidiani di ogni orientamento, comprese le corazzate di
Repubblica e del Corriere (che ricevono contributi a fondo perduto dalla
Legge per l’editoria, che si sono guardati bene dall’inserire negli
elenchi degli sprechi), allora ho incominciato ad avere qualche prurito;
è divenuta una vera allergia quando anche il paludatissimo TG1 ha dato
voce alla rivolta anti-casta, attaccando il bilancio della Camera come
se fosse la causa principale della voragine del debito pubblico
italiano. E quindi, dopo aver messo alla gogna non solo i parlamentari,
ma anche i consiglieri regionali, provinciali, comunali, quasi che
bisognasse vergognarsi di essere stati eletti e sentirsi accusati di
“vivere sulle spalle del popolo”, ecco che iniziano ad arrivare le
proposte per porre rimedio a questo sperpero: abolire le province,
ridurre il numero di senatori e deputati, ridurre il numero dei
consiglieri regionali, provinciali, comunali, tagliare tutte le indennità.

L’idea che sta avanzando nel paese è che tutti coloro che ricoprono una
carica elettiva fanno parte della Casta e che la Casta è uno sperpero di
denaro pubblico. Non ci vorrà molto, dopo che tutti si saranno convinti
che deputati e senatori sono troppi, a far passare l’idea che avere due
Camere è un lusso che non ci possiamo più permettere, che forse ne
basterà una sola, magari con poche decine di rappresentanti, e poi sarà
un bel risparmio abolire anche quella (…tanto nel “parlamento” si
fanno solo chiacchiere…) e affidare tutto il potere al governo, che
basta e avanza!

La vera Casta (cioè i gruppi economici e finanziari – proprietari anche
di quotidiani e televisioni -che non hanno bisogno di passare dalla
prova elettorale per esercitare il proprio potere) ha tutto l’interesse
a favorire lo tsunami anti-casta: meno deputati significa meno
controllo, e sarà più facile comprare i pochi rimasti che saranno
emanazione diretta dei partiti di governo e non più rappresentanti del
popolo eletti nel territorio, come voleva la Costituzione.
L’operazione, pianificata dalla P2 di Licio Gelli, di svuotare il
parlamento delle sue prerogative di rappresentanza popolare e controllo
sull’esecutivo, dopo essere passata dalla liquidazione del sistema
proporzionale al presidenzialismo di fatto, si sta concludendo con la
spallata dell’anti-casta.

Si riempiono le pagine di facebook e dei giornali con invettive contro
l’indennità di funzione parlamentare, e si tace (con rare eccezioni nel
mondo pacifista, nonviolento e cattolico) sulla voragine delle spese
militari, dei costi per i cacciabombardieri F35 e per le missioni di
guerra in Afghanistan e Libia. Basterebbe il taglio del 10% di queste
voci per coprire l’intera manovra, ma si preferisce dissertare su quanto
costano i viaggi aerei dei parlamentari che vanno a Roma.
Evidentemente c’è una regia. I direttori dei quotidiani, da Repubblica
al Corriere, da Libero al Giornale (che hanno stipendi più alti dei
parlamentari) attaccano la Casta, come se loro stessi non ne facessero
parte, e si guardano bene dallo spiegare ai lettori che vi è un’altra
Casta – quella militare – che pesa veramente sul debito pubblico; non
spiegano i costi di Finmeccanica perchè i loro editori fanno parte della
stessa famiglia industriale. E’ molto più facile e popolare giocare al
tiro al piccione-parlamentare che studiare e denunciare il complesso
militare-industriale.

Se c’è un motivo serio per condannare il Parlamento è quello di aver
violato la Costituzione, che “ripudia la guerra”, con il voto a favore
dei bilanci militari e delle missioni belliche all’estero.
Se tutti gli anti-casta concentrassero le loro energie su questo,
avremmo risolto gran parte dei nostri problemi.

* Presidente del Movimento Nonviolento

————————————–
Mao Valpiana
Verona

mao@nonviolenti.org


22 luglio 2011

Bioregionalismo antesignano ed il movimento vegetariano e nonviolento in Italia

 

ALDO CAPITINI, PUNTO DI  RIFERIMENTO DEL MOVIMENTO VEGETARIANO E NON VIOLENTO

di Franco Libero Manco

 

Aldo Capitini, nato a Perugia nel 1899 e morto nella stessa città nel 1968, fu pedagogista, saggista, docente universitario di pedagogia all’università di Cagliari e Perugia; infaticabile promotore di iniziative per la  nonviolenza e la pace; istituisce Centri di Orientamento Sociale e Religioso, lavora per l’obiezione di coscienza, per la riforma politica e religiosa basata sui principi di Gandhi, per l’educazione popolare, per lo sviluppo della scuola pubblica; ha lottato contro il fanatismo ed i preconcetti e fu perseguitato a causa della sua posizione antifascista.  I Centri di Orientamento Sociale furono organizzati da Capitini nella Perugia appena liberata il 17 luglio 1944 con lo scopo di arricchire la democrazia dal basso e di portare nella gente l'interesse per la gestione della cosa pubblica. Nel 1962 Capitini dà vita alla prima società vegetariana in Italia.

Numerosi furono i suoi scritti a carattere religioso pedagogico, quali: “Elementi di un’esperienza religiosa” (1937), “Religione aperta” (1955). Recentemente e' stato ripubblicato il saggio “Le tecniche della nonviolenza”, e gli scritti sul Liberalsocialismo, “Nonviolenza dopo la tempesta” e la recentissima antologia degli scritti (a cura di Mario Martini) “Le ragioni della nonviolenza”.

 

 Di Capitini si può dire sia stato il più grande  pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Fu sempre coerente con i suoi principi e stili di vita: caratteristiche che fanno di lui, un pensatore di grande umanità che ha pagato duramente e personalmente il suo coraggio nel difendere le proprie idee; un filosofo con un'eccezionale attenzione alla realtà socio-politica del suo tempo e del tempo a venire e un lucido lettore del contesto storico-sociale.

Il suo pensiero, in opposizione al sistema totalitario del regime fascista, non è si circoscrive nell'idealismo, né nell'esistenzialismo, cui pure si riferisce sotto alcuni punti di vista e che considera   come insufficiente e che finisce, pessimisticamente, per aderire. Capitini concepisce l'uomo come soggetto reale e Dio come immanente all'umano, con la certezza che anche il male sia un fatto strumentale alla realizzazione del bene attuabile attraverso una riforma religiosa, una religione aperta, libera e liberata dai vincoli asfissianti del dogma, da una parte, e della gerarchia ecclesiastica, dall'altra, a favore di una trascendenza rivoluzionariamente orizzontale.

Un filo lega la religione alla politica: la religione intesa sentimento ed esperienza di crescita personale mentre la politica è vista come vita sociale e come insieme di relazioni interpersonali di cui si nutre una comunità che allargata i propri orizzonti a tutti, persino ai morti, che cooperano con i vivi alla comune costruzione dei valori fondamentali della vita e alla trasformazione della realtà ingiusta e violenta.

L’intento è riscoprire il senso autentico della religione come terreno di comunione tra individui a partire dalla personale esperienza di ciascuno in modo da riconsegnare la politica ad ogni persona chiamata a partecipare responsabilmente ad una realtà  che tutti include.

Il filosofo perugino fa dei limiti umani una risorsa per l’uomo a disposizione di tutti che spronano alla cooperazione per attuare quella completezza di se stessi in una armonica e collettiva convivenza. All'aspetto religioso, inteso in senso tradizionale, contrappone il suo senso universale dell'esistere come elemento di collaborazione in cui di ognuno trova la realizzazione di se stesso in sintonia con il contesto naturale dove la cosa pubblica è il terreno in cui incontrarsi per dialogare con spirito critico, con informazione libera, con possibilità di comunicare contenuti,
opinioni, esperienze, vissuti. In questo tendere verso “l'altro” risiede l’aspetto più proficuo di tutta l'opera capitiniana. La nonviolenza diventa strategia e insieme scelta di vita per la quale l’individuo, mettendo da parte pericolosi pregiudizi, mediocri abitudini mentali e d'atteggiamento, va verso “l'altro” valorizzando la diversità e l’autonomia di vita e di pensiero.

Per Capitini la religiosità non ha bisogno di una legge per manifestarsi, di un credo o di un culto particolare e il suo pensiero è in una posizione di equidistanza tra il laico e il religioso in cui nella religione vede l’impegno non violento mentre auspica quel rinnovamento e purificazione uel processo di convergenza

della religiosità da elementi dogmatici e chiusi.

Capitini denuncia e condanna ogni forma di violenza, da quella brutalmente fisica a quella psicologica, da quella sugli uomini a quella sugli animali giustificata dall’antropocentrismo cattolico, all'inganno della disinformazione che rende tutti inconsapevoli e nello stesso tempo responsabili, convinto che ogni innovazione debba sempre ri-partire dal basso.

Vi è nel pensiero di Capitini la netta opposizione a giustificare il mondo quale è e  come fa comodo che rimanga. La famosa Marcia della pace è stata da lui concepita come "Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli" per promuovere un maturo, adulto dialogo interreligioso e interculturale che potesse superare le divisioni, i fanatismi, le chiusure della peggiore ideologia religiosa e/o politica e (pseudo) culturale.

Capitini denuncia il potere oligarchico, cioè l’enorme potere in mano a pochi che governano i popoli, per passare ad una società di tutti, cioè l’omnicrazia. In sostanza: la salvezza degli uomini e delle donne, che sta nella presa di coscienza nel presente, non può essere rimandata o, peggio, consegnata alla rassegnazione o all’attesa passiva, che equivale alla rinuncia del cambiamento. In quest’ottica l'elemento educativo  è imprescindibile ad istaurare il legame profondo tra gli uomini, i gruppi sociali, i popoli nel mondo, fino a superare gli steccati dell'individuo, della razza, della nazione... L’eredità del suo pensiero oggi approda nella globalizzazione che deve trasformarsi da rete di contatti a rete di relazioni: una apertura verso l'incontro di Occidente e Oriente in nome di una civiltà nuova, non più individualistica né totalitaria ma aperta al rispetto del sacro valore della vita, del diritto e della libertà di ogni essere vivente.

 

Stralci di alcuni suoi scritti: “Tanto dilagheranno violenza e materialismo, che ne verrà stanchezza e disgusto; e dalle gocce di sangue che colano dai ceppi della decapitazione salirà l'ansia appassionata di sottrarre l'anima ad ogni collaborazione con quell'errore, e di instaurare subito, a cominciare dal proprio animo (che è il primo progresso), un nuovo modo di sentire la vita: il sentimento che il mondo ci è estraneo se ci si deve stare senza amore, senza un'apertura infinita dell’uno verso l'altro, senza una unione di sopra a tante differenze e tanto soffrire. Questo è il varco attuale della storia”. 

 

“Accade nelle altre civiltà che il mezzo si è tanto ingrandito da far perdere il fine, e l'operosità, l'arricchirsi, la vita amministrativa-politica-economica-giuridica-sociale, prevale sugli altri valori, ben più essenziali alla salvezza o alla trasformazione dell'uomo”.

 

“Il Dio per me sarà il Dio della liberazione di tutti, e lo ritroverò, prima della realtà liberata, in seno all'Uno-Tutti, compresenza di tutti gli esseri vivi e spezzati o scacciati come gatti sporchi ai valori, ai valori più puri, come questa alta musica che sto ora ascoltando, la quale è più che di Beethoven, e crogiuolo e, alle linee della musica, unità di tutti: lo troverò lì, nell'intimo, sofferente alla realtà-società-umanità cosí come sono, e liberante con mitezza in trepidissima”. 

 

Da una poesia di Aldo Capitini: “Ci siamo levati nella notte, e il buio era già aperto; abbiamo guardato oltre le valli, le linee deste dei monti,  e la devozione dell'aria non mossa ancora dagli uccelli”.

 

“Sono convinto che gli uomini arriveranno finalmente a non uccidersi tra di loro quando arriveranno a non uccidere più gli animali”.

 


21 luglio 2011

Boregionalismo ed economia libera (dalla banche)

 "Quel che succede in Islanda e quel che non deve trapelare fuori dall'Islanda"

 


"L'Islanda..? E' tutto un altro mondo!" (Saul Arpino)

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d'oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall'altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all'unanimità di dichiarare l'insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l'Olanda, forti dell'inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un'assemblea popolare per riscrivere l'intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l'Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un'altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai "concittadini" islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:
2008 - A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell'Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 - A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo - la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) - costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%
2010 - I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
2011 - A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell'esecutivo. L'Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l'Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un'Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l'attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle "linee guida" prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all'approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.
Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?

SINCERAMENTE NO.

I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l'Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.

Siamo davvero sicuri che non ci sia "censura" o manipolazione nei mass-media?
Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i "nostalgici" potranno usare il telefono, gli "appassionati" potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso.

I più "tecnologicamente avanzati" potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all'articolo, lanciare una salvifica catena di Sant'Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I "guru del web" si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.

L'importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell'informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d'affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.

Marco Pala

Nexus Edizioni



 

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