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RETE BIOREGIONALE ITALIANA - La pratica del bioreregionalismo e dell'ecologia profonda
 
 
 
 
           
       

La Rete Bioregionale Italiana è ispirata dall'idea di Bioregione: aree omogenee definite dall'interconnessione dei sistemi naturali e dalle comunità viventi che le abitano.
Una bioregione è un insieme di relazioni di cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita.

Qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Daniela Spurio - Grafica e fotografa - Impaginatrice dei Quaderni di
Vita Bioregionale - "Viverecongioia Jesi" dhanil@live.it,

Giorgio Vitali, presidente Infoquadri, Referente per il Signoraggio monetario ed aspetti economici correlati. Email.  vitali.giorgio@yahoo.it, - Tel. 393.6542624 

Rita De Angelis ritadeangelis2@alice.it e cell. 3385234247 - ecologia casalinga

Antonella Pedicelli, docente di filosofia, residente a Monterotondo (Sabina Romana)Referente per rapporti con le scuole e interventi formativi di recupero e attenzione verso la cultura bioregionale. Email: hariatmakaurr@gmail.com 

Claudio Martinotti Doria, monferrino, storiografo e ricercatore di storia locale ed economica, saggista, ambientalista libertario e localista. Referente per le Politiche economico ecocompatibili. Email: claudio@gc-colibri.com  tel. 0142487408 - Sito web: http://www.cavalieredimonferrato.it

 Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Avv. Vittorio Marinelli, presidente di European Consumers,
Via Sirtori, 56, 00149 Roma. Email:
vitmar@tiscali.it - Tel.
348.1317487 - Referente per l'ecologia nei consumi.

Caterina Regazzi
, medico veterinario Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia. Recapiti:
caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Fulvio Di Dio, residente ad Amelia (Terni), funzionario alla Regione
Lazio Assessorato Ambiente
. Email.
fulvio.didio@libero.it - Tel.
329.1244550. Referente per l'ecologia nelle aree urbane.

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: info@viverealtrimenti.com

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete. Referente per l'area comasca, ecovillaggio, ricerca spirituale. Recapito: 031.683431 ore serali.

Stefano Panzarasa, geologo e musicista, Responsabile Ufficio Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ambientale ed ecologica. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it  -  blog (cliccare qui sotto): www.orecchioverde.ilcannocchiale.it  tel.. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, cercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293 - 0761/587200 


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto!

Paolo D'Arpini, addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Per aderire alla Rete Bioregionale Italiana é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti) e di inviare una email di conferma a:  circolo.vegetariano@libero.it

 

 
 
 
 

 
31 dicembre 2013

Clima impazzito

 

Il clima terrestre impazzito e quei "pazzi pazzi" catastrofisti....



Se ancora qualcuno vi dicesse che i cambiamenti climatici ci sono sempre stati e che queste esagerazioni sono solo il frutto dei soliti catastrofisti... mandatelo a quel paese e cancellatelo dalla vostra rubrica. 

Quello che è accaduto in soli due mesi in Europa è un fatto unico e preoccupante: si sono susseguite tre tempeste violente, come veri e propri uragani che si sono abbattuti prima sull'Inghilterra per poi proseguire sulla Francia del Nord, sui Paesi Bassi, e sulla Scandinavia, Germania e Polonia. Mai a memoria d'uomo tre violente manifestazioni meteo si erano manifestate in modo così ravvicinato, e non finisce qui, all'orizzonte appaiono altre tempeste. 

E' da oltre un mese poi che il Canada e tutti gli Stati USA, versante Pacifico, sono investiti da continue ondate di gelo senza precedenti, mentre a New York le temperature fino a qualche giorno fa erano primaverili. In Argentina invece il caldo eccessivo costringe gli abitanti delle città lungo i grandi fiumi, come il Paranà, a trovare refrigerio nelle acque e venire poi aggrediti dai piranha diventati ancora più cattivi a causa delle acque del fiume troppo calde. Ondate di gelo invece in Messico dove i rilievi sono tutti innevati e a Città del Messico le temperature sono scese appena sotto lo zero. Un situazione anomala in cui gli abitanti di questa metropoli non erano abituati, tant'è che vanno in giro per la città indossando vere e proprie coperte di lana.

Ma torniamo in Europa per segnalare caldo anomalo in Russia dove a Mosca e a San Pietroburgo le temperature registrate a Santo Stefano sono state di oltre 7 gradi più calde della norma e dove a Vologda, a nord di Mosca, le tradizionali manifestazioni sul fiume ghiacciato, tra cui le sculture di neve, sono state annullate a causa della mancanza di ghiaccio. Mentre in Siberia nella città di Yurti le minime hanno raggiunto i - 51°.

Insomma siamo di fronte ad una situazione meteo anomala, letteralmente da clima impazzito.

Gli stessi climatologi e meteorologi dichiarano d'essere preoccupati perché quello che sta accadendo al clima terrestre non trova riscontri negli ultimi 300 anni, da quando la scienza ha iniziato a seguirne le evoluzioni. Questi scienziati non sanno ancora cosa potrà accadere in futuro sul clima della Terra, solo ipotesi, ma nessuna certezza.

Gabriele La Malfa




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30 dicembre 2013

Salviamo la nostra agricoltura

 

Europa.. giù le mani dalla nostra agricoltura!



Mentre gran parte dei nostri eurodeputati è alle prese con inviti, pranzi e settimane bianche, uno sparuto gruppo di europarlamentari italiani, tra cui Andrea Zanoni, restano a lavorare al Parlamento europeo, cercando di vigilare e di bloccare le solite "furbate" dei nostri cugini del nord Europa che vorrebbe azzerare la nostra agricoltura e la nostra industria agroalimentare.
Questo è l'ultimo esempio di come si insiste da parte degli europei del nord a penalizzarci.
L'eurodeputato Andrea Zanoni critica la proposta della Commissione europea Plant reproductive Material law sulle sementi e presenta una pioggia di emendamenti al Parlamento europeo.
Va bene rendere la filiera di settore più sicura ma non si possono sacrificare i coltivatori biologici, i giardinieri domestici e i produttori su piccola scala”
 “La sicurezza dell'agricoltura europea e il commercio internazionale delle sementi non deve andare a scapito della biodiversità e della libertà dei piccoli coltivatori europei di crescere e utilizzare le proprie sementi”. Lo dice l'eurodeputato Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, che promette: “Al Parlamento europeo stiamo dando battaglia per impedire che vincano gli interessi delle grandi multinazionali. Ho già presentato una quarantina di emendamenti, alcuni dei quali insieme alla collega francese Corinne Lepage, per tutelare le nostre sementi insieme alle associazioni italiane ed europee che lottano per la tutela dei semi locali e dei piccoli produttori anche non registrati”.
 Andrea Zanoni punta il dito contro la proposta di legge Plant reproductive Material law che punterebbe a istituire un organo di controllo, l'agenzia delle varietà vegetali europee, per analizzare e approvare ogni pianta e seme coltivati in territorio europeo. “Come risultato diretto per i coltivatori di tutto il continente non solo non sarà più possibile scambiarsi tra loro i semi, ma l'intera filiera sarà appesantita da oneri amministrativi ed economici come l'iscrizione ad un pubblico registro e il pagamento di una tassa, inoltre sarà proibita la conservazione dei semi di un raccolto per la successiva semina. Insomma tutto questo non farà anche rendere la vita impossibile ai nostri contadini”, attacca Zanoni.
Migliorare la sicurezza dell'intera filiera del settore è sacrosanto visto che si tratta di un'attività con un effetto diretto sulla salute dei cittadini europei. Ma non possiamo permettere che a farne le spese siano i coltivatori biologici, i giardinieri domestici e tutti gli operatori attivi su piccola scala”, incalza l'eurodeputato.

Adesso la proposta della Commissione si trova al Parlamento europeo e verrà votata in sessione plenaria probabilmente il prossimo aprile. In commissione Ambiente sto facendo il possibile affinché la voce dei piccoli produttori di semi sia rappresentata e non finisca schiacciata sotto gli interessi delle grandi multinazionali come la Monsanto”, conclude Zanoni.




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29 dicembre 2013

Sopravvivenza bioregionale urbana

 

Sopravvivenza bioregionale urbana: "Il mio orto sul terrazzo"




Una volta andare al mercato ortofruttifero della propria città e comprare qualche ortaggio era una cosa normale, i prodotti della terra costavano poco e si potevano acquistare ogni giorno. Oggi anche la frutta e la verdura sono diventati "oggetti del desiderio" visti i prezzi a cui sono arrivati e poi con il dubbio che gli ortaggi siano nati su terreni inquinati o annaffiati con acque all'arsenico o con altri metalli pesanti. E allora? Accademia Kronos propone di farsi l'orto a casa propria. Nessun problema per i fortunati che dispongono di un giardino o un pezzo di terra in campagna, li si possono realizzare orti a volontà. Problemi invece per chi vive in città, ma se si dispone di un terrazzo o di un grande balcone, c'è la possibilità di superare questo handicap.


PROCEDIAMO ALLA PROGETTAZIONE

Per prima cosa vanno scelti spazi rivolti a Sud, dove il Sole soprattutto in primavera garantisce almeno 5 o 6 ore di luce. Le zone nord del terrazzo o del balcone sono da escludere a priori. Poi va calcolato il peso che la struttura del balcone o del terrazzo deve sopportare, quindi le cassette con la terra vanno posizionate a ridosso o sopra i muri portanti dell'edificio.
Gli scomparti dell'orto pensile vanno sistemati in modo da facilitare i movimenti sia per la semina, la raccolta e l'innaffiatura delle piantine (fig.1). Va calcolato anche lo spazio dove riporre gli attrezzi, gli annaffiatoi e le riserve di terra e torba.
Non sono necessarie competenze specifiche di botanica o di orticoltura, serve solo tanta buona volontà per imparare da zero l'arte di produrre ortaggi sui terrazzi o sui balconi. Tuttavia su internet ci sono tante informazioni utili per evitare errori nel seminare, piantare e raccogliere gli ortaggi, una ricerca e lettura può facilitare il compito.

Come si può vedere dalle foto, su un terrazzo l'orto di casa o cittadino deve avvalersi di contenitori specifici facilmente reperibili come cassette di legno, plastica o polistirolo, le stesse che usano i fruttivendoli. Importante che siano profonde fino a 30 cm. ( fig.3)
Ovviamente se il terrazzo è in condominio il progetto va concordato con tutti i condomini i quali possono a loro volta curarlo e usufruirne dei frutti di stagione.
Le cassette vanno foderate di plastica o con "tessuto non tessuto". Sul fondo dei contenitori vanno distribuite palline di argilla espansa o ghiaietto per circa 4 o 5 cm e questo per drenare il terreno; l'acqua che stagna sul fondo della cassetta farebbe marcire le radici. Si consiglia anche di produrre uno o due piccoli fori sulla plastica o al tessuto al fondo del contenitore.
Più che semplice terra da versare sopra alla ghiaia o all'argilla espansa va messo del terriccio formato da torba, terra da giardino normale e un pò di sabbia (quest'ultima serve per facilitare l'areazione delle radici, la percentuale da calcolare è di circa il 10% per tutto il terriccio). Per chi ha poco tempo a disposizione può trovare nei negozi specializzati terra buona per gli orti. Ai fini di preservare il terreno dal troppo freddo o troppo caldo si consiglia, appena nascono le piantine, di coprirlo, come si vede nella fig. 2, con segatura grossa.
COSA SEMINARE
Si consiglia come prima esperienza di prediligere ortaggi che non hanno bisogno di particolari attenzioni, quindi: insalata da taglio (lattuga, cicoria, indivia), cipolle, fagiolini, bietole, zucchine, rucola, peperoncini piccanti e pomodori. Le carote si sconsigliano perché hanno bisogno di terreni più profondi. Anche le patate e i finocchi hanno bisogno di più terreno.
Una parentesi a parte per chi volesse solo seminare e non trapiantare piantine già cresciute: per essere sicuri di vedere germogliare i semi, si consiglia di creare un semenzaio, cioè un paio di contenitori destinati solo a questo scopo. Il semenzaio poi deve essere protetto da un tetto di plastica trasparente al fine di mantenere costante la temperatura del terreno. In questo modo si preservano i semi da eventuali assalti degli uccelli. Appena spuntate le piantine dal terreno vanno trapiantate nei contenitori dell'orto pensile. I semi vanno posizionati ad un paio di centimetri l'uno dall'altro e coperti con circa mezzo centimetro di terra.
Un invito per chi inizia questa esperienza è quello di acquistare da un ortolano piantine già pronte al trapianto, fermo restando comunque il piacere della semina, da realizzare in contenitori a parte.

COME E QUANDO CONCIMARE

Si consiglia di usare concimi organici come lo stabbio maturo. Meglio di tutti è il terriccio di lombrico, adatto a tutte le radici e con nessuna controindicazione. Ovviamente è necessario essere parsimoniosi, l'eccesso di concime può bruciare le radici. Quindi terriccio e concime vanno mischiati insieme e immessi nei contenitori. Poi si dà via alle semine o al trapianto di piantine.

ANNAFFIARE

Dopo aver trapiantato le piantine o aver effettuato la semina, si dovrà procedere ad annaffiare abbondantemente il terreno. Successivamente bisognerà procedere ad effettuare annaffiature regolari al mattino presto prima che il Sole diventi "troppo caldo" o subito dopo il tramonto. Mai eccedere nel dare acqua al terreno, l'annaffiatura deve essere regolare, va effettuata con un annaffiatoio dotato di un terminale che faccia cadere goccioline "di pioggia" e non "gocce da tempeste tropicali". Si può utilizzare anche un tubo di gomma dotato di piccole aperture per effettuare la classica irrigazione a goccia.

COME DIFENDERSI DAI PARASSITI

Intanto aspettatevi di essere assaliti da erbe infestanti, ma qui il problema è relativo, basta estirparle dopo aver ben inumidito il terreno (mai farlo a terreno asciutto!). Per gli insetti parassiti la cura è semplice e naturale, ovviamente nessun fitofarmaco chimico. Basta prendere il classico sapone di Marsiglia puro spruzzarlo subito dopo il tramonto per 2 o 3 volte durante il ciclo vitale delle piantine. Il trattamento va interrotto a venti giorni dal previsto consumo.

COSA FARE DOPO AVER CONSUMATO TUTTI GLI ORTAGGI DEI CONTENITORI?

In autunno dopo che le nostre piante si saranno esaurite, la terra non va cambiata nei contenitori. Si consiglia solo di liberare il terriccio dalle radici morte, inserire altra terra concimata e rimescolare il tutto in attesa di ripartire con la nuova stagione. Ovviamente nei contenitori si potranno lasciare piante che durano oltre una stagione o che vivono anche in inverno.

E PER FINIRE GLI ORTI IN VERTICALE

Sulle pareti della casa si possono istallare pannelli alti un paio di metri e larghi un metro e mezzo (si trovano già pronti nei negozi specializzati) oppure si possono realizzare artigianalmente. Questi pannelli si aprono con molte tasche che contengono terriccio fertile. Si possono anche utilizzare contenitori di alluminio per alimenti come nella foto e fissarli alla parete. Su questo orto verticale si possono piantare erbe aromatiche e fragole. Su internet ci sono tante altre idee in proposito.




Alla fine volete mettere il gusto di preparare un bel piatto d'insalata con cipolline, pomodori e fettine di zucchine provenienti dai vostri giardini pensili, anziché dai banchi del mercato del vostro quartiere? Almeno sapete quello che mangiate ed oltre tutto risparmiate anche qualche soldino!

Filippo Mariani




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28 dicembre 2013

Pensiero vegetariano

 

Pensiero vegetariano di Franco Libero Manco: "Quando sai che..."


Franco Libero Manco

Quando sai che il 15% della popolazione mondiale dispone dell’85% delle ricchezze naturali e mangia il 60% di tutto il cibo prodotto, mentre 50 milioni di persone (quanto le vittime della Seconda Guerra Mondiale) ogni anno muoiono di fame e di miseria e non ti ribelli a questa infamante ingiustizia, tu non sei un uomo.
Quando sai che nel mondo un miliardo e mezzo di persone percepiscono in un mese il salario di un giorno dell’ultimo manuale in Occidente, mentre ogni mucca riceve dalla comunità europea un sussidio di 2,5 dollari al giorno (il doppio di quanto dispone il 75% degli africani) e dici, “Che ci posso fare”, tu non sei un uomo.
Quando sai che tutte le malattie del mondo potrebbero essere debellate con la somma che il mondo spende in un solo giorno in armamenti militari (150 milioni di euro al minuto); che un sottomarino atomico costa quanto 4000 ambulatori medici; che i soldi spesi ogni anno solo negli Usa per curare le patologie e i danni causati da eccessi alimentari basterebbero ad eliminare la fame nel mondo e non ti senti sprofondare dalla vergogna, tu non sei un uomo.
Quando sai che il Sud per pagare i suoi debiti versa ogni anno 12.000 miliardi di dollari nelle casse dei paesi ricchi e che il 40% di tutte le importazioni agricole negli Usa destinate agli animali d’allevamento vengono dai paesi sottosviluppati e credi che sono cose che non ti riguardano, tu non sei un uomo.
Quando sai che milioni di tonnellate di eccedenze alimentari vengono distrutti, che centinaia di migliaia di capi di bestiame vengono bruciati e che tonnellate di latte viene versato sulla strada per equilibrare i prezzi tra offerta e consumo, mentre 7 madri su 10 nel Terzo Mondo vedranno i loro bambini morire prima che abbiano compiuto 15 anni e il tuo cuore non si spacca dal dolore e dalla rabbia; tu non sei un uomo.
Quando sai che 60 miliardi di animali ogni anno vengono allevati in modo infernale e uccisi per imbandire le tavole degli umani, che i cereali utilizzati per produrre un solo kg della carne che mangi sarebbero sufficienti a sfamare 40 bambini e non senti di ribellarti a questa spaventosa follia collettiva, tu non sei un uomo.
Quando sai che 18.000 bambini muoiono ogni giorno (6 milioni ogni anno) per mancanza di acqua potabile mentre tu sprechi 100.000 litri di acqua mangiando un solo chilo di carne di manzo; quando sai che 1000 bambini solo in Italia vengono uccisi ogni giorno con l’aborto e hai ancora il coraggio di guardarti allo specchio, tu non sei un uomo.
Quando sai che nel mondo ogni anno 300 milioni gli animali vengono torturati e uccisi con la vivisezione (l’86% senza alcuna anestesia), e ti limiti a dire “poveretti”, tu non sei un uomo.

Franco Libero Manco


Se sei un uomo non ti nascondere dietro i tuo falsi pregiudizi:
levati i tappi dalle orecchie, la benda sugli occhi, la corazza sul cuore.
E’ troppo comodo, troppo ipocrita limitarsi al lamento, alla critica, alla protesta.
E’ troppo comodo aspettare che siano gli altri a realizzare un mondo migliore.




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27 dicembre 2013

Incontro su Ecologia Profonda nel 2014

Incontro su Ecologia Profonda – Scrive Lorenzo Pennacchi Buongiorno! Tutto bene?Con il mio gruppo d'attivismo "Istinto Animale" stiamo pensando di organizzare un convegno sull'ecologia profonda nel Lazio, invitando vari ospiti. Saresti interessato? Ci farebbe molto piacere. Aspetto notizie, a presto!"

Mia rispostina: "Caro Lorenzo, perché non uniamo le forze e facciamo un incontro tutti

assieme? L'amico Michele Meomartino di Olis ospiterà a Montesilvano (Pescara) in

Abruzzo, per il 21 e 22 giugno 2014, un Incontro Collettivo Ecologista, sullo stesso

tema (ecologia profonda e bioregionalismo).


Vedi anche: 
http://retedellereti.blogspot.it/2013/11/incontro-collettivo-ecologista-2014.html"




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26 dicembre 2013

Spilamberto - Panaro in piena per la Notte Senza tempo

 

Spilamberto - Perlustrazione al Panaro in piena, in preparazione della Notte Senza Tempo


Spilamberto - Bacche di rosa canina  sul Panaro in piena

Comincio dalla fine. Oggi (26 dicembre) nel  pomeriggio a Spilamberto Caterina ed io siamo andati ad ascoltare il Concerto di Santo Stefano della banda Giuseppe Verdi. Il concerto era per "beneficenza", a favore dell'Overseas una associazione che aiuta i bambini poveri in varie parti del mondo. Le musiche sono state avvolgenti e debbo dire che mi sono pure commosso alle note di Aba Nagila e per finire con l'aria di "Va pensiero" del Nabucco. Il direttore d'orchestra ha invitato tutti i presenti a cantare in coro, mentre la banda suonava e sullo schermo apparivano le parole. Mi sono ricordato di mio nonno Paolo D'Arpini, che spesso la cantava.


".... Questo é un buon giorno per morire" diceva il vecchio saggio capo indiano al "piccolo grande uomo". E praticamente si riferiva ad un qualsiasi giorno dell'anno in cui potesse sorgere l'occasione. Ma noi previdenti, abbiamo pensato bene di andare ad esplorare il territorio in cui si dovrebbe svolgere la "passeggiata selvaggia" del 31 dicembre 2013. E bene facemmo. Caterina ed io accompagnati dalla fedele Mago abbiamo approfittato di un raggio di sole per andare a perlustrare il Sentiero Natura che da Spilamberto si dipana a fianco del Panaro. 


 La prima tappa alla pozza delle anatre sembrava promettere bene, anzi il livello basso dell'acqua ci ha fatto considerare che le poche piogge di questo inverno potessero rappresentare un rischio per i volatili acquatici ed i pesci e gli anfibi che popolano lo stagno. Poi andando avanti abbiamo incontrato una vecchia coppia di gitanti, con la cagna Penny al seguito, che ci hanno avvertiti: "Il Panaro è fantastico..sembra traboccare, mai visto così pieno". Giunti alla cascatella del canale che si getta nel fiume siamo rimasti stupefatti.... Il letto del Panaro era rigurgitante di acque tumultuose che raggiungevano l'intero alveo del fiume.. per centinaia di metri in larghezza. Le acque pareva volessero traboccare da un momento all'altro... comunque imperterriti abbiamo proseguito lungo il sentiero... sempre osservando lo stato delle cose... 


Finché arrivati ad un certo punto abbiamo visto che il sentiero stesso era stato inghiottito dal fiume che minacciava quasi di avventarsi su di noi con onde sempre più avanzate... Caterina si è un po' intimorita e si è fermata ad una distanza.. ma anch'io non me la sono sentita di andare oltre.. e immortalata la scena con un bel po' di foto.. siamo tornati indietro... Per fortuna la strada era ancora assolata e l'aria dolce. Ma per capodanno quest'anno mi sa che dovremo cambiare percorso....  

Paolo D'Arpini



Ed ecco il racconto di Caterina: 

L'amore non è bello se non è litigarello, diceva una vecchia canzone di Jimmy Fontana, e questo detto è entrato poi nel gergo popolare, tanto che quando c'è da discutere col proprio fidanzato, marito, compagno ci si può consolare, pensando che un rapporto appunto viene vivificato quando c'è uno scambio di opinioni anche acceso.


Non è questo il caso mio e di Paolo, che non litighiamo praticamente mai, ma ieri sera, giorno di Natale, ho avuto da lamentarmi perché diversamente da quel che ci eravamo ripromessi, non avevamo ancora fatto una passeggiata al fiume Panaro, per perlustrare la viabilità, in vista della passeggiata del 31 dicembre. In effetti io torno a casa dal lavoro alle 5 e a quell' ora è già buio e nei giorni a disposizione o era brutto tempo o avevamo avuto altro da fare. Ma stamattina, Santo Stefano, grande è stata la mia gioia quando ho visto spuntare il sole e, dopo essere andati al bar a fare colazione con caffè macchiato e cappuccino bollente, ho proposto a Paolo, che ha subito acconsentito, di fare la famosa passeggiata. Abbiamo preso Magò al guinzaglio e siamo partiti. La pozza è piena ma non pienissima, ci sono gallinelle d'acqua e germani che hanno deciso, almeno per il momento, di non partire. 

Nei prossimi giorni dobbiamo ricordarci di portar loro un po' di pane secco e granaglie. Dopo poco, a metà del viottolo che porta verso il fiume, abbiamo incontrato due persone con due cani, la mite Penny e un robusto pastore tedesco, tenuto stretto per il collare, dal suo proprietario. La padrona di Penny ci ha salutato con calore come sempre e ci ha avvisato che il fiume era in una piena eccezionale, "fantastica". Ha detto proprio così e proseguendo ce ne siamo potuti rendere conto: non avevamo mai visto il Panaro così pieno e con una velocità così impetuosa delle sue acque, faceva paura (almeno a me). 


Ho scattato alcune foto ma non credo che rendano la spinta dell'acqua che scorreva.... altro che Tao (la via dell'acqua che scorre)! Ad un certo punto abbiamo trovato la strada sbarrata dall'acqua: in un tratto in cui il sentiero è più basso, l'acqua aveva tracimato, sommergendolo. Ancora un paio di scatti e via dietro front verso casa, memore, specialmente io, dell'ultimo disastro in Sardegna. Ho sempre l'illusione che qui, con tutta la rete di canali e con le casse di espansione ed altri manufatti che regolano la portata del fiume, certe cose non possano mai succedere. Ma siamo proprio sicuri? Comunque credo che la solita passeggiata del 31 dicembre non si potrà fare, almeno non in questo percorso. 


Mentre scrivo il sole se ne è andato, speriamo non ricominci a piovere!

Caterina Regazzi


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Programma della Notte Senza Tempo, fra il 31 dicembre 2013 ed 1 gennaio 2014:




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24 dicembre 2013

Consigli per polli ed altri uccelli

 

Treia - Anche i polli sono uccelli... lo sapevate? Consigli pratici per aiutare i volatili a superare l'inverno


Treia - Orto delle galline, sul fondo sotto l'arco c'è un nido

Abbiamo lasciato a Treia le due galline Ciccì e Coccò con tre nidi alternativi a disposizione. La cosa è stata fatta durante i festeggiamenti per la Madonna dell'8 dicembre u.s. Dovendo preparare l'orto per la cerimonia sacrale, con spargimento delle ceneri del bagolaro tagliato, ed approfittando della preziosa presenza di Maria Miani, che di orti e galline se ne intende parecchio, sono stati spostate tutte le potature degli olivi ed i rami del bagolaro "defunto" in modo da creare dei ripari per le nostre gallinelle. Infatti avevamo notato che Ciccì e Coccò, essendo volatili fedeli alla specie, preferivano ripararsi fra i cespugli o su mucchi di sterpaglie, rifiutando categoricamente di rintanarsi nel riparo di plastica approntato precedentemente. Maria è stata un po' ad osservare quali fossero i luoghi preferiti dai due grandi uccelli e lì ha creato bei mucchi di ramaglie e foglie, in modo che le due galline si sentissero protette e nel loro habitat congeniale. Questo alla faccia di chi pensa che le galline "preferiscono le gabbie". 

Treia - Orto delle galline: in fondo fra i cespugli notare una gallina nel suo riparo  

Un riparo è situato sotto alcuni cespugli sempreverdi, in cui io personalmente ho incastrato una cassetta di legno rinforzata. Un altro è posto sotto il poggiolo, sotto un nido di piccioni, ed un altro ancora a fianco di un archetto in muratura stipato di arbusti secchi e ricoperto da ramoscelli verdi. Insomma le due galline sono a tutti gli effetti, malgrado provenissero da un allevamento intensivo, ritornate alla loro natura. E questo ci fa molto piacere e ci ispira fiducia per il momento in cui anche l'uomo dovrà tornare alla natura...

Paolo D'Arpini   

Treia - Ciccì e Coccò

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Di seguito alcuni consigli pratici per aiutare gli uccelli selvatici a superare l'inverno:

L'inverno per gli uccelli è un periodo molto difficile, non tanto per il freddo, quanto per il cibo. Infatti un volatile resiste al freddo senza problemi se riesce a nutrirsi bene. Se poi arriva la neve è un vero dramma. Allora gli amici delle GEV vi invitano a mettere a disposizione dei nostri piccoli amici una mangiatoia che potrete costruire direttamente o acquistarla in un negozio per animali. Ecco alcune regole importanti per chi volesse costruire una mangiatoia.

La mangiatoia, di cui si forniscono in questo articolo alcuni esempi pratici, deve essere di color legno o di color verde pallido. I colori forti non piacciono agli uccellini.

La mangiatoia va posizionata sul balcone, lontana dalle finestre e in un luogo discreto. Se gli uccelli vedono che la frequentate troppo spesso, non si avvicinano. Se avete un giardino va posizionata ad un'altezza in cui i gatti non possono arrivarci. Importante è l'igiene: la base della mangiatoia va spesso pulita. Il cibo da mettere non deve essere eccessivo. Sarà bene mettere in un lato della mangiatoia, lontana dai semi o briciole di dolci, anche una tazzina con acqua. L'operazione di pulizia e di approvvigionamento cibo va fatta possibilmente al buio, così che i volatili non vedendovi, non sono più sospettosi.

Cosa dar come cibo: vanno escluse le molliche di pane perché troppo poco nutrienti, vanno eliminati anche il sale e le spezie come il pepe, vanno date invece frutta secca, arachidi non salate, molliche di panettone e vari semi. Sempre nei negozi per animali si vendono confezioni di semi misti per uccellini.

Il pericolo è che volatili più grandi e prepotenti come i corvi e i piccioni possono approfittare e cacciare i piccoli uccelli dalla mangiatoia. In questo caso vanno realizzate aperture che i grandi volatili non possono usare. Le mangiatoie vanno posizionate da novembre a marzo, poi vanno tolte e questo per non interferire con l'allevamento della prole.  


Volontari ornitologi A.K. 




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23 dicembre 2013

Città del futuro, verdi?

 

Urbanizzazione e biodiversità - Le città del futuro saranno più verdi e più autosufficienti?



Nel prossimo futuro, le aree urbane potrebbero ricoprire un ruolo inaspettato nell’attenuazione del cambiamento climatico e nella conservazione della biodiversità. Secondo il report Urbanization, Biodiversity and Ecosystem services: Challenges and Opportunities”, un’attenta progettazione delle aree verdi urbane potrebbe infatti trasformare le città del futuro in veri e propri serbatoi di vegetazione, in grado di mitigare le emissioni di gas serra e contrastare la frammentazione degli habitat che porta alla scomparsa delle specie. Il report è stato pubblicato lo scorso ottobre ed è frutto del lavoro di oltre 200 scienziati coinvolti nel progettoCities and Biodiversity Outlook (CBO).
Il CBO è il primo studio globale sui legami tra urbanizzazione ebiodiversità, ed è stato promosso dopo il summit di Nagoya del 2010, grazie ad una partnership fra ICLEI e lo Stockholm Resilience Center, nell’ambito della Convenzione sulla Diversità Biologica. Strutturato in 10 punti focali, il sito del progetto offre un’accurata sintesi del legame tra biodiversità e aree urbane e consente di scaricare la pubblicazione di quest’anno, prodotta come supporto scientifico di dettaglio alla relazione Action and Policy del 2012.
Città che cambiano
Gran parte delle attività di produzione e consumo di beni e servizi si concentra nelle città, contribuendo per circa l’80% alle emissioniglobali di gas serra. Se il trend attuale di urbanizzazione si manterrà invariato, circa il 70% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane entro il 2050, e ciò si tradurrà in una quantità di emissionisempre più elevata e in una richiesta di acqua e cibo sempre più pressante. Tuttavia, secondo il CBO, le città devono essere considerate non soltanto come ingombranti fonti d’impronta ecologica, ma anche come opportunità di generare soluzioni innovative per migliorare la qualità della vita e contrastare il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la scarsità di cibo. Come? Prima di tutto con una gestione attenta del verde cittadino, che favorisca la connettività fra le zone di vegetazione extraurbane tramite corridoi e coperture verdi per i soffitti e le pareti esterne degli edifici (figura 1). Oltre a favorire la biodiversità,l’esistenza di percorsi verdi aumenta infatti il consumo di anidride carbonica, mitigando le emissioni antropiche in atmosfera.
Figura 1. Progettazione di pareti e soffitti verdi per gli edifici cittadini.
Per un risultato più economico e sostenibile è molto importanteripensare gli spazi già esistenti, piuttosto che costruirne di nuovi. Particolarmente utile, ad esempio, è il recupero dei cosiddettibrownfields, ovvero aree industriali o commerciali dismesse che, tramite un’attenta riqualificazione in chiave verde, possono tornare a occupare un proprio ruolo urbanistico. In senso ideologico, gestire al meglio il verde urbano può significare anche garantire ai cittadini un maggior livello di autosufficienza nella produzione di acqua e cibo. Spazi verdi ben progettati, infatti, possono essere utilizzati come orti urbani per coltivare frutta e verdura, oltre che per arricchire le falde idriche. E la creazione di fonti di cibo alternative non solo è importante per contrastare la distruzione di terreno agricolo legata all’urbanizzazione, ma anche per garantire una maggiore sicurezza alimentare e un minor dispendio energetico in termini di trasporto delle merci. Sono sempre di più gli esempi di centri urbani che hanno assimilato questi principi, avventurandosi verso una prima trasformazione. Si tratta di cittadine europee come Todmorden (Gran Bretagna) Almere (Paesi Bassi) o Monaco di Baviera (Germania), ma anche di metropoli mondiali, come Londra, New York, Montreal, Kampala, Cuba (figura 2).
Figura 2. Agricoltura urbana nella città di Cuba. Foto aerea delle coltivazioni.
Il distretto di Yokohama (Giappone) ha addirittura introdotto un nuovo sistema di tassazione che tutela degli spazi verdi, grazie al quale prevede di ridurre le proprie emissioni del 60% entro il 2050. Il report del CBO analizza molte realtà di questo tipo, disseminate in giro per il mondo. Contrariamente a quanto si creda, sono molte le grandi metropoli con un alto livello di biodiversità: Berlino, Chicago, Città del Messico, Nagoya, San Paolo, per citarne solo qualcuna. Alcune città sono state in grado di valorizzare e preservare al meglio questa loro caratteristica, realizzando aree urbane di tutela floro-faunistica diventate dei veri e propri hotspot di diversità biologica, come il Table Mountain National Park di Città del Capo, il Sanjay Gandhi National Park di Mumbai e il National Urban Park di Stoccolma.

Anche la Toscana guarda al futuro

Un'amministrazione efficace dello spazio urbano deve considerare le connessioni di risorse che collegano le città agli ecosistemi al di fuori dei confini urbani e favorire la continuità fra zone verdi antropiche e naturali. Perché ciò possa realizzarsi sono necessari strumenti finanziari mirati, ma soprattutto una legislazione adeguata. Sotto questo punto di vista, dopo l’approvazione della legge regionale sugli spazi verdi e l’attività vivaistica (LR 41/2012), la Toscana rappresenta un modello d’innovazione. La nuova norma coniuga la potenzialità economica del vivaismo toscano con la volontà di valorizzare il verde pubblico per mitigare il clima e abbattere l'inquinamento, ed è la prima legge specifica su questo settore in Italia, promossa ancor prima di analoghi provvedimenti nazionali. Il futuro sviluppo urbanistico cittadino dovrà prevedere interventi di copertura a verde come tetti o pareti vegetate, sia su edifici civili che in aree industriali o commerciali, e dovrà sviluppare nuovi paesaggi e boschi urbani che tengano conto delle specie caratteristiche della nostra zona. Come tassello peri-urbano fondamentale per la rete verde, il settore vivaistico sarà favoritotramite politiche di sostegno per il rimodernamento degli impianti e attraverso lo sviluppo di azioni di mercato e piani di sperimentazione.
La Toscana si rivela all’avanguardia anche per quanto riguarda l’agricoltura urbana. Secondo Coldiretti, in base al rapporto Istat sul verde urbano, Firenze è uno dei capoluoghi italiani con la più alta percentuale di orti cittadini: lo 0,7% del verde disponibile, contro una media nazionale dello 0,2%, per un totale di circa 6,3 ettari sul territorio comunale. Fra le città toscane, seguono Livorno (0,5%) e Prato (0,1%). Non si tratta soltanto di orti privati. Recentemente, infatti, con l’iniziativa “Orti Dipinti”, è nata anche la prima sperimentazione di “community garden”, promossa dalla comunità fiorentina in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Firenze e il Centro Sociale Barbieri.

Il progetto appartiene alla rete degli Orti di Campagna Amica e prevede la realizzazione di un orto comunitario nello spazio limitrofo all’Istituto Barberi e all’ex pista di atletica. Gli ortaggi prodotti saranno condivisi tra i coltivatori e gli sponsor, o verranno utilizzati per l’organizzazione di cene sociali.
ARPAT - Testo a cura di Claudia Becchi




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22 dicembre 2013

Calo agricolo

 

L'agricoltura diminuisce.. la fame aumenta!



Dall'Annuario dell’agricoltura italiana 2012 (in uscita  il prossimo 
gennaio)

L’agricoltura registra una riduzione di reddito complessiva del -4,4%, in parte legata al forte ridimensionamento degli investimenti aziendali (-9,6%) causati dalla stretta creditizia e alle difficili condizioni di contesto (cattivo andamento climatico e diffusione di alcune fitopatie).

A livello settoriale risultano penalizzate le coltivazioni agricole,
mentre crescono la zootecnia, e soprattutto le attività di supporto
all’agricoltura (+5,6%), che pesano per circa il 13%.

...crisi della domanda interna, dovuta alla netta riduzione dei consumi legata alla perdita del potere d’acquisto delle famiglie.

... ridotta capacità di spesa dei consumatori, che causa una minore
attenzione alle caratteristiche qualitative dei prodotti acquistati (il
16% della popolazione si trova in condizioni di grave disagio nutrizionale).

Al contempo, si registra la crescita della domanda di prodotti e
alimenti biologici (+4,8% di produttori e +6,4% di superficie coltivata, che incide per il 9,1% sulla Sau totale).

...importanti segnali di forza e vitalità... [omissis] ...il sistema
delle certificazioni e l’intensificarsi delle relazioni tra agricoltura
e società civile.




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21 dicembre 2013

Federalismo radicale

 

Federalismo Radicale - E se abolissimo le regioni?



Le aboliamo queste Regioni, fonti di sperpero del denaro pubblico,
centrali del malaffare, organismi minati dalla corruzione, soggetti
che minacciano l'unità nazionale ed hanno messo alle corde lo Stato
unitario? Ma sì, aboliamole. Chi non le ha mai amate, come il
sottoscritto, si sente un po' meno solo dopo aver appreso, qualche
mese fa, che l'autorevolissima Società Geografica Italiana ha proposto
di tagliarle drasticamente insieme con le Province delle quali ne
resterebbero soltanto trentasei rispetto al progetto elaborato dal
governo Monti.

Le Province dovrebbero essere ribattezzate "ecosistemi urbani"
assumendo le funzioni di organismi politico-amministrativi come
sostituti delle attuali Regioni e Province. Secondo lo schema
elaborato dalla Società, i loro confini verrebbero ridisegnati in base
"al potenziale urbano degli attuali capoluoghi di provincia, alla rete
delle infrastrutture che le collegano e al substrato fisico del
territorio". Secondo il presidente della Società, Franco Salvatori,
"la nuova mappa amministrativa dell'Italia porterebbe vantaggi a
livello di riduzione dei costi delle politica e di gestione
territoriale, ora troppo frantumate, nel caso delle province, e troppo
squilibrata, nel vaso delle regioni".

Ha ragioni da vendere la Società Geografica di fronte alla grave crisi
economica che richiede innovazioni anche di carattere amministrativo.
Le nuove Regioni, o ciò che rimarrà dalla rivisitazione di esse
unitamente alle Province, saranno "soggetti particolarmente
attrezzati, implicitamente forti, ma non così tanto da contrastare
l'organizzazione centrale dello Stato, garantendo così un equilibrio
di poteri". E, dato tutt'altro che marginale, si metterebbe fine agli
sprechi indecenti che gravano per più della metà sull'accumulo del
debito pubblico a cui le Regioni hanno contribuito soprattutto con la
gestione dissennata della spesa sanitaria. Il sistema autenticamente
delinquenziale, fondato sull'appropriazione disinvolta delle risorse
pubbliche, poi, che hanno generato, messo in luce dalle cronache
recenti che raccontano la storia di una indecenza mai vista e nella
quale sono coinvolti tutti, fa propendere per un'abolizione (o una
rivisitazione radicale) del sistema regionale. Altro che federalismo:
un incubo questo fortunatamente tramontato dal quale un po' tutti si
erano lasciati soggiogare pur sapendo che avrebbe comportato una spesa
che il Paese non avrebbe potuto sostenere.

Il declino dell'autonomismo, declinato tanto in regionalismo quanto in
federalismo,mi indica una presa di coscienza anche da parte di forze
politiche che attraverso queste concezioni puntavano alla devastazione
dello Stato. A parte sparute frange al di fuori della realtà,
fortunatamente, almeno da questo punto di vista, sembra che il buon
senso stia prevalendo.

La nuova consapevolezza istituzionale, per ciò che concerne le
Regioni, apre indiscutibilmente scenari nuovi nella discussione sulla
riforma dello Stato. Ed incrocia numerose prese di posizione sul
fallimento delle regionalismo che vanno a colmare le distanze tra le
prerogative dello Stato centrale e le possibili macro-regioni
risultanti da accorpamenti funzionali alla gestione del territorio e
ad una migliore rappresentazione della pluralità delle popolazioni in
un quadro di nuova ricomposizione nazionale: l'esatto contrario degli
effetti della sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione.

In verità, tra le voci recenti reclamanti la revisione del sistema
delle autonomie, ricordo, nel giugno dello scorso anno, quella di
Francesco Rutelli che in un'intervista al Corriere della sera ,
"scandalosamente" sosteneva il ripensamento delle Regioni riguardate
come oggettive fonti di sperpero, clientelismo, corruzione,
disfunzioni e conflitti tra i poteri dello Stato. Finalmente un’idea
sensata, pensai, immaginando che sarebbe venuto fuori un dibattito, ma
a parte la mia flebile voce e quella di qualche altro isolato,
l'invito dell'ex-leader della Margherita e dell'Api rimase lettera
morta.

Mi consolai considerando la denuncia di Rutelli una sorta vendetta
postuma per chi aveva avversato l’istituto regionale prevedendone la
rapida usura ed il dannoso disfacimento. Finalmente un po’ di
giustizia per coloro che gridarono nel deserto per almeno cinque
decenni.

Avevo diciassette anni nel 1970 quando vennero eletti i primi Consigli
regionali, con relative Giunte e Presidenze. La mia Destra, quella
Destra che neppure i “destristi” ricordano più, si era opposta con
tutte le sue forze (esigue a dire la verità non per lo scarso vigore
delle argomentazioni, ma per l’ostilità che scontava da parte di tutti
i soggetti politici che si riconoscevano nell’arco costituzionale) al
regionalismo forsennato che colava dalle voraci fauci della
partitocrazia smaniosa di mettersi in bocca un’altra prelibatezza che
il potere costituzionale aveva approntato, ma che con difficoltà il
Parlamento era riuscito a cucinare.

Fu così, dopo la lunga astinenza, che presero forma le Regioni a
Statuto ordinario (altro discorso vale per quelle a Statuto speciale).
E l’ingordigia dei partiti sembrò placarsi. Fu un’illusione,
naturalmente. Già non gli bastavano le varie autonomie locali sulle
quali si erano gettati a capofitto, figurarsi le Regioni che offrivano
immense possibilità di soddisfacimento politico-affaristico. Da
quarantadue anni la partitocrazia divora immense risorse, senza
procurare alcun beneficio ai cittadini. Ma chi ha ormai il coraggio di
opporsi?

Ecco perché dovremmo tenere viva l'iniziativa della Società Geografica
Italiana che ha avuto il coraggio di infilare il coltello nella piaga
e dire ciò che era proibito perfino pensare: le Regioni, molto più
delle Province, sono terribilmente ingombranti. Ripensare i poteri
delle Regioni e dimezzarne il numero è quanto mai urgente anche perché
il Paese non regge più la doppia devoluzione: verso Bruxelles e verso
venti mini-Stati.

Una verità tanto semplice, per di più dopo i disastri derivanti dalle
cessioni di sovranità dello Stato verso l’Europa e verso le Regioni,
non credo ammetta repliche. Esse, infatti, come osservava Rutelli,
“non possono occuparsi di commercio estero, relazioni internazionali,
energia e trasporti. Né avere il potere sulla sanità: 140 miliardi
l’anno. E la competenza esclusiva sul turismo. I tempi sono cambiati”.
Già, sono diventati terribilmente tristi. Anche per le sciagurate
scelte istituzionali che sono state fatte, come il regionalismo
appunto.

Le Regioni, dunque, possono essere tagliate. Il macroregionalismo di
Gianfranco Miglio andava in questo senso, ma non venne compreso anche
per responsabilità dello stesso indimenticabile politologo il quale,
prossimo alla Lega, alzava il tiro e faceva intravvedere la secessione
dietro il suo progetto. Molto più modestamente, ma fattibilmente, oggi
comprendiamo che le regioni potrebbero riunirsi secondo criteri
tutt’altro che fantasiosi, riducendosi in un numero ragionevole e
minimo di aggregazioni con quali risparmi è facilmente immaginabile.

A coloro che hanno voglia e coraggio nel riconsiderare un "mito"
istituzionale come le Regioni vorrei inviare i numerosi atti
parlamentari del tempo contenenti le argomentazioni di chi fu contro
le Regioni, firmati da esponenti del Movimento Sociale Italiano. L'
onestà intellettuale di ha mutato avviso nel frattempo, a fronte di
una desolante realtà che ci mette di fronte a centri di potere
onnivori e non di rado corrotti, glieli farà certamente apprezzare.
Mentre non so perché quel che resta della Destra italiana e l'informe
centrodestra per quasi vent’anni si sono dati come compito primario
quello di correre appresso alla Lega, politicamente al lumicino anche
per l'insostenibilità delle sue idee federaliste che non incantano più
nessuno, sul terreno che era a loro meno congeniale, il regionalismo
estremista appunto, declinato in federalismo. Quando si dice le
contraddizioni della politica…

Gennaro Malgieri

..................

Articolo in sintonia: http://paolodarpini.blogspot.it/2010/10/rete-bioregionale-italiana-il-vero.html


....................................

Commento di Roberto Anastagi:

Caro Gennaro, Il tuo articolo è molto interessante ma sono convinto che è un sogno
irrealizzabile.
Non posso immaginare che un governo in Italia possa fare gli
importanti cambiamenti di cui il paese ha bisogno.
Ci sono potentissimi interessi che non vogliono questi cambiamenti e
fintanto che gli italiani non vorranno capire che se vogliono che le
cose cambino debbono smettere di prendersela con governi che sono
sempre precari perchè gli italiani hanno disperso i voti nel loro
folle desiderio di votare sempre e solo contro e mai a favore di una
persona alla quale dare una forte maggioranza in modo che possa con
successo eliminare gli interessi che non vogliono i cambiamenti.
Ma gli italiani non vogliono un governo forte che gli impedisca di
pensare solo a se stessi e mai al paese.
Io ho sempre sostenuto l'eliminazione delle provincie senza però
conoscere come queste cose esattamente funzionano.
Ho pensato che i comuni sono necessari, che le provincie sono tante e
stanno in mezzo tra i comuni e le regioni che hanno una dimensione
sufficiente per farsi ascoltare dal governo centrale.
Non posso fare a meno di vedere come funzionano molto meglio i paesi
che hanno il federalismo.
Inoltre su tutto questo gioca un ruolo pesantissimo la tremenda
differenza di cultura tra il nord e il sud del paese.
La mia sola speranza è che la comunità europea costringa l'Italia a
fare i cambiamenti necessari perchè i paesi del nord desiderano avere
a disposizione il mercato italiano ma sicuramente non desiderano
pagare per l'inefficienza italiana e quelli che desiderano che usciamo
dal mercato comune non capiscono niente di questo argomento.




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